Storie – Una donna vestita di bianco ©

OlandaUna donna vestita di bianco di Antonino Schiera ©

Non ho mai capito perché quella volta una donna vestita di bianco correndo mi venne incontro facendomi accorciare bruscamente il passo per evitare d’investirla. Va bene, capita a chiunque, almeno una volta nella vita, di rischiare di scontrarsi con una donna vestita di bianco che ti viene incontro correndo, ma ero preso dai miei pensieri che da qualche mese non mi abbandonavano e non ci feci caso.

Avevo già percorso dieci metri oltre il punto in cui la incrociai, in quella trafficata strada di città, nel momento in cui tutti, pedoni e automobili, correvano verso casa dopo una giornata di lavoro. Con la coda dell’occhio la rividi e nel mio cervello cominciai a replicare quella strana scena. D’improvviso calò il silenzio e tutti i pensieri che fino a poco tempo prima affollavano la mia mente, si placarono.

Tornai sui miei passi e la rividi volteggiare tra i pedoni per raggiungere una meta che non conoscevo. Non sapevo nulla di lei, ma qualcosa riaffiorava dal mio recente passato: non sapevo se fosse una perfetta sconosciuta, oppure una delle tante donne che avevo incontrato in un lontano giorno della mia esistenza.

Mi venne in mente una bellissima canzone di Fabrizio De Andrè, Canzone dell’amore perduto, e cominciai a canticchiarla e nel frattempo correvo nella sua direzione, sperando di non perderla tra la folla.

Lei era veloce nel suo incedere, appariva e spariva, dalla mia visuale, a un certo punto temetti di averla persa e mi fermai, pensando di essere uno stupido romantico. Decisi di fare un ultimo tentativo e bruciai a piedi, in pochi secondi, l’ennesimo isolato. La vidi davanti alla vetrina di un negozio di abbigliamento a contemplare i manichini che sfoggiavano i vestiti leggeri di quell’estate che stava per arrivare.

Mi avvicinai a lei e la chiamai: “Carla!”

Lei mi guardava con i suoi occhi neri da cerbiatto, la chioma castano chiaro sulle spalle, con il suo corpo da ballerina, le spalle declive sulle braccia muscolose. La dolce voce, talvolta rauca, che faceva vibrare intonse corde vocali. Il seno turgido e i fianchi sinuosi, che lasciavano presagire momenti di vera passione, nell’attimo in cui si fosse concessa a me. Io la amavo di un amore giovanile, una sorta d’idealizzazione dei sentimenti che mi rendeva fragile e vulnerabile.

Olanda.1Frequentavo le sue amiche, le sue compagne di classe, la invitavo sempre a ballare un innocente lento nelle feste di classe, mi recavo all’uscita di scuola soltanto per incrociare il suo sguardo. Dopo tanto riflettere e sperare che lei facesse il primo passo, mi decisi ad affrontarla. Erano passati due anni dal momento in cui l’amore si era insinuato nella mia mente.

Dovetti farmi forza quella sera. Non era facile alzare la cornetta del telefono e parlarle. Mi domandavo: “Come fa una ragazza così bella ed elegante a non avere un fidanzato?”.

Ormai ero eroso dai pensieri e dalla sofferenza. Mi sentivo come una quercia il cui tronco era sempre più aggrovigliato da una pianta d’edera e quindi destinato a perire, se non disinnescando quella fitta matassa sinuosa e mortale nello stesso tempo. Alzai la cornetta e composi il suo numero di casa: “Ciao Carla, sono Manfredi non mi riconosci?” Domani vorrei incontrarti prima che entri a scuola. “Facciamo una passeggiata insieme?” Dopo un lungo silenzio mi rispose: “Sì perché no?”

Per tutta la notte non chiusi occhio. Incoscienza e paura lottavano tra loro: al centro di tutto il desiderio di dare un colpo di maglio ai miei dubbi, a quell’edera che mi stava soffocando, in quella che era diventata una simbiosi parassitaria. All’alba salii su un autobus e raggiunsi il luogo dell’appuntamento. Pensavo a Lord Byron che in un suo aforisma scrisse: l’amore è come l’amicizia senza le sue ali e sì perché Carla era una mia amica, ma non eravamo dotati delle ali dell’amore, che ci potessero portare lontani da tutti per amarci.

