Storie – Una donna vestita di bianco ©

OlandaUna donna vestita di bianco di Antonino Schiera ©

Non ho mai capito perché quella volta una donna vestita di bianco correndo mi venne incontro facendomi accorciare bruscamente il passo per evitare d’investirla. Va bene, capita a chiunque, almeno una volta nella vita, di rischiare di scontrarsi con una donna vestita di bianco che ti viene incontro correndo, ma ero preso dai miei pensieri che da qualche mese non mi abbandonavano e non ci feci caso.

Avevo già percorso dieci metri oltre il punto in cui la incrociai, in quella trafficata strada di città, nel momento in cui tutti, pedoni e automobili, correvano verso casa dopo una giornata di lavoro. Con la coda dell’occhio la rividi e nel mio cervello cominciai a replicare quella strana scena. D’improvviso calò il silenzio e tutti i pensieri che fino a poco tempo prima affollavano la mia mente, si placarono.

Tornai sui miei passi e la rividi volteggiare tra i pedoni per raggiungere una meta che non conoscevo. Non sapevo nulla di lei, ma qualcosa riaffiorava dal mio recente passato: non sapevo se fosse una perfetta sconosciuta, oppure una delle tante donne che avevo incontrato in un lontano giorno della mia esistenza.

Mi venne in mente una bellissima canzone di Fabrizio De Andrè, Canzone dell’amore perduto, e cominciai a canticchiarla e nel frattempo correvo nella sua direzione, sperando di non perderla tra la folla.

Lei era veloce nel suo incedere, appariva e spariva, dalla mia visuale, a un certo punto temetti di averla persa e mi fermai, pensando di essere uno stupido romantico. Decisi di fare un ultimo tentativo e bruciai a piedi, in pochi secondi, l’ennesimo isolato. La vidi davanti alla vetrina di un negozio di abbigliamento a contemplare i manichini che sfoggiavano i vestiti leggeri di quell’estate che stava per arrivare.

Mi avvicinai a lei e la chiamai: “Carla!”

Lei mi guardava con i suoi occhi neri da cerbiatto, la chioma castano chiaro sulle spalle, con il suo corpo da ballerina, le spalle declive sulle braccia muscolose. La dolce voce, talvolta rauca, che faceva vibrare intonse corde vocali. Il seno turgido e i fianchi sinuosi, che lasciavano presagire momenti di vera passione, nell’attimo in cui si fosse concessa a me. Io la amavo di un amore giovanile, una sorta d’idealizzazione dei sentimenti che mi rendeva fragile e vulnerabile.

Olanda.1Frequentavo le sue amiche, le sue compagne di classe, la invitavo sempre a ballare un innocente lento nelle feste di classe, mi recavo all’uscita di scuola soltanto per incrociare il suo sguardo. Dopo tanto riflettere e sperare che lei facesse il primo passo, mi decisi ad affrontarla. Erano passati due anni dal momento in cui l’amore si era insinuato nella mia mente.

Dovetti farmi forza quella sera. Non era facile alzare la cornetta del telefono e parlarle. Mi domandavo: “Come fa una ragazza così bella ed elegante a non avere un fidanzato?”.

Ormai ero eroso dai pensieri e dalla sofferenza. Mi sentivo come una quercia il cui tronco era sempre più aggrovigliato da una pianta d’edera e quindi destinato a perire, se non disinnescando quella fitta matassa sinuosa e mortale nello stesso tempo. Alzai la cornetta e composi il suo numero di casa: “Ciao Carla, sono Manfredi non mi riconosci?” Domani vorrei incontrarti prima che entri a scuola. “Facciamo una passeggiata insieme?” Dopo un lungo silenzio mi rispose: “Sì perché no?”

Per tutta la notte non chiusi occhio. Incoscienza e paura lottavano tra loro: al centro di tutto il desiderio di dare un colpo di maglio ai miei dubbi, a quell’edera che mi stava soffocando, in quella che era diventata una simbiosi parassitaria. All’alba salii su un autobus e raggiunsi il luogo dell’appuntamento. Pensavo a Lord Byron che in un suo aforisma scrisse: l’amore è come l’amicizia senza le sue ali e sì perché Carla era una mia amica, ma non eravamo dotati delle ali dell’amore, che ci potessero portare lontani da tutti per amarci.

Lei scese dall’autobus e mi venne incontro, la baciai sulle guance e cominciai a camminarle accanto nel tragitto che ci divideva dall’ingresso della sua scuola. Poche centinai di metri e quindi pochi minuti di tempo, per dichiararle l’amore che provavo verso di lei. Lo feci, anche se ancora oggi non so dove e come trovai il coraggio per proferire quelle poche parole: “Carla, vuoi metterti con me?”

Lei rimase fredda e imperturbabile. Brutto segno per me e, dopo aver superato l’iniziale stupore, mi disse che mi avrebbe dato una risposta nel giro di pochi giorni. Mi sentivo finalmente libero: se fosse stato un no ci avrei messo una pietra sopra, se invece fosse stato un si avrei cominciato a volare con le ali dell’amore.

