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Ribloggato – Sillabe nel Vento di Giovanna Fileccia Edizioni Simposium 2012

Invito alla lettura. “Sillabe nel Vento” di Giovanna Fileccia. Ed. Simposium 2012

Giovanna Fileccia "Io e il Tutto che mi attornia"

Nota dell’autrice

Caro lettore, cara lettrice,
voglio ringraziarti, innanzitutto, per l’attenzione che mi stai dedicando.
Le poesie che ti appresti a leggere sono nate dal caos della mia mente. Probabilmente quest’affermazione potrà sembrarti strana: come può esserci confusione in una persona che scrive? Credo che, in generale, la poesia sia impregnata di quel particolare “caos”, che deriva da una perfetta sinergia di pensieri e parole. Mi piace pensare che il caos sia necessario, perché è da esso che nasce la fiamma del giusto percorso da seguire.
Scrivere equivale ad appagare un bisogno interiore perché attraverso le parole, si riescono ad esprimere emozioni, sensazioni e sentimenti, stati d’animo che la vita regala; inoltre le poesie sono un modo per esporre un personale punto di vista.
Il libro che adesso tieni tra le mani è, per me, prezioso perché rappresenta spicchi del mio vissuto; al suo interno, oltre le poesie, comprende anche…

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Monologhi – Guerra intestina di Antonino Schiera ©

Pubblico un mio breve monologo scritto e battuto a macchina con una Olivetti Lettera 22 nel mese di luglio dell’anno 1995 a Cefalù. Descrivo cosa avviene all’interno del nostro corpo quando siamo influenzati con piglio creativo, teatrale, ironico. Un argomento oggi divenuto molto attuale a causa del coronavirus. Buona lettura…:

Dattiloscritto luglio 1995
Dattiloscritto luglio 1995 con Olivetti Lettera 22

Dimenticandomi cosa significa stare bene, così come mi capita ogni volta che succede, oggi mi sento uno straccio per via di un attacco di quei piccoli mostriciattoli invisibili chiamati virus. Chissà cosa sta succedendo dentro di me? Armate di globuli bianchi con la lancia in resta si muovono a ondate lungo gli infiniti canali arteriosi e venosi, oggi come fogne buie tempestate e punteggiate da mille cadaveri caduti in battaglia. Ohè chi va là, grida il comandante di una guarnigione di pronto intervento! Purtroppo sono loro, i terribili e temuti virus.

L’altro ieri il campo era ancora sgombro, ma già qualche piccolo segnale faceva presagire il peggio. Fuori il tempo faceva le bizze: un po’ caldo, un po’ freddo e una leggera e gelida brezza tristemente conosciuta dai veterani delle vecchie battaglie. Il segnale per mettere tutti in allarme, dal più piccolo globulo bianco dei cavalleggeri, ai più massicci della fanteria pesante, era stato dato. In questi casi ti accorgi subito che qualcosa non va. Le ambasciate volano letteralmente da un capo all’altro, da un accampamento a un villaggio, da una caserma a una guarnigione di pronto intervento dislocate senza sede fissa lungo le arterie. Le bandiere rosse vengono innalzate per segnalare l’invasione in atto, i fuochi vengono spenti per evitare pericolosi segnali che possano aiutare il nemico. Si il nemico! Ma cosa vuole ottenere? Cosa pensa? Come agisce? Sono tutte domande che gli strateghi, i generali del corpo umano si pongono, lambiccandosi il cervello. Un po’ perché è da una vita che subiscono attacchi violenti di ogni tipo, riuscendo si a farla franca ma, perbacco, senza riuscire a sconfiggere definitamente, senza la benché minima prova di appello, il nemico.

Sulle questioni appena poste c’è da riflettere attentamente, in quanto è soltanto scoprendo le reali intenzioni degli agenti patogeni, che si può intraprendere una strategia vincente. Certo le informazioni che arrivano dalle altre battaglie non sono delle migliori. Si è sperimentato che senza un reale sostegno della mente pensante è difficile, con la sola forza dell’esercito, battere i virus. Diventa pertanto fondamentale assumere farmaci, coprirsi bene, non fare sforzi fuori luogo. E questo i generali lo sanno. Sappiamo anche noi, adesso, il perché di quell’aria funebre, ansiosa, trepidante d’attesa, che si manifesta nell’atto di un attacco dei mostriciattoli.

