Recensioni – Incerto confine, nota critica di Antonio Fiori

Riguardo la silloge di Stefano VitaleIncerto confineEdizioni Disegnodiverso (2019) , pubblico la nota critica di Antonio Fiori. Il libro è arricchito dalle illustrazioni di Albertina Bollati

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Stefano Vitale

Il libro evoca l’invisibile confine di Giorgio Caproni ed intona le parole di un alfabeto che si sta rivelando muto; il poeta chiede allora soccorso al disegno e al colore, al corsivo disperato, allo spartito musicale, alla nuda cronaca, che riescono insieme a dare un corpo e una voce alla poesia. Stefano Vitale è in simbiosi con Albertina Bollati – il poeta e l’artista, la parola e le immagini in controcanto. Il progetto è umile e al contempo ambizioso: aiutarci a restare umani, a resistere alle derive, prima che la nostra parola resti definitivamente prigioniera del silenzio interiore. Bisogna dunque assecondare la “clandestina urgenza dell’andare/…/ con la voglia di fuggire/ oltre il rischio della resa/…/oltre il flusso arrogante del tempo.” Ma poi scopriamo, in una strofa dai toni caproniani, che “il nemico corre accanto a noi/ con sguardo atterrito forte ci abbraccia./ E s’incunea, s’aggroviglia./ Dio, come ci rassomiglia!”.

Il poeta, in questa urgenza, non può che attraversare la poesia civile (“Chiudere i porti”), interrogarsi e interrogarci (“Ma a che serve ricordare?”), affacciarsi al mondo “Affacciàti”), affrontare il discorso metapoetico (“Alfabeto muto”). E alla fine un dubbio (e una scoperta): “Stare fermi, non fare un passo oltre/ l’Altro è il confine…” o addirittura: “Nascondersi non è un delitto…essere vetro dissimulare.”

Un libro coinvolgente, che vuole accompagnarci e sostenerci, arricchito da illustrazioni sapientemente colorate e dai tratti quasi infantili. Attraversato l’incerto confine e adempiuto al suo compito, il percorso poetico di Stefano Vitale si chiude sul mistero del tempo e della Parola: “il tempo è altro tempo, fuori dal calcolo” e “La chiave è nella Parola/ suono che resta accanto”, lasciando forse intravedere, in quella maiuscola, l’unica parola il cui alfabeto mai diverrà muto, quella ultraterrena.

Antonio Fiori

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