Passarono cinque giorni da quel momento e dovetti sollecitare una risposta che tardava ad arrivare, fino a quando lei decise di darmi un appuntamento nella piazza principale della città. Ci sedemmo nei gradoni sotto la statua di Ruggero VII che svettava di fronte al grande teatro. Non mi sembrava convinta, la osservavo con attenzione in silenzio, ma la sua risposta fu sì. Caspita non mi sembrava vero e mi lanciai in un lungo bacio appassionato che fu interrotto dallo sguardo disgustato e dai rimbrotti di un passante bigotto, che non poteva capire i miei sentimenti. La testa mi girava e le vertigini presero il sopravvento.

Quello fu il mio primo vero bacio. Cominciarono così le telefonate serali per raccontarci i nostri pensieri, le uscite pomeridiane per fare incontrare le nostre anime, le liti e le riappacificazioni tipiche di ogni storia d’amore.

Olanda.1Carla ed io eravamo troppo giovani e non conoscevamo le passioni di un rapporto totalizzante fino a quando il desiderio, l’uno per l’altra, non ci fece superare i tabù e così ci amammo.

Quando avvenne, in un pomeriggio di un freddo inverno, tra le mura di un’anonima stanza, capii che lei mi amava e divenne ancora più bella, quantomeno ai miei occhi. Contrariamente ad ogni attesa quello fu l’inizio della fine, non eravamo pronti, pur amandoci profondamente, a sceglierci.

La nostra storia durò meno dell’eclittica del sole. Smisi di ricordare… e come in una lenta cinematografica, tornai alla realtà.

“Carla?” ripetei. Lei si voltò verso di me e disse: “prego chi è lei? Io non mi chiamo Carla.” Diresse il suo sguardo dall’altra parte e riprese il suo andamento svolazzante tra la folla.

Ritornai alla realtà e realizzai che quello strano incontro mi aveva riportato indietro nel tempo. Per un attimo avevo pensato che quella donna, che mi aveva intralciato piacevolmente il cammino, potesse essere la mia ex: Carla che non ho mai più incontrato.

(Antonino Schiera – Tutti i Diritti Riservati)

Recensioni – Marhanima, testo poetico e opere tridimensionali di Poesia Sculturata della scrittrice Giovanna Fileccia (Ed. Simposium)

(nella foto in alto da sinistra a destra Francesco Ferrante, Alessandra De Caro, Antonino Schiera, Veronica Giuseppina Billone, Giovanna Fileccia)

Marhanima
Copertina

Al ritmo del vento.

E adesso voglio capire con gli occhi
e collegare gli occhi al cuore
e sentire il battito ad ogni palpito di ciglia.
Al ritmo del vento che porta
la sabbia tra le operose
mani creatrici di vita
guidate da pensieri
in scatole di cartone
da fili di corde
che si sciolgono
in versi d’amore.

Si apre con questi versi di Veronica Giuseppina Billone, poetessa e mente della casa editrice Simposium, il testo poetico Marhanima della scrittrice Giovanna Fileccia pubblicato nel 2017.

Giovanna Fileccia
La scrittrice Giovanna Fileccia

Mani d’acqua salata
abbracciano
baie e promontori
sussurrano alla terraferma
antiche memorie e
segreti in divenire

scrive Giovanna e aggiungo, che i versi nel loro incipit iniziale sono talmente musicali, chiari, lineari, ispirati che il mio compito si potrebbe esaurire qua. Proverò lo stesso, con il sigaro in bocca che diffonde, tra una tirata e l’altra, bluastri ed effimeri pensieri, a dare una mia impressione dell’opera peraltro impreziosita dalle prefazioni del compianto Soprintendente del Mare Sebastiano Tusa e della dirigente alla Sovrintendenza del Mare Alessandra De Caro. La psicoterapeuta Caterina Vitale ha invece curato la postfazione, offrendo ai lettori una sua personale e qualificata disamina dell’opera.

Il mare è l’elemento cardine della struttura narrativa che, nel suo dispiegarsi all’interno delle pagine del libro, tocca diversi temi quali, ad esempio, l’amore per il mare stesso, per gli elementi naturali, per le creature che lo popolano, per la vita in generale. Ma Giovanna Fileccia non si ferma qui e come l’antesignana di Greta Thunberg descrive nei sui versi la sofferenza del mare spesso violato dal cemento e dall'”olio nero”.

Colori che cambiano passando dal meraviglioso blu naturale, al già citato nero, fino a trasformarsi drammaticamente nel rosso sangue di naufraghi e di pescatori in pericolo, perché non sempre il mare è amorevole e calmo.

Veronica_Giuseppina_Billone.1
Veronica Giuseppina Billone

Nel suo descrivere gli abissi del mare la Fileccia sembra riuscire trasformarsi, idealmente, in un sottomarino che esplora le profondità marine fino a incontrare, citandolo nel testo, il leggendario Colapesce, che in una delle versioni siciliane è rimasto in fondo al mare, per sopperire alla mancanza di una delle tre colonne che reggono l’isola.

Il libro si legge come una canto lento, scandendo le parole e cercando di fissare nella mente gli innumerevoli tasselli dei quali è composto. Così da costruire un elemento che da liquido diventa solida e protettrice terra, che prova a ribaltare il concetto di mare infido, spesso pericoloso che nell’immaginario collettivo e nei racconti si fa strada.

Basti pensare a chi deve deve conviverci per lavoro, trovandosi pertanto in balia dei suoi umori, a chi lo teme perché lo vive come elemento estraneo rispetto alla quotidianità, un po’ come l’aria durante il volo. Uno stato meraviglioso, sia per il mare che per l’aria, che le paure ancestrali, dovute ad un’esperienza negativa, dovute a fattori esterni, relegano a momento di pura preoccupazione.