Dattiloscritto luglio 1995
Dattiloscritto luglio 1995

La fucina posta nei meandri più reconditi del corpo umano, viene alimentata con del carbone che, dapprima, nero e duro, diventa poi ardente e friabile. Il calore che ne scaturisce è di quelli memorabili, i fluidi cominciano a scorrere più velocemente cosicché l’intervento delle prime avanguardie contro i virus si fa più immediato e tempestivo. L’aumento della temperatura corporea velocizza la produzione di globuli bianchi, utili al sistema immunitario per combattere gli agenti patogeni; accelera il metabolismo e aumenta il consumo di ossigeno. La sensazione di calore che pervade tutti indistintamente è la conferma definitiva dell’attacco avvenuto. Non c’è più tempo da perdere. Anni di lotta hanno fornito la necessaria esperienza per organizzare gli interventi: per primi entrano in azione le unità di pronto intervento che forniscono alle retrovie le necessarie informazioni sul tipo di attacco. Ecco che diviene importante conoscere il tipo di virus che ha invaso l’organismo; dove si trova il primo focolaio dell’infezione; dove il virus si è annidato con maggiore virulenza. In un secondo tempo intervengono le guarnigioni più lente perché più equipaggiate. In questi frangenti avvengono le battaglie decisive, non che si possa sconfiggere il nemico subito, ma in questa fase si stanno già decidendo le sorti della guerra.

Dattiloscritto luglio 1995
Dattiloscritto luglio 1995 con Olivetti Lettera 22

Invero nelle retrovie i veterani, i globuli bianchi corazzati quelli con più esperienza, perché immunizzati, scalpitano per intervenire. Ma un conto è agire contro un nemico provato da perdite e sconfitte, un altro conto è combattere contro un esercito ancora nel pieno delle proprie forze. Un tifo da stadio rimbomba dentro l’organismo durante le battaglie. I virus sapendo di avere vita breve se non si verificano subito le prime vittorie, gridano come ossessi. Come orde di barbari tentano di conquistare nuove posizioni. Le posizioni conquistate in precedenza devono essere difese a spada tratta. In occasioni come queste occorrono centinaia di barellieri, così da sgombrare il campo dai cadaveri che seguono due destinazioni diverse: al forno crematorio vanno i virus attaccanti perché di essi non resti più alcuna traccia; nei cimiteri comuni vanno i globuli bianchi fautori dell’ennesimo successo dell’organismo sui virus  mostriciattoli. Quattro, cinque giorni di battaglia, talvolta di più, servono per liberarsi dal nemico. Le bandiere rosse vengono gradualmente sostituite con quelle verdi che indicano l’avvenuta liberazione. Quante sofferenze, quanti lutti in attesa di un nuovo giorno all’insegna della pace, della fratellanza, del benessere, della salute…

Antonino Schiera ©

Appuntamenti – Il malato immaginario di Molière messo in scena a Palermo dall’associazione culturale Labe

Il_Malato_Immaginario
Locandina

Verrà ricordato per il gradimento del pubblico che ha riempito la sala del Teatro Valdese a Palermo, ma anche per l’impegno e il grande affiatamento, che ha contraddistinto il  gruppo attori messo in piedi dall’Associazione Culturale Labe Laboratorio Espressivo. Ritmo incalzante, piacevole e brioso nell’occasione per la rappresentazione teatrale del grande Molière, pseudonimo di Jean Baptiste Poquelin e della sua opera Il malato immaginario, riadattata per l’occasione da Alberto Cordaro. L’opera è andata in scena a Palermo il 4 marzo scorso, prima del coprifuoco decretato dal governo italiano per arginare il dilagare del coronavirus. Per questo motivo la replica prevista per il giorno 5 marzo 2020 è stata  spostata al 5 aprile 2020, così come si legge nel comunicato all’interno della pagina facebook dell’associazione.

Alberto_Cordaro
Alberto Cordaro

COMUNICAZIONE IMPORTANTE: In ottemperanza al decreto ministeriale che prevede la chiusura dei teatri sino al 3 aprile per emergenza coronavirus, vi informiamo che la replica dello spettacolo prevista per stasera giovedì 5 marzo, è stata rinviata a domenica 5 aprile ore 21.00. NB chi ha già gli inviti cartacei con la data di oggi, potrà direttamente presentarsi il 5 aprile con i suddetti per l’ingresso in teatro. Ci scusiamo per il disagio che esula da ogni nostra volontà. Grazie.