Lei scese dall’autobus e mi venne incontro, la baciai sulle guance e cominciai a camminarle accanto nel tragitto che ci divideva dall’ingresso della sua scuola. Poche centinai di metri e quindi pochi minuti di tempo, per dichiararle l’amore che provavo verso di lei. Lo feci, anche se ancora oggi non so dove e come trovai il coraggio per proferire quelle poche parole: “Carla, vuoi metterti con me?”

Lei rimase fredda e imperturbabile. Brutto segno per me e, dopo aver superato l’iniziale stupore, mi disse che mi avrebbe dato una risposta nel giro di pochi giorni. Mi sentivo finalmente libero: se fosse stato un no ci avrei messo una pietra sopra, se invece fosse stato un si avrei cominciato a volare con le ali dell’amore.

Passarono cinque giorni da quel momento e dovetti sollecitare una risposta che tardava ad arrivare, fino a quando lei decise di darmi un appuntamento nella piazza principale della città. Ci sedemmo nei gradoni sotto la statua di Ruggero VII che svettava di fronte al grande teatro. Non mi sembrava convinta, la osservavo con attenzione in silenzio, ma la sua risposta fu sì. Caspita non mi sembrava vero e mi lanciai in un lungo bacio appassionato che fu interrotto dallo sguardo disgustato e dai rimbrotti di un passante bigotto, che non poteva capire i miei sentimenti. La testa mi girava e le vertigini presero il sopravvento.

Quello fu il mio primo vero bacio. Cominciarono così le telefonate serali per raccontarci i nostri pensieri, le uscite pomeridiane per fare incontrare le nostre anime, le liti e le riappacificazioni tipiche di ogni storia d’amore.

Olanda.1Carla ed io eravamo troppo giovani e non conoscevamo le passioni di un rapporto totalizzante fino a quando il desiderio, l’uno per l’altra, non ci fece superare i tabù e così ci amammo.

Quando avvenne, in un pomeriggio di un freddo inverno, tra le mura di un’anonima stanza, capii che lei mi amava e divenne ancora più bella, quantomeno ai miei occhi. Contrariamente ad ogni attesa quello fu l’inizio della fine, non eravamo pronti, pur amandoci profondamente, a sceglierci.

La nostra storia durò meno dell’eclittica del sole. Smisi di ricordare… e come in una lenta cinematografica, tornai alla realtà.

“Carla?” ripetei. Lei si voltò verso di me e disse: “prego chi è lei? Io non mi chiamo Carla.” Diresse il suo sguardo dall’altra parte e riprese il suo andamento svolazzante tra la folla.

Ritornai alla realtà e realizzai che quello strano incontro mi aveva riportato indietro nel tempo. Per un attimo avevo pensato che quella donna, che mi aveva intralciato piacevolmente il cammino, potesse essere la mia ex: Carla che non ho mai più incontrato.

(Antonino Schiera – Tutti i Diritti Riservati)

Recensioni – Marhanima, testo poetico e opere tridimensionali di Poesia Sculturata della scrittrice Giovanna Fileccia (Ed. Simposium)

(nella foto in alto da sinistra a destra Francesco Ferrante, Alessandra De Caro, Antonino Schiera, Veronica Giuseppina Billone, Giovanna Fileccia)

Marhanima
Copertina

Al ritmo del vento.

E adesso voglio capire con gli occhi
e collegare gli occhi al cuore
e sentire il battito ad ogni palpito di ciglia.
Al ritmo del vento che porta
la sabbia tra le operose
mani creatrici di vita
guidate da pensieri
in scatole di cartone
da fili di corde
che si sciolgono
in versi d’amore.

Si apre con questi versi di Veronica Giuseppina Billone, poetessa e mente della casa editrice Simposium, il testo poetico Marhanima della scrittrice Giovanna Fileccia pubblicato nel 2017.