Pertanto Giovanna Fileccia ha il merito di riportare le cose al posto giusto, se consideriamo che nasciamo e ci riproduciamo nei primi mesi di vita in un ambiente liquido, se pensiamo che il primo atto di una nuova vita è quello di respirare aria vitale che poi, come il mare diventano elementi indispensabili per la nostra sopravvivenza

Giovanna_Fileccia
Giovanna Fileccia

Il brodo primordiale di questa alchimia magica, mi riferisco al fatto che Giovanna, riesce a riempire pagine su pagine di impressioni, sentimenti, emozioni, trova terreno fertile nel suo approccio creativo della vita che le permette di vedere il bene dove c’è il bene e di estrarre il bene dove potrebbero prevalere esclusivamente il male e la paura.

Infine qualche parola sulle opere tridimensionali che completano il concetto innovativo di Poesia Sculturata ovvero la trasposizione di alcune liriche a sculture create con materiali diversi: l’idea nasce, a mio parere, dalla necessità dell’autrice di toccare con mano le sue belle liriche, che divengono così da elemento puramente auditivo a elemento cenestetico, creando così un incontro simbiotico che arricchisce i lettori.

Antonino Schiera

Foto di Gruppo a Terrasini per Marhanima
Foto di gruppo al termine della presentazione di Marhanima del 14 dicembre 2019 a Terrasini

Recensioni – La poetessa Emilia Ricotti scrive della mia terza raccolta di poesie Meditare e sentire (Il Convivio Editore)

MEDITARE E SENTIRE di Antonino Schiera

2019, Il Convivio Editore

Recensione di Emilia Ricotti

Meditare e sentire e ricordare io aggiungerei.

Non scendere le scale dell’oblio, ecco con questo monito di Antonino Schiera mi piace iniziare a descrivere la sua silloge Meditare e sentire, custodire il ricordo che lo ha forgiato.

Ed in Giovinezza è quello dell’amico Benedetto, dove l’iterazione non è casuale.

Resta il ricordo dell’amore Il ricordo della imberbe e rosea pelle di ragazzino un po’ ribelle, che tornando lassù da dove è arrivato, ci lascia un po’ più soli. L’ennesimo tramonto su questo mare che ha visto i tuoi natali.

… dopo l’ennesima sigaretta accesa ….al vento.

O i versi dedicati alla nonna

cardine del perfetto ingranaggio dell’Universo di cui facesti parte integrante e amorevole.

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Copertina del libro

Il ricordo tempio dell’esistenza, tenero ed amorevole, espressione della dimensione del suo star bene con se stesso, e a chi spesso si chiede e ci chiede cos’è la poesia, se essa sia enigma.. o una miriade di altro, si può rispondere che qui la poesia è opificio e risonanza magnetica dell’anima, basta aprire il dischetto e decodificare i passaggi nodali di un’anima che si denuda degli inutili orpelli e si offre ai suoi lettori con l’innocenza di un bimbo e suggerisce

s’inseguono sogni…

come schizzi

nella tela della nostra esistenza.

Calpesterai le macerie

Lasciate dai miei sogni,

non essere triste per il grondare di questa pioggia

che fa piangere pure le statue”

….

Oggi sono sospeso in questo limbo

E in questi versi come non avvertire l’eco di Chanson d’automne di Paul Verlaine

I lunghi singulti

dei violini

d’autunno

mi lacerano il cuore

d’un languore

monotono.

…..

E mi abbandono

al triste vento

che mi trasporta

di qua e di là

simile ad una

foglia morta. 

(Paul Verlaine)

densa di una malinconia che consola se stessa, in Petrarca, sommo poeta, è la celebrata voluptas dolendi , il poeta che per conoscere meglio la sua anima e i suoi meandri aveva scelto Sant’Agostino e le sue confessioni, in un colloquio incessante che gli dispiega universi sconosciuti, e dunque cos’è la poesia se non questo colloquio con l’anima e quando tutto ciò va a fondersi con la ricerca filosofica di Sant’Agostino in Petrarca e nei percorsi che scaturiscono dall’esperienza umana e con essa si saldano in Antonino Schiera, così da farne un unicum, c’è da bearsene.

Il fluire salvifico del tempo che

ha lavato, diluito le ire ancestrali

di un uomo ferito più volte, ma mai domo

… Le prime luci dell’alba indicavano la strada da prendere.

Vasta dunque la tavolozza delle sue emozioni che si modulano sulle note di un ritmo interno, sulla spianata di un’anima che ha tasti infiniti e mirabili.

Emilia Ricotti 

Per conoscere meglio la poetessa Emilia Ricotti:

  1. Intervento di Emilia Ricotti, autrice della raccolta di poesie Terre rare e chicchi di melograno
  2. Recensioni – Maria Elena Mignosi Picone riguardo Terre rare e chicchi di melograno (LuoghInteriori) di Emilia Ricotti
  3. Presentazioni – Terre rare e chicchi di melograno (LuoghInteriori) poesie di Emilia Ricotti

 

Appuntamenti – Le acque di mezzo di Gianfranco Perriera a Palermo

Il mare come elemento di purificazione, di ricerca del proprio io, di interazione con gli altri popoli, di desiderio di conoscenza nella migliore delle ipotesi. Il mare come via di fuga da una realtà non più accettabile e drammatica, che obbliga ad una improcrastinabile quanto pericolosa decisione: quella di lasciarsi alle spalle tutto se non il bagaglio culturale, esperienziale, emotivo racchiuso nella propria essenza di persona, che talvolta arriva a salvarsi altre volte arriva ad esalare l’ultimo respiro in fondo alle acque. Così come spesso ci accade di assistere nel Mediterraneo.

