Recensioni – La docente, saggista e scrittrice Maria Elena Mignosi ha recensito la mia seconda raccolta di poesie Frammenti di colore – Edizioni La Gru

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Maria Elena Mignosi Picone

La relazione che vi invito a leggere è stata realizzata da Maria Elena Mignosi, in occasione di un incontro pubblico che ho organizzato presso il Caffè del Teatro Massimo a Palermo, il 14 novembre 2017 per promuovere e fare conoscere la mia seconda raccolta di poesie Frammenti di colore – Edizioni La Gru. Per chi volesse acquistarne una copia può chiedere direttamente a me (telefono 3459716941) oppure potrà ordinarlo direttamente alla casa editrice cliccando su questo link.

Dopo la prima silloge di poesie, Percorsi dell’anima, Antonino Schiera ce ne offre un’altra, Frammenti di colore. La parola frammenti ci richiama subito un altro titolo, abbastanza diffuso e diventato ormai molto comune, Frammenti di vita. Ma questo, che egli ha scelto, rappresenta qualcosa di nuovo e, a dire la verità, anche di più poetico. In fondo i due titoli si equivalgono: il colore rappresenta la vita, però il suo titolo ci fa capire come egli veda la vita come colore, e questo significa che è un animo molto sensibile, e anche poetico; non è di tutti vedere la vita come colore.

Ora spesso noi siamo soliti associare ad esempio ad uno stato d’animo, un determinato colore. Basti pensare a quella bellissima canzone francese che cantava Edith PiafLa vie en rose, la vita in rosa. E noi subito ci immaginiamo una vita felice, serena. Qui però, nella poesia di Antonino Schiera c’è qualcosa di nuovo, e anche di più. Egli non dice: io sono sereno e perciò vedo rosa, ma il contrario: io vedo rosa (un’alba) e di conseguenza divento sereno.

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Un momento della presentazione al Caffè del teatro Massimo

E ancora di più. Adesso andremo a scoprirlo. Cominciamo con l’esaminare tre poesie: Campo di margherite, Africa e Notturno silente. In Campo di margherite scrive: “Fui ammaliato da una distesa di fiori, delicati e forti insieme, fatta di petali bianchi, l’infiorescenza gialla / lo stelo verde”. Ora l’effetto che questa visione fa sul suo animo: “Provai ad entrare, e fui pervaso da gioia e leggiadria”. Subentra una modificazione dello spirito. E ci vien da pensare alla sua prima silloge Percorsi dell’anima.

Ora andiamo alla poesia Africa: “Qui -dice il poeta- ci si sente migliori”: l’effetto, ma c’è di più: il poeta confida di avere provato “l’infinita gratitudine – dice – per quanto di bello ho visto”. In queste semplici parole c’è racchiusa una verità profondissima e importantissima, cioè che la contemplazione della bellezza suscita bontà, perché la gratitudine è espressione di bontà. Andiamo infine a Notturno silente, in cui dice: “In quel meraviglioso quadro l’oscurità era calata con la sua forza dirompente”, ora l’effetto: “La pace e la calma si impossessarono del mio essere”. E ancora addirittura, cosa che segna il vertice della modificazione dell’anima: “Mi assopii leggiadro in rispettosa contemplativa preghiera verso un mondo incantato”. La bellezza suscita la preghiera, il dialogo con il Creatore. Può suscitare anche la fede: ma insomma: chi le ha fatte tutte queste cose? Il mare, il cielo, il monte? Non certo mano d’uomo!

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Antonino Schiera e la copertina del libro Frammenti di colore

Ora da tutto questo scaturisce un messaggio, di cui forse magari lo stesso autore non è consapevole, che magari non si era prefisso, ma che noi ricaviamo da quanto detto sopra, e cioè che la bellezza genera bontà. E allora comprendiamo meglio e appieno la famosa frase di Dostojeski, tanto cara anche al Papa Giovanni Paolo II, e ora sulla bocca di tutti, e che sentiamo da tutte le parti, forse perché la gente ne avverte l’esigenza: La bellezza salverà il mondo.

