Recensioni – Nel buio ricami di luce, poesie di Angelo Abbate edite da Thule

Copertina

“La poesia di Angelo Abbate è come uno specchio che riflette ciò che giace nel profondo della sua anima, ciò che non tutti riescono a cogliere anche dopo una breve conversazione. Dietro il suo piglio energico e determinato, si trova uno spirito sensibile che attinge continuamente da una fonte inesauribile di ispirazione, che è la vita” scrive il poeta palermitano Pietro Vizzini nella sua nota critica inserita nell’ultima raccolta di poesie del poeta Angelo Abbate Nel buio ricami di luce. L’opera è stata pubblicata nel mese di dicembre 2019 dalla casa editrice Thule diretta dal professore, poeta e saggista Tommaso Romano.

La raccolta di poesie di Angelo Abbate si presenta in effetti come un affresco composto da numerose sfaccettature, che immergono il lettore nel mare vasto dell’esistenza, frutto della sensibilità e dell’impegno sociale dell’autore. Una sorta di quadro tridimensionale che tocca, attraverso i versi, temi diversi tra loro divenendo un percorso variegato e multiforme.

Montagne di nubi oscurano il cielo                                                                              un’arcana foschia avvolge la sera.                                                                              Tra le pieghe della pelle                                                                                                  un freddo insolente si insinua                                                                                      s’ode il crepitio della pioggia                                                                                        che lentamente scivola, viscida,                                                                                    nel cuore di una notte di ghiaccio                                                                              che non ristora il sonno                                                                                                  e non assopisce le inquietudini                                                                                      stagnanti tra le anse della perfidia…

Esordisce così l’autore con la prima poesia che, partendo dalla descrizione poetica di un evento atmosferico, conduce nel suo progredire nelle pieghe dell’esistenza, connotata da rapporti con le persone che si frantumano, fino al desiderio accorato di pace nutrito dall’ indomita speranza che non si esaurisce mai. Ecco la sensibilità di Angelo Abbate, citata da Pietro Vizzini, che si materializza sin dai primordi della raccolta e che viene confermata quando l’autore ne Il cielo di Aleppo rivolge la sua attenzione alla sofferenza generata dalla guerra in particolare nei più piccoli… dell’innocenza spogliati i bambini dei sogni e dei giochi privati in freddi e improvvisati giacigli…

Pietro Vizzini

Ed ancora ne I ragazzi speciali, poesia dedicata a chi vive la propria esistenza in una diversa abilità che non amano arrampicarsi sulle pareti lisce il sabato sera non fanno le ore piccole…

Non mancano nella raccolta di Angelo Abbate accorati e amorevoli richiami alla famiglia come nelle poesie Vecchio padre, Giulia e Perché madre e poi un riferimento alle antiche civiltà nelle poesie Pantalica e Dalle ceneri rivive Himera.

Non poteva mancare nell’opera un riferimento al mare in particolar modo nella poesia …Nel mare dell’oblio… e nella poesia All’amico navigante, considerato che l’autore è stato Ufficiale delle Capitanerie di Porto, esperienza di vita che lo ha certamente arricchito e condotto a guardare il mondo con gli occhi dell’altro.

Nessun poeta, penso, può avere soffocato in via definitiva l’Io bambino che è in ciascuno di noi e nemmeno il sentimento dell’amore romantico. Per quanto riguarda Angelo Abbate ne è testimonianza la poesia Girotondo d’amore che ricorda i giochi dei bambini nel suo titolo, per poi virare nella descrizione di un amore sofferto e caratterizzato dalla partenza senza nessun ritorno e dalla conseguente attesa di un nuovo giorno, metafora utilizzata per rappresentare la rinascita perché no nella sfera amorosa:

Un’altra partenza                                                                                                      per un viaggio che non ha ritorno                                                                             la malinconia silente mi avvolge                                                                      fremiti d’inquietudini mi rincorrono                                                              lacrime asciutte inondano il mio cuore                                                            spasimi di ghiaccio mi attanagliano                                                                         in un gelido sepolcro di nebbia…

La silloge è arricchita da alcuni dipinti del maestro Carlo Puleo a partire dalla prima di copertina che porta il titolo della stessa. La prefazione è curata dallo storico e critico letterario Giuseppe Bagnasco, le postfazioni sono delle poetesse Dorothea Matranga e Maria Antonietta Sansalone. Note critiche di Tommaso Romano e Pietro Vizzini.

Riflessioni – 11 settembre 2001 l’attacco alle Torri Gemelle a New York

Oggi ricorre il diciannovesimo anniversario dell’eclatante quanto disastroso attacco alle torri gemelle a New York. Sono passati già ben diciannove anni da quel terribile giorno, che seminò morte e distruzione ad opera di un numero imprecisato di terroristi, che misero in atto un piano criminoso con l’obiettivo di cambiare le sorti dell’umanità. Obiettivo in parte raggiunto, basti pensare alle numerose iniziative che i governi sono stati costretti ad attuare per la protezione dei cittadini, al conseguente scoppio della Seconda Guerra del Golfo, che contribuì a destabilizzare a macchia di leopardo l’area della Penisola Araba e Mediorientale, ma anche ai successivi e numerosi attacchi terroristici in Europa e negli Stati Uniti, per emulazione o per effetto di un piano ben congegnato. Una sorta di bomba ad orologeria che deflagava ogni qualvolta le lancette dell’orologio segnavano l’ora x.

La mia riflessione vuole essere un omaggio, ma non solo, a tutte le vittime delle guerre di ogni epoca e di ogni area geografica e naturalmente vuole essere di auspicio, utopico certamente, perché la pace si impossessi dell’umanità e diventi pandemica, anche se il riferimento dell’aggettivo oggi porta la mente al ben noto problema del Covid-19.

In un mio post datato 30 ottobre 2013 intitolato Il Grande Fratello mettevo in evidenza il fatto che i governi centrali dell’Occidente, in seguito agli attacchi terroristici di cui ho parlato, hanno dalla loro la possibilità di promulgare e attuare tutta una serie di leggi atti a controllare ogni nostro comportamento: sul web, nelle comunicazioni, legato all’economia, sul territorio. Avendo come scopo primario, essenziale e condivisibile la protezione dei cittadini. Auspicavo ed auspico ancora oggi che non venga meno un minimo di protezione della privacy dei cittadini o quanto meno che venga utilizzata esclusivamente ai fini della mantenimento del bene comune. Pertanto la domanda chi controlla il controllore rimane sempre molto attuale!