Giovanna Fileccia
La scrittrice Giovanna Fileccia

Mani d’acqua salata
abbracciano
baie e promontori
sussurrano alla terraferma
antiche memorie e
segreti in divenire

scrive Giovanna e aggiungo, che i versi nel loro incipit iniziale sono talmente musicali, chiari, lineari, ispirati che il mio compito si potrebbe esaurire qua. Proverò lo stesso, con il sigaro in bocca che diffonde, tra una tirata e l’altra, bluastri ed effimeri pensieri, a dare una mia impressione dell’opera peraltro impreziosita dalle prefazioni del compianto Soprintendente del Mare Sebastiano Tusa e della dirigente alla Sovrintendenza del Mare Alessandra De Caro. La psicoterapeuta Caterina Vitale ha invece curato la postfazione, offrendo ai lettori una sua personale e qualificata disamina dell’opera.

Il mare è l’elemento cardine della struttura narrativa che, nel suo dispiegarsi all’interno delle pagine del libro, tocca diversi temi quali, ad esempio, l’amore per il mare stesso, per gli elementi naturali, per le creature che lo popolano, per la vita in generale. Ma Giovanna Fileccia non si ferma qui e come l’antesignana di Greta Thunberg descrive nei sui versi la sofferenza del mare spesso violato dal cemento e dall'”olio nero”.

Colori che cambiano passando dal meraviglioso blu naturale, al già citato nero, fino a trasformarsi drammaticamente nel rosso sangue di naufraghi e di pescatori in pericolo, perché non sempre il mare è amorevole e calmo.

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Veronica Giuseppina Billone

Nel suo descrivere gli abissi del mare la Fileccia sembra riuscire trasformarsi, idealmente, in un sottomarino che esplora le profondità marine fino a incontrare, citandolo nel testo, il leggendario Colapesce, che in una delle versioni siciliane è rimasto in fondo al mare, per sopperire alla mancanza di una delle tre colonne che reggono l’isola.

Il libro si legge come una canto lento, scandendo le parole e cercando di fissare nella mente gli innumerevoli tasselli dei quali è composto. Così da costruire un elemento che da liquido diventa solida e protettrice terra, che prova a ribaltare il concetto di mare infido, spesso pericoloso che nell’immaginario collettivo e nei racconti si fa strada.

Basti pensare a chi deve deve conviverci per lavoro, trovandosi pertanto in balia dei suoi umori, a chi lo teme perché lo vive come elemento estraneo rispetto alla quotidianità, un po’ come l’aria durante il volo. Uno stato meraviglioso, sia per il mare che per l’aria, che le paure ancestrali, dovute ad un’esperienza negativa, dovute a fattori esterni, relegano a momento di pura preoccupazione.

Pertanto Giovanna Fileccia ha il merito di riportare le cose al posto giusto, se consideriamo che nasciamo e ci riproduciamo nei primi mesi di vita in un ambiente liquido, se pensiamo che il primo atto di una nuova vita è quello di respirare aria vitale che poi, come il mare diventano elementi indispensabili per la nostra sopravvivenza

Giovanna_Fileccia
Giovanna Fileccia

Il brodo primordiale di questa alchimia magica, mi riferisco al fatto che Giovanna, riesce a riempire pagine su pagine di impressioni, sentimenti, emozioni, trova terreno fertile nel suo approccio creativo della vita che le permette di vedere il bene dove c’è il bene e di estrarre il bene dove potrebbero prevalere esclusivamente il male e la paura.

Infine qualche parola sulle opere tridimensionali che completano il concetto innovativo di Poesia Sculturata ovvero la trasposizione di alcune liriche a sculture create con materiali diversi: l’idea nasce, a mio parere, dalla necessità dell’autrice di toccare con mano le sue belle liriche, che divengono così da elemento puramente auditivo a elemento cenestetico, creando così un incontro simbiotico che arricchisce i lettori.

Antonino Schiera

Foto di Gruppo a Terrasini per Marhanima
Foto di gruppo al termine della presentazione di Marhanima del 14 dicembre 2019 a Terrasini

Storie – Incontro con l’orizzonte di Antonino Schiera

Una breve storia da me scritta, realmente accaduta, con un riferimento al grande cantautore Fabrizio De André.