Questo in estrema sintesi il significato di quanto hanno messo in scena le attrici Elena Pistillo e Silvia Di Giovanna all’Auditoriun della RAI di Palermo, in questo scorcio di inizio anno 2020, accompagnate dalle musiche di Andrea Rigano al violoncello e di Cinzia Guarino al pianoforte. Il progetto drammaturgico e la regia sono di Gianfranco Perriera, le musiche di Paolo Rigano. Il titolo dell’opera Le acque di mezzo era inserito nel cartellone nell’ambito delle iniziative culturali ed Eventi per le Festività Natalizie 2019 del Comune di Palermo.

Protagoniste dell’opera teatrale sono due donne che affrontano coraggiosamente la traversata del mare di biblica memoria, in un momento storico in cui non interviene la mano di Dio che apre le acque per salvare il suo popolo. La traversata non avviene all’unisono, ma a frotte.  Come uno stillicidio che ad ogni goccia ferisce le coscienze di ognuno di noi e che, nello stesso tempo, apre un dibattito politico su come intervenire rispetto ad una situazione drammatica, soprattutto quando non c’è il lieto fine dello sbarco sulla terra ferma.

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L’opera di Gianfranco Perriera ha il merito di cristallizzare, attraverso i dialoghi i vari momenti della traversata spesso drammatici, senza che venga svilito l’elemento del divenire del tempo, in un crescendo di tonalità alta di ritmo e meravigliosa musica insieme. Non vengono, pertanto messi in secondo piano, quelli che sono i desideri delle due donne che vogliono fortemente calpestare una terra in cui regna la pace, la libertà e la possibilità di realizzarsi. Come i frame di una pellicola che messi insieme costituiscono i vari set drammaticamente reali e attuali, l’opera accompagna per mano le due protagoniste nelle varie fasi della loro esistenza, regalate al pubblico attento che difficilmente si annoierà per la bravura di tutti i protagonisti dello spettacolo.

Il tema dell’Esodo è ampiamente ricordato in quanto elemento peculiare di ogni situazione di crisi umanitaria determinata da guerre, persecuzioni e ingiustizie sociali che nei secoli hanno caratterizzato la storia dell’uomo.

Antonino Schiera (clicca per conoscere il mio percorso artistico)

Fotografie di Salvo Quagliana

Recensioni – La poetessa e scrittrice palermitana Franca Alaimo riguardo Meditare e Sentire (Il Convivio Editore)

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Franca Alaimo

Pubblico volentieri la recensione che Franca Alaimo ha dedicato alla mia terza raccolta di poesie Meditare e sentire (Il Convivio Editore).

L’abbondanza dell’aggettivazione nell’ultima raccolta poetica di Antonino Schiera rivela la qualità emotiva della sua ispirazione poetica, che ruota attorno a pochi temi, che finiscono con l’intrecciarsi, creando un dialogo che dà luogo a due processi paralleli: l’antropomorfizzazione degli elementi naturali, così come le persone umane finiscono con l’assumere qualcosa degli stati e degli umori della natura.

L’autore, insomma, descrive i suoi stati d’animo riflettendoli nell’ambiente circostante creando sintonie piacevoli, armonie sorprendenti. Allo stesso tempo la natura assume su di sé stai d’animo e pensieri dell’io lirico.

L’autore Schiera attinge materia dalla sua biografia, oscillando ripetutamente tra gioia e dolore, tra memorie dolorose e speranza nel futuro. Spesso è la sua donna ad ispirargli i versi, ora delicati e sereni, ora più malinconici, allorquando qualche incomprensione sembra adombrare l’armonia della relazione amorosa.

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Copertina del libro

La tessitura lessicale delle poesie di A. Schiera, appare non sempre omogenea: aperta com’è, a volte, ad espressioni del parlato, e, a volte, carica di sintagmi e termini piuttosto antiquati, anche all’interno di uno stesso testo. Ritornano pure degli stereotipi espressivi, che egli farebbe bene ad evitare. Nel complesso è un libro che mette in rilievo la sensibile umanità del suo autore, la sua aspirazione ad un mondo più giusto e pacificato, come dimostrano alcuni testi di ispirazione sociale.

Franca Alaimo

Recensioni – Luciana Cusimano traccia un’interessante disamina di Meditare e sentire (Il Convivio Editore), raccolta di poesie di Antonino Schiera [VIDEO]

Meditare e sentire” è la naturale prosecuzione di un percorso introspettivo e di consapevole crescita interiore iniziato con le prime due sillogi “Percorsi dell’anima” e “Frammenti di colore”, un percorso a tappe, con un’ideale scadenza triennale. Ancora una volta, la poesia scaturisce dall’esigenza di mettere nero su bianco i sentimenti che scaturiscono da una riflessione, un’immagine, un dialogo, una situazione, così da eternarle. Versi intensi e pieni di vita che celano un profondo coinvolgimento emotivo e in cui la ricercatezza dei temi si fonde con la semplicità delle immagini suggerite. La poesia di Antonino, infatti, nasce e si evolve dall’osservazione e dalle immagini, posto che il canale visivo è quello prioritario per garantirci una piena interazione con la realtà.