Le contromisure perché tutto proceda in maniera democratica, rimangono nelle mani dei legislatori, delle costituzioni, delle leggi, dei giudici che devono permettere ai cittadini di potere continuare ad esprimere la propria posizione, di potere dare un indirizzo alla politica, in altre parole di potere determinare il proprio destino in base alle maggioranze democraticamente elette.

Quanto sta succedendo con il Covid-19 mette molta paura e molta ansia e si innesta con il discorso del controllo. Anche in questo caso chi detiene il potere costituito ha a disposizione, per i fini legati alla distruzione del virus, la possibilità di determinare nuove misure restrittive delle popolazioni. Infatti sempre più voce in capitolo hanno i negazionisti e alte si levano le proteste, soprattutto sui social, di chi vive tutto questo come l’affermarsi sempre più invadente del Grande Fratello.

Magazine – Editoriale di Gabriella Maggio sul Vesprino di luglio e agosto

Ricevo e pubblico volentieri l’editoriale di Gabriella Maggio inserito nel Vesprino del mese di luglio e agosto 2020.

Gabriella Maggio
Gabriella Maggio

EDITORIALE DI LUGLIO-AGOSTO
Care Amiche, Cari Amici ad agosto, un potente despota, il conformismo, spinge uomini e donne fuori dalle città per andare in vacanza. Chi fa il tentativo di sottrarsi all’obbligo viene considerato diverso. Queste parole all’incirca usava lo scrittore , giornalista e poeta Dino Buzzati sul Corriere della sera del 28 luglio 1967, affrontando l’argomento vacanze. Il fatto è, continuava lo scrittore, che le vacanze estive, natalizie, week-end con ponti più o meno prolungati non sono più una scelta volontaria, ma un dovere sociale, più dello stesso lavoro, considerato solo come mezzo per pagare le vacanze.

Una forza irresistibile preme sulla nostra coscienza e soprattutto sul nostro inconscio, fatta di servizi giornalistici, trasmissioni radio e televisive, pubblicità di luoghi incantevoli, merce esposta nei negozi, che invitano incessantemente a pensare al riposo della vacanza. Raggiunto il luogo di vacanza però non ci sarà affatto riposo, soltanto una marcia forzata continua per non sprecare tempo ed occasione, passando da uno svago all’altro che è sempre imperdibile. Questo complessivamente il senso dell’articolo di Buzzati, riproposto da 7  il supplemento del Corriere della sera il 7 agosto di quest’anno. Niente è cambiato da allora. Neppure in questi tempi difficili di pandemia molti hanno potuto rinunciare alla vacanza. Trascinati dalla sua atmosfera di libertà si sono abbandonati all’atteggiamento spensierato e intraprendente di chi a tutti i costi cerca lo
svago, incuranti delle misure di prevenzione contenute nelle ordinanze.

Così poco per volta sono aumentati i contagi da Covid -19 complicando la gestione e la ripresa di alcune attività importanti come la scuola. Col virus si deve convivere, continuano a dire i virologi, tutti d’accordo almeno su questo, quindi tutti a tutte le età dobbiamo rispettare delle regole se non vogliamo tornare indietro alle restrizioni dei mesi invernali.

Soltanto il vaccino potrebbe risolvere la situazione, ma ancora passeranno dei mesi. Certamente dopo il recente lockdown è difficile resistere al despota della vacanza, ma andare così allo sbaraglio è un’altra cosa.

Gabriella Maggio

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Protagonisti – Dal genere thriller al giallo per ragazzi dello scrittore Carlo Legaluppi

Lo scrittore Carlo Legaluppi è nato nel 1957 a Manciano, in provincia di Grosseto. Giovanissimo, si è trasferito nel capoluogo, dove risiede tuttora con la moglie e le due figlie. Ex Dirigente Centrale di un primario gruppo bancario, è uno dei soci fondatori dell’Associazione Letteratura & Dintorni di Grosseto e attualmente ricopre l’incarico di vicecoordinatore del Comitato Promotore del Premio Letterario Toscana. Organizza eventi, rassegne e premi letterari, sovente in collaborazione con associazioni di volontariato.

Carlo Legaluppi

La Nuova Inquisizione – Redde Rationem (Alter Ego, 2019) è il terzo libro scritto da Carlo Legaluppi, dedicato alle avventure dell’ex capitano del SAS inglese Sir Alexander (Alex) Martini-Miller, seguito ideale de La ottava croce celtica – Nulla è come sembra (Alter Ego, 2016) e La morte viene dal passato – Nubi scarlatte (Alter Ego, 2017).

I tre thriller hanno ricevuto vari premi e riconoscimenti in concorsi letterari nazionali e internazionali e sono stati presentati in circa 150 eventi e rassegne in località italiane. Per tali libri l’autore devolve il 50% dei propri diritti d’autore a La Farfalla Associazione cure Palliative Loretta Borzi Onlus di Grosseto.

Con la figlia Vanessa ha pubblicato per ALA Libri, nel 2019, il giallo illustrato per ragazzi Il mistero del caveau, prima opera della serie Conigli, delitti e faccende misteriose. Vanessa Legaluppi ha anche realizzato alcune immagini grafiche del thriller La nuova inquisizione – Redde rationem.

Nella tua nota biografica, che riassume il tuo percorso letterario, spesso ricorrono le parole volontariato e donazione. Per entrare nel merito basta ricordare che devolvi il 50% dei tuoi diritti d’autore a La Farfalla Associazione cure Palliative, Loretta Borzi Onlus di Grosseto. Una sorta di fil rouge che caratterizza la tua attività letteraria. Come e perché nasce l’idea di devolvere buona parte dei tuoi proventi per aiutare chi ha bisogno?

Carlo Legaluppi – Nel pubblicare il primo libro ho pensato che avrei potuto sfruttare l’occasione per supportare l’attività di una delle tante associazioni di volontariato che in provincia di Grosseto stanno portando avanti un’importante azione di sostegno e di aiuto nei confronti di soggetti bisognosi di cure e assistenza. Una rete di solidarietà che abbraccia tutto il territorio provinciale, rappresentata da donne e uomini che possono essere definiti a pieno titolo gli eroi del nostro tempo. In questo ambito, ho scelto La Farfalla, della quale condivido finalità e modus operandi.

Di cosa si occupa nel dettaglio l’Associazione La Farfalla e come è possibile contribuire con donazioni?

Carlo Legaluppi – La Farfalla Associazione Cure Palliative O.D.V. offre gratuitamente assistenza domiciliare e sostegno psicologico ai pazienti in fase avanzata e terminale di malattia, nonché alle loro famiglie. Per donare il 5Xmille basta indicare nella dichiarazione dei redditi il codice 92064910539. Inoltre nel sito dell’associazione – finestra Come sostenerci – sono illustrate tutte le modalità (bonifico, assegno circolare, donazioni in memoria o in ricordo, lasciti, ecc…) attraverso le quali si può sostenere la onlus.

