Le mie poesie – M’inebrio di te

M'inebrio di te © di Antonino Schiera
Perdura indomito, 
mai pavido, 
intatto e mai liso, 
vivo e mai spento
il mio desiderio di amarti. 
Tra le acque saline del Tirreno
e il mormorare del Piave.

Costruirò solidi ponti
tra le nostre sponde
di sicula origine.
e riempirò pozzi di vitale
e cristallina gioia
che disseteranno le greggi
e l'amorevole pastore
nella ciclica transumanza
tra verdi valli e cuspidi di vitalità.

È un crogiolo, il mio, 
che ridonda di felicità
dal quale mescere
prosecco e nero d'avola​.​
S'inebria la mia vita
insieme allo sgorgare 
di parole e al frastuono 
​di un aereo che rulla in pista​
nel prologo del nostro nuovo incontro.
 
Antonino Schiera

Nel mese di giugno 2021 ho pubblicato con la casa editrice Libero Marzetto il mio primo racconto autobiografico dal titolo La valigia gialla. Se vuoi acquistarne una o più copie clicca qua per accedere nella pagina di vendita della casa editrice.

Il Salto della Quaglia – Ieri la paura faceva novanta. Oggi rende no vax.


Ciao L’articolo che ho scritto in questi giorni sul sito d’informazione Il Salto della Quaglia si intitola: Ieri la paura faceva novanta. Oggi rende no vax.

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Nel mese di giugno 2021 ho pubblicato con la casa editrice Libero Marzetto il mio primo racconto autobiografico dal titolo La valigia gialla. Se vuoi acquistarne una o più copie clicca qua per accedere nella pagina di vendita della casa editrice.

Copertina del mio racconto La valigia gialla

Le mie poesie – Arco acuto

Arco acuto © di Antonino Schiera
Un arco acuto sul mare pervaso di ricordi
d'una giovinezza evaporata nei primordi.

Anima d'un lontano orizzonte
che corruga l'ampia, di pescatore, fronte.

Declino sull'altare d'un monastero nefasto
sul filo di marea d'un destino ancora infausto.

Al calar della sera pallido sole stanco
la luna ritrova al suo sensuale fianco.
 
Antonino Schiera

Nel mese di giugno 2021 ho pubblicato con la casa editrice Libero Marzetto il mio primo racconto autobiografico dal titolo La valigia gialla. Se vuoi acquistarne una o più copie clicca qua per accedere nella pagina di vendita della casa editrice.

Le mie poesie – Colgo un fiore

Colgo un fiore © di Antonino Schiera
Su quel declivio
nasce un fiore
lo cogli 
e ti ritrovi tra le mani
la corolla dell'amore.
 
La detergi con le lacrime
di un tempo andato
nebuloso, sbiadito
con il piglio in seno
di nuovo vitale afflato.
 
È il degradare del monte
verso il mare, 
Sono i pensieri
traghettati da Caronte, 
… si nutrono 
di nuova linfa. 
 
E poi baci, carezze 
e anelati sospiri
dentro un sogno 
divenuto carico di certezze,
su vellutati petali di rose
 
Tramonta il sole, 
sorge la luna, 
accompagna la notte
nel solitario cammino,
che diviene sorriso. 
 
E poi ti amerò 
sottratto al buio
di una sterile vita.
Senza nessun indugio
sguaino la durlindana. 
 
Ma è dolce il tuo silenzio
nella notte insonne
punteggiata dalle lampare
di stanchi pescatori di anime
chini sulle reti. 
 
È il mutare delle stagioni, 
il mulinare del freddo vento, 
l'ardere del sole sull'arida terra. 
Unico, irripetibile momento
di felicità matura sul grembo
di aridi e penosi arbusti
che divengono sorrisi,
che divengono desideri, 
non più irrealizzati. 
 
Antonino Schiera

Nel mese di giugno 2021 ho pubblicato con la casa editrice Libero Marzetto il mio primo racconto autobiografico dal titolo La valigia gialla. Se vuoi acquistarne una o più copie clicca qua per accedere nella pagina di vendita della casa editrice.

Il Salto della Quaglia – Incendi boschivi: l’uomo sa difendere se stesso ma non la natura.