 

Antonino Schiera Riflessioni d'Autore

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Incontro con l’orizzonte ©

In quell’angolo di paradiso Daniele era assorto nel viluppo dei suoi pensieri che affidava alle volte bluastre del suo sigaro mattutino. Il suo volto tradiva ancora una leggera abbronzatura frutto della lunga estate palermitana. La giornata cristallina di dicembre, si specchiava sul mare sotto al monte. L’ampio golfo che si perdeva apparentemente infinito fino al suo incontro con l’orizzonte, scintillava sotto i raggi del sole riuscendo a scacciare il freddo e la brina mattutina. Erano sciabolate di calore che ristoravano l’animo e rendevano fluide le poesie che stava componendo nella sua testa, tra una tirata di sigaro ed un’altra. Sulla linea della battigia passeggiavano coppiette mano nella mano a suggello dell’incontro tra il mare e la terra, giocavano bambini sotto lo sguardo attento dei genitori e poi carrozzelle con anziani dagli occhi velati dall’età. 

Improvvisamente il sole che fino a pochi secondi fa lo irradiava, si…

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Poesie – Diotima di Friedrich Hölderlin [Ribloggato da Cantiere Poesia]

Cantiere poesia

Komm und besänftige mir, die du einst Elemente versöhntest,
Wonne der himmlischen Muse, das Chaos der Zeit,
Ordne den tobenden Kampf mit Friedenstönen des Himmels,
Bis in der sterblichen Brust sich das Entzweite vereint,
Bis der Menschen alte Natur, die ruhige, große,
Aus der gärenden Zeit mächtig und heiter sich hebt.
Kehr in die dürftigen Herzen des Volks, lebendige Schönheit!
Kehr an den gastlichen Tisch, kehr in den Tempel zurück!
Denn Diotima lebt, wie die zarten Blüten im Winter,
Reich an eigenem Geist, sucht sie die Sonne doch auch.
Aber die Sonne des Geists, die schönere Welt, ist hinunter
Und in frostiger Nacht zanken Orkane sich nur.

§

Vieni e placami questo Caos del tempo, come una volta,
Delizia della celeste musa, gli elementi hai conciliato!
Ordina la convulsa lotta coi tranquilli accordi del cielo,

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Recensioni – La scrittrice e professoressa Antonella Ricciardo Calderaro scrive della mia terza raccolta di poesie Meditare e sentire (Il Convivio Editore)

Il 19 ottobre 2019 si è svolta a Villa Piccolo di Calanovella a Capo D’Orlando,  la prima presentazione assoluta della mia terza silloge poetica MEDITARE E SENTIRE data alle stampe dal Convivio Editore (PER I DETTAGLI RELATIVI ALLA PRESENTAZIONE CLICCA QUA). I relatori erano il poeta e scrittore Biagio Balistreri e la scrittrice Antonella Ricciardo Calderaro della quale riporto il suo intervento nella sua interezza e alla quale vanno i mie sentiti ringraziamenti, estesi al Presidente della Fondazione Famiglia Piccolo di Calnovella l’avvocato Andrea Pruiti Ciarello.

Antonino Schiera

“Sono poeta, narratore e blogger”. Così si presenta Antonino Schiera sul suo blog e credo che questa sia proprio, anche nell’ordine dei termini, l’essenza piena di Antonino: consulente assicurativo nel quotidiano, esperto di marketing e comunicazione come settore formativo, permea ogni aspetto della sua esistenza dell’esigenza, per lui primaria e vitale, della poesia. Un’esigenza prepotente, che gli consente di percepire l’afflato lirico, la suggestione di persone e situazioni, la magia ancestrale di luoghi come Villa Vina, che ha visitato in uno dei suoi frequenti soggiorni a Capo d’Orlando. Per inciso, Antonino nasce e vive a Palermo, ma è talmente innamorato della nostra cittadina da tornarci, con la sua compagna, in occasione delle ferie estive e spesso nei fine settimana.

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Ricordo che, con umiltà, quasi con una sorta di timore, mi ha confessato il desiderio che la sua ultima creatura, la sua silloge poetica Meditare e sentire, ricevesse l’imprimatur del meraviglioso scenario della Villa, proprio perché Antonino aderisce ai luoghi archetipici e li restituisce sotto forma di poesia. Al Presidente della Fondazione ed a me è sembrato giusto accontentarlo, soddisfare il suo desiderio!