Tre sono thriller libri che hai pubblicato. Come e da che cosa nasce l’ispirazione per trattare un tema che ha un impatto emozionale notevole sui lettori?

La nuova inquisizione – copertina

Carlo Legaluppi – Nasce innanzitutto dalla passione per la lettura e, in particolare, per il genere thriller e il romanzo storico. Non a caso nei miei libri faccio sovente riferimento a situazioni del passato, come a esempio l’inquisizione, le crociate, il conflitto nordirlandese tra cattolici e protestanti. Dopodiché, nel delineare trame di fantasia con risvolti verosimili, prendo spunto da fatti reali che hanno avuto o possono avere impatti significativi sulla nostra società e sul nostro vivere civile. Cito a titolo esemplificativo le passate elezioni statunitensi, i depistaggi operati dai servizi segreti, il fanatismo politico e religioso, gli episodi di pedofilia nei quali sono rimasti coinvolti vari prelati cattolici, l’indiscriminato uso di gas nervino contro popolazioni inermi.   

Hai organizzato circa 150 presentazioni dei tuoi libri in eventi e rassegne in giro per l’Italia. Come hai rimodulato il tuo approccio con i lettori in tempo di Covid-19?

La morte viene dal passato – copertina

Carlo Legaluppi – Anche per me l’era Covid 19 ha ovviamente determinato l’annullamento di numerose manifestazioni già programmate. Ho cercato di sopperire a ciò intensificando tutti i possibili eventi on line, dirette, interviste, video e mantenendo una più assidua presenza sui social,segnatamente Facebook e Instagram. Ho anche approfittato per rafforzare i contatti con vari soggetti con i quali stiamo piano piano ricominciando a realizzare incontri incentrati su generi culturali diversi:letteratura, poesia, musica, pittura, fotografia, teatro, volti anche a valorizzare i prodotti del territorio.  

Evolvi poi in un genere simile, il giallo per ragazzi, ma diverso per target, dimostrando eclettismo e creatività, peraltro coadiuvato da tua figlia Vanessa che hai valorizzato anche come disegnatrice. In una tua recente presentazione a Palermo ti ho visto particolarmente entusiasta riguardo questo progetto. Raccontaci.

Carlo Legaluppi – Credo che per un genitore avere il privilegio di realizzare qualcosa assieme ai propri figli sia una delle opportunità più belle e gratificanti che possano capitare. Ciò premesso, la mia primogenita Vanessa ha svolto sin dall’inizio un ruolo importante nella mia attività letteraria. Prima incoraggiandomi a scrivere, poi entrando a far parte del piccolo comitato di lettura che esamina preventivamente i miei manoscritti inediti e, infine, mettendo la sua abilità di grafica al servizio dei miei libri e di alcuni eventi ai quali ho preso parte. Da qui a dare vita a un giallo per ragazzi, scritto a quattro mani, il passo è stato breve. E’ nato così Il mistero del caveau, del quale Vanessa ha curato sia la copertina che le tavole illustrate. L’opera costituisce il numero zero della serie Conigli, delitti e faccende misteriose, che vede i conigli in veste d’inusuali investigatori.     

La ottava croce celtica – copertina

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Devo dire che la cosiddetta carne sul fuoco è veramente molta. Ho da poco terminato di scrivere due nuovi thriller e ne ho iniziati altri tre. Inoltre, Vanessa sta dedicandosi alle illustrazioni del secondo giallo per ragazzi, il cui testo è già praticamente definito. Il prossimo passo sarà quindi di cominciare a pensare alla pubblicazione di queste nuove opere. Sto altresì curando l’uscita di una raccolta di racconti scritti da alcuni autori, con la collaborazione di un fotografo e di un disegnatore. A tutto ciò si sta affiancando la presentazione di opere di altri scrittori, la realizzazione di una nuova rassegna di gialli e la ripresa delle presentazioni dei miei libri. Inoltre, nel prossimo mese di ottobre si terrà la premiazione della prima edizione del Premio Letterario Toscana. Spero altresì di poter riavviare a breve l’iter del Premio Letterario riservato alle classi delle scuole superiori di Manciano, il comune maremmano dove sono nato. Potrei proseguire elencando anche altre iniziative che ho in testa, ma preferisco non fornire ulteriori anticipazioni per non rovinare la sorpresa a tutti coloro che mi seguono e mi sostengono con affetto ed entusiasmo.         

L’angolo di Cinzia Baldazzi – Intervista allo scrittore Emanuele Sapuppo

Emanuele Sapuppo

di Cinzia Baldazzi

Nel settembre del 2015 Emanuele Sapuppo, all’epoca quarantenne, parte da Roma senza una destinazione prestabilita. Ha in tasca solo venti euro, il minimo necessario nello zaino per dormire e cambiarsi, e cinquanta copie de Il risveglio di Jacopo Canegatti, il suo primo romanzo appena pubblicato. È una sfida con se stesso: dimostrare come si possa provvedere al sostentamento solo scambiando e barattando il proprio libro. Torna a casa dopo aver percorso per trenta giorni il nord e il centro Italia. Racconta l’esperienza ne Il barattatore di libri, opera che ha avuto una diffusione capillare anche grazie al gran numero di persone incontrate durante il viaggio e rimaste poi in contatto. Emanuele ha nel frattempo scritto il suo terzo libro, 108 aforismi per un viaggio, rigorosamente prodotto in self-publishing come i precedenti.

Lo scrittore siciliano Gesualdo Bufalino consigliava amaramente a ogni scrittore esordiente il mestiere di agente di Borsa: «Se uno non ha uno stipendio non può fare il poeta». Dopo diciannove anni di lavoro, hai abbandonato il posto fisso. Da quel momento, qual è diventata la tua attività principale?

Emanuele Sapuppo – Gesualdo Bufalino era anche un maestro nel gioco degli scacchi. A tal proposito mi viene da citare un aforisma: «La vita è una partita a scacchi in cui l’avversario è il tempo». Ecco, bisogna innanzitutto giocare e giocarsela, questa vita, facendo affidamento alla fede che innanzitutto nutriamo verso noi stessi. E lasciando il posto fisso ho avuto da subito una ricchezza immensa: il mio tempo. Inizialmente pensai di insegnare yoga; piano piano lasciai anche l’attività attoriale, nel contempo iniziai a scrivere testi differenti da quelli che fino allora scrivevo, ossia teatrali. In due anni circa scrissi il mio primo libro, Il risveglio di Jacopo Canegatti, e successivamente gli altri, affinché la mia attività principale divenisse quella dello scrittore.

