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Monologhi – Ustica l’isola senza tempo [VIDEO]

È come se un’improvvisa lingua di fuoco, di lava incandescente tra boati e soffi, avesse generato vita terrestre, nell’immenso mare, cangiante nel suo divenire, che già brulicava di creature marine d’ogni specie e d’ogni forgia.

Di fronte all’isola madre gorgheggi in questo tuo continuo incontro con il mare. Antico baluardo, carico di storia, presidiato da altre genti, provenienti da altre isole, da altri continenti.

Un susseguirsi scintillante di spade che luccicano imperiose e feroci. Attacchi e difese, fortificazioni che divengono luoghi di custodia. E velieri carichi di uomini esausti che allora, come oggi, cercano l’approdo.

Nel tuo casuale disegno voluto dagli dei e dal lavoro degli uomini, ci rendi quieti e romantici tra le insenature, le grotte, i terrazzamenti esposti ai venti e alla salsedine marina. Le tue albe, i tuoi tramonti, il tuo odore acre trasportato dal vento.

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Tu isola, come donna generatrice, madre terra fertile, hai donato gentilezza e sinuose amorevoli braccia, alle gibbose rughe, imperlate di sudore, di uomini sentinella, pescatori e contadini che creano e generano a loro volta.

La spuma del Mediterraneo che anima vortici sulla chiglia di navi cariche di genti coraggiose, che salutano con bandane e fazzoletti sventolanti. Donne e pargoli che piangono, speranzosi per un rapido e prolifico ritorno sulla terraferma. Sofferente silenzio destinato a diventare gioia. Sorrisi, amorevoli e fertili abbracci nel nostro modo di immaginare l’universo: pacifico, generoso, accogliente, pervaso d’amore.

Non sei più terra di conquista, non sei più strumento in mano a codardi assalitori irrispettosi della tua identità. Un dì ti sei ribellata al destino di chi ti voleva isola prigione.

Oggi vivi nell’immensa potenza della natura che genera frutti della terra e del mare, che ingurgita dentro di sé, annichilendoli, gli ozi della vita artificiale che ci allontana dalla nostra vera essenza di uomini in questo mondo.

Antonino Schiera   (Tutti i Diritti Riservati – ringrazio Alessia Marinella per le bellissime fotografie dell’isola di Ustica)

 

 

Storie – Natale a Trieste: l’idealizzazione di un amore

Natale a Trieste – Breve racconto di Antonino Schiera

Mare_mare_mareLa nave della Marina Italiana, lasciò il porto di Trieste per una nuova esercitazione in mare aperto. La seconda guerra mondiale, era terminata da circa venti anni, ma la memoria dell’uomo spesso è rancorosa nella sua pervicacia. Cosicché le armi avevano smesso di tuonare, ma non per sempre. La mano era sempre pronta a premere nuovamente il grilletto. La minaccia di una nuova guerra era sempre presente e gli stati che fino a qualche anno prima avevano combattuto tra di loro, continuavano a mostrare i muscoli attraverso il dispiegamento di forze militari. Milioni di morti, sofferenza, distruzione, disperazione non erano bastati a placare definitivamente gli animi.

Mancavano pochi giorni al Natale del 1964. Francesco era imbarcato su una nave da guerra italiana, che in quel tempo di precaria tregua, serviva da deterrente e da monito contro nuovi potenziali conflitti. Francesco stava svolgendo il servizio militare nella città della bora, 18 mesi lontano da casa. La sua famiglia viveva in Sicilia nel capo opposto, verso sud, dello stivale.

Pola_(incrociatore)_-_foto_ufficialeNell’animo di Francesco, albergavano due sentimenti contrastanti: da un lato provava nostalgia per la sua mamma, per il suo papà e per i suoi fratelli rimasti nella terra natia. Dall’altro lato, invece, viveva con gioia la possibilità di esplorare, di conoscere nuovi mari, nuove terre e nuove genti, ma anche le usanze e le tradizioni di altri popoli. Insomma poteva vedere il mondo attraverso gli occhi non solo suoi, ma anche di tutte le nuove persone che aveva modo di conoscere.

Aveva un animo sensibile Francesco. Spesso vergava poesie, non le scriveva nemmeno, ma rimanevano nella sua mente: gli facevano compagnia nei momenti di solitudine, quando le ripeteva come una nenia. Per la prima volta nella sua vita osservava le luminarie, le stelle ed i riverberi di luce dei presepi da una prospettiva diversa, dal mare. Una grande novità per lui, dato che non era abituato a navigare in mare, che aveva reso originale e che percepiva come fosse le braccia di una mamma, che culla il suo bambino.

Quel giorno la sua nave con i motori avanti tutta, era in piena navigazione verso sud, nel Foto_free_nave_da_guerraMare Adriatico. Alla sua destra Francesco coglieva con lo sguardo nitida la costa italiana, con il campanile di San Marco a Venezia che si stagliava alto. Alla sua sinistra la costa della Jugoslavia era meno netta, ma ben visibile. Il compito di Francesco era quello di vegliare sulla sicurezza dell’equipaggio, controllando tutte le comunicazioni radio che potevano presagire ad un imminente pericolo. Il Natale imminente non addolciva i cuori di uomini al potere in piena guerra fredda e quindi bisognava stare sempre sul chi va là.

Francesco amava leggere e quella sera, nei momenti di pausa, era immerso nella lettura di un romanzo d’amore. Nella sua mente si era fatto un’idea di come poteva apparire la ragazza protagonista della storia condita di baci, sospiri, carezze e lettere. La radio gracchiava messaggi in chiaro ed il telegrafo di bordo continuava a ad emettere suoni, che solo lui e pochi altri potevano interpretare. Una serie interminabili di punti e di linee da far venire un mal di testa memorabile.