Ecco, in sintesi, il suo iter letterario: risale al 2013 il suo esordio con la pubblicazione della “Raccolta di poesie, aforismi e dediche d’amore” Percorsi dell’anima; seguono, nel 2015, due brevi storie, Moderno emigrante e Natale a Trieste, e, nel 2016, la seconda silloge poetica, Frammenti di colore, finalista nella sezione poesie del 2° Premio letterario-giornalistico “Piersanti Mattarella”. Vanta la collaborazione con quotidiani e riviste, senza contare la sua costante attività di promotore e organizzatore di eventi culturali [sono sue, ad esempio, l’ideazione e la conduzione dell’evento “Calici di Poesie” ad Isnello, che ha suscitato l’apprezzamento di critici e pubblico].

Senza dubbio, è riscontrabile dalla prima alla terza raccolta un proficuo percorso di ricerca e di crescita, che si raddensa attorno alla riflessione sull’essenza stessa della poesia e sulla sua valenza, riflessione già presente nell’incipit della silloge che oggi presentiamo e, peraltro, preannunciata dal titolo, che ne contiene già il Leitmotiv: la quadratura del cerchio, la coincidenza degli opposti, dati dai due elementi “meditare”, con accezione che rimanda alla sfera della ratio, e “sentire”, che risulta anfibologico, e quindi ambiguo, ma comunque rinvia al campo della percezione.

E, a proposito di ambiguità, mi piace rilevare che è la medesima ambiguità del percorso che guida Antonino dalla narrativa poematica e dalla prosa lirica alla tensione estrema, all’inarcamento propri della poesia, che conduce, quand’è autentica, ad una vertigine d’infinito.

En passant, a mo’ di annotazione, ricordo a me stessa che le due azioni, “meditare” e “sentire”, in posizione inversa, sono presenti nel decalogo laico In morte di Carlo Imbonati di Alessandro Manzoni, carme che, com’è noto, l’autore ripudiò, ma che contiene in nuce i pilastri della sua poetica.

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Locandina

E, quasi a voler dimostrare e ribadire la natura della sua ispirazione, Antonino fa seguire a “Riflessioni e pensieri” sulla valenza della poesia un carme-manifesto dallo stesso titolo, il cui Leitmotiv è isolabile con facilità nella tensione verso l’equilibrio cosmico; dello stesso carme si identificano, poi, cifra, genere e cadenza in un continuum narrativo-poetico che ha il sapore del flusso di coscienza e che esalta le interferenze tra la sequenzialità del tempo narrativo e la verticalità del tempo della poesia.

Mi piace, a questo punto, segnalare, all’interno della raccolta, un itinerario ideale in sette tappe, che mi sembra possa evidenziare la linea progressiva cui accennavo prima, con un incipit nell’ “omino” del componimento Il cammino, una breve pausa nel “limbo” di Desolazione, un accenno di transizione nel tempo futuro delle azioni di La rosa dei pensieri, una stasi apparentemente descrittiva nell’omaggio a Palermo di Le balate della Vucciria, un’accelerazione nell’ “ossimoro duale” di Vele, l’universalizzazione delle emozioni nei “bagliori cosmici” di Notte di San Lorenzo, per approdare, infine, all’ “aria che tutto intorno purifica” di Neve.

Altrettanto evidente, all’interno dell’itinerario, è la Weltanschauung del poeta: una concezione del mondo, della vita e della funzione dell’uomo interamente permeata di una forza cosmica primordiale, facilmente riconducibile all’amore, in tutte le sue declinazioni.

Meditare e Sentire a Capo D'Orlando (10)
Biagio Balistreri, Antonietta Calderaro, Antonino Schiera a Capo D’Orlando

Certo, affiora a tratti nei versi qualche grumo magmatico indistinto, traspare a volte tra le pieghe della pagina una voluttà di pianto, un singulto, soffocato in alcuni casi, in altri esplodente ed esplosivo. Ma prevale su tutto la densità, a tratti naïf, di ‘presenze’ (la donna, il viaggio, il treno, il mare…) che riconducono ad archetipi solari, certamente pregnanti di potenzialità di vita. Basterebbe individuare, a riprova di quanto appena affermato, la ‘presenza’, fisica e metaforica, del mare [e/o dell’acqua] in tutte le liriche della silloge, al punto che mi sembra che proprio la voce del mare farebbe volentieri da sottofondo musicale alle poesie, tanto sono impregnate di essa, come traspare anche dall’illustrazione di copertina, dominata da tonalità e sfumature di colore che, dal blu cobalto all’azzurro tenue e al bianco, mi suggeriscono il ritmo vitale alterno di sistole e diastole.