9 settembre 2015: la partenza da Roma. Chi sapeva di questa tua decisione? Chi avevi avvertito?

Emanuele Sapuppo – Quando partii, nessuno sapeva del viaggio che avrei fatto. Era per me la conferma e la risposta a quello che già sapevo dentro di me, e cioè che nella vita “tutto arriva se lo pensi con il cuore”, tutto si manifesta se intraprendi il solco giusto, se segui la tua verità. Ecco cosa cercavo: questa risposta.

Ti sei ritrovato all’imbocco dell’autostrada Roma-Firenze: perché con destinazione Nord e non verso il Sud?

Emanuele Sapuppo – Uscendo di casa intorno alle due di pomeriggio, senza soldi e senza mèta, o meglio solo con venti euro, non avevo una destinazione: seguii l’istinto e la direzione fu quella del Nord Italia. Ma non è stato pensato.

Il barattatore di libri

L’itinerario di questi trenta giorni di viaggio è stato: Roma, Terni, Falconara, San Marino, Bologna, Padova, Milano, Bergamo, Cecina, Pisa, Falconara. Sono tutti approdi casuali o almeno qualcuna di questi era prestabilito?

Emanuele Sapuppo – Nessuna città è stata decisa prima della partenza. Durante il cammino ho voluto soggiornare in alcuni centri spirituali di cui sapevo l’esistenza, forse questa è stata l’unica scelta che mi ha portato in alcune città. A Bergamo ne approfittai per far visita a una cugina che non vedevo da molti anni.

Uno degli incontri cruciali è stato con la giovane Anna…

Emanuele Sapuppo – Incontrai Anna a Falconara subito dopo la sveglia della mia prima notte (avevo dormito in spiaggia con il sacco a pelo). Arrivai in stazione. Questa ragazza aspettava il treno per andare a lavorare. Mi avvicinai, le proposi di leggere il mio libro e lei in cambio mi diede il prezzo pieno, ossia otto euro. Ci scambiammo l’amicizia su Facebook e durante il viaggio spesso mi chiedeva dove mi trovassi: mi scrisse inoltre che se fossi passato di nuovo nelle Marche mi avrebbe ospitato. Che dire, un altro miracolo. Anna, seppur non conoscendomi, attraverso il mio libro capì che poteva fidarsi, e questa sua apertura cominciava a farmi vedere che nell’invisibile si osserva attraverso il cuore l’anima delle persone. E Anna ne aveva una molto grande.

Se Anna non ti avesse richiamato nelle Marche, dove avresti proseguito?

Emanuele Sapuppo – Avrei continuato per il Centro e poi il Sud, ma Anna è stata una pedina importante di questa partita. E, come si usa fare negli scacchi, con lei c’è stato, come dire, un bell’«arrocco».

Cosa ti avrebbe spinto verso il Meridione?

Emanuele Sapuppo – Sono nato a Roma ma le mie origini sono catanesi. Ho sempre sentito un attaccamento molto forte a questa terra: il solo pensiero di traghettare verso l’isola mi fa sentire un brivido forte, ogni volta che mi immergo nei ricordi. Specialmente quando, per i miei primi quarant’anni, decisi di fare un viaggio “in solitaria” per tutta la Sicilia. Arrivai il giorno del mio compleanno, il 24 luglio, in provincia di Catania, nei comuni di nascita dei miei nonni paterni e materni, Gaetano Sapuppo e Francesco Pedi, per richiedere i loro atti di nascita e riportarli incorniciati in un quadro ai miei genitori. Insomma, fu un vero ritorno alle origini.

Hai dichiarato che il viaggio si è configurato anche come una battaglia contro le proprie paure. Di cosa avevi paura?

Emanuele Sapuppo – Quella più grande era di ritrovarsi non soli, ma soli con se stessi. E dunque fare i conti con il proprio sé, con la propria anima. Grazie al cielo mi sono “trovato” e “ritrovato”. Diventando sempre di più mio amico.

I mezzi di locomozione: pullman, treno, autostop, BlaBlaCar…

Emanuele Sapuppo – Sì, è vero, ma anche molta strada percorsa a piedi, anzi, soprattutto a piedi, con appresso uno zaino, il sacco a pelo e cinquanta libri da barattare.

A proposito di zaino: conteneva un’agenda, una penna, lo Smartphone collegato a Facebook e WhatsApp, alcuni libri, pochi indumenti. Sembrano i mezzi magici necessari all’eroe delle fiabe per condurre a termine l’impresa…

Emanuele Sapuppo – Quando preparai lo zaino non ho pensato nello specifico a cosa portare. Mi piaceva l’idea della penna stilografica. Per i social non era importante, dato che non avevo alcuna intenzione di comunicare gli spostamenti che man mano facevo.

Ma forse il vero mezzo magico è stato il tuo libro, che hai portato con te nella misura di cinquanta esemplari. In base a cosa hai pensato che la tua opera potesse provvedere al sostentamento?

Emanuele Sapuppo – A dire il vero ero così fiducioso nell’impresa che avrei potuto barattare qualsiasi cosa. Certamente i miei libri sono stati il carburante necessario per partire e continuare il viaggio, ma oggi sono sicuro che se avessi avuto anche, per dire, cinquanta accendini, avrei svolto ugualmente questa avventura con successo. L’energia che nutrivo dentro di me era la vera fonte di forza a sostenermi.

Secondo un detto latino, «carmina non dant panem». Nel Satyricon, Petronio scriveva: «Amor ingenii neminem umquam divitem fecit» (L’amore dell’ingegno non ha mai fatto ricco nessuno). Nel Canzoniere, Francesco Petrarca parlava di una filosofia «povera e nuda», mentre Ludovico Ariosto nelle Satire raccontava di non aver abbastanza monete da comperarsi un mantello. Cosa ne pensi?

Emanuele Sapuppo – Senza nulla togliere a queste menti eccelse, agli aforismi come saggezza e perle di vita, penso anche io che la poesia non arricchisca materialmente. Sappiamo però quanto possa riempiere la tasca del cuore, un cuore straripante di emozioni e di gioia nel sapere che il lettore possa provare un sentimento nella lettura di un’opera. Lo stesso Emilio Salgari, che scrisse a più non posso, non se la passava affatto bene. Sono comunque certo che ognuno abbia un parametro diverso di ricchezza, e tutto parte da lì. Alcuni cinici greci con un solo mantello si sentivano assolutamente ricchi.