Bellezza che può esserci in un paesaggio della natura, oppure in un’opera d’arte, in un quadro, in un scultura…nella poesia. La contemplazione eleva lo spirito, lo ingentilisce, lo migliora. Ecco perché l’arte, e il creato (il Creatore è l’Artista per eccellenza), nobilita l’uomo, ne libera, facendola emergere, quella bontà, che talora è sopita, come imprigionata nei condizionamenti della esistenza. Ad esempio tante volte in un ambiente nuovo non si dà spazio alla benevolenza che c’è dentro l’animo, magari per diffidenza. E gli artisti possono fare molto in questo senso, possono contribuire alla edificazione degli spiriti. La poesia, specialmente, che si fonda sulla parola che è comunicazione, è fondamentale. Non è passatempo! E’ responsabilità.

Ritornando al titolo, forse l’idea di intitolare questa sua silloge di poesie, Frammenti di colore, ad Antonino Schiera, che è palermitano e che per residenza, gravita sul meraviglioso golfo di Mondello, coi suoi stupendi paesaggi, col mare sempre cangiante, le albe, i notturni, la spiaggia, sia venuta proprio dalla osservazione e dalla ammirazione di quel luogo incantevole, ricco di colori, e se consideriamo la borgata marinara di Mondello paese, anche dagli odori, dai sapori, così intensi ed inebrianti.

E Antonino Schiera non è sensibile solo ai colori ma appunto anche agli odori, ai sapori, a tutte quelle piacevoli sensazioni che si provano in luoghi del genere.

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La bicicletta firmata dell’autore al tramonto di Mondello

Nella poesia Aurora il poeta scrive: “L’aurora in ogni suo incedere mattutino risveglia in noi / l’essenza della vita. / Luci, colori, suoni, odori, sensazioni pervadono il nostro sentire quotidiano”. Ne La notte si esprime così: “la notte come una coperta avvolge tutto. / I nostri pensieri si fanno cupi e profondi. / Le nostre sensazioni si placano e si focalizzano su noi stessi”. E’ il momento della interiorità.

In un’altra poesia Sapori d’autunno leggiamo: “Castagne, torte e vin novello / nell’inceder spedito di novembre”, in Terra bagnata: “L’odore della Terra bagnata / esala in questa giornata”. Colori, odori, sapori sono piacevolezze della vita, sono tocchi di allegria nel grigiore della esistenza. Sono i piaceri. E’ un tema gradevole, anche se è un’arma a doppio taglio perché, basta esagerare, che invece del miglioramento si ha il peggioramento. Però il nostro poeta non sconfina, si mantiene sempre nei limiti. Lo possiamo osservare nella poesia Erotica, in cui tratta il tema con misura, finezza ed eleganza. Non trascende mai.

Anche la sua espressione poetica è misurata, la forma è piana, chiara e lineare.

Osservando tutta la sua poesia e considerandola nel suo sguardo d’insieme, possiamo osservare che questa assume in generale una connotazione romantica, e ci trasporta nell’atmosfera di altri tempi. Ricorda un po’ la poesia dell’Ottocento o dei primi del Novecento, la poesia delle piccole cose, delle piccole grandi cose. Il fischio del treno, il tocco della campana, la panchina solitaria in riva al mare.

E’ la sua una poesia gradevole che ispira pace e serenità.

Non mancano comunque neanche i momenti bui dell’esistenza, le problematiche sociali di una certa gravità come l’emigrazione, la mancanza del lavoro, la dignità calpestata e vilipesa.

