Note Critiche – Intervento di Antonella Ricciardo in occasione della presentazione a Capo D’Orlando del mio racconto “Berenice” (Ed. Thule).

Ricevo pubblico volentieri la nota critica che la scrittrice, professoressa Antonella Ricciardo ha dedicato al mio ultimo racconto “Berenice”, in occasione della presentazione dello stesso il 3 aprile 2024 presso la Biblioteca Comunale di Capo D’Orlando. Ad Antonella Ricciardo vanno i miei più sinceri ringraziamenti.

La scelta di avviare l’analisi del racconto Berenice di Antonino Schiera a partire dall’ascolto dell’incipit non è motivata dalla collocazione del brano nell’impianto narrativo, ma dalla sua natura  analettica, che colloca gli eventi in un tempo antecedente a quello del racconto, espediente che  apre subito la prospettiva verso un tempo ciclico, non una mera successione di istanti conseguenti  l’uno all’altro, un tempo già di per sé anticipatore dei fatti che verranno, che, per ovvi motivi,  esporrò solo parzialmente, giusto per fornire al lettore una chiave utile alla fruizione corretta  dall’inizio alla fine. E sarà una chiave che – è bene precisarlo subito – coincide con un messaggio di  speranza, una luce che sa di palingenesi, malgrado l’orrore che fa da sfondo alle vicende. 

Sì, perché di orrore è opportuno parlare, senza eufemismi, ogniqualvolta l’uomo si pone nella  dimensione hobbesiana (i cui antecedenti risalgono al teatro plautino) dell’homo homini lupus,  condizione atavica di sopraffazione, che rende in modo icastico il divario, da sempre indagato in  letteratura, tra fiusis e nomos, tra legge naturale (che, nel nostro caso, sa, appunto, di sopraffazione  e di violenza) e legge imposta (che, a volte, regola con fini positivi la vita della collettività, quando  tende all’esaltazione del bene comune, ma che, nel nostro caso, coincide con la fiusis e genera  l’orrore). Altro che homo homini deus, come asseriva Stazio (e dopo di lui altri, come Spinoza, giusto  per citarne uno), anche se, a ben guardare, il poeta latino precisava homo homini deus est, si suum  officium sciat, quindi “l’uomo è dio per l’altro uomo, se conosce il proprio dovere”. 

Già, ma in che cosa consisteva il “dovere” per Albert (il primo personaggio in ordine di apparizione  nel racconto)? Nell’obbedire ciecamente a una legge imposta dall’alto, che di fatto negava agli Ebrei  la dimensione di uomini? O nel farsi “dio” e assumere le vesti di demiurgo, di artefice di una realtà  solidale, in cui non esistono differenze tra gli uomini che non siano reciprocamente arricchenti? 

Nel racconto, Albert appartiene a questa seconda categoria: un personaggio che, pur essendo  organico al regime, rifiuta l’indicibile, mettendo a repentaglio la vita propria e quella dei suoi cari e  innescando così la palingenesi, la rinascita, che, con una trovata ingegnosa, l’autore del racconto  svela solo nel finale. 

Ed è un finale di cui s’intende già dall’incipit la natura: è un lieto fine quello a cui Antonino Schiera  conduce il lettore, passando attraverso l’Olocausto, che, sia pure a distanza di anni, impatta con la  storia personale della protagonista. Un lieto fine di cui io ringrazio l’autore, perché credo che si senta  un gran bisogno di messaggi che aprono alla speranza, in tempi, come quelli attuali, così avari di  emozioni positive e di autenticità, tempi che sembrano condannati all’analfabetismo emotivo e  all’anedonia, tempi in cui il messaggio letterario richiama alla mente le potenzialità della presenza  dell’uomo sulla terra e non solo le sue efferatezze. Naturalmente mi riferisco a tutte le atrocità che,  ieri come oggi, hanno connotato e connotano l’essere umano, quale che sia la sua etnia o il suo  livello culturale e sociale, centrifugandolo in una costante di violenza che accomuna vittime e  carnefici in un’unica entità abnorme, che da vittima si trasforma, appunto, in carnefice per la smania  di quel potere che, con acribia, Francesco Guccini definisce “immondizia della storia degli umani”! 

Insieme alla scrittrice professoressa Antonella Ricciardo

Pregherei, a questo punto, Antonino di chiarire ai presenti la fonte di ispirazione dell’incipit del  racconto; preciso che la mia curiosità è suscitata soprattutto dalla densità e dall’accuratezza, direi  corporea, dei dettagli della prima scena, una precisione che sembra suggerire una realtà non solo  ben conosciuta, ma vissuta.

L’ascolto del brano estrapolato dal secondo capitolo ci introduce, insieme a riti e particolari  minuziosi, la figura della protagonista, Berenice, completata dalla sua propaggine, il figlio Amos, e  coadiuvata da quello che sembra essere il coprotagonista, David, ma che, nel prosieguo della storia,  diventerà, suo malgrado, l’antagonista. 