Tu parli di baratto, perché in molti casi l’offerta di un libro in dono ha suscitato nel tuo interlocutore un moto di riconoscenza che si è tramutato, ad esempio, in un pasto, o nell’ospitalità per una notte. Questa forma di baratto è definita “semplice” o “diretta”. Avevi davvero fiducia in questo scambio commerciale di beni senza passaggio di moneta?

Emanuele Sapuppo – Assolutamente sì, ero conscio che nel dare si riceve, e in ogni forma. È vero, i miei interlocutori erano entusiasti: questa esperienza di scambio era la stessa che avevano da sempre pensato, ma senza il coraggio di metterla in pratica. Dunque, per loro ero il compimento di un’impresa a loro cara.

In altre occasioni il libro è stato invece venduto, quindi con un corrispettivo monetario in cambio, a sua volta però servito per acquistare quanto desiderato (cibo, biglietti ferroviari). Questa forma è chiamata baratto “multiplo” o “indiretto”.

Emanuele Sapuppo – Proprio così, “indiretto”, dato che le somme ricevute servivano appunto per continuare nel viaggio. Mi ricordo quando ebbi in cambio la somma di venti euro per un libro da Elena, proprietaria del ristorante “I Navigli”, incontrata mentre stavo andando all’ostello che si trovava dietro la via del suo locale. Dormire una notte mi costò esattamente la stessa somma, dunque fu un vero baratto “multiplo”. Quando il custode mi disse la cifra che avrei dovuto pagare per la notte, rimasi senza parole: in tasca avevo ancora i venti euro che Elena mi aveva appena dato.

Come sai, gli scrittori hanno quasi sempre nei confronti dell’argomento “soldi” un atteggiamento di negazione, di diminuzione o di aristocratica noncuranza. Alla sovrana ritrosia degli autori si aggiunge il top secret da parte delle case editrici. Tu hai scelto, almeno credo, di aggirare la questione saltando a piè pari il momento della corresponsione di denaro e proponendo il baratto. Fino a quando, nella piazza centrale di Padova, ti sei trovato con un incasso di 200 Euro. Cosa hai provato in quel momento?

Emanuele Sapuppo – La realizzazione del sogno che avevo fatto sin dalla partenza, questo ho sentito. La magia che ogni cosa dolcemente si stava realizzando, e noi siamo gli unici autori e – metaforicamente parlando – gli editori della nostra vita.

108 aforismi per un viaggio

Il libro che hai barattato era Il risveglio di Jacopo Canegatti. Quando lo hai scritto? di cosa parla?

Emanuele Sapuppo – Successivamente al licenziamento incominciai a scrivere, più o meno nel 2011. È un giallo ambientato nella vecchia Roma. Narra della presa di coscienza da parte di un uomo che, ricercando un vecchio amore, finisce per ritrovare se stesso, attraverso un cammino profondo che si snoda nel suo vero “sé” e non meno nei vicoli di Roma. “Esoterico” ma anche “essoterico”. Questo romanzo, frutto di un’auto-pubblicazione in totale autonomia e libertà, mi ha portato in Campidoglio, nel 2014, a ricevere il premio Personalità Europea Categoria Scrittori Roma Capitale. Lo ricordo in quanto stava accadendo qualcosa di veramente magico, e questo solo perché avevo cominciato a seguire naturalmente la mia via.

L’esperienza del 2015 è stata poi descritta nel successivo in Il barattatore di libri, uscito nel 2018, tre anni dopo il viaggio…

Emanuele SapuppoIl barattatore di libri è un vero dono. Da solo ha testimoniato in tutta Italia il viaggio che ho compiuto e nello specifico il messaggio che volevo comunicare: la fede e la verità ti conducono senza ostacoli verso la serenità. Non ho altre spiegazioni in merito, dato che il numero di copie vendute è stato da subito elevato e, ripeto, senza una casa editrice, essendo anche questo realizzato in self publishing.

Quale tipo di diffusione ha avuto?

Emanuele Sapuppo – In breve tempo il libro si è fatto conoscere in tutta la penisola attraverso il passaparola: ero infatti rimasto in contatto con molti amici conosciuti durante il viaggio del 2015. Magicamente, alcune persone che lo lessero mi chiesero di andarlo a presentare nelle loro città. Nel 2019 ho portato Il barattatore di libri in venti città e paesi in tutto il Nord e Centro Italia. È un miracolo che si è avverato.

Il barattatore di libri potrebbe configurarsi quasi come un “romanzo di formazione”: nella regola classica del genere, il protagonista, alla fine, è molto diverso da come era all’inizio, in un percorso di maturazione intellettuale, morale, spirituale. Vale anche per te? E in che modo?

Emanuele Sapuppo – Questo mi riconsegnano i lettori dopo aver apprezzato Il barattatore di libri: al di là del mio cambiamento, quello che mi dona più gioia è nel sapere che questo racconto sta aiutando molte persone a intraprendere un cammino, a sentirsi più coraggiose nell’affrontare i problemi quotidiani, ad avvertire un amore per se stessi che prima non avevano o, meglio, a iniziare a sentire e capire che non c’è altra via che quella della propria conoscenza.

Nel 2000 avevi cominciato a frequentare comunità sikh e induiste. Hai frequentato le comunità Hare Krishna, ti sei ispirato ai maestri Osho e Krishnamurty, hai imparato e insegnato lo yoga.

Il risveglio di Jacopo Canegatti

Emanuele Sapuppo – Durante i momenti di angoscia, di dolore, di sofferenza che la vita mi aveva messo davanti, ho iniziato a ricercare qualcosa che forse non ho mai avuto il coraggio di scovare prima. Questi maestri mi hanno aiutato nel seguire un solco per arrivare ad amarmi. Molte le scuole, molti i maestri: ma per arrivare sempre a un unico, vero insegnante: il mio maestro interiore. Insomma, noi siamo gli unici leader di noi stessi, prima di tutto.

Allo stesso tempo, hai mantenuto viva la spiritualità cristiana. A San Marino hai seguito la messa con le monache e visitato il monastero di Santa Chiara; a Bologna hai cantato e mangiato in una congregazione gesuita africana; a Padova, nella basilica di Sant’Antonio, hai pregato davanti alla tomba del santo; sei partito alla volta di Bergamo per visitare la casa di papa Roncalli a Sotto il Monte.

Emanuele Sapuppo – Dopo varie esperienze spirituali, mi sono accorto che l’unica via è quella di essere aperti al tutto, abbracciare qualsiasi strada, viaggiando ai margini ma cogliendo gli aspetti migliori, senza farsi rapire da sètte o gruppi che ti indottrinano in un solo credo.

