Protagonisti – I colori sono amici di Giovanni Panarese (Jiò Rap), pittore e poeta [VIDEO]

Giovanni_Panarese
Giovanni Panarese in arte Jiò Rap

I colori sono miei amici e compagni di vita” ha detto il pittore e poeta Giovanni Panarese durante l’inaugurazione di domenica 11 Febbraio 2018 al Margaret Cafè a Terrasini in provincia di Palermo. Il titolo della mostra è “Kromumory 2018” e rimarrà aperta fino al’1 marzo 2018. Una frase che nella sua estrema semplicità, riesce a farci comprendere il simbiotico rapporto che intercorre tra l’arte pittorica e Giovanni Panarese in arte Jiò Rap. Una sorta di rifugio salvifico che lo porta a dipingere con costanza, ma anche a scrivere poesie.

Di questo incontro ho avuto modo di parlarne con l’attore teatrale siciliano Enzo Rinella, il quale è stato ben felice di leggere ed interpretare tre poesie di Giovanni Panarese, che al pari dei suoi quadri sono molto intense  e  pervase di sincero amore per la vita. Le poesie scelte da Enzo Rinella per il suo omaggio a Giovanni Pitarrese sono:  Carneval… celante, Dipingo e Vibrazioni.

 

 

 

Adesso mi sembra doveroso dare spazio alla pittrice e blogger Evelin Costa che ha organizzato la mostra.

Scrive Evelin Costa: “Kromumory 2018 è un percorso pittorico in cui l’artista entra in connessione con l’osservatore, non solo per comunicargli il proprio stato interiore ed il proprio umore, ma per suscitarne le rispettive emozioni innate, inconsce e per stimolarne l’immaginazione attraverso figure indefinite, ma che ad un livello mentale, oltre ciò che percepiscono gli organi di senso, divengono limpide e perfette. Un collegamento, quello che lega l’autore e il fruitore, che ben presto diventa un gioco reciproco di scoperte, nascondimenti, ricerche e possibilità.

Giovanni Panarese, con le sue esplosioni cromatiche, cerca di allontanarsi dal figurativo

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Giovanni Panarese ed Evelin Costa

senza farlo del tutto, come se le figure nascessero autonomamente dai suoi colpi netti di spatola e lui volesse respingerle, imprigionarle e paradossalmente fermandole le rende epiche, emblematiche, liriche.
Tra colori caldi, luci, ombre, tagli, squarci di colore emergono grafie nitide che reinterpretano in chiave informale ciò che potrebbe essere espresso tramite un descrittivismo figurativo. Il turbinio di colori non prende il sopravvento e non toglie mai postoall’ armonia cromatica e ad un equilibrio che rende l’astratto chiaro, comprensibile e mai caotico.

Emergono paesaggi galattici e terrestri. Un canneto si staglia tra il cielo ed il letto di un

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Quadro di Giovanni Panarese

fiume, tra due sponde selvagge scorre lento un corso d’acqua o magma, palme e vegetazioni tropicali si intrecciano e si arrampicano verso l’alto. Uscendo quasi dalle viscere del quadro, dalla profondità della pittura materica e densa, si distaccano personaggi che mai sono inquietanti, di sovente ironici, sempre positivi, suscitano pensieri gioiosi, perché Giovanni Panarese non dipinge mostri interiori, ma esorcizza le sofferenze facendo affiorare il sorriso.I suoi personaggi,sia che possano essere interpretati come insetti, crostacei, cavallucci marini, unicorni, rettili, galli o come icari volanti, equilibristi, angeli terrestri, sono sempre vivaci, gentili, simpatici, forse combattenti, come samurai giapponesi o guerrieri masai, ma quando lottano lo fanno per il proprio riscatto personale, per la difesa della propria vita e mai contro gli altri.

Una pittura in costante divenire, che si compone di tasselli privi di confini, che nasce per dar sfogo ad un umore momentaneo, procede come in uno stato di trance, diviene magmatica e dirompente, tumultuosa ed incessante e si conclude quando ogni opera ha assunto una vita autonoma, libera e benefica”.

Il video ripercorre i momenti topici dell’inaugurazione al Café Margaret di Terrasini

BIOGRAFIA: Giovanni Panarese, nato a Palermo nel 1965, ha frequentato il Liceo Artistico. Fin da bambino ha vissuto tra le tele ed i colori che si trovavano nello studio pittorico del nonno materno, appassionandosi lui stesso alla pittura, ma allontanandosi dalla pittura classica e formale, alla ricerca di un percorso personale nell’arte informale. Dipinge con colori acrilici su tela e disegna con colori, penne, china e matite su ogni superficie che glielo permetta. Tra le sue mostre,la personale realizzata a Palermo nel 2001 presso il centro polivalente Agricantus, inserita nel progetto ccpvision sponsorizzato dalla Provincia Regionale di Palermo e a Gela nel 2007 la mostra intitolata “Quel che resta…” con Aaron Wadia, nell’ambito di un progetto per la promozione e diffusione della Cultura Mediterranea.

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