Il mare forza sei, con onde alte e maestose faceva beccheggiare la nave, in una sorta di danza innaturale piena di cigolii, che faceva sussultare tutto l’equipaggio e spostare da un punto all’altro tutto ciò che non era saldamente fissato alla nave stessa.

Francesco era nato in una località di mare. Lo osservava, sin da piccolo, dalla terrazza della sua casa a Palermo a volte agitato, altre volte calmo, altre volte ancora semplicemente romantico, come il suo animo. Ma non immaginava che potesse esprimere una forza tale, da dominare un ammasso ferroso di diverse tonnellate di stazza.

piazza-dell-unita-d-italiaIntanto era calato il buio in quella notte che annunciava l’arrivo del Natale. La notte successiva sarebbe stata la vigilia della ricorrenza più importante della comunità cristiano cattolica. Francesco contava ormai i minuti che lo separavano dal turno di riposo. I suoi occhi, azzurri come il cielo, cercavano di intravedere ogni segno di vita nel buio della notte, ma il nero pece del mare aveva il sopravvento su tutto ciò che appariva sfavillante soltanto qualche ora prima.

Francesco voltando l’ennesima pagina del romanzo che stava leggendo vide l’immagine di una giovane donna impressa in una fotografia, che era celata tra le pagine di quel libro preso dalla biblioteca di bordo. Il tomo era enorme, ormai logorato da tante mani avide e bramose di sentimenti. Nella pagina successiva trovò una lettera che la donna aveva scritto ad un uomo. Lesse la lettera. Arrivato il suo turno di riposo, si calò nella brandina e chiuse gli occhi. “Mia cara non trovo le parole per dirti quanto sono felice in questo momento, ogni tua lettera rinnova ed intensifica il legame che ci unisce, qualsiasi dubbio che prima affioriva nella mia mente ora è solo un lontano ricordo. Devo dirti grazie, mille volte, per la gioia che mi dai: a volte mi sembra che la vita mi abbia dato troppo concedendomi la gioia di essere amato da te…”.

L’indomani mattina con i motori a tutta forza la nave puntava la prua verso la base, il porto di Trieste che in quel 24 dicembre del 1964 era sfavillante di luci natalizie, mercatini, giostre e teatrini posti nelle strade della città.

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Katarina aveva appena 16 anni e viveva a Fiume insieme ai suoi genitori ed ai suoi fratelli. Era una studentessa modello, ligia ai doveri scolastici e familiari. Spesso si recava a Trieste dai suoi zii per dare loro compagnia. Con il suo sorriso radioso e la sua proverbiale allegria era capace di risollevare gli umori più cupi. Per questo gli zii, Goran e Dragana, che non avevano figli erano felici di ospitarla in casa durante le vacanze scolastiche o nei fine settimana.

In una delle sue passeggiate domenicali Katarina, che aveva gli occhi profondi e neri, incrociò quelli di Francesco altrettanto profondi e blu. Lei stava ordinando un gelato al bar, sotto la stretta sorveglianza degli zii, lui era seduto al tavolo tra sbuffi di aria fredda e cristallina con lo sguardo malinconico e sognante. Era bellissimo nella sua divisa da marinaio in libera uscita e lei lo era altrettanto, agli occhi di Francesco, nel suo bel vestitino con i svolazzi di tessuto colorato ed i riporti in pelle; le calze lunghe; le scarpe da collegiale e quel leggero spruzzo di lentiggini nel viso, che la rendevano ancora più intrigante. Fu un amore a prima vista. Un amore adolescenziale una sorta di romantica idealizzazione, che si concretizzava nelle parole, nei gesti, nelle carezze, spesso immaginate e negli sguardi di Francesco e Katarina. Con una scusa Katarina si allontanò dagli zii e si intrattenne a parlare con Francesco nella città vecchia, il fragore del mare contro la riva come sottofondo. Si scambiarono gli indirizzi con la promessa di scriversi durante i lunghi periodi di navigazione.

Riuscirono a vedersi altre volte, ma di rado, quelle poche volte in cui la nave di Francesco rimaneva attraccata al porto e Katarina riusciva a raggiungerlo nel molo principale. La corrispondenza era fitta e piena di sentimenti, immortalati, nero su bianco, nelle tante lettere che si scrivevano: “Forse non resisterò a tanta felicità. Ti ringrazio per la tua completa dedizione, del tuo amore così impaziente, certo ti assicuro che sarai felice con me, farò tutto quello che è nelle mie forze ed oltre…” Passarono dodici lunghi mesi dal loro primo incontro.

Quella mattina del 24 dicembre Katarina era sul molo ad aspettare il suo Francesco. Poterlo abbracciare e stringere forte a se rappresentava ancora una volta il coronamento di una lunga e trepidante attesa, fatta di notti insonni e desideri d’amore.

Francesco tornato nel frattempo nella sua postazione di telegrafista contava i minuti ed osservava le onde che l’affilata prua della sua nave fendeva nel suo moto ondivago. Mancavano ormai poche miglia all’approdo ed il suo cuore batteva sempre più forte. Sapeva, però, che una volta arrivati in porto doveva sottoporsi allo snervante rituale tipico della marineria, prima dello sbarco definitivo a terra. La certezza di potersi perdere negli occhi di Katarina lo tranquillizzava e nello stesso tempo lo rendeva impaziente.