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Copertina del mio racconto La valigia gialla

Il Salto della Quaglia – Facebook: davvero siamo convinti sia un gioco?


Ciao L’articolo che ho scritto in questi giorni sul sito d’informazione Il Salto della Quaglia si intitola Facebook: davvero siamo convinti sia un gioco?

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Copertina del mio racconto La valigia gialla

Note critiche – Il poeta e scrittore Antonino Schiera scrive riguardo il secondo romanzo di Antonella Ricciardo Calderaro, Il limbo del gelso bianco

Pubblico il mio intervento in occasione della prima presentazione a Palermo de Il limbo del gelso bianco di Antonella Ricciardo Calderaro. La presentazione si è svolta presso la Galleria Nicola Scafidi all’interno di Villa Niscemi rappresentanza ufficiale del Comune di Palermo, il giorno 19 luglio 2021. Una data simbolica, il ventinovesimo anniversario della Strage di Via D’Amelio, nella quale persero la vita il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta, che ben si attaglia con i temi trattati dal libro. Per l’occasione ho scritto un mio articolo sul sito d’informazione Il Salto della Quaglia dall’eloquente titolo: Strage di Via D’Amelio: 57 giorni dopo l’inizio del terrore.

Antonino Schiera


Copertina

Il limbo del gelso bianco
di Antonella Ricciardo Calderaro
PUNGITOPO Editore – Gioiosa Marea – 2020 Nota critica di Antonino Schiera

Prima di parlarvi brevemente dell’ultima fatica letteraria della professoressa Antonella Ricciardo Calderaro, Il limbo del gelso bianco, desidero parlarvi altrettanto brevemente dell’autrice. Se è vero che attraverso la lettura di un libro s’impara a conoscerne l’autore è anche vero che conoscendo l’autore, in questo caso l’autrice, si può cercare di immaginare a cosa il lettore va incontro nel momento in cui inizia la lettura di un’opera, nella fattispecie Il limbo del gelso bianco che oggi viene presentato per la prima volta a Palermo

Ebbene Antonella Ricciardo Calderaro è certamente persona di grande spessore culturale, non è un caso che nella vita svolga il lavoro di insegnante di Italiano e Latino, presso il Liceo Lucio Piccolo di Capo D’Orlando, dopo essersi laureata in Lettere Classiche all’Università di Messina. Nella sua biografia ufficiale l’autrice cita due grandi maestri, due importanti linee guida, a parte naturalmente lo studio dei grandi classici e non solo. Sono il poeta Lucio Piccolo con la sua complessa musicalità poetica e lo scrittore, giornalista e saggista Vincenzo Consolo con la sua scrittura palinsestica sostanziata di impegno civile (per scrittura palinsestica si intende lo scrivere sulle altre scritture, sui segni che abbiamo ereditato dai grandi scrittori, quelli che ci accompagnano). Un notevole background culturale, perdonate l’inglesismo e sull’uso degli inglesismi si potrebbe aprire un dibattito, pertanto se preferite un notevole bagaglio culturale, che si unisce a un grande desiderio strutturato e consolidato, di comunicare e condividere la conoscenza e l’arte di produrre conoscenza. La professoressa Calderaro coltiva molto e bene l’arte della cura delle sue creature, delle sue fatiche letterarie, come una buona madre fa con i propri figli. Si perché i libri per gli scrittori sono come i figli, esiste la fase dell’ideazione conscia ed incoscia, quella della loro gestazione e infine quella della nascita, cui deve seguire la crescita che viene supportata attraverso le presentazioni, la partecipazioni ai concorsi, ma anche attraverso gli interventi nella qualità di relatori per altri scrittori.

Per darvi l’idea e a supporto di ciò che ho affermato vi racconto come ho conosciuto la professoressa Calderaro. Facciamo un salto temporale all’indietro attraverso il testo di un articolo da me scritto sul Giornale Cittadino Press. Terrasini, 10.10.2016 – Presso la Sala Consiliare del Comune di Terrasini, si è svolta la conferenza stampa indetta dalla Onlus Memoria del Cuore, per comunicare in via ufficiale i nomi dei finalisti del Premio Letterario Giornalistico Piersanti Mattarella 2016, giunto alla seconda edizione. Titolo emblematico del Premio è “Il recupero del senso del dovere. Segretaria del Premio, Antonietta Greco, presidente del premio lo scrittore Orazio Santagati.

