L’angolo di Cettina Giallombardo – Nel Giorno del Ricordo, riflessione sulle foibe

Una delle Foibe – Fonte Wikipedia

Un velo di silenzio ha coperto per molti anni le vicende che hanno colpito il confine orientale d’Italia al termine della seconda guerra mondiale, come si volesse dimenticare una delle pagine più buie della storia contemporanea.
Dall’autunno del 1943 al 1947 migliaia di persone furono gettate vive nelle foibe, delle grandi feritoie, delle voragini naturali nel Carso, per volere del Maresciallo Tito e dei suoi partigiani. Queste cavità diventarono le tombe di uomini, donne, sacerdoti, militari, bambini…legati tra di loro con un filo di ferro: una fucilata alla prima persona della fila, tirava giù anche le altre. La morte spesso sopravveniva dopo giorni di stenti e di agonia.


Un genocidio di massa, dunque, riconosciuto ufficialmente soltanto nel 2004. La data scelta per ricordare le vittime è il giorno in cui, nel 1947, fu firmato il Trattato di pace di Parigi, che assegnava alla Jugoslavia l’Istria, la Dalmazia e la maggior parte della Venezia-Giulia.
Nonostante l’istituzione del Giorno del ricordo, il 10 febbraio appunto, fortemente voluto dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, nonostante il dibattito che da anni imperversa su questo tema, il dramma delle foibe resta sconosciuto ai più, quasi fosse una pagina rimossa della seconda guerra mondiale.
La storia delle foibe non è mai stata raccontata fino in fondo. Dopo decenni di silenzio, di oblio e di oscuramento, si è manifestata la volontà di raccontare le cose così come sono andate, di dare un imprimatur nei libri di storia. Fiumi d’inchiostro sono stati sparsi: articoli di stampa, saggi, libri hanno affrontato la questione. Il risultato è che la maggior parte degli italiani non conosce il significato preciso della parola e non associa nulla al termine foiba. In Italia non c’è la consapevolezza di quanto è accaduto. Per troppo tempo queste storie sono state coperte da una disinformazione colpevole e di parte. Da più di settant’anni le migliaia di italiani trucidate dalle truppe titine attendono ancora di avere giustizia e, soprattutto, di essere ricordate con la massima dignità e la commossa deferenza dovute a chi, come loro, è stato vittima innocente della volontà sterminatrice di un
regime dittatoriale sanguinario e prevaricatore. Erano italiani e moltissimi sono morti per il solo fatto di esserlo e per non averlo voluto rinnegare.
“I morti delle foibe appartengono alla sterminata schiera di vittime delle follie ideologiche, dell’intolleranza, delle pulizie etniche che hanno attraversato il Novecento e l’Europa, e di una capacità di odiare e di disprezzare di cui l’umanità, anche in questo secolo, non pare riuscire a liberarsi” – Walter Veltroni, dalla prefazione del libro Sopravvissuti e dimenticati di Marco Girardo.
Le foibe rappresentano ancora oggi l’estremo grado di efferatezza e di barbarie a cui può arrivare l’essere umano. Tuttavia questo episodio deve essere ormai liberato da ogni strumentalizzazione politica, per essere consegnato alle coscienze come un delitto contro l’umanità.

Campi di concentramento, foibe, deportazione. Ferite mai rimarginate!
Purtroppo, la storia, non sempre è magistra vitae.

Cettina Giallombardo

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