Galleria fotografica relativa alla serata del 4 marzo scorso

 

Poesie – Che il mio cuore lacrimi di Marcel Proust [Ribloggato da Cantiere Poesia]

Cantiere poesia

Pleurant

LAISSEZ PLEURER MON COEUR

Laissez pleurer mon cœur entre vos mains fermées
Le ciel décoloré se fane lentement
La fleur de vos yeux clairs comme un apaisement
Abaisse sur mon cœur ses corolles charmées.

Que vos genoux me soient la couche pacifique,
Vêtu de vos regards, j’aurai chaud pour la nuit
Et votre souffle écartera veilleur magique
Tout ce qui souille et ce qui raille et ce qui nuit.

Le port, les champs sont noirs; après le jour moqueur
La consolante nuit vient de larmes trempée
Et fondant de douceur la brume dissipée
Les feux de ton désir s’allument dans mon cœur.

§

Che fra le vostre palme chiuse il mio cuore lacrimi;
il cielo scolorito lentamente appassisce.
Il fiore dei vostri occhi, chiari come una quiete,
sul mio cuore reclina incantate corolle.

Mi siano le vostre ginocchia giaciglio di pace.
Mi vesta il vostro sguardo: e avrò caldo, la…

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Magazine – Editoriale di Gabriella Maggio sul Vesprino di gennaio, il diario on line del Lions Club Palermo dei Vespri

Gabriella Maggio
Gabriella Maggio

Care Amiche, Cari Amici il nuovo anno si è aperto con la manifestazione musicale Natale a Palermo-Itinerari culturali tra arte architettura e musica, patrocinata dai club service della città. Tra questi i Lions club di Palermo, che quest’anno hanno partecipato per la prima volta quasi al completo. Grande è stato il concorso e l’apprezzamento del pubblico in tutte le dieci serate dal 26 dicembre 2019 al 6 gennaio 2020. Oltre a questi nelle ore pomeridiane si sono svolti quattro concerti presso l’ ARNAS Di Cristina-Benfratelli dedicati ai degenti e al personale sanitario, per contribuire con le esecuzioni musicali a migliorare le condizioni dei pazienti. La musica infatti è una di quelle poche attività che coinvolge tutto il cervello, migliora la memoria, l’attenzione e la coordinazione dei movimenti. Giustificato, quindi, l’orgoglio degli organizzatori. La manifestazione è stata un’occasione per far conoscere musicisti di grande talento, anche giovani e giovanissimi, che si sono esibiti gratuitamente. Ma i concerti di Natale a Palermo non sono stati soltanto l’occasione per ascoltare buona musica in contesti suggestivi d’arte e di storia cittadina o per offrire qualche ora di divertimento e piacere ai sofferenti. Hanno avuto un valore aggiunto nascosto, che forse pochi hanno notato. Una breve pausa imposta anche allo smartphone e alla correlata percezione della pressione spazio-temporale che costantemente ci assilla, perché siamo disponibili senza interruzione ai contatti sui social.

Gabriella Maggio

Per scaricare il magazine completo clicca sul link: Vesprino gennaio 2020

Per visitare il Blog Palermo dei Vespri clicca sul link: Lions Palermo dei Vespri

Per contributi e per ricevere via email il magazine scrivere a: gamaggio@yahoo.it

Aforismi e Pensieri Sparsi (6) ©

Ciao continua, la pubblicazione dei miei Pensieri e Aforismi Sparsi che giunge al sesto appuntamento con te, lettore del mio blog. Buona lettura e condivisione.

 

 

Aforismi e Pensieri Sparsi (1)

Aforismi e Pensieri Sparsi (2)

Aforismi e Pensieri Sparsi (3)

Aforismi e Pensieri Sparsi (4)

Aforismi e Pensieri Sparsi (5)

 

Antonino Schiera (Tutti i diritti Riservati ©)

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Riflessioni – Coronavirus: una nuova emergenza mondiale.