Procediamo con ordine. Berenice: il nome già etimologicamente comunica a me, lettrice, la  sensazione di un’entità a colori in una globalità di vicende e di personaggi grigio-neri; è un nome  strutturato sul macedone Berenìke, derivato, a sua volta, dal greco Ferenìke, composto dal verbo  férein (portare) e dal sostantivo nìke (vittoria). “Colei che porta la vittoria”, dunque. E davvero  questa donna uscita dalla penna di Antonino è portatrice di una vittoria non certo convenzionale,  visto che la sua nascita è già una conquista per i genitori, convinti di essere condannati alla sterilità,  ma soprattutto perché si tratta di una vittoria conseguente a un percorso di riconquista di  un’identità che trasformerà la vittima in un essere resiliente capace di riscatto. 

E d’altronde il nostro personaggio condivide il nome (nomen omen) con regine e principesse d’Egitto  appartenenti alla famiglia dei Tolomei; senza contare la principessa ebrea amata, sembra,  dall’imperatore romano Tito, relazione bruscamente troncata, che fa da archetipo a tante storie di  conflitto tra passione e ragion di stato e che ha ispirato altrettanti capolavori della letteratura  mondiale di ogni tempo, prodotti da grandi intellettuali, da Callimaco a Catullo, da Racine a Edgar  Allan Poe, solo per citarne alcuni. 

La nostra Berenice è gioia, solarità, malgrado le piaghe che le graffiano l’anima, imprimendole a  fuoco il male indicibile. È bella, di una bellezza assoluta e totalizzante, che uniforma l’esteriorità con  l’interiorità e che fa del personaggio una persona volitiva, empatica, capace di volare alto sull’acqua  stagnante dell’umanità dolente presente nel racconto, un’umanità che sceglie esiti divergenti: pochi  sono capaci di dinamismo e di riscatto, altri, i più, sono cristallizzati nel dolore. 

Come David, il padre di Amos, l’uomo inizialmente amato da Berenice, David che, ad onta del suo  nome, non riesce a uccidere il Golia che è dentro di lui e che gli divora l’anima. 

David, come risulta già dal terzo capitolo, non propone esiti cicatriziali, ma ostenta ferite aperte e  pulsanti, insieme a un’inestinguibile sete di giustizia, che in lui assume le connotazioni della  vendetta. Incontrandolo nel corso della mia lettura, in effetti, ho richiamato d’istinto alla mente, più  che i tanti, benemeriti, Wiesenthal, il fenomeno NAKAM (in ebraico “vendetta”), quel progetto di  uno sparuto gruppo di Ebrei sopravvissuti ai lager nazisti, che, nel ’45, pianificò lo sterminio del  maggior numero possibile di Tedeschi (a partire da quelli di Norimberga) mediante avvelenamento  dell’acqua potabile di grandi città, in un delirio di vendetta da legge del taglione che caratterizza,  appunto, anche il nostro David, che si fa fagocitare da questo abisso con tutto ciò che ha di più caro. 

Mi piace, a questo punto, concludere con una notazione positiva, facilmente riscontrabile in tutta  la narrazione: la scelta felice da parte dell’autore di mescidare più fonti di percezioni sensoriali, in  una sinestesia continua e profonda, generata dalla mescolanza, a fini comunicativi, di linguaggi  verbali e di espressività originata da più codici, musica, odori, sapori, sensazioni, sempre declinati  sulla scorta di una nomenclatura rigorosa e di una toponomastica che rivela, a mio parere, luoghi  dell’anima.

   


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Pubblicato da Antonino Schiera