Ebbene Antonella Calderaro che partecipava al premio con il suo primo romanzo La resilienza del fuco si era sobbarcata il viaggio da Capo D’Orlando a Terrasini insieme al marito Pippo Ieni, che saluto, per conoscere il risultato. A questo primo incontro è seguito, l’anno successivo, l’appuntamento a Roma presso la sala Protomoteca del Campidoglio a Roma. Da sottolineare e lo ricordo il fatto che il libro oggi presentato nell’edizione successiva, la terza, del Premio Piersanti Mattarella, è risultato vincitore assoluto nella categoria inediti.

Ma andiamo brevemente al testo con una mia breve disamina: va subito detto che il libro, attraverso la narrazione della storia della protagonista principale Vittoria, conferma coerentemente quella che può essere considerata la cifra stilistica dell’autrice: ovvero un’esistenza caratterizzata dall’impegno civile, dalla capacità di indignarsi di fronte alle ingiustizie, dal desiderio che la legalità possa essere l’unico sfondo caratterizzante l’esistenza di ciascuno di noi. Concetti che assumono una maggiore valenza oggi 19 luglio, anniversario dell’attentato al giudice Paolo Borsellino, ucciso dalla mafia, insieme alla sua scorta in via D’Amelio nel 1992.

Tornando a Il Limbo del gelso bianco,   Vittoria è una donna che, per motivi legati ad avvenimenti che non approfondisco per non togliervi il piacere della scoperta, sente fortemente il desiderio di riappropriarsi della sua esistenza ritornando nei luoghi dove era nata. Una ricerca attenta e non priva di dolore. Come Diogene di Sinope del quale si racconta che una volta uscì in pieno giorno con una lanterna in mano e a chi gli chiedeva come mai agisse in tal modo, rispondeva: “Cerco l’uomo!”. Diogene cercava qualcuno che fosse davvero capace di vivere secondo la propria autentica natura, senza convenzioni e capricci, ed essere, quindi, felice. Mi sono permesso di fare questo accostamento con la protagonista, che nel libro ricerca se stessa, il suo passato, ma anche la giusta collocazione nel presente in una vita che non aveva potuto assaporare nella sua totalità. Ma torniamo a Il limbo del gelso bianco: vi si trovano descrizioni dettagliate, dialoghi, utilizzo di metafore e di un linguaggio forbito, pertanto arricchente, che accompagnano il lettore lungo un percorso narrativo, che utilizza il presente come tempo verbale. Una scelta direi desueta che a mio parere dona fascino al testo e potenzia nella testa del lettore il concetto del qui ed ora, hic et nunc avrebbe detto Orazio. Ne scaturisce uno spaccato della nostra Sicilia che rimarca le caratteristiche del meraviglioso territorio Nebroideo, le contraddizioni della nostra terra che ci regala un quadro ogni giorno caratterizzato dal chiaro-scuro della nostra esistenza.

Antonino Schiera

Il Salto della Quaglia – Strage di via D’Amelio: 57 giorni dopo l’inizio del terrore [VIDEO]


Ciao come racconto nel video, l’articolo che ti invito a leggere, si intitola: Strage di via D’amelio: 57 giorni dopo l’inizio del terrore

Per leggere il mio articolo sul giornale on-line Il Salto della Quaglia clicca qua.

Note Critiche – Lo scrittore, poeta e saggista Guglielmo Peralta a proposito della mia ultima raccolta di poesie Sciabordio vitale sotto il cielo plumbeo (Il Convivio Editore).

Ricevo pubblico volentieri la nota critica che lo scrittore, poeta e saggista Guglielmo Peralta (nella fotografia in evidenza) ha dedicato alla mia ultima raccolta di poesie Sciabordio vitale sotto il cielo plumbeo pubblicata da Il Convivio Editore nel mese di maggio 2021. A Guglielmo vanno i miei più sinceri ringraziamenti.