E ancora, per tutta la silloge ho individuato una costante oscillazione tra una realtà concreta, spessa, tangibile e una torbida, sfuggente, greve, plumbea e spesso mistificata e mistificante.

“S’inseguono sogni e reali inquietudini / come schizzi nella tela / della nostra esistenza”, scrive l’A. in Crepuscolo. E a me vien da pensare ad emozioni non seguite e verbalizzate nel loro flusso vitale, ma incistate e restituite sotto forma di macchie d’inchiostro, non inquietanti, ma rasserenate dallo sguardo superiore del sublime della poesia.

Antonino, insomma, accarezza l’immagine di un sé sul punto di essere fagocitato entro le pieghe e le piaghe di un’esistenza percepita come campo minato, ma nell’atto successivo di essere sollevato e salvato dal potere demiurgico della poesia.

In conclusione, quando ho iniziato a leggere le poesie di Antonino Schiera, mi sono chiesta se avessero la natura di ειδύλλιον, di bozzetti naturalistici rasserenanti e idealizzati, o se avessero l’essenza e la complessità di flussi di coscienza, se avessero valenza lirica o meditativa. Oggi concludo che queste poesie sono, semplicemente, portatrici di essenza di canto e, se è vero che il sorriso è il respiro dell’anima, le liriche di Antonino respirano…e sorridono!

Antonella Ricciardo Calderaro

Ribloggato – “Perfume de amor” di Barracato e Billeci. Relazione di Giovanna Fileccia.

Recensione della poetessa e scrittrice Giovanna Fileccia

Giovanna Fileccia "Io e il Tutto che mi attornia"

Prima presentazione della silloge PERFUME DE AMOR

di Francesco Billeci e Antonio Barracato – Traduzione in spagnolo di Josè Costantin.

Edizioni Billeci 2019

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Intervento di Giovanna Fileccia, relatrice e moderatrice dell’evento:

“Oggi Antonio Barracato e Francesco Billeci per presentare il loro libro Perfume de amor hanno coinvolto un bel gruppo di amici e amiche che amano la poesia.

Quando penso alla poesia mi viene in mente un fulmine che cade su di un ulivo saraceno e lo spacca in due. Mi piace pensare che la poesia accade all’improvviso e si manifesta all’animo di colui che è predisposto ad accoglierla. Cade-a, arriva, e, in un momento, il poeta vede, al di là di ciò che è visibile. Vede mani in movimento e immagina suono di vita, osserva la natura e si inebria di bellezza. E la bellezza ha il potere di offuscare il brutto, il marcio; di spazzare il fango del…

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Ribloggato – Alla Luna post di Marcello Comitini

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Oh, vergine silenziosa ancora
dove la mia ragione non arriva,
peregrina su sassi aguzzi
su alta sabbia e sterpi
ancora vaga di mirar queste valli
e la misera fierezza delle città
non vedo nel tuo sembiante
ombra fatua o insulsa!
Me lo dicono il fuoco che avvampa
sulle tenebre del mondo
quando sorgi o tramonti
e il tuo sorriso che tra le nuvole
appare triste e si nasconde.
Allora una pietà m’incombe
degli uomini che ti guardano
ti gustano
come terra di conquista.
Trasformano
la ragione del tuo esistere
in schiava da piegare
alle loro voglie mortali.
Negano il tuo respiro nel creato
contano le stelle una ad una
volano tra le nuvole e più felici si pensano.
Si dicono
nella loro lingua arida
immortali più di te.

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Recensioni – La poetessa Emilia Ricotti scrive della mia terza raccolta di poesie Meditare e sentire (Il Convivio Editore)

MEDITARE E SENTIRE di Antonino Schiera

2019, Il Convivio Editore

Recensione di Emilia Ricotti

Meditare e sentire e ricordare io aggiungerei.