A causa del massiccio avvento negli ultimi anni dei social network, siamo oggi bombardati da notizie, commenti, false notizie che rischiano di confonderci le idee rispetto ai fatti importanti che riguardano le nostre vite. Fatti che possono essere localizzati o, all’estremo opposto, di valenza globale. Il Coronavirus e la sua tanto temuta diffusione rappresenta oggi un problema di cui si parla molto, sia nei mezzi di comunicazione di massa che nei social network, ma anche nelle chat di gruppo. Se ne parla tanto perché fa paura e perché coinvolge emotivamente tutte le nazioni, nessuna esclusa. I commenti si sprecano e non mancano le polemiche che coinvolgono anche importanti studiosi e luminari della scienza.

Ognuno dice la sua. L’unica verità acclarata è relativa al fatto che ciascuno di noi ha una paura matta dell’unico evento veramente certo che ci accadrà prima o poi a partire dal preciso istante in cui veniamo concepiti: la trasformazione in altro, come mi piace definire la dipartita.

Ma vediamo insieme quelle che sono le zone d’ombra di questa emergenza, che i più pessimisti classificano come potenziale pandemia mentre i più ottimisti la declassano a epidemia in atto.

Innanzitutto non si hanno notizie certe sull’origine di questo virus: qualcuno ipotizza che sia uscito per errore dai laboratori cinesi, altri invece parlano di complotti e guerre batteriologiche tra potenze mondiali, altri ancora addebitano l’evoluzione pericolosa del coronavirus alle cattive abitudini alimentari e igieniche dei cinesi. La Cina e il suo presidente Xi Jinping (leggi il mio post sulla sua recente visita in Italia) al netto del sospetto che abbia gravemente ritardato a dare la notizia sul pericolo imminente, sembra si stia comportando bene, nel senso che non ha preso sottogamba la situazione ed ha preso tutti i provvedimenti necessari perché quanto meno l’epidemia in atto non diventi pandemia.

Un’altra zona d’ombra, che mette in difficoltà e genera paura, riguarda le condizioni relative al contagio. Nel momento stesso in cui gli scienziati hanno divulgato la notizia, ipotesi non confermata finora, che il virus può essere trasmesso da persone che non hanno i sintomi della malattia. La paura fa perdere la razionalità riguardo le decisioni da prendere, riguardo il conteggio degli ammalati, dei morti e delle persone guarite. Si era anche ventilata l’ipotesi catastrofica che, anche dopo la guarigione rimaneva una positività potenzialmente ancora infettiva. Da qui la decisione, spesso contestata, di chiudere intere città e, peggio ancora per chi vive l’esperienza, navi con tutte le persone a bordo.

Riguardo la necessità di arginare l’epidemia attraverso il controllo degli spostamenti e la messa in quarantena delle persone a rischio contagio, va ricordato che non è un’operazione semplice e va ricordato che il focolaio del coronavirus parte dalla Cina, che ha una popolazione di oltre un miliardo di persone. I numeri  si prestano sempre a diverse interpretazioni, ma una cosa è certa: fino ad ora l’epidemia non è esplosa in tutto il mondo e non è diventata certamente pandemia.

Noi italiani abbiamo sperato fino all’ultimo di non essere toccati dal contagio, speranza disattesa dalle notizie prima provenienti dal nord e successivamente dal sud Italia e con le varie regioni che vengono toccate giorno dopo giorno, ma con numeri finora per fortuna esigui. Anche da noi non sono mancate le polemiche politiche, ma soprattutto le divergenze tra scienziati e luminari sulle strategie di lotta al virus da adottare e sull’analisi del fenomeno.

Ma vediamo cosa ha dichiarato il direttore Europa dell’Organizzazione Mondiale della Salute, Hans Kluge, in queste ore: “Ad oggi ci sono 80.980 casi di Covid-19 in 33 paesi, 13 dei quali nella Regione europea. Oltre il 95% dei casi è in Cina, solo il 3% al di fuori. I nostri pensieri vanno a tutti i cittadini nel mondo in Europa e in Italia colpiti dal virus. Quattro soggetti su cinque affetti da coronavirus hanno sintomi lievi e si riprendono, mentre il tasso di mortalità è del 2%, in soggetti soprattutto sopra i 65 anni con altre patologie. Da esperto di malattie infettive dico però che chiunque muoia è già troppo”.