Sciabordio vitale sotto il cielo plumbeo, nota critica di Guglielmo Peralta.

Sciabordio vitale sotto il cielo plumbeo (Il Convivio Editore) di Antonino Schiera

Una grande metafora ‘acquatica’ dà il titolo a questa silloge di Antonino Schiera, ed è il centro del discorso poetico che promana dal mondo interiore dell’autore ed è trasversale all’intera raccolta sostanziata di sentimenti, emozioni, ricordi; anche di profonde riflessioni sulla Natura e sulla condizione umana e di spirito religioso. Lo “Sciabordio vitale sotto il cielo plumbeo” non è il rumore del mare ma della vita, la quale ha anch’essa i suoi scogli e sono, questi, gli ostacoli, le difficoltà contro cui cozzano gli uomini, simili alle onde, e che, al tempo stesso, essi cercano di evitare, arginare, superare. E sono, ancora, il dolore, la solitudine, le preoccupazioni, le incertezze, le delusioni, tutti gli aspetti negativi dai quali – raccomanda con forza e con convinzione Schiera – l’uomo non deve lasciarsi sopraffare lasciandosi invece “inondare, come uno tsunami, / dalle notizie e dai fatti positivi” con-fidando in tempi migliori, nell’attesa di “un nuovo anno / dentro l’illusoria eternità” e nella fideistica certezza di aprire gli occhi su un nuovo mattino, su un’alba  che fughi il “chiaroscuro della vita” e dia agli occhi la luce pura della sorgente dell’amore. E l’amore è il file rouge che lega insieme temi e testi dando organicità e coerenza alla silloge. Esso è il sentimento profondo che il Nostro nutre per la famiglia, per i propri cari, per la vita e che dichiara e ostenta con parole innamorate, dalle quali pure traspaiono sentimenti contrastanti: paura, pena, rabbia, scoramento per le sorti incerte dell’umanità, di un mondo alla deriva. Si tocca in questi versi un alto livello di spiritualità, di moralità, indice e svelamento dell’amore di Antonino Schiera per la bellezza, per la poesia, che egli celebra ritenendola fonte di vita, conforto e antidoto contro lo sciabordio dell’«esserci», dell’uomo gettato nell’esistenza, in balìa delle sue onde, delle sue correnti, del suo mare tempestoso “sotto il cielo plumbeo”. 

Le mie poesie – Appassionata

Appassionata © di Antonino Schiera

lasciati baciare e lo saprai
lasciati carezzare e lo sentirai
lasciati guardare e lo vedrai
come onde veniamo travolti
desiderio spumeggiante leggero frizzante
turbinio ancestrale di feconde giovinezze

Tratta dalla mia prima raccolta di poesie Percorsi dell’Anima – anno 2013

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Le mie poesie – Pavida pioggia di Antonino Schiera

Pavida pioggia © di Antonino Schiera

Stride il ticchettio della pioggia,      .
esala sull'arida terra
martoriata dal virus.
Stille tristi di saracinesche
chiuse e di asfalti solitari.

Buca la notte l'aria tiepida
di un giugno anomalo
sulle spiagge vuote di genti,
madide di paure.
Cala il silenzio vestito
di tremori ancestrali,
di atavici modellamenti.

Cade la pioggia pavida
sui polverosi pensieri
annaffiati da anni di sofferenze,
di ospedali chiusi
per sopire moderne sofferenze,    
adesso orditi di antichi dolori
che attendono di essere sconfitti.

Antonino Schiera

Storie – La notte dei cristalli © di Antonino Schiera.

La notte dei cristalli di Antonino Schiera (Tutti diritti riservati ©)

Lochhausen, Monaco di Baviera, 1938 – Tic, tic, tic, tac, tac, tic…. tac, tic, tic, tic. La radio posta sul grande mobile del salotto aveva terminato di rendicontare i fatti della notte del 9 novembre 1938. Informazioni riservate e controllate perché i tedeschi e il mondo intero non dovevano conoscere la verità. Un numero imprecisato di ebrei arrestati e deportati nei campi di concentramento e rilasciati dopo avere dichiarato che se ne sarebbero andati dalla Germania nazista, quattrocento vittime. Adolf Hitler aveva deciso di vendicare la morte di un funzionario tedesco nell’ambasciata di Parigi, per mano di un ebreo polacco,  che protestava contro l’espulsione dei suoi genitori dalla Germania. Soltanto un pretesto per portare a compimento il suo folle piano di epurazione dagli ebrei, dai rom, dagli omosessuali, da chi soffriva di gravi patologie congenite, dagli uomini definiti asociali che si opponevano apertamente al suo regime.