Una simile forma di sincretismo si ritrova anche nelle varietà delle epigrafi che scandiscono ogni capitolo de Il barattatore di libri: Protagora, Socrate, Plotino, Seneca, Marco Aurelio, Francesco d’Assisi, Cristoforo Colombo, Voltaire, Tiziano Terzani.

Emanuele Sapuppo – A me è caro ogni insegnamento di questi grandi maestri. Protagora diceva: l’uomo è misura delle cose, Socrate induceva a conoscere se stessi, Marco Aurelio nei Pensieri a gioire della morte. Grato a tanto. Non potevo non riportarlo in questo scritto. Al proposito, mi viene in mente Diogene di Sinope, il quale ammoniva: «L’uomo ha complicato ogni singolo semplice dono degli Dei». Egli fu la prima persona a utilizzare il termine “cosmopolita”. E sapete come rispose al filosofo Diodoro Crono che negava il movimento? Mettendosi a camminare.

Un passo indietro, per parlare della tua attività in teatro. Per quanto tempo si è protratta?

Emanuele Sapuppo – Ho lavorato per quindici anni con vari artisti del panorama italiano. La carriera di attore è stata una parentesi importante che mi ha donato la spontaneità nell’imparare a stare davanti al pubblico. Nutrivo sicuramente una forma di “ego” per voler apparire, o forse era solamente la voglia di farmi “riconoscere” per cominciare a “conoscermi”: insomma, propedeutica per arrivare di nuovo a comunicare, ma questa volta in una modalità differente.

Eri anche autore di testi?

Emanuele Sapuppo – Sì, scrivevo da solo quello che avrei poi recitato. Quei testi, una battuta o un dialogo – come avviene oggi per un libro – si manifestavano come “figli” su di un palco.

Ora invece un passo avanti: hai in programma una nuova partenza. Cosa pensi sia cambiato dal primo viaggio? Questa volta ti dirigerai verso Sud?

Emanuele Sapuppo – Riparto dopo cinque anni dalla prima avventura. In effetti riprenderò dal Sud: prenderò le mosse da San Giovanni Rotondo, da San Pio, ma questa volta su un monopattino. Un’avventura sicuramente diversa dalla prima, sulla quale non nutro aspettative se non quella di comunicare ancora una volta che nella vita dobbiamo osare e permetterci di essere felici.

Eventi – “Reset, 5 minuti esatti prima della fine del mondo” sotto un cielo di stelle a Isnello, regia di Elena Pistillo.

Nell’ambito della stagione estiva organizzata dall’amministrazione del comune di Isnello si è svolto, in una fresca serata di fine agosto, lo spettacolo teatrale Reset, 5 minuti esatti prima della fine del mondo, testo di Gianni Zichichi con la regia e la partecipazione dell’attrice Elena Pistillo.

L’evento è stato aperto dalla performance per voce e chitarra di Carmelo Piraino e Giuliano Fondacaro, che hanno intrattenuto il numeroso pubblico presente nel meraviglioso scenario di Piazza Santa Giovanna d’Arco nel comune madonita.

Attrice principale è stata Noemi Piccionello, bravissima nell’avere tenuto la scena per tutta la durata dello spettacolo che, secondo copione, prevede l’entrata in scena nella parte finale di Elena Pistillo.

In un mondo caratterizzato, se non addirittura inflazionato, dall’uso spasmodico delle tecnologie Noemi viene svegliata dalla voce sintetica, generata da una delle tante applicazioni contenute nel suo cellulare. Inizia così un dialogo surreale basato sul fatto che da lì ad un’ora il mondo sarebbe finito. Panico, ansia, difficoltà nel dovere fare delle scelte, ricordi, nostalgie, rimpianti, desideri si affollano nella mente di Noemi, incredula nel dovere affrontare una situazione che tutti incosciamente temiamo e che spesso ricorre nella filmografia moderna, ovvero la presa di potere delle intelligenze artificiali sull’uomo.

Il testo teatrale di Gianni Zichichi si incrocia perfettamente con la sensibilità della regista, in quanto utilizza lo stratagemma geniale e creativo messo in scena, per toccare alcuni dei temi sociali a lei cari e che si erano disvelati in altre opere. Cito a tal proposito lo spettacolo teatrale nel quale ha recitato insieme a Silvia Di Giovanna Le acque di mezzo di Gianfranco Perriera, Violenza vola via della stessa Elena Pistillo. Come già detto Reset 5 minuti prima della fine del mondo sottolinea l’uso esagerato delle tecnologie multimediali contenute nei cellulari, il caos nelle città, l’inquinamento, l’incapacità di comunicare, la dipendenza dalle tecnologie. Da sottolineare l’uso, in questo caso costruttivo, della tecnologia moderna per la proiezione di immagini significative sulla parete della scena, corredate dalla voce di Elena Pistillo per dare vita all’applicazione che dialoga con la protagonista.

Elena Pistillo

Eventi – L’ A.N.A.S. Zonale di Collesano, promuove la 3° Rassegna di Poesia denominata “Parole ed Emozioni Madonite”

Continuano a ritmo intenso le attività dell’Associazione Nazionale di Azione Sociale A.N.A.S. Zonale  di Collesano, guidata dall’instancabile presidente Antonino Vara e dei suoi tanti associati.

Antonino Vara

Sabato 22 agosto alle ore 21 presso il Castello medievale di Collesano, si svolgerà un incontro  tra i poeti proveniente da tutta la Sicilia, che hanno inviato le loro opere, nell’ambito di questa terza  Rassegna di Poesia “Parole ed Emozioni Madonite“,  iniziativa che rientra nell’estate  collesanese.

L’A.N.A.S. Italia zonale di Collesano, ha conferito la direzione artistica della manifestazione al poeta e scrittore palermitano Antonino Schiera

La Rassegna di Poesia “Parole ed Emozioni Madonite” si inserisce nel contesto dei progetti a carattere nazionale, che pongono al primo posto la cultura e vuole in qualche modo sensibilizzare l’arte e la poesia, massime espressioni dell’uomo che necessita di nutrire il proprio spirito e lo spirito degli altri.

In Italia abbiamo una grande tradizione per quanto riguarda le poesie e la letteratura in generale basti ricordare alcuni altisonanti nomi del passato quali, tanto per fare un esempio Giacomo Leopardi, Giovanni Verga, Giuseppe UngarettiAlessandro Manzoni, Ugo Foscolo, Luigi Pirandello, lo stesso Dante Alighieri che diede un’importante impronta alla nostra lingua italiana, che non dimentichiamo aveva visto i suoi natali presso la Scuola Poetica Siciliana sotto l’egida di Federico II.