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Luciana Cusimano e Antonino Schiera

La poesia suggella le grandi trasformazioni dell’esistenza e sublima il dolore e il cambiamento. E’ una forma di dialogo con se stessi, con l’inconscio, di interazione con le persone che si incontrano. Dunque, uno strumento di conoscenza. Un esercizio quotidiano e spontaneo lontano dalla vanagloria che consente di comunicare con il mondo esterno con sincerità e onestà intellettuale.

La raccolta esprime una precisa visione del mondo, fondata sulla riflessione quale strumento e metodo per cogliere le innumerevoli declinazioni emotive e sentimentali dell’esistenza. Tutti i componimenti, nella loro diversità, sono attraversati dall’incanto e dal senso di meraviglia che nasce dall’ammirazione degli elementi naturali che connotano il paesaggio. Alla loro vivida descrizione si accompagnano diversi stati d’animo. Il lettore viene condotto per mano in sentieri sensoriali fatti di luci e suoni alla scoperta e alla soluzione dell’inquietudine e del rimpianto e guidato verso la condivisione di desideri e legittime aspirazioni.

Il poeta mostra una sensibilità matura: parte dalla consapevolezza che dalla narrazione di vicende strettamente personali e da mere suggestioni sensoriali si può astrarre verso esperienze universali, storie in cui tutti possiamo scorgere segmenti di noi stessi e delle nostre esistenze.

Il titolo rievoca un processo razionale e intuitivo, logico ed emotivo. Meditare e sentire come frutto di un processo desueto e insolito, per questi tempi caotici e liquidi, ma che premia l’animo se esercitato con costanza e rispetto per i momenti che sa regalare al sé.

L’io dell’autore si relazione con un universo al femminile: il mondo come natura, come spasimo d’amore, come società. La poesia tratteggia una Natura che è madre e matrigna, amica fedele e amante, croce e delizia ma anche fertile dama. La poesia, in questa silloge, si fa fimmina.

La Natura è sfondo e costante presenza che consente di condividere ogni moto dell’animo quasi fino ad umanizzarsi essa stessa e diventare metafora e personificazione dell’umano sentire. Il paesaggio è luogo fisico ma anche occasione di identificazione e abbandono.

Scrivere diventa un modo per fissare lo scorrere del flusso vitale e scandire il decorso del tempo, attraverso un linguaggio immediato e realistico che non ha motivo di essere ermetico e intraducibile. Perché la poesia è vita nella vita e dalla vita trae spunto, attingendo al mondo degli affetti interiori e dall’amore per la propria terra per giungere a sfiorare, quasi a volerle sanare, le piaghe della società.

Meditare e sentire presentazione alla Real Fonderia
Meditare e sentire: presentazione alla Real Fonderia Palermo

E’ una poesia che mette d’accordo tutti, arrivando a tutti. Genera testi che sono nutrimento intellettuale ed emotivo. Perché le poesie vengono generate dalla mente di chi scrive ma prima ancora sono nell’aria in cui girano; sono un moto ondoso che sa cogliere la contentezza, l’emozione e la gioia ma anche la disperazione  dell’animo. Per questo, fare poesia non equivale a vincere una gara metrica e il poeta non avverte la necessità di essere sofisticato. Solo così il lettore potrà comprendere e immedesimarsi, accostandosi al testo come a uno strumento che gli consentirà di vedere meglio parti di sé e del mondo. Si origina così il miracolo della poesia come “Meditare e sentire”, schiudendosi nel cuore di chi legge così come si è schiusa nel cuore di chi scrive.

Luciana Cusimano

Contributo video durante la lettura della recensione di Luciana Cusimano a Isnello

Recensioni – La poetessa Lavinia Alberti scrive su Meditare e sentire [VIDEO]

In occasione della prima presentazione a Palermo della mia terza raccolta di poesie Meditare e sentire (Il Convivio Editore), il giorno 29 novembre 2019 alla Real Fonderia, la poetessa e collaboratrice giornalistica Lavinia Alberti è intervenuta con una recensione preceduta da una breve introduzione con i saluti al numeroso pubblico presente. Riporto per intero l’intervento ringraziando pubblicamente la poetessa.

(Antonino Schiera)

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Presentazione di Meditare e sentire

Buonasera a tutti,

volevo intanto dirvi due parole su Antonino. Conosco Antonino da un po’ di anni, ma l’ho conosciuto meglio effettivamente negli ultimi due anni in occasione di “Calici di poesie a Isnello”, rassegna poetica fortemente voluta da Antonino che si è svolta in due edizioni, nel 2018 e 2019 a cui ho preso parte anche io. In quelle occasioni ho avuto modo di conoscerlo in qualità di moderatore. Mi sono accostata ai suoi testi da poco. Ho letto le sue raccolte (Percorsi dell’anima, Frammenti di colore e ora Meditare e sentire) e devo dire che ho notato una evoluzione, uno stile più maturo e più consapevole da certi punti di vista. Stasera vi leggerò quelle che sono state le mie impressioni su questa terza raccolta.