Walter Ricciardi membro italiano dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e neoconsigliere del ministro della Salute, ha dichiarato: “Dobbiamo ridimensionare questo grande allarme, che è da non sottovalutare, ma va posto nei giusti termini: su 100 persone malate, 80 guariscono spontaneamente, 15 hanno problemi seri ma gestibili, solo il 5 per cento è gravissimo”

Questi dati sono incoraggianti perché dimostrano che il tasso di guarigione, in attesa del vaccino, è alto e l’augurio è che tutto possa risolversi presto e nel migliore dei modi anche perché l’economia mondiale, non esclusa naturalmente l’Italia, ne sta soffrendo le conseguenze.

Per chiudere la mia riflessione sottolineo il fatto che ognuno di noi, enti, politica, sanità, stati deve fare la sua parte per risolvere tutti insieme la questione così come egregiamente dalla favola africana del colibrì che riporto qua.

La favola del colibrì

Un giorno nella foresta scoppiò un grande incendio. Di fronte all’avanzare delle fiamme, tutti gli animali scapparono terrorizzati mentre il fuoco distruggeva ogni cosa senza pietà. Leoni, zebre, elefanti, rinoceronti, gazzelle e tanti altri animali cercarono rifugio nelle acque del grande fiume, ma ormai l’incendio stava per arrivare anche lì. Mentre tutti discutevano animatamente sul da farsi, un piccolissimo colibrì si tuffò nelle acque del fiume e, dopo aver preso nel becco una goccia d’acqua, incurante del gran caldo, la lasciò cadere sopra la foresta invasa dal fumo. Il fuoco non se ne accorse neppure e proseguì la sua corsa sospinto dal vento. Il colibrì, però, non si perse d’animo e continuò a tuffarsi per raccogliere ogni volta una piccola goccia d’acqua che lasciava cadere sulle fiamme. La cosa non passò inosservata e ad un certo punto il leone lo chiamò e gli chiese: “Cosa stai facendo?” L’uccellino gli rispose: “Cerco di spegnere lincendio!” Il leone si mise a ridere: “Tu così piccolo pretendi di fermare le fiamme?” e assieme a tutti gli altri animali incominciò a prenderlo in giro. Ma l’uccellino, incurante delle risate e delle critiche, si gettò nuovamente nel fiume per raccogliere un’altra goccia d’acqua. A quella vista un elefantino, che fino a quel momento era rimasto al riparo tra le zampe della madre, immerse la sua proboscide nel fiume e, dopo aver aspirato quanta più acqua possibile, la spruzzò su un cespuglio che stava ormai per essere divorato dal fuoco. Anche un giovane pellicano, lasciati i suoi genitori al centro del fiume, si riempì il grande becco d’acqua e, preso il volo, la lasciò cadere come una cascata su di un albero minacciato dalle fiamme. Contagiati da quegli esempi, tutti i cuccioli d’animale si prodigarono insieme per spegnere l’incendio che ormai aveva raggiunto le rive del fiume. Dimenticando vecchi rancori e divisioni millenarie, il cucciolo del leone e dell’antilope, quello della scimmia e del leopardo, quello dell’aquila dal collo bianco e della lepre lottarono fianco a fianco per fermare la corsa del fuoco. A quella vista gli adulti smisero di deriderli e, pieni di vergogna, incominciarono a dar manforte ai loro figli. Con l’arrivo di forze fresche, bene organizzate dal re leone, quando le ombre della sera calarono sulla savana, l’incendio poteva dirsi ormai domato. Sporchi e stanchi, ma salvi, tutti gli animali si radunarono per festeggiare insieme la vittoria sul fuoco. Il leone chiamò il piccolo colibrì e gli disse: “Oggi abbiamo imparato che la cosa più importante non è essere grandi e forti ma pieni di coraggio e di generosità. Oggi tu ci hai insegnato che anche una goccia d’acqua può essere importante e che insieme si può spegnere un grande incendio. D’ora in poi tu diventerai il simbolo del nostro impegno a costruire un mondo migliore, dove ci sia posto per tutti, la violenza sia bandita, la parola guerra cancellata, la morte per fame solo un brutto ricordo.”

Newsletter – 4 anni di Sos Mediterranee Italia

Ricevo oggi da parte di  Sos Mediterranee Italia e pubblico volentieri, un comunicato che riguarda un importante anniversario

Antonino_Schiera_Daniel_Pennac
Insieme allo scrittore Daniel Pennac sulla nave Aquarius ormeggiata nel porto di Palermo

Avvocati, bariste, camionisti, disoccupati, ecografiste, fisiatri, geologi, hostess, insegnanti. Ma anche libere professioniste, mamme, nonni, oculisti, panettieri, questori. E pure restauratori, studentesse, tipografi, universitari, vivaisti e zootecnici.