In generale questo evento ha l’obiettivo di creare un’aggregazione sociale tra i poeti, che si esibiranno all’interno dell’anfiteatro naturale del castello medievale di Collesano, il tutto sotto la conduzione dell’animatrice culturale Patrizia Genova, di Antonino Schiera e con la chitarra narrante di Salvo Leggio artista locale.

Vi aspettiamo per questo evento importante di cultura .

Poesie – Rami di pesco di Ada Negri [Ribloggato da Cantiere Poesia]

Rami di pesco della poetessa Ada Negri. Buona lettura.

Cantiere poesia

Ferma al quadrivio, mentre piove e spiove
sotto l’aspro alternar delle ventate
schioccanti come fruste sulle facce
di chi va, di chi viene, una vecchietta
vende rami di pesco.
O primavera
per pochi soldi! O riso, o tremolio
di stelle rosee su bagnate pietre!
Scompare agli occhi miei la strada urbana
con fango e folla e strider di convogli
sulle rotaie, e saettar nemico
d’automobili in corsa. Ecco, e in un campo
mi trovo: è verde, di frumento a pena
sorto dal suolo: pioppi e gelsi intorno
con la promessa delle fronde al sommo
dei rami avvolti in una nebbia d’oro:
e peschi: oh, lievi, oh, gracili, d’un rosa
che non è della terra: ch’è di tuniche
d’angeli scesi a benedire i primi
germogli, e pronti, a un alito di brezza,
a rivolar da nube a nube in cielo.

ADA NEGRI

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Appuntamenti – Laura Ephrikian a Palermo per promuovere i suoi libri, ricordando il genocidio armeno [VIDEO]

Inizio questo post con una poesia scritta da Daniel Varujan poeta armeno contemporaneo, vittima del genocidio degli armeni.

Il pianto di Dio di Daniel Varujan (fonte La Sepoltura della Letteratura)

Quando nello spazio non si era ritirato
ancora il Nulla di questo Universo,
io credo che Dio cercasse qualcosa,
come rimedio alla ferita della noia.

In un istante girò intorno allo spazio,
e non trovò nulla tranne se stesso:
volle un’Essenza della sua Essenza: –
e la sua Essenza fu la sua eco.

Poi ritornando, triste e addolorato,
dal sordo Silenzio e dal cieco Nulla,
anche da loro volle qualcosa, ed essi
diedero se stessi, cioè non diedero nulla.

Quando Egli trovò l’Immensità così vuota,
provò un profondo, crudele dolore:
e sul Silenzio e sul Nulla
pianse dal cuore la sua disperazione.

Cadendo, le sue lacrime lo esaudirono,
formando ogni stella nel cielo: –
e come al Poeta anche a Dio,
per creare, fu necessario piangere.

Una tragedia e un crimine contro l’umanità che fino al 1973 il mondo ha ignorato. In quell’anno la Commissione dell’Onu per i diritti umani ha riconosciuto ufficialmente la deportazione e l’uccisione di un numero imprecisato di armeni. Si parla di circa un milione e mezzo di vittime causate da una scellerata politica militare, da parte dell’impero ottomano, tanto da potere essere definito come il primo genocidio del XX secolo.

Daniel Varujan

Volendo inquadrare brevemente l’evento dal punto di vista storico, è bene ricordare che il genocidio degli armeni fu condotto in un più ampio e ugualmente tragico quadro storico, ovvero quello della Prima guerra mondiale. I drammatici eventi, che segnarono in modo indelebile la comunità armena, si svolsero durante il conflitto armato, ma continuarono anche in una fase successiva al termine dello stesso.

Eventi tragici carichi di dolore che stanno tornando attuali, così come ha ricordato Laura Ephrikian nei suoi incontri palermitani, per via delle recenti tensioni tra l’Armenia e l’ Azerbaijan, che si colloca nel conflitto trentennale che vede contrapposti i due stati dell’ex Unione Sovietica.

Lo spunto della riflessione storica e poetica sul genocidio del popolo armeno nei primi anni del 1900, mi è stato dato dalla recente visita a Palermo dell’attrice e scrittrice Laura Ephrikian che per parte di padre è di origine armena. Nel programma palermitano era prevista la presentazione del libro epistolario Lettere a Laura dal mondo dei nessuno (Spazio Cultura Edizioni 2020) scritto insieme a Nino Mandalà.

Grazie all’iniziativa del dottor Francesco Anello presidente dell’Associazione Culturale Palermo Cult Pensiero che organizza il premio Premio Nazionale di Poesia Arenella Città di Palermo, Laura Ephrikian e l’editore Nicola Macaione, si sono incontrati per un giro culturale nel quartiere palermitano dell’Arenella. Prima tappa Villa Igea e a seguire Villa Mocciaro, I Quattro Pizzi e infine le suggestive grotte marine presso la Lega Navale di Palermo Arenella.

Laura Ephrikian e Nicola Macaione alla Lega Navale di Palermo Arenella

Galleria Fotografica

Eventi – Seta sul petto, presentazione a Cinisi

Seta sul petto, autori vari per Alessandro Di Mercurio.

Giovanna Fileccia "Io e il Tutto che mi attornia"

“Essenzialmente noi” con questo titolo ho scritto l’introduzione al libro “Seta sul petto” per mio marito Alessandro Di Mercurio che ora dimora nella parte destra del mio corpo.

Non so da dove io abbia preso, e continui a prendere, la forza per fare tutto quello faccio, forse dall’amore stesso. Come potete immaginare scrivere l’introduzione è stato difficile eppure ho voluto fortemente esprimere parte delle mie emozioni che adesso, dopo giorno 26, diventeranno di tutti. Come sempre sono fiera di me stessa come se io fossi Alessandro.

In SETA SUL PETTO ho inserito alcune foto di Alessandro, e poi ho inserito, nell’ordine in cui mi sono pervenuti, poesie, racconti, lettere, ricordi, scritti per lui da 20 artisti amici e da mia sorella: un segno d’affetto che si è trasformato in un libro a lui dedicato. Grazie a tutti voi per il sostegno psicologico e fisico, il vostro affetto è per me…

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Eventi – Recital “Poesie al tramonto.Una squadra per la poesia”.

Poesie al tramonto a Terrasini in provincia di Palermo…:

Giovanna Fileccia "Io e il Tutto che mi attornia"

NELL’AMBITO DELLE MANIFESTAZIONI EVENTI E SPETTACOLI ORGANIZZATI NEL COMUNE DI TERRASINI e DALL’ASSESSORE ALLA CULTURA ARIANNA FIORENZA, IL SALOTTO LETTERARIO SIMPOSIUM PARTECIPA CON L’EVENTO POETICO “POESIE AL TRAMONTO, UNA SQUADRA PER LA POESIA”.
PRESSO LA SUGGESTIVA TORRE ALBA .
VI ASPETTIAMO SABATO 18 LUGLIO 2020, ALLE ORE 19:00 PER RICOMINCIARE INSIEME NEL RISPETTO DELLE NORME VIGENTI PER IL COVID 19.