MEDITARE E SENTIRE – la terza raccolta di Antonino Schiera

Meditare e sentire. Sin dal titolo la raccolta si presenta accattivante suggerendo oltre alla congiunzione che unisce i due verbi anche un ipotetico accento forse voluto da parte del poeta con una doppia valenza a significare che meditare è anche sentire. Questa nuova raccolta poetica di Antonino Schiera si presenta dunque dal carattere fortemente introspettivo e riflessivo.

Si tratta di un percorso fatto di vissuti, di cammini, di inciampi, di strade ritrovate, di consapevolezze maturate pian piano dentro il poeta; un sentiero di ombre e di luci, di gioie e di dolori, in continuo divenire che ha preso forma tramite la parola poetica.

Un tragitto metaforico che Schiera inizia con la poesia Il cammino, in cui attraverso gli elementi naturali – come l’acqua – descrive la catarsi che essa gli ha procurato, lavandogli le ferite e i pensieri. Una purificazione che ben si coglie quando egli dice: di acqua sotto i ponti ne è passata tanta/ ha scrostato i pensieri più reconditi/ ha lavato e diluito le ire ancestrali/ di un uomo ferito più volte/ma mai domo. Così come l’acqua un ruolo catartico svolge anche la luce, quella dell’alba, che segna l’inizio del giorno e dunque anche l’apertura a nuove possibilità. Stessa variabile è offerta dal crepuscolo e dalla notte, che divengono qui metafore dell’incontro e di “blandi ed amorevoli pensieri”. Poi c’è il mare, che conduce il poeta talvolta all’oblio (che in primavera scioglie i suoi colori/nell’animo freddo e glaciale, sbiadito/come i ricordi di un tempo/che è fuggito via/come preistorici granelli di sabbia/tra dita callose di pescatore), mentre lo stesso mare procura talvolta un emergere e un riaffiorare di immagini del passato, legate alla sfera della familiarità e del sentimento amoroso.

C’è dunque una continua ricerca di luci e crepuscoli, di mare e montagne nelle poesie di Schiera, una voglia di ritrovare in questi elementi, attraverso una meditazione interiore, la via dell’autentica conoscenza di sé. Ciò è ben evidente nella poesia In riva la lago in cui il poeta dice: nuvola mi sento/o forse ancora nuvola sono/inseguo una nuova alba/un nuovo tramonto/e poi un’alba ancora pallida/e un tramonto rosso, come se egli sentendosi appunto parte della natura, cercasse risposte e conforto da essa. Quest’ultima risuona nell’animo del poeta che non manca di sottolinearne le suggestioni ricorrendo a figure retoriche come la sinestesia ad esempio nella poesia A te donna generatrice, quando scrive di “una fragorosa solitudine” o “di un gatto che sorseggia gli ultimi raggi di una luna alquanto piena”, come l’ossimoro nella stessa poesia, reso evidente nell’espressione “equilibrio instabile”; altre figure retoriche si ritrovano nei versi intitolati Sul tuo volto, dove “una mano agguerrita per aspri combattimenti nell’anima” diventa la metafora dell’energia vitale con cui si affrontano le battaglie della vita. Nella stessa non mancano poi delle rime che in modo asimmetrico si legano tra loro in rime finali come certezze/ carezze, coraggioso/rugoso. Più avanti nella poesia Giostra il poeta non manca di accostare la precarietà della vita (“fremono tremule foglie al vento”) al desiderio di far risorgere la stessa energia vitale attraverso disegni e diramazioni che “brulicano di vita come una giostra solitaria che attende colorati bimbi”, dove il poeta sembra volere con forza ritrovare il clown, il bambino che c’è in ognuno di noi, di pascoliana memoria.

Diverse sono le tematiche all’interno della raccolta, che non comprende solo quella sentimentale ed esistenziale, ma anche quella sociale, come si coglie nella poesia Pensiero di un migrante, in cui si leggono espressioni forti come: naufrago/ nel mare della solitudine/che mi tiene lontano dalla terra mia/ […] rischio di soffocare/ acqua salata al posto dell’aria […] ad attendermi sulla spiaggia/ il sorriso di un mio simile/ che mi ama. Diverse sono ancora le poesie più intimiste, in cui il lettore riesce a cogliere un certo senso di sottrazione nel poeta: una mancanza di qualcosa che ha avuto e che poi gli è stato tolto. Questo è quanto si evince ad esempio dalla poesia Alessio, dedicata al figlio mai nato, cui il poeta associa l’immagine di un mare burrascoso. Il mare è in tempesta/sbiadisce il mio dolore/attenua i miei pensieri/vivifica le mie speranze, quasi come se il poeta volesse affogare, dimenticare, ma al contempo trasformare questi vissuti in altro, in versi appunto.

Schiera è riuscito a fare tutto questo, a descrivere il proprio poliedrico mondo interiore, il proprio sentire sublimandolo attraverso la parola poetica.

Lavinia Alberti

Galleria fotografica

Aforismi e Pensieri Sparsi (4) ©

Ciao continua, la pubblicazione dei miei Pensieri e Aforismi Sparsi che giunge al quarto appuntamento con te, lettore del blog. Buona lettura e condivisione.