Non scendere le scale dell’oblio, ecco con questo monito di Antonino Schiera mi piace iniziare a descrivere la sua silloge Meditare e sentire, custodire il ricordo che lo ha forgiato.

Ed in Giovinezza è quello dell’amico Benedetto, dove l’iterazione non è casuale.

Resta il ricordo dell’amore Il ricordo della imberbe e rosea pelle di ragazzino un po’ ribelle, che tornando lassù da dove è arrivato, ci lascia un po’ più soli. L’ennesimo tramonto su questo mare che ha visto i tuoi natali.

… dopo l’ennesima sigaretta accesa ….al vento.

O i versi dedicati alla nonna

cardine del perfetto ingranaggio dell’Universo di cui facesti parte integrante e amorevole.

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Copertina del libro

Il ricordo tempio dell’esistenza, tenero ed amorevole, espressione della dimensione del suo star bene con se stesso, e a chi spesso si chiede e ci chiede cos’è la poesia, se essa sia enigma.. o una miriade di altro, si può rispondere che qui la poesia è opificio e risonanza magnetica dell’anima, basta aprire il dischetto e decodificare i passaggi nodali di un’anima che si denuda degli inutili orpelli e si offre ai suoi lettori con l’innocenza di un bimbo e suggerisce

s’inseguono sogni…

come schizzi

nella tela della nostra esistenza.

Calpesterai le macerie

Lasciate dai miei sogni,

non essere triste per il grondare di questa pioggia

che fa piangere pure le statue”

….

Oggi sono sospeso in questo limbo

E in questi versi come non avvertire l’eco di Chanson d’automne di Paul Verlaine

I lunghi singulti

dei violini

d’autunno

mi lacerano il cuore

d’un languore

monotono.

…..

E mi abbandono

al triste vento

che mi trasporta

di qua e di là

simile ad una

foglia morta. 

(Paul Verlaine)

densa di una malinconia che consola se stessa, in Petrarca, sommo poeta, è la celebrata voluptas dolendi , il poeta che per conoscere meglio la sua anima e i suoi meandri aveva scelto Sant’Agostino e le sue confessioni, in un colloquio incessante che gli dispiega universi sconosciuti, e dunque cos’è la poesia se non questo colloquio con l’anima e quando tutto ciò va a fondersi con la ricerca filosofica di Sant’Agostino in Petrarca e nei percorsi che scaturiscono dall’esperienza umana e con essa si saldano in Antonino Schiera, così da farne un unicum, c’è da bearsene.

Il fluire salvifico del tempo che

ha lavato, diluito le ire ancestrali

di un uomo ferito più volte, ma mai domo

… Le prime luci dell’alba indicavano la strada da prendere.

Vasta dunque la tavolozza delle sue emozioni che si modulano sulle note di un ritmo interno, sulla spianata di un’anima che ha tasti infiniti e mirabili.

Emilia Ricotti 

Per conoscere meglio la poetessa Emilia Ricotti:

  1. Intervento di Emilia Ricotti, autrice della raccolta di poesie Terre rare e chicchi di melograno
  2. Recensioni – Maria Elena Mignosi Picone riguardo Terre rare e chicchi di melograno (LuoghInteriori) di Emilia Ricotti
  3. Presentazioni – Terre rare e chicchi di melograno (LuoghInteriori) poesie di Emilia Ricotti

 

Appuntamenti – Le acque di mezzo di Gianfranco Perriera a Palermo

Il mare come elemento di purificazione, di ricerca del proprio io, di interazione con gli altri popoli, di desiderio di conoscenza nella migliore delle ipotesi. Il mare come via di fuga da una realtà non più accettabile e drammatica, che obbliga ad una improcrastinabile quanto pericolosa decisione: quella di lasciarsi alle spalle tutto se non il bagaglio culturale, esperienziale, emotivo racchiuso nella propria essenza di persona, che talvolta arriva a salvarsi altre volte arriva ad esalare l’ultimo respiro in fondo alle acque. Così come spesso ci accade di assistere nel Mediterraneo.