Tenerissime poi le poesie al figlio, Bimbo e Federico, in cui si dimostra un padre non egoista né possessivo: “Sei di te stesso, imberbe pargolo che nascesti. Non di tuo padre non di tua madre”. O un’altra poesia Muro in cui egli si rivede figlio in quel delicato momento del passaggio da fanciullo ad adulto, in cui si impone il distacco dalla madre per assumersi le proprie responsabilità: “Gravida di dolore, la mamma lo restituì al mondo” e aggiunge “Il ciclo vitale vuole che questo accada”.

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Antonino Schiera durante un reading poetico alla Real Fonderia di Palermo

Una poesia dunque quella di Antonino Schiera, variegata, come la tavolozza di un pittore. E ce l’ho ancora davanti agli occhi, quella di mia madre che spesso mi incaricava di andare a comprarle i colori. E mi ricordo ancora il Bianco d’argento, il Blu cobalto, il Marrone terra di Siena. Nel fare la presentazione di questo libro mi sono sentita proprio nel mio giardinetto!

Poesia come la tavolozza di un pittore. Con i più svariati colori, e con quelli anche nuovi che un pittore sa creare dalla combinazione di altri fondendoli insieme. Una fantasmagoria! Ma che risulta bella proprio dall’insieme di tutti i colori, i chiari e gli scuri, quelli smaglianti e quelli cupi. Dove la bellezza non è data solo dai colori vivaci o esaltanti, (sarebbe uniformità che non è bella), ma è data dal chiaroscuro!

Questo che cosa significa? Che la vita è sempre bella, comunque sia, e che la bellezza sta proprio nel chiaroscuro, in quel contrasto di momenti lieti e tristi, che intessono la nostra esistenza. Di tutti quei momenti che, come dice Antonino Schiera, sono Frammenti di colore!

Maria Elena Mignosi Picone (per conoscerla meglio leggi la mia intervista cliccando qua)

Recensioni – L’inquilino della casa sul porto di Biagio Balistreri

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Biagio Balistreri e Antonino Schiera

Si è svolta nei locali delle Suore Collegine a Isnello, il giorno 28 aprile scorso, la presentazione del romanzo epistolare del poeta e scrittore Biagio Balistreri “L’Inquilino della casa sul porto” – Spazio Cultura Edizioni.

Il giornale L’Ora ne ha dato notizia

Erano presenti oltre all’autore, Antonino Schiera poeta e scrittore che ha relazionato; il Sindaco di Isnello Marcello Catanzaro; il Vice Sindaco Antonio Carollo; l’Assessora Anna Agostara; l’editore Nicola Macaione.

Nel dibattito che si è aperto si è parlato di vari temi legati al libro di Biagio Balistreri ed

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Nicola Macaione e Marcello Catanzaro

in particolare della peculiarità del romanzo epistolare moderno con alcuni riferimenti ad autori del passato.  Ma anche della volontà dell’amministrazione comunale di Isnello di promuovere altre iniziative culturali come questa che ha visto protagonista il poeta e scrittore Biagio Balistreri.

Per gli appassionati di libri, riporto la relazione nella sua originale interezza, così come l’ho letta durante la presentazione.

L’inquilino della casa sul porto di Biagio Balistreri (Spazio Cultura Edizioni) – Relazione di Antonino Schiera

Biagio Balistreri è nato a Roma, ma vive da trent’anni a Palermo, città di di origine della sua famiglia. Giornalista pubblicista dal 1986, ha pubblicato quattro libri di poesie: Respiro l’aria del Sud, Generazioni, Tracce, Il Fabbricante di Parole.

Un suo racconto, Il ficus di piazza Marina”, è stato pubblicato in Raccontiamo Palermo – Nuova Ipsa Editore, Palermo, 1997.

Con un suo omaggio a Guttuso è presente nel Catalogo della mostra del pittore, organizzata dalla Provincia di Siracusa nel 2001.

Inoltre si occupa di recensioni e tra le tante annovera quella che ha realizzato per il mio primo libro di poesie “Percorsi dell’Anima” nell’anno 2014. Ricopre anche il delicato e importante compito di direttore editoriale per la casa editrice Spazio Cultura di Palermo, il cui titolare è il nostro Nicola Macaione, qui presente.