In lontananza riusciva ormai a udire il suono delle campane a festa di Trieste per Folla_a_Triestel’imminente festività. La nave rallentò sfruttando l’abbrivio per entrare in porto. Ormai i motori erano al minimo e finalmente avvenne lo sbarco. La vide lì, con il fazzoletto bianco in mano e l’ombrello per ripararsi dalla pioggia. Katarina tentava di distinguersi tra la folla. I parenti, gli amici, le mogli, le fidanzate dei marinai formavano un gruppo consistente e indistinto di persone. Francesco corse a perdifiato giù dalla scaletta, si fece largo tra le persone. Ad un certo punto non la vide più. Sembrava di fosse smaterializzata, ma sapeva che lei era lì ad attenderlo. D’improvviso si dovette fermare. Non era più certo di andare nella giusta direzione. Tutto intorno era un brulicare di persone, di pianti, di abbracci scomposti dalla felicità. I secondi, i minuti passavano e la folla cominciò a dilatarsi. Francesco era disperato, non la vedeva ancora e non sentiva la sua voce. La bora scura particolarmente intensa in quel giorno, rendeva quel momento ancora più drammatico, pensò che forse non era lei la ragazza che aveva intravisto con il fazzoletto in mano. Temette che Katarina non aveva trovato il modo di venire a Trieste da Fiume, la città dove viveva con la sua famiglia. I colori divennero sbiaditi, la vista cominciava ad offuscarsi. Un colpo di tosse, un altro ancora, il vento che gli trafiggeva la gola. Il suono della campana era sempre più lontano come l’odore dei dolcetti natalizi e del vin caldo.

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Navi_nel_porto_di_trieste.jpgFrancesco sentì una fitta nel polpaccio destro, pensava di avere urtato qualcosa di duro nella sua spasmodica ricerca di Katarina. Invece sentì sulla pelle l’acre ruvidosità di una coperta ed il lenzuolo bianco di una brandina. Il vento era, come per magia, sparito. Non capiva più nulla e nel tentativo di dare una risposta alle sue domande si sollevò di scatto urtando la testa contro qualcosa di duro. Si svegliò definitivamente dal sonno profondo in cui era caduto per via della stanchezza. Guardò l’orologio e capì che era giunto di nuovo il suo turno al telegrafo. La nave beccheggiava ancora in alto mare ed il boato dei flutti che si infrangevano sullo scafo, lo riportò alla realtà. Si rese conto che aveva sognato. Un bellissimo sogno che, una volta svanito, aveva il sapore del fiele. Francesco aveva sognato di potere avere accanto una donna da amare e con la quale creare una famiglia, come quella annunciata dalla stella cometa nella grotta di Betlemme, in quel preciso istante secondo la tradizione.

Sul viso di Francesco si materializzò un sorriso amaro in quanto aveva realizzato che al suo ritorno a Trieste nessuno lo avrebbe atteso e che la nave non era ancora ormeggiata. Katarina era soltanto un’immagine onirica, uscita dalle pagine di uno sbiadito e logoro libro d’amore.

Antonino Schiera (dedicata al mio amato zio Giacomo – Tutti i Diritti Riservati)

Appuntamenti – Futurismo e Futuristi: l’impatto e l’oltre all’Archivio Storico Comunale di Palermo. [VIDEO]

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Laura Miceli

È un appuntamento che si dipana in un ampio arco temporale precisamente dal 4 maggio 2018 all’8 giugno 2018, presso l’Archivio Storico Comunale  sito in via Maqueda, 157 a Palermo. La mostra è curata brillantemente da Laura Miceli e Graziella Bellone, con la preziosa collaborazione della direttrice dell’archivio e della biblioteca comunale Eliana Calandra.

Le opere esposte sono di Alberto BragagliaArmiro Yaria, Baccio Maria Bacci, Pippo Oriani, Antonio Marasco Mario Sironi. Il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando e l’Assessore alla Cultura Andrea Cusumano, hanno firmato una breve introduzione al libretto di presentazione della mostra.

L’ingresso è libero e come spiega Eliana Calandra, “la mostra affronta un tema – quello dell’avanguardia futurista con i suoi ben noti richiami al mito della velocità, dinamismo, simultaneità – che è stato oggetto di una pubblicistica sterminata e di accurate analisi e interpretazioni. Lo fa attraverso l’esposizione, non solo dei dipinti presenti, ma anche di testi a stampa, di video e foto, capi d’abbigliamento, documenti dell’epoca, quasi a volere ricostruire il sapore del tempo. In esposizione anche una ventina di testimonianze provenienti dalla Biblioteca Comunale, tra le quali carteggi inediti di vari intellettuali dell’epoca, da Marinetti a Decio Carli, Lionello Fiumi e Capuana, con il siciliano Federico De Maria, che fu tra gli ultimi firmatari del manifesto. Ed ancora rari testi a stampa coevi e foto”.

Graziella_Bellone
Graziella Bellone

Graziella Bellone – “Pochi movimenti possono vantare l’incidenza ed il valore del Futurismo nell’avere condizionato il panorama culturale mondiale e rivoluzionato pensiero, stile e tendenze di vita. Dinamicità, istantaneità, simultaneità sono i tre elementi solidali in linea con la logica e il carattere di avanguardia del movimento chesi oppose al canone classico dell’ordine e della stabilità, sgomberando il campo dalle vecchie ideologie, stimolando il nuovo e anticipando i tempi creativi…”

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Recensioni – L’inquilino della casa sul porto di Biagio Balistreri

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Biagio Balistreri e Antonino Schiera

Si è svolta nei locali delle Suore Collegine a Isnello, il giorno 28 aprile scorso, la presentazione del romanzo epistolare del poeta e scrittore Biagio Balistreri “L’Inquilino della casa sul porto” – Spazio Cultura Edizioni.