LINK DELL’EVENTO
https://facebook.com/events/s/recital-una-squadra-per-la-poe/276931060392080/?ti=cl

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=3696937003656194&id=100000197915199&sfnsn=scwspmo&extid=BgFu24xbJacfZGBW

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Aforismi e Pensieri Sparsi (7) ©

Ciao continua, la pubblicazione dei miei Pensieri e Aforismi Sparsi che giunge al settimo appuntamento con te, lettore del mio blog. Buona lettura e condivisione.

È di fondamentale importanza rimanere terreno fertile per i semi dell’ispirazione

Chi scrive con il cuore è normale che lasci qualche residuo di dolcezza

L’incontro con l’orizzonte è come carezzare il nostro infinito

Prima un’alba e poi un tramonto amandosi, mentre il mare incontra i ciotoli

Ho parcheggiato nell’antro di uno spazio angusto, il mio desiderio di incontrarti

Gli occhi continuano ad intrecciarsi senza un abbraccio, senza una stretta di mano

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Aforismi e Pensieri Sparsi (1)

Aforismi e Pensieri Sparsi (2)

Aforismi e Pensieri Sparsi (3)

Aforismi e Pensieri Sparsi (4)

Aforismi e Pensieri Sparsi (5)

Aforismi e Pensieri Sparsi (6)

Antonino Schiera (Tutti i diritti Riservati ©)

Poesie – Il canto della fanciulla di Giacomo Leopardi [Ribloggato da Cantiere Poesia]

In questa poesia di Giacomo Leopardi viene evidenziato l’approccio romantico all’amore del poeta, che può generare dolore. Soprattutto quando la donna desiderata diventa irraggiungibile e l’incontro amoroso, che si spera si possa perpetuare nel tempo, non si realizza.

Cantiere poesia

Canto di verginella, assiduo canto,
Che da chiuso ricetto errando vieni
Per le quiete vie; come sì tristo
Suoni agli orecchi miei? perché mi stringi
Sì forte il cor, che a lagrimar m’induci?
E pur lieto sei tu; voce festiva
De la speranza: ogni tua nota il tempo
Aspettato risuona. Or, così lieto,
Al pensier mio sembri un lamento, e l’alma
Mi pungi di pietà. Cagion d’affanno
Torna il pensier de la speranza istessa
A chi per prova la conobbe.

GIACOMO LEOPARDI

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Magazine – Editoriale di Gabriella Maggio sul Vesprino di maggio

Ricevo e pubblico volentieri l’editoriale di Gabriella Maggio inserito nel Vesprino del mese di maggio 2020.

Gabriella Maggio
Gabriella Maggio

Care Amiche, Cari Amici pare che in questo mese di maggio stiamo uscendo dalle restrizioni causate dal Covid-19, almeno le più gravi. In questo mese abbiamo potuto incontrare le persone care che con dolore non  avevamo potuto frequentare, anche se abitavano nella stessa nostra città; ci siamo spostati all’interno della nostra regione, abbiamo ripreso l’attività fisica  all’aperto, pur mantenendo le distanze di sicurezza. Possiamo essere cautamente ottimisti per il futuro anche perché i contagi continuano a diminuire. Siamo incoraggiati dal procedere delle ricerche scientifiche per un possibile vaccino e per cure più mirate.

Di molte supposizioni degli scienziati che potrebbero rassicurarci ancora di più, come per esempio la diminuzione della carica virale del Covid, mancano le evidenze scientifiche. Ma non disperiamo. Questo per quanto riguarda l’aspetto medico-sanitario. Intanto diventano sempre più evidenti e complessi gli strascichi economici e sociali della pandemia, anche per una certa lentezza e talvolta confusione nell’erogazione degli aiuti. La conseguenza della pandemia che appare soltanto sfiorata, ma sicuramente non meno importante di tutte le altre, è quella psicologica. La separazione fisica, imposta a tutte le età, la segregazione tra le quattro mura di casa, le notizie martellanti dei media sull’andamento della pandemia hanno aumentano di molto la nostra ansia in maniera proporzionale al peso delle responsabilità che ci sentivamo addosso. L’ansia è una componente della modernità, è stata considerata motivo di creatività artistica o malattia. Non è un’emozione naturale, istintiva, è legata alla nostra cultura che alimenta l’insicurezza di fronte all’ impegno crescente per adeguarsi alla rapidità dei cambiamenti della realtà e allo sviluppo tecnologico che tende a sfuggire di mano. Perciò i problemi e le criticità legati alla pandemia, accrescendo il conflitto tra individuo, società e ambiente, hanno generato una maggiore sofferenza e stanchezza; hanno acuito l’ansia, connaturata al nostro stile di vita. Si è manifestata in vari modi in acquisti compulsivi di merce non  sempre utile, nell’accumulo di beni di prima necessità, svuotando i negozi alimentari, ma anche incidendo nelle relazioni personali e affettive, sempre alla ricerca del riconoscimento di sé. Un progressivo ritorno alla vita “normale” e un consolidarsi della consapevolezza dei nostri comportamenti probabilmente ci farà ritornare a livelli di ansia più gestibili.

Gabriella Maggio

Per visitare il Blog Palermo dei Vespri clicca sul link: Lions Palermo dei Vespri

Per contributi e per ricevere via email il magazine scrivere a: gamaggio@yahoo.it

Presentazioni – Il ladro di storie e un cane di nome Dakota (Qanat Edizioni – 2020) di Luigi Colajanni

Dall’incontro della fervida e creativa penna dello scrittore Luigi Colajanni con l’instancabile editore Toni Saetta, è nato un nuovo libro dal titolo emblematico e significativo Il ladro di storie e un cane di nome DakotaQanat Edizioni (2020). Il libro è stato presentato il 3 luglio 2020, nella località balneare di Mondello nel contesto di un magnifico scenario che sovrasta il golfo e il Montepellegrino e che ha vissuto l’ennesimo incontro tra il sole che tramontava e la luna che sorgeva agli opposti geografici, per la gioia delle numerose persone presenti.

L’evento è stato moderato dalla giornalista Gabriella Di Carlo, letture a cura delle attrici Rosamaria Carini e Antonella Messina. Musiche di Ray Di Matteo al sax e Vincenzo Albamonte alla chitarra. Erano presenti l’autore del libro Luigi Colajanni e l’editore Toni Saetta.