Naturalmente ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi. Ne cito uno per tutti, quello assegnatogli al libro di poesie Il Fabbricante di parole dal Premio Nazionale Arenella 2015.

Il libro del poeta e scrittore Biagio Balistreri L’inquilino della casa sul porto (Spazio Cultura Edizioni), che andiamo oggi a presentare, è un romanzo epistolare ovvero è un particolare tipo di romanzo che non ha un ritmo narrativo diretto, quindi non è incentrato su un racconto con annessi dialoghi, ma si affida allo scambio di lettere tra personaggi.

Nel romanzo epistolare la storia viene esposta attraverso testi di lettere. Epistula, in latino, significa appunto “lettera”, pertanto il narratore usa le lettere per mostrare le diverse prospettive dei personaggi rispetto alle vicende, e la molteplicità di stili nella loro corrispondenza. Oppure per dare una voce più particolare a un unico personaggio, e servirsi così del monologo in forma epistolare e così mettere in scena le vicende da un punto di vista insolito.

Il romanzo epistolare, per essere definito tale, non deve essere per forza costituito soltanto da lettere. L’autore dell’opera può comunque intervenire sulla narrazione per spiegare o collegare fra loro le lettere raccolte. Nel caso de L’inquilino della casa sul porto, l’autore, il narratore, interviene, ma lo fa in punta di piedi e con delicatezza all’inizio e alla fine del libro. Pertanto possiamo classificarlo come romanzo “con cornice”, una cornice molto delicata e tenue. Per completezza nella mia breve esposizione, ricordo che i romanzi epistolari che si sviluppano esclusivamente attraverso le lettere, sono definiti “senza cornice”. Ne sono un esempio le “Lettere persiane”, opera di Montesquieu il quale sfrutta lo scambio epistolare come escamotage per criticare la società francese del ‘700.

La tecnica epistolare, nella letteratura, risale all’epoca classica: già duemila anni fa Ovidio, con Le Eroidi, si metteva nei panni di ventuno celebri donne della mitologia, da Elena a Didone, e firmava a loro nome lettere d’amore in versi.

Il fiorire della fiction epistolare in prosa giunge nel Seicento e soprattutto nel Settecento, con capisaldi della cultura occidentale come le già citate Lettere persiane di Montesquieu e Giulia o la nuova Eloisa di Rousseau.

Nel 1774 Goethe pubblica I dolori del giovane Werther, romanzo di enorme successo, scritto anch’esso in forma epistolare.

L’Ottocento vede poi importanti commistioni fra lo stratagemma epistolare e il romanzo gotico: si pensi al Frankenstein di Mary Shelley e Dracula di Bram Stoker, ambedue progettati come raccolte di lettere e annotazioni diaristiche.

Altri esempi di romanzi epistolari rimasti nella storia: Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo del 1798; Storia di una capinera del nostro autore siciliano Giovanni Verga scritto nel 1871. Lettera ad un bambino mai nato di Oriana Fallaci pubblicato nel 1975.

Ma adesso serve tornare nuovamente all’attualità e atterrare idealmente nel qui ed ora per dare la giusta risonanza ed importanza al nostro autore, Biagio Balistreri, e alla sua opera che vede protagonisti tre personaggi dei quali due non hanno un nome ed il terzo, una donna, si chiama Tindarella. I primi due sono l’inquilino della casa e il suo giovane amico.

L’inquilino della casa sul porto scrive ad un giovane amico, ricevendone risposta, in un dialogo che assume la forma intimistica tipica di un romanzo basato sullo scambio di lettere.

Sono tanti gli elementi di spunto e di riflessione che Biagio Balistreri ha incastonato, più o meno consapevolmente, azzardo, nel suo libro, in quanto ritengo che il linguaggio poetico ed i fini ragionamenti dell’autore scaturiscono da una spontanea e naturale predisposizione. Un incontro virtuale