Il giornale L’Ora ne ha dato notizia

Erano presenti oltre all’autore, Antonino Schiera poeta e scrittore che ha relazionato; il Sindaco di Isnello Marcello Catanzaro; il Vice Sindaco Antonio Carollo; l’Assessora Anna Agostara; l’editore Nicola Macaione.

Nel dibattito che si è aperto si è parlato di vari temi legati al libro di Biagio Balistreri ed

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Nicola Macaione e Marcello Catanzaro

in particolare della peculiarità del romanzo epistolare moderno con alcuni riferimenti ad autori del passato.  Ma anche della volontà dell’amministrazione comunale di Isnello di promuovere altre iniziative culturali come questa che ha visto protagonista il poeta e scrittore Biagio Balistreri.

Per gli appassionati di libri, riporto la relazione nella sua originale interezza, così come l’ho letta durante la presentazione.

L’inquilino della casa sul porto di Biagio Balistreri (Spazio Cultura Edizioni) – Relazione di Antonino Schiera

Biagio Balistreri è nato a Roma, ma vive da trent’anni a Palermo, città di di origine della sua famiglia. Giornalista pubblicista dal 1986, ha pubblicato quattro libri di poesie: Respiro l’aria del Sud, Generazioni, Tracce, Il Fabbricante di Parole.

Un suo racconto, Il ficus di piazza Marina”, è stato pubblicato in Raccontiamo Palermo – Nuova Ipsa Editore, Palermo, 1997.

Con un suo omaggio a Guttuso è presente nel Catalogo della mostra del pittore, organizzata dalla Provincia di Siracusa nel 2001.

Inoltre si occupa di recensioni e tra le tante annovera quella che ha realizzato per il mio primo libro di poesie “Percorsi dell’Anima” nell’anno 2014. Ricopre anche il delicato e importante compito di direttore editoriale per la casa editrice Spazio Cultura di Palermo, il cui titolare è il nostro Nicola Macaione, qui presente.

Naturalmente ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi. Ne cito uno per tutti, quello assegnatogli al libro di poesie Il Fabbricante di parole dal Premio Nazionale Arenella 2015.

Il libro del poeta e scrittore Biagio Balistreri L’inquilino della casa sul porto (Spazio Cultura Edizioni), che andiamo oggi a presentare, è un romanzo epistolare ovvero è un particolare tipo di romanzo che non ha un ritmo narrativo diretto, quindi non è incentrato su un racconto con annessi dialoghi, ma si affida allo scambio di lettere tra personaggi.

Nel romanzo epistolare la storia viene esposta attraverso testi di lettere. Epistula, in latino, significa appunto “lettera”, pertanto il narratore usa le lettere per mostrare le diverse prospettive dei personaggi rispetto alle vicende, e la molteplicità di stili nella loro corrispondenza. Oppure per dare una voce più particolare a un unico personaggio, e servirsi così del monologo in forma epistolare e così mettere in scena le vicende da un punto di vista insolito.

Il romanzo epistolare, per essere definito tale, non deve essere per forza costituito soltanto da lettere. L’autore dell’opera può comunque intervenire sulla narrazione per spiegare o collegare fra loro le lettere raccolte. Nel caso de L’inquilino della casa sul porto, l’autore, il narratore, interviene, ma lo fa in punta di piedi e con delicatezza all’inizio e alla fine del libro. Pertanto possiamo classificarlo come romanzo “con cornice”, una cornice molto delicata e tenue. Per completezza nella mia breve esposizione, ricordo che i romanzi epistolari che si sviluppano esclusivamente attraverso le lettere, sono definiti “senza cornice”. Ne sono un esempio le “Lettere persiane”, opera di Montesquieu il quale sfrutta lo scambio epistolare come escamotage per criticare la società francese del ‘700.

La tecnica epistolare, nella letteratura, risale all’epoca classica: già duemila anni fa Ovidio, con Le Eroidi, si metteva nei panni di ventuno celebri donne della mitologia, da Elena a Didone, e firmava a loro nome lettere d’amore in versi.

Il fiorire della fiction epistolare in prosa giunge nel Seicento e soprattutto nel Settecento, con capisaldi della cultura occidentale come le già citate Lettere persiane di Montesquieu e Giulia o la nuova Eloisa di Rousseau.

Nel 1774 Goethe pubblica I dolori del giovane Werther, romanzo di enorme successo, scritto anch’esso in forma epistolare.

L’Ottocento vede poi importanti commistioni fra lo stratagemma epistolare e il romanzo gotico: si pensi al Frankenstein di Mary Shelley e Dracula di Bram Stoker, ambedue progettati come raccolte di lettere e annotazioni diaristiche.

Altri esempi di romanzi epistolari rimasti nella storia: Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo del 1798; Storia di una capinera del nostro autore siciliano Giovanni Verga scritto nel 1871. Lettera ad un bambino mai nato di Oriana Fallaci pubblicato nel 1975.

Ma adesso serve tornare nuovamente all’attualità e atterrare idealmente nel qui ed ora per dare la giusta risonanza ed importanza al nostro autore, Biagio Balistreri, e alla sua opera che vede protagonisti tre personaggi dei quali due non hanno un nome ed il terzo, una donna, si chiama Tindarella. I primi due sono l’inquilino della casa e il suo giovane amico.