Erano passati sette giorni da quei terribili fatti e Albert, poliziotto in servizio negli uffici centrali di Monaco di Baviera, dormiva nella sua casa che sorgeva nella campagna di Lochhausen, qualche chilometro a nord della capitale bavarese. Il freddo della notte aveva preso il sopravvento, gelando tutto ciò che non era riscaldato dalla mano dell’uomo. Il suo non era un sonno tranquillo. Non accettava l’idea che un gruppo di nazisti, spesso ubriachi, stessero mettendo a ferro e a fuoco le città tedesche, assaltando le case degli ebrei mentre ufficiali nazisti puntavano la pistola alla tempia dei proprietari. E gli faceva ancora più rabbia che né lui, né i suoi colleghi poliziotti, né tantomeno la popolazione avevano alzato un dito per opporsi all’ingiusta carneficina. L’unica scusante era il fatto che il regime nazista aveva vietato per legge, qualsiasi intervento in difesa degli ebrei.

La moglie dormiva profondamente accanto a lui e i suoi due figli  nella stanza adiacente. Nella notte sentiva lo sferragliare dei treni merci che percorrevano la vicina linea ferroviaria di collegamento tra il sud e il nord della Germania. “Alt polizei!!!” – sentì gridare nella notte e poi l’abbaiare dei cani aizzati contro qualcuno di indefinito. Albert si addormentò di nuovo.

Tic, tic, tic, tac, tac, tic…. tac, tic, tic, tic.

Era un rumore fastidioso, non capiva se sognava o cos’altro? Albert si destò e vide una luce fioca proveniente dalla finestra al primo piano della sua casa. E ancora quel rumore: tic, tic, tic, tac, tac, tic…. tac, tic, tic, tic. Aprì la finestra e intravide tre figure nella notte. Era un uomo che teneva una candela in mano e con l’altra lanciava pietruzze verso la sua finestra, accanto a lui una donna che piangeva con in braccio una bambina che dormiva. “Hilfe, hilfe (aiuto, aiuto)” – disse l’uomo a bassa voce per non farsi scoprire da chi gli dava la caccia a poche centinaia di metri di distanza. In lontananza si sentivano i cani abbaiare, voci concitate e affannate, ma erano sempre più vicini. Albert aveva due possibilità richiudere la finestra facendo finta di niente, oppure aprire la porta a quella famiglia di ebrei che fuggiva dalla polizia. Decise di scendere giù e di aprire. Una folata di vento gelido lo colpì, svegliandolo definitivamente dal torpore. Quando il fascio di luce dell’androne illuminò l’uomo lo riconobbe, era Binyamine il proprietario della gioielleria di Pasing, il paesino vicino casa. Tre anni prima aveva comprato da lui le fedine d’oro con brillantino, che lui e sua moglie avevano portato al dito fino al loro matrimonio. Non credeva ai suoi occhi l’uomo era disperato e la moglie altrettanto, la bimba dormiva ancora. Rischiando la vita e quella della sua famiglia decise di salvarli e di farli uscire dalla Germania prima di essere catturati dai nazisti. Un gesto d’amore che decise di ripetere in altre occasioni. Quando ne ebbe la possibilità salvò altri esseri umani,  ingiustamente spogliati dai loro averi, dalla loro identità, dai propri cari e braccati come animali.

Intanto il vicino campo di concentramento di Dachau, una ventina di chilometri più a nord di Monaco di Baviera, si riempiva di uomini, donne e bambini non graditi ai nazisti che spesso non uscivano vivi da lì. E poi ancora Auschwitz, Bergen Belsen, Birkenau, Buchenwald, Mauthausen, Varsavia…

(in memoria dei milioni di uomini, donne e bambini uccisi dalla follia di un dittatore e di chi lo ha seguito…)

Antonino Schiera

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Aforismi e pensieri sparsi – Aridi alvei di corsi d’acqua cristallina

Abbandonato sul mio morbido letto, 
mi crogiolo nell'incanto del gorgoglio
di fiumi e di mari e di laghi 
che accolgono le acque da cui siamo nati.