Aforismi e Pensieri Sparsi (1)

Aforismi e Pensieri Sparsi (2)

Aforismi e Pensieri Sparsi (3)

 

 

Antonino Schiera (Tutti i diritti Riservati ©)

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Storie – Incontro con l’orizzonte di Antonino Schiera

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Incontro con l’orizzonte ©

In quell’angolo di paradiso Daniele era assorto nel viluppo dei suoi pensieri che affidava alle volte bluastre del suo sigaro mattutino. Il suo volto tradiva ancora una leggera abbronzatura frutto della lunga estate palermitana. La giornata cristallina di dicembre, si specchiava sul mare sotto al monte. L’ampio golfo che si perdeva apparentemente infinito fino al suo incontro con l’orizzonte, scintillava sotto i raggi del sole riuscendo a scacciare il freddo e la brina mattutina. Erano sciabolate di calore che ristoravano l’animo e rendevano fluide le poesie che stava componendo nella sua testa, tra una tirata di sigaro ed un’altra. Sulla linea della battigia passeggiavano coppiette mano nella mano a suggello dell’incontro tra il mare e la terra, giocavano bambini sotto lo sguardo attento dei genitori e poi carrozzelle con anziani dagli occhi velati dall’età. 

Improvvisamente il sole che fino a pochi secondi fa lo irradiava, si fece ombra. Tirò ancora una boccata dal suo sigaro aspettando che l’ombra andasse via. Era uno straordinario gioco di luci nel chiaroscuro della vita. Ebbe un piccolo fremito di paura e voltandosi la vide elegante nel suo leggero cappotto e con il viso incorniciato da lunghi capelli color paglia e con gli occhiali da sole che la rendevano ancora più attraente. 

Si ricordò di averla notata pochi minuti e poche centinaia di metri prima, lungo la linea di sabbia che delimita il golfo. Aveva sperato di poterla osservare in volto avendone immaginato la bellezza tipica di una donna elegante. Ma lei non si era voltata e lui aveva tirato dritto per raggiungere il suo angolo di paradiso. 

<<Mi scusi non volevo disturbarla!>> -disse l’ombra che nel frattempo si era materializzata. Ma quale disturbo… – pensò Daniele. Era talmente bella ed elegante che fu felice di quell’incontro casuale. 

Di fronte a loro lo Stromboli gettava le sue ceneri al vento e l’Etna gli faceva da magnifico

Il gabbiano e lo Stromboli
Il gabbiano e lo Stromboli

contraltare più a sud-est. Fu quell’osservare poetico della natura che li mise in comunicazione. Si presentarono e per un attimo sperò che Cristina, così si chiamava, non fosse una semplice passante che di lì a poco si sarebbe smaterializzata come neve al sole che diviene vapore. 

Cristina stava evocando in lui il bellissimo testo poetico Les Passantes di Georges Brassens, reso magnificamente melodia musicale da Fabrizio De Andrè. Erano il suo sguardo fiero, la sua bocca rosea, i suoi occhi profondi e le sue parole intrise di ricordi comuni ad attrarlo. 

Daniele spense il sigaro e cominciò a parlare con lei. Più la osservava e più si accorgeva di quanto era bella. Il mare continuava a regalare meravigliosi giochi di cristallo illuminato dal sole e laggiù il pennacchio dello Stromboli continuava a forgiare nuove forme di cenere. Quello creato dall’Etna, invece, si dirigeva fiero e maestoso verso est. Si perpetuava l’incontro del sole con la luna, del caldo con il freddo, della luce con il buio, della gioia con il dolore, del presente con la memoria, del noto con l’ignoto. 

Il_Montepellegrino
L’incontro con l’orizzonte è come carezzare il nostro infinito (a.s.)

Ebbero il tempo di scattare una foto insieme, di scambiare ancora qualche parola di stringersi la mano fino al momento in cui Cristina distolse lo sguardo dagli occhi color smeraldo di Daniele che la guardava rapito. Un’altra ombra si era materializzata: era quella di Ivan, il fidanzato russo di Cristina. Andarono via insieme, mano nella mano, felici di trovarsi a Mondello. Daniele sorrise amaro. Si Cristina era proprio una passante che probabilmente non avrebbe mai più rivista. Si rigettò nei suoi pensieri dopo avere riacceso il sigaro e continuò a guardare il mare… scrivendo poesie. 

Antonino Schiera (mi presento)

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Recensioni – Il poeta e scrittore Biagio Balistreri partendo da Meditare e sentire, traccia un bilancio delle tre opere di Antonino Schiera

Meditare e Sentire a Capo D'Orlando (3)Pubblico la relazione che il poeta e scrittore Biagio Balistreri ha preparato e letto durante la presentazione della mia ultima raccolta di poesie Meditare e sentire – Il Convivio Editore, avvenuta il 19 ottobre a Villa Piccolo a Capo D’Orlando. A Biagio Balistreri, mio carissimo amico, vanno i miei sinceri ringraziamenti.

 

ANTONINO SCHIERA Meditare e sentire – Il Convivio Editore

19 Ottobre 2019 Villa Piccolo – Capo D’Orlando

Ho affettuosamente seguito il percorso poetico di Antonino Schiera lungo tutti e tre i libri finora pubblicati: Percorsi dell’Anima, Frammenti di colore e l’attuale Meditare e sentire.

Va preliminarmente detto che il principale tema che davvero accomuna i tre libri è quello dell’amore, nelle sue diverse declinazioni: come afferma lo stesso poeta “Io mi limito a riportare in versi ciò che provo: amore sentimentale, fraterno, filiale, verso la natura”.