L’inquilino della casa sul porto scrive ad un giovane amico, ricevendone risposta, in un dialogo che assume la forma intimistica tipica di un romanzo basato sullo scambio di lettere.

Sono tanti gli elementi di spunto e di riflessione che Biagio Balistreri ha incastonato, più o meno consapevolmente azzardo, nel suo libro. Ciò rende il mio compito facile e arduo nello stesso tempo, scusate l’ossimoro ovvero per questa apparente contraddizione di termini di cui vi darò ampia spiegazione.

Potrei, pertanto, partire dalla copertina che è stata realizzata dalla figlia di Biagio Balistreri, Federica. Un grazioso acquerello che rende bene l’immagine che si presentava agli occhi dell’inquilino, che non aveva nemmeno bisogno di affacciarsi per godere di questo paesaggio. Cito dal libro: “Ad affascinarmi fin dal primo istante fu la vista che da quelle stanze si godeva: uno smisurato panorama che abbracciava tutto il vasto golfo, delimitato ai lati da due alti promontori”.

Potrei, con l’occhio curioso del bambino, soffermarmi sulle citazioni che il nostro amico autore ha voluto inserire nella prima pagina del suo libro. Quasi a volere idealmente accompagnare per mano il lettore, verso le poetiche, spinose ed impervie riflessioni contenute nelle lettere che seguono, nel suo libro. In queste citazioni vi si trova traccia di Pier Paolo Pasolini, William Shakespeare e Italo Calvino e magari dopo, se lo vorrà Biagio Balistreri ci dirà perché li ha scelti.

Rischio di rimanere pietrificato a causa di questo condensato di celebrità letterarie che disegnano un ampio arco temporale: l’antico che riemerge grazie alla memoria ed il nuovo che si affaccia grazie all’opera e agli occhi di una giovane pittrice in erba.

Ma ecco che prepotentemente si affacciano le prime pagine del libro del quale devo parlare brevemente e non esaustivamente, pena tirata di orecchie dell’autore e dell’editore, per ovvie ragioni. Ovvero non posso svelare tutti gli aspetti del libro per non togliere il piacere della scoperta di chi vorrà leggerlo.

L’andamento del libro si contraddistingue per una scrittura elegante, evocativa che spesso fa emergere l’animo poetico dell’autore.

Nell’incalzare e alternarsi di lettere, vengono toccati vari temi che andavo segnando a matita nelle pagine del libro durante la mia lettura, appunti che vi leggo testualmente:

  • L’effetto del tempo sul significato delle parole.
  • L’importanza della parola e quindi della comunicazione.
  • È un libro che fa riflettere profondamente su vari temi quali possono essere l’amore, la solitudine, lo scorrere del tempo, la rinascita, la gelosia, la sensibilità, l’immaginazione.
  • Alchimia d’amore, intesa in senso universale, che soltanto la lettura completa del libro può svelare.

Se decidete di acquistare il libro, e ve lo consiglio, non porterete a casa semplicemente una storia raccontata attraverso le lettere dei protagonisti, bensì un concentrato di perle di saggezza, frutto del pensiero e della penna del mio amico Biagio Balistreri, al quale dedicherei un meritato applauso.

(Antonino Schiera)

Protagonisti – Enzo Rinella, attore e interprete siciliano, si racconta per noi [VIDEO]

Enzo Rinella è attore e interprete della nostra terra, la Sicilia, che senza eccessiva enfasi, riesco a definire eclettico, sfaccettato e poliedrico in un divertente e ridondante gioco di sinonimi. Il perché è presto detto, in quanto è possibile vederlo calcare il palcoscenico mentre impersona figure e personaggi di diversa collocazione storica, retaggio culturale, espressione linguistica.

 

Nel mio tentativo di farvi conoscere al meglio Enzo Rinella ed il suo percorso artistico, chiedo aiuto alla giornalista Marianna La Barbera che lo ha così brillantemente presentato, durante un evento culturale, che mi ha visto parte protagonista nel dicembre del 2016 nel paese madonita di Isnello:

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Al centro la giornalista Marianna La Barbera a destra Enzo Rinella durante un evento culturale presso la sede della CIDEC di Palermo

Marianna La Barbera – “Insegnante di professione, Enzo Rinella si accosta al teatro per caso, quasi per gioco e ne resta affascinato. Sin dal primo esordio ha interpretato ruoli da protagonista. Esibendosi tra spazi monumentali, teatri, Auditorium RAI ha interpretato in numerosi monologhi il teatro civile. Ha preso parte a varie edizioni del Pirandello Stabile Festival, con opere di grandi autori, come “Qualcuno ha ucciso il Generale” di Matteo Collura conclusasi al teatro Pirandello di Agrigento, ricevendone il riconoscimento come migliore attore protagonista. Dopo il successo all’Auditorium RAI di Palermo e al Salone internazionale del libro a Torino con la rappresentazione teatrale “Dal ventre della terra” di Sara Favarò, protagonista al glamour di Palermo presso il Salone delle Feste, oggi (17.12.2016 n.d.r.) si presenta qui ad Isnello onorato di essere ancora una volta la voce recitante della poesia di Antonino Schiera, dopo la designazione della Targa Premio per la sezione poesie del II Premio Letterario Giornalistico Piersanti Mattarella presso la Sala della Promoteca in Campidoglio, nel mese di novembre scorso…”

Nella tua carriera di attore hai incontrato e conosciuto personalmente, vari esponenti del mondo teatrale. Chi ha lasciato un’impronta indelebile nel tuo modo di porgerti al pubblico durante le tue interpretazioni?