Colgo i rumore di fondo dei miei pensieri attoniti 
di fronte al perdurare delle emozioni 
che incatenano il mio desideroso corpo.

E inalo la salsedine della vita
immaginando di essere dentro ti te
e avvolto dalle tue braccia, 
già culla di vagiti imploranti latte materno. 

Snocciolo il rosario della mia esistenza terrena
che oggi calpesta luoghi saturi
di coraggiosi arrembaggi
alla dolcezza umana.

Imperterrito e languido cavalco
steppe assolate e aridi alvei 
di corsi d'acqua cristallina
che scava e forgia, 
che scivola e accoglie
il seme della vita.

Antonino Schiera

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Il Salto della Quaglia – 23 maggio 1992, il giorno in cui Palermo si fermò [VIDEO]


Ciao come racconto nel video, l’articolo che ti invito a leggere, si intitola 23 maggio 1992, il giorno in cui Palermo si fermò.

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Le mie pubblicazioni – La valigia gialla di Antonino Schiera (Libero Marzetto Editore – 2021) [VIDEO]

L’anno scorso in piena chiusura causa corona virus, con mio grande piacere e soddisfazione sono stato contattato dall’amico Massimiliano Mistri per un progetto che prevedeva la scrittura di un racconto ispirato da una canzone. Ho aderito con grande entusiasmo all’iniziativa editoriale conoscendo la serietà di Massimiliano, già mio editore riguardo la mia seconda raccolta di poesie Frammenti di coloreLa Gru Edizioni – 2013. Mi è stata assegnata come canzone ispiratrice la magnifica Ao Longe o Mar dei Madredeus un gruppo musicale portoghese, di rilievo internazionale, la cui musica combina le influenze del fado con la musica folk moderna.

Penso che si scriva fado e si legga nostalgia, da questa considerazione è nato il mio primo racconto autobiografico La valigia giallaLibero Marzetto Editore – 2021, una storia pervasa da sentimenti nostalgici, dal desiderio ma anche dalla necessità di viaggiare, che ritengo valga la pena di leggere perché, seppur breve, è di scorrevole lettura e di interessanti contenuti. In questi giorni è possibile prenotare il libro al prezzo scontato di € 11,90 attraverso il sito della casa editrice. Ogni copia vi arriverà con segnalibro, tè o tisana ed incenso per una lettura sensoriale. La tiratura è limitata a 149 copie numerate pertanto, se volete averle prenotatele cliccando sul link che segue :

https://www.liberomarzetto.com/product-page/la-valigia-gialla

Ao Longe o Mar canzone ispiratrice de La valigia gialla di Antonino Schiera Libero Marzetto Editore

IL LIBRO – Anni novanta: un uomo, insieme alla sua inseparabile valigia gialla, ci narra uno spaccato della sua esistenza tra Germania, Olanda e Italia. Una vita caratterizzata dal lavoro, dalle delusioni personali, dalla nostalgia. Questo è un omaggio a tutti gli immigrati costretti a lasciare la propria terra, ma anche a quelle persone che per una delusione d’amore soffrono e perdono la voglia di vivere calpestando la propria autostima. Persone, queste ultime, che intraprendono un percorso di autogenerazione e guarigione attraverso il viaggio, fisico o mentale. 

ESTRATTO – La stazione di Monaco di Baviera è proprio grande, sembra un enorme formicaio all’interno del quale le persone si muovono spedite in direzioni diverse, incrociandosi senza mai scontrarsi. Sono le nove e trenta, l’aria mattutina è fresca e cristallina, primaverile. Ai bordi delle strade resiste qualche chiazza di neve. Di fronte a me, mentre il treno percorre a bassa velocità gli ultimi metri del lungo viaggio che da Palermo mi ha portato qui, vedo spiccare una grande scritta che campeggia su un’enorme vetrata: Grundig…