Sono uomini e donne che credono che il Mediterraneo non debba essere una frontiera e un cimitero, sono persone stanche di girarsi dall’altra parte ogni volta che c’è un naufragio.

E’ la società civile che in questi 4 anni non ha mai smesso di sostenere SOS MEDITERRANEE Italia, invitandoci nelle scuole, nelle associazioni e nelle piazze per raccontare quello che succede in mezzo al mare, facendo leva sulle coscienze per tenere aperto lo spazio umanitario. In altre parole, siete tutte e tutti voi: la nostra nave è la vostra nave.

Il 19 febbraio, abbiamo festeggiato l’anniversario di un’idea e chi ci permette di portarla avanti. Festeggiamo i soccorritori ma anche chi fa una donazione o raccoglie fondi, chi partecipa agli eventi, chi organizza un concerto, un’intervista, una proiezione.

Grazie per il vostro sostegno.

Il regalo che abbiamo ricevuto ha un valore inestimabile: è aver salvato quasi 32 mila persone, è sapere che non siamo soli, è vedere che anche in Italia c’è chi crede nel diritto internazionale e non ritiene accettabile lasciare le persone da sole in mezzo al mare.

Il nostro sogno è di poter essere presenti in tutte le città, mobilitando gruppi di volontari. In questa newsletter Margherita ci racconta l’esperienza di Firenze: facendo piccole azioni è possibile portare solidarietà concreta dalla terra fino al centro del Mediterraneo.

#TogetherForRescue

Alessandro Porro

presidente di SOS MEDITERRANEE Italia 

Aforismi e Pensieri Sparsi (5) ©

Ciao continua, la pubblicazione dei miei Pensieri e Aforismi Sparsi che giunge al quinto appuntamento con te, lettore del blog. Buona lettura e condivisione.

Aforismi e Pensieri Sparsi (1)

Aforismi e Pensieri Sparsi (2)

Aforismi e Pensieri Sparsi (3)

Aforismi e Pensieri Sparsi (4)

 

Antonino Schiera (Tutti i diritti Riservati ©)

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Magazine – Editoriale di Gabriella Maggio su Vesprino, il diario on line del Lions Club Palermo dei Vespri

Gabriella Maggio
Gabriella Maggio

Care Amiche Cari Amici, non si può che tornare a parlare della lingua italiana nel momento di tirare le somme dell’anno che si sta concludendo. La lingua attualmente usata nella pubblicità e scimmiottata dalla politica sui media è “disonesta”, come la definisce Edoardo Lombardi Vallauri nel saggio “La lingua disonesta, contenuti impliciti e strategie di persuasione”, ed. Il Mulino, recensito da Claudio Giunta sul Domenicale del 29 dicembre.

Si tratta di una lingua vaga ed implicita, che considera il destinatario del messaggio soltanto “complice” e non soggetto in grado di comprendere. Infatti il linguaggio allude e sottintende, ammicca ai pregiudizi e alle paure del pubblico. Soprattutto sfruttando la “rete” della perenne connessione, dove trionfa la brevità e la battuta veloce scevra di ogni sia pur minimo argomentare.

Pensiamo al Twitter. Allora diventa difficile conoscere la verità dei media, anche se una verità in fondo ai media esiste. Ma l’importante è che il pubblico sia spinto ad agire in un certo modo, anche contro il suo interesse e contro il bene comune. Qualcuno dei Lettori più critici potrebbe obiettare che questo ormai si sa. Ed è vero.

Ma siamo sicuri che la questione nella sua gravità sia capita veramente ? Il mondo dei social è ossessivamente presente nella vita di molti, vi si trascorrono mediamente 4 ore e 40 minuti al giorno. Secondo il Censis fra il 2007 e il 2017 la spesa per gli smartphone è aumentata del 221, 6 % e quella per i computer del 54%. Nello stesso periodo, la spesa per libri e giornali ha subito un crollo -38%. Questi dati intersecano gli stili comunicativi, influenzano il lessico e la sintassi e anche l’area cognitiva. La posta in gioco è che rischiamo di non avere più interesse ad una comunicazione onesta.

Gabriella Maggio

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