Sono nato a Palermo dove attualmente risiedo. Ho collaborato con il quotidiano “Giornale di Sicilia”, e “L’Ora” e con il “Giornale Cittadino Press”. Attualmente collaboro con il sito d’informazione “Il Salto della Quaglia” e con il Social Magazine “Culturelite”. Nel 1992 ho vinto il premio creatività della rivista “Millionaire” (Milano). Nel 2013 pubblico a Roma la mia prima raccolta di poesie Percorsi dell’Anima (Europa Edizioni). Nel 2015 ho pubblicato due brevi storie, Moderno emigrante e Natale a Trieste all’interno della raccolta di autori vari Natale 2015 (Società Editrice Montecovello, Roma). Nel 2016 ho pubblicato la seconda raccolta di poesie Frammenti di colore (Edizioni La Gru), prefazione di Carmine Papa finalista del II Premio Giornalistico Letterario “Piersanti Mattarella”. Nel 2017 ho creato e curo attualmente il presente Blog letterario “Riflessioni d’Autore”. Nel 2019 ho pubblicato con Il Convivio Editore la raccolta di poesie Meditare e sentire con prefazione di Francesca Luzzio, successivamente la raccolta di poesie Sciabordio vitale sotto il cielo plumbeo (terzo posto al IX Premio Nazionale di Persia “Himera”). Nel 2021 ho pubblicato il racconto autobiografico La valigia gialla, edito da Libero Marzetto, secondo posto al II Premio Letterario “Antonio Veneziano”. La stessa opera è stata finalista al Premio Letterario Giornalistico “Nadia Toffa”, 2023. Nello stesso anno ho firmato la prefazione generale e quella dei singoli tomi, cinque in totale, dei volumi dal titolo Le pietanze” (Edizioni Museo Mirabile, Marsala) dedicati alla cucina siciliana curati da Salvatore Mirabile. Nel 2023 ho pubblicato il racconto Berenice con la Fondazione Thule Cultura di Palermo prefazione di Maria Patrizia Allotta, postfazione di Ciro Spataro, II classificato al Premio “Piersanti Mattarella”, edizione 2024; finalista al XV Premio Internazionale Navarro di Sambuca di Sicilia. Nel 2025 ho pubblicato “Il tutto e il niente” – Aforismi e divagazioni sull’amore, prefazione di Daniele Fazio (La Gru Edizioni). Per la mia opera letteraria complessiva ho ricevuto nel 2023 a Bisacquino (Palermo) il “Premio Letterario Mons. Giuseppe Petralia”, vescovo e poeta. Nel 2025 nel Premio Letterario “Castello e Parco di Maredolce – Sant’Erasmo Nautilus” la poesia Sei il mare dentro la mia isola si è classificata al primo posto e il racconto Arancine a Cefalù, pesce fresco a Castel di Tusa si è classificato terzo. Nel mese di maggio 2025 ho ricevuto la Croce al Merito per la Riconquista della Real Compagnia Beata Maria Cristina di Savoia Regina delle Due Sicilie. Per “La Settimana delle Culture” 2025 nella Piazzetta Bagnasco di Palermo ho presentato il testo teatrale “Dialogo sull’amore”, con la partecipazione dell’attrice Giovanna Cammarata e della giornalista Gilda Sciortino. Ho ideato e organizzato il ciclo d’Autori contemporanei “Calici di Poesie a Isnello” (due stagioni), un reading poetico a Collesano “Il mondo visto con gli occhi della poesia” (tre stagioni) e un ciclo di quattro incontri con accademici della cultura e scrittori a Piazzetta Bagnasco, Palermo. Nel mese di settembre 2025 ho ricevuto il Premio “Athena CulturElite”, per avere pubblicato miei articoli nel Magazine CulturElite e per avere pubblicato il mio racconto “Berenice” con la Fondazione Thule Cultura del Professore Tommaso Romano. Nel mese di ottobre 2025 ho ricevuto il Premio Speciale “Spiritualità e Letteratura” all’interno della IX edizione del Premio Nazionale di Poesia “Giulio Palumbo” a Ficarazzi, il cui presidente è il Professore Tommaso Romano. Nel mese di ottobre 2025 sono stato insignito da parte del professore Tommaso Romano della carica di accademico ordinario A.S.C.U. Accademia Siciliana Cultura Umanistica con la nomina di cancelliere. Ho anche ricevuto il Premio Speciale “Spiritualità e Letteratura” nell’ambito del concorso poetico “Giulio Palumbo” con la seguente motivazione: “poeta e narratore, con sette pubblicazioni, interpreta la scrittura come epifania sacra e come primato della libertà”. Nello stesso mese ho portato felicemente a compimento l’incarico di curatore della sezione poesie nel I Concorso Letterario L’Approdo Narrativo Mondello. Si sono tra gli altri occupati della mia opera: Franca Alaimo, Lavinia Alberti, Angela Balistreri, Biagio Balistreri, Angelo Barraco, Myriam De Luca, Teresa Di Fresco, Emanuele Drago, Claudio Falletti, Giovanna Fileccia, Piergiorgio Francia, Teresa Gammauta, Sandra Guddo, Sergio Infuso, Marianna La Barbera, Salvatore Lo Bue, Gabriella Maggio, Gioele Pennino, Maria Elena Mignosi Picone, Guglielmo Peralta, Francesco Pira, Fulvia Reyes, Emilia Ricotti, Lucia Rizzo, Tommaso Romano, Roberta Strano, Anna Vincitorio. Ho organizzato un numero consistente di presentazioni e incontri con i lettori per promuovere i miei libri, partecipato a numerosi reading poetici e ricevuto alcune menzioni d’onore per tali partecipazioni. Inoltre ho recensito e promosso alcune opere di scrittori contemporanei. Esperto di marketing e comunicazione, coniugo l’amore per la poesia e la curiosità per ciò che mi circonda, utilizzando la parola come un ponte che può unire mondi che ancora non si conoscono..

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