Enzo Rinella – “Si ho collaborato con maestri come Lina Bernardi, Tina Fasani, Lollo Franco da cui ho imparato tantissimo ma il primo importante imput di crescita è, stato l’incontro con l’attore Enzo Gambino che ha spinto a migliorare il mio essere attore, consigliandomi di lasciarmi alle spalle il centro del palcoscenico, della compagnia teatrale di cui facevo parte, per cercare nuovi e altri stimoli di crescita con maestri della scena”

Tu sei anche docente nella scuola media “Sandro Pertini” di Palermo. Spesso ti abbiamo visto impegnato nell’affermazione e diffusione della legalità presso i ragazzi, coinvolgendo anche i loro genitori. Quale ruolo può avere il teatro, la finzione scenica, la creatività artistica in una città difficile come Palermo, nel ricordare a tutti che l’essere onesti paga sempre e fino in fondo?

Enzo Rinella – “Il teatro, la finzione scenica, dà ad ognuno di noi la possibilità di essere.

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Enzo Rinella

Indossare la maschera, portare sul palcoscenico un ragazzo pieno di pregiudizi, che l’esigenza scenica lo trasforma in chiunque: un rappresentante della giustizia, un giudice, un martire. Personaggi e argomenti che fuori dalla scena non prenderebbe neanche in considerazione, che invece grazie al teatro,vengono studiati interiorizzati ed espressi”.

Hai mai pensato di scrivere una tua autobiografia?

Enzo Rinella – “Non sono grande abbastanza”.

Quali sono i momenti salienti, che vuoi ricordare della tua carriera e quali i tuoi progetti futuri?

Enzo Rinella – “Tutti! Progetti futuri: il palcoscenico, sempre che, a breve, tra l’altro mi attende , il 7 Aprile al Teatro Lelio, con Viva Palermo e Santa Rosalia di Sara Favarò”.

Come si diventa attori?

Enzo Rinella – “Io non avevo alcuna velleità di fare questo mestiere, bensì, mi ha scelto! Tutto nasce da un incontro del tutto casuale, in spiaggia, con un attore che, attratto dalla mia voce, mi propose al suo regista, il quale dopo un primo incontro mi sbatte al centro della scena posto da cui volevo scappare ma, non lo feci per il notevole rispetto nei confronti dell’entusiasmo di chi mi aveva proposto. Più avevo paura di fare brutta figura e più studiavo; finché era stata solo recita a tavolino tutto bene ma, quando venne il tempo di arricchire le parole con i movimenti scenici, mi ritrovai con due gambe e due braccia con cui non sapevo cosa fare. Alla fine, è stato un successo inaspettato ma forse fortemente voluto, al punto da cominciare seriamente a studiare recitazione e dizione”.

Reading Poetici – Due eventi a giugno nella Sicilia orientale: ecco i bandi completi.

Ricevo e pubblico volentieri la seguente notizia da parte dell’amico poeta e critico letterario Lorenzo Spurio.

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Il poeta e critico letterario Lorenzo Spurio

L’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN), presieduta dal poeta e critico letterario jesino Lorenzo Spurio, già presente sul territorio siciliano negli anni precedenti per eventi poetici organizzati a Palermo, Bagheria e Caltanissetta, quest’anno organizzerà due reading poetici nella Sicilia Orientale (Messina e Catania) in collaborazione con alcune associazioni locali: l’Associazione Siciliana Arte e Scienza (ASAS) di Messina, presieduta dalla pittrice Flavia Vizzari e l’Associazione Caffè Letterario “Convivio” (CALeCO) di Caltagirone (CT), presieduta dalla poetessa Giusi Contrafatto.

Gli eventi, che si terranno con il Patrocinio Morale della Regione Siciliana, del Comune di Messina, della Città Metropolitana di Messina e del Comune di Catania, vedono quali media-partner: la Libreria Spazio Cultura di Palermo, il Caffè Letterario “S. Quasimodo” di Modica (RG), la rivista “Lu Papanzicu” di Ravanusa (AG), il Salotto Culturale H2 Donna di Gioiosa Marea (ME), i blog “Pro Letteratura e Cultura” di Emanuele Marcuccio e “Cultura, comunità, conoscenza Curiosità” di Luigi Pio Carmina.

A entrambi gli incontri saranno presenti i poeti Lorenzo Spurio (Jesi – Ancona), Elvio Angeletti (Senigallia – Ancona), Annalena Cimino (Capri – Napoli), Marco Vaira (Brescia), Cristina Lania (Messina), Flavia Vizzari (Messina), Salvatore Greco (Biancavilla – Catania), Emanuele Marcuccio (Palermo), Luigi Pio Carmina (Palermo), Giusi Contrafatto (Caltagirone – Catania) e il critico letterario ed editore Michele Miano (Milano).

Il primo reading, “Un mare di versi”,si terrà a Messina venerdì 22 giugno a partire dalle 16:45 presso il Salone degli Specchi di Palazzo dei Leoni (Sede della ex-Provincia, oggi Città Metropolitana) sito in Corso Cavour n°87. Saranno particolarmente graditi testi che abbiano relazione al mare, alle onde, marine e scenari o situazioni che richiamino l’ambiente costiero, insulare e balneare. Il tema resta, però, sempre libero. Per prendere visione del bando di partecipazione e la scheda si consiglia di cliccare nel link in fondo a questo post.

Il secondo reading, “Parole tra i profumi di zagare”, si terrà a Catania sabato 23 giugno a partire dalle 17:00 presso la Chiesa Monumentale di San Nicolò L’Arena (ingresso in Piazza Dante). Durante l’evento interverrà il poeta, critico letterario e saggista modicano prof. Domenico Pisana su “La poesia contemporanea tra metafisica, etica ed estetica”. Il tema del reading è libero, per prendere visione al bando e scaricare la scheda dati si consiglia di cliccare nel link in fondo a questo post..

Per partecipare ai reading, liberamente aperti al pubblico, è necessario prendere visione

Evento del 24 giugno
Reading poetico alla Real Fonderia di Palermo nel giugno del 2017, organizzato dall’Associazione Euterpe

dei relativi bandi di partecipazione dove sono contenute le specifiche e la scheda di partecipazione che andrà compilata e fatta riavere assieme ai propri testi entro la data indicata. Per motivi strettamente logistici non saranno prese in considerazione domande di partecipazione oltre le scadenze indicate; si prega pertanto, laddove ci si consideri realmente motivati a intervenire, di non attendere gli ultimi giorni. Si chiede altresì di informare (mediante mail o telefono) qualora, pur avendo regolarmente inviato la propria domanda e ricevuto riscontro, non si possa, per propri motivi intervenire durante l’evento.

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Ricorrenze – Compleanni d’autore

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Giornata Mondiale della poesia presso la Libreria di Nicola Macaione a Palermo (fotografia della poetessa Daita Martinez)

Nel giorno del mio 52° compleanno vi invito alla lettura di questa mia poesia che è arrivata al 2° posto al Premio Nazionale di Cultura Isola di Pino Fortini anno 2017.

Il titolo della poesia composta in versi liberi è “Nel margine del tuo Universo” e questa che segue è la motivazione da parte della giuria:

Antonino Schiera con questa sua opera è riuscito con senso lirico a evocare la grandezza del sentimento dell’amore, mostrandone la bellezza che scaturisce dalla coniugazione della gioia con la quiete insieme alla fugacità che si converte in vita poetica che vince il tempo“.

Nel margine del tuo Universo.

Arriverò fino al margine del tuo universo,

attraverso un viaggio lungo e tortuoso.

Volgerò il mio sguardo su quella riva

accarezzata dal tuo mare.

Laggiù il profilo della tua isola,

immersa nell’immensità del blu.

Il mio animo si placa

tra picchi di curiosità e discese improvvise

nelle viscere dei tuoi sentimenti,

immortalati da una semplice poesia.

(Antonino Schiera)

PROTAGONISTI – Maria Elena Mignosi, una vocazione letteraria sempreverde.

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Maria Elena Mignosi Picone

Ho avuto il grande piacere di conoscere la professoressa Maria Elena Mignosi Picone a Palermo nel 2014, in occasione di una presentazione del mio primo libro pubblicato Percorsi dell’anima.

Ne ebbi una immediata e sincera impressione positiva, probabilmente per via della sua preparazione e per la sua innata curiosità e voglia di conoscere nuovi autori, ancora non affermati. La mia naturale attrazione verso chi dedica la propria vita alle lettere e alle arti in generale, ha cementato nel tempo il nostro rapporto di amicizia e collaborazione. A tal punto da chiederle nel 2017 di scrivere la post fazione del mio secondo libro di poesie Frammenti di colore e ad accompagnarmi nelle successive presentazioni dello stesso libro.

Sin dalla nascita sei stata immersa in un’atmosfera altamente culturale, è ciò che si evince dalla lettura della tua biografia. In particolare in che modo e quali personaggi hanno influenzato il tuo importante e variegato percorso letterario?

Maria Elena Mignosi  – “Le persone che hanno influenzato le mie scelte culturali sono state mio padre e mio zio Pietro Mignosi, il primo matematico, l’altro filosofo e letterato. Pietro Mignosi io non l’ho conosciuto, essendo morto qualche anno prima che io nascessi, ma mia madre, che è stata la memoria della famiglia, e che gli veniva cugina, mi raccontava di lui; ero molto affascinata dalla sua figura e leggevo i suoi libri che avevamo in casa. Di mio padre, come anche di mio nonno Gaspare, rimanevo incuriosita di questa loro passione per la Matematica e me ne volevo rendere partecipe, anche se mio padre mi ha sempre lasciato completamente libera di decidere”.

Ad un certo punto della tua vita hai avuto il coraggio e la forza di abbandonare il percorso didattico che avevi iniziato nel campo della matematica, per passare successivamente allo studio di ciò che sentivi più tuo e che amavi più fare: immergendoti, così, nello studio delle materie umanistiche e nella scrittura. In generale per una persona qual’è il prezzo che si paga, ed eventuali vantaggi, quando si torna indietro, dopo avere percorso un tratto della propria esistenza metaforicamente rappresentata come una fitta foresta difficile da esplorare?

Maria Elena Mignosi – “Così ero fortemente indecisa tra Matematica e Lettere, riuscendo a scuola ugualmente bene sia nell’una che nell’altra materia. Mi sono iscritta in Matematica e ho fatto tre anni con ottimi risultati. Ma mi cominciavo a rendere conto che era stata una scelta dettata dai condizionamenti dell’ambiente, mentre la mia natura si volgeva alle Lettere. Ho attraversato un periodo molto travagliato nella ricerca della mia vera essenza. Mi sentivo veramente come in una fitta selva. E finalmente la decisione. Lo svantaggio quale può essere stato? Ma nessuno. Sembrerebbe il tempo, i tre anni con cui ho ritardato la mia carriera, ma nella vita niente è perduto, e così mi è rimasta la precisione, la chiarezza, il rigore logico, che ben si addicono anche alle lettere”.

Rimanendo alla tua biografia si legge: il mondo degli intellettuali e il mondo della chiesa si guardano con sospetto e diffidenza, mentre è auspicabile l’armonia tra intelletto e religione. Ci dettagli più ampiamente questa riflessione?

Maria Elena Mignosi  – “Il culto e la cultura sono due mondi non perfettamente integrati

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Pietro Mignosi

in generale. Si guardano con sospetto e diffidenza. È sempre manchevole il culto senza cultura come viceversa la cultura senza il culto. Mentre il culto dà saggezza agli incolti ma rimane difettosa la loro capacità di osservazione, riflessione, giudizio, che dà la cultura, allo stesso modo è manchevole la cultura che difetta di culto, per cui uno può essere un’arca di scienza ed essere uno stolto, che ad esempio manca di parola, non è leale, non è sincero, è vanaglorioso, non vive le virtù cristiane che sono in fondo tutte sfaccettature della carità. Sono come due persone zoppe, a ciascuna delle quali manca una gamba. E la sintesi non è impossibile. Io l’ho trovata mirabilmente nel fisico Enrico Medi e in tanti scienziati e letterati. Un altro esempio è proprio mio zio Pietro Mignosi“.

Ci parli dei tuoi progetti futuri?

Maria Elena Mignosi  – “Riguardo ai miei progetti ho in preparazione altri libri di poesie e altri saggi ma ancora non ho pubblicato niente di nuovo”.

 

Società – Il coraggio di chi non volta lo sguardo

Ero a Palermo in un assolato e solitario pomeriggio di periferia dentro un autobus. Avevo non più di 19 anni. In quella occasione nessuno poteva intervenire in quanto il mezzo pubblico era vuoto, pertanto rischiai da solo la rappresaglia dei due vigliacchi, che preferirono, dopo avermi minacciato, dileguarsi negli oscuri antri della loro meschina esistenza.

Avevo appena sventato un tentativo di violenza in altre parole ero riuscito a far desistere due loschi ragazzi dalla malsana e assurda idea di relegare a infimo ruolo di oggetto sessuale, una semplice e pacifica ragazza, che in quel caldo pomeriggio di inizio estate ebbe la sfortuna di incrociare i due individui sull’autobus.

La cronaca di questi giorni è costellata, purtroppo, da nuovi episodi di violenza becera e tribale da parte di uomini, che perdono la ragione e armano la loro mano contro la donna alla quale avevano promesso amore, passione e fedeltà. Una sorta di fil rouge doloroso che nessuno riesce ad interrompere.

A Palermo fa notizia, in queste ore, l’intervento di una donna che difende un’altra donna nella pubblica via, dalla violenza di un uomo che dovrebbe invece amarla. Tra l’indifferenza di chi come lei era stato testimone dell’episodio.

Violenza sui ragazziPenso che sia arrivato il momento di dire definitivamente basta alla violenza sulle donne, basta con il femminicidio, basta con l’uso della forza nelle relazioni tra gli uomini e le donne.

Protagonisti – Luca Di Martino e la sua chitarra: un incontro virtuoso, di arte, visione, tecnica e creazione [VIDEO]

Ho avuto modo di conoscere e di apprezzare Luca Di Martino, giovane chitarrista e compositore, lo scorso anno in occasione di un concerto da lui tenuto a Isnello. Oltre un’ora di esibizione davanti ad un pubblico folto ed interessato che ha emozionato per armonia musicale, originalità.

Chitarrista, compositore, nato a Palermo il 16 marzo 1987, diplomato col massimo dei voti  al Conservatorio “V. Bellini” di Palermo,  sotto la guida del maestro Antonello Ghidoni.

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Luca Di Martino

Nell’ambito classico si è esibito per vari enti ed associazioni sia da solista che in formazioni da camera varie partecipando a svariate manifestazioni e stagioni concertistiche; ha ottenuto anche diversi riconoscimenti in vari concorsi tra questi : 1° premio al 17° concorso nazionale “Benedetto Albanese” di Caccamo, 2° premio al concorso internazionale “Lucio Stefano D’agata” di Acireale , 1°premio al Concorso Nazionale Giovani Musicisti VIVART di Cammarata, 1°premio al  19° Concorso Musicale Nazionale Città di Barcellona Pozzo di Gotto.

Direttore artistico  dell’ “ISNELLO GUITAR FESTIVAL”, un festival patrocinato dal comune di Isnello, dedicato interamente alla chitarra, che negli anni ha ospitato grandi artisti del panorama nazionale, tra questi Irio De Paula, Francesco Buzzurro, Fausto Mesolella.

Componente e fondatore assieme al cantautore Biagio Di Gesaro e alla pianista

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Luca Di Martino

Alessandra Macellaro La Franca dei VORIANOVA. Caratteristica del  loro progetto musicale è la canzone d’autore dialettale siciliana che  trova identità ed equilibrio in un genere nuovo privo di contaminazioni ed influenze popolari tradizionali nato da un forte desiderio di raccontare, attraverso canzoni, un’attuale Sicilia che trova spazio nelle loro anime. Numerosi i concerti in giro per la Sicilia nel 2016 realizzano il loro primo disco “CUNTI DI VENTU”.

Vorianova
I Vorianova

A luglio 2017 esce il suo primo disco da chitarrista solista DI ISTINTI E DI ISTANTI. Dieci brani originali composti ed eseguiti dallo stesso autore.