Questo in estrema sintesi il significato di quanto hanno messo in scena le attrici Elena Pistillo e Silvia Di Giovanna all’Auditoriun della RAI di Palermo, in questo scorcio di inizio anno 2020, accompagnate dalle musiche di Andrea Rigano al violoncello e di Cinzia Guarino al pianoforte. Il progetto drammaturgico e la regia sono di Gianfranco Perriera, le musiche di Paolo Rigano. Il titolo dell’opera Le acque di mezzo era inserito nel cartellone nell’ambito delle iniziative culturali ed Eventi per le Festività Natalizie 2019 del Comune di Palermo.

Protagoniste dell’opera teatrale sono due donne che affrontano coraggiosamente la traversata del mare di biblica memoria, in un momento storico in cui non interviene la mano di Dio che apre le acque per salvare il suo popolo. La traversata non avviene all’unisono, ma a frotte.  Come uno stillicidio che ad ogni goccia ferisce le coscienze di ognuno di noi e che, nello stesso tempo, apre un dibattito politico su come intervenire rispetto ad una situazione drammatica, soprattutto quando non c’è il lieto fine dello sbarco sulla terra ferma.

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L’opera di Gianfranco Perriera ha il merito di cristallizzare, attraverso i dialoghi i vari momenti della traversata spesso drammatici, senza che venga svilito l’elemento del divenire del tempo, in un crescendo di tonalità alta di ritmo e meravigliosa musica insieme. Non vengono, pertanto messi in secondo piano, quelli che sono i desideri delle due donne che vogliono fortemente calpestare una terra in cui regna la pace, la libertà e la possibilità di realizzarsi. Come i frame di una pellicola che messi insieme costituiscono i vari set drammaticamente reali e attuali, l’opera accompagna per mano le due protagoniste nelle varie fasi della loro esistenza, regalate al pubblico attento che difficilmente si annoierà per la bravura di tutti i protagonisti dello spettacolo.

Il tema dell’Esodo è ampiamente ricordato in quanto elemento peculiare di ogni situazione di crisi umanitaria determinata da guerre, persecuzioni e ingiustizie sociali che nei secoli hanno caratterizzato la storia dell’uomo.

Antonino Schiera (clicca per conoscere il mio percorso artistico)

Fotografie di Salvo Quagliana

Magazine – Editoriale di Gabriella Maggio sul Vesprino di novembre, il diario on line del Lions Club Palermo dei Vespri

Gabriella Maggio
Gabriella Maggio

Care Amiche, Cari Amici novembre è stato un mese drammatico per diverse zone dell’Italia colpite da avversi fenomeni atmosferici e dalla lunga incuria che espone a grave rischio un patrimonio artistico e paesaggistico unico. A Venezia per tre volte la marea è salita oltre i 150 centimetri e il centro di Matera, capitale europea della cultura, è stato invaso da un fiume di fango.

Secondo un database che registra tutti gli eventi estremi dall’inizio del 2019 in Italia se ne sono verificati 1.543, circa cinque al giorno. Un sintomo emblematico di quanto la crisi climatica stia incidendo sulla fisionomia dell’Italia. Ma al di là delle peculiarità italiane il problema è avvertito su tutto il pianeta con punte di pari o anche maggiore gravità. Numerosi sono i summit internazionali sul clima, ma complessivamente sono attestazioni di buona volontà e di inadempienze reali. Un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente del 2017 afferma che l’Accordo di Parigi del 2015 copre solo un terzo delle riduzioni di emissioni necessarie e raccomanda di fissare obiettivi più ambiziosi nel 2020. Vedremo.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, in occasione dell’apertura della COP 25 per il clima, ha pronunciato parole allarmanti che seguono di pochi giorni quelle di Ursula Von der Leyen, appena insediatasi alla Presidenza della Commissione Europea. Ma sino ad oggi siamo piuttosto lontani dal “punto di svolta” necessario. Se vogliamo raggiungerlo, dobbiamo agire adesso. In questo contesto il Lions Club International, la più grande organizzazione di servizio umanitario del mondo, può agire da pungolo e da controllore, può “servire “ a fare la differenza. Su questa linea si è schierato il Distretto 108Yb e col Governatore Angelo Collura.

Gabriella Maggio

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