Meditare e Sentire a Capo D'Orlando (20)
Biagio Balistreri in piedi

Nella raccolta Percorsi dell’anima, l’autore dedicava molto spazio alle riflessioni, espresse principalmente nella forma di aforismi. Nell’ultima raccolta, dopo due pagine iniziali dedicate ai pensieri del poeta, gli aforismi sono invece trasferiti direttamente nella poesia, che assume così una particolare pregnanza riflessiva, rendendosi quindi più universale. Vorrei esemplificare questo processo con la lettura delle chiuse di alcuni brani, dove la riflessione appare più evidente che altrove.

L’omino lasciò il ponticello sul quale si era rifugiato

e ricominciò il cammino verso la vita.

Le prime luci dell’alba indicavano la strada da prendere.

IL CAMMINO

In lontananza il pianto di un bambino

che diventa solitudine,

tra i banchi ed i quaderni

di una scuola di periferia.

Comincia l’attesa!

DISTACCO

Non nacquero rimpianti, vergogne, né paure:

soltanto il desiderio di accompagnare la mia solitudine alla tua

nel viaggio, irto di ostacoli e contraddizioni…

su, per le vie dell’universo.

PER LE VIE DELL’UNIVERSO

La poesia lo ha liberato.

E se guarda indietro si rattrista.

pensa e scrive, la gioia riacquista.

VALLE

Docile si avvicina il dolore

contrastato dalla voglia di vivere

annegato nel sentire quotidiano

di sorrisi, di doni destinati

a chi riesce a celare il dolore

in un semplice travestimento

da pagliaccio.

AL BUIO

In Percorsi dell’anima, il tema dell’amore si dispiega fra l’osservazione degli elementi e degli eventi naturali, che Schiera giunge a elencare ossessivamente (“Sole, Luna; Terra, Mare; Caldo, Freddo”). Elementi che a volte sono anche contenitori non silenziosi delle tracce dell’uomo, mentre i loro modi di manifestarsi sono continuamente posti in parallelo con i sentimenti e gli accadimenti umani, e con questi si rapportano talvolta con sottile malinconia, talvolta con un sentimento di matura accettazione.

Nella seconda raccolta, Frammenti di colore, trova uno spazio inatteso il tema del bimbo e in particolare del bimbo che nasce – ma che è al contempo anche l’adulto che nella solitudine si ritrova imberbe e, forse, inadeguato – nonché il tema del distacco del bimbo dalla madre, dai genitori, che in realtà appaiono soltanto capaci di guardarlo e attendere che cresca e scopra il senso del dolore. Temi che donano alla raccolta, accanto al contrastato rapporto con la natura, metafora di ogni sentimento, una dolorosa intensità per la consapevolezza che ogni stagione della vita deve fare i conti con l’umana fragilità.

Antonino_Schiera
Antonino Schiera

Questo doloroso sentire sembra svanito nell’ultima raccolta, fatta eccezione per la poesia GIOVINEZZA, dove il poeta afferma che “il tempo della giovinezza / sfuma i colori della vita, / li rende più opachi / meno lucenti”. La raccolta appare quasi interamente dedicata ai temi dell’amore, come già detto declinato in tutte le sue varianti, anche familiari, come si riscontra facilmente nelle toccanti poesie Alla nonna e Alessio (a mio figlio mai vissuto).

La riflessione poetica pone l’autore al centro di un universo di relazioni, molto spesso problematiche e poco inclini alla felicità, ma piuttosto votate alla determinazione di una identità complessa. A questo conduce la funzione del “meditare” sulla propria presenza nel mondo, e del “sentire”, sia pure con il carico di sofferenza che questo comporta. In tal senso la stessa terra, evocata essenzialmente in termini di natura nelle precedenti raccolte, qui viene pressoché sempre indicata come “terra madre”, testimoniando lo stretto coinvolgimento dell’io nelle due funzioni del titolo. E quindi, ponendosi al centro di tutto, il poeta può osare: osa, incurante di Giovanni Pascoli, dedicare una poesia alla Notte di San Lorenzo, e poi osa, incurante di Renato Guttuso, dedicarne una alle Balate della Vucciria.

Ma tutto questo non gli impedisce istanti di ineffabile dolcezza, come in Al mare d’estate e soprattutto in Treno. Quest’ultimo brano, Treno, mi sembra una delle composizioni più riuscite della raccolta, e condensa in pochi versi proprio l’atmosfera più congeniale per la meditazione e la contemplazione della natura e di se stessi, risolvendosi poi in un sentire finalmente acquietato e sereno.

Framment_di_colore_Percorsi_dell'Anima
Copertine di Frammenti di colore e Percorsi dell’anima

Anche la forma poetica nel corso delle tre raccolte si è evoluta, divenendo maggiormente attenta e consapevole e, come ha affermato Giovanna Fileccia nella sua recensione, “elegante e ricercata”. Qualche cedimento del passato ad un eccesso di locuzioni prosastiche viene qui risolto in una diversa capacità di sintesi poetica, evitando cadute di ritmo e di musicalità del verso. Si pensi alle irte vie ancheggianti e alle salite che ansimano giustamente citate in prefazione da Francesca Luzzio quali esempi di antropomorfizzazione della natura. È un processo che impegna profondamente il poeta e che certamente non si esaurisce con gli esiti di questa raccolta.

Infatti, noi sappiamo che Antonino Schiera è persona instancabile in tutte le sue attività, compresa quella dello scrivere. E quindi lo attendiamo fiduciosi, a breve, alla prossima pubblicazione.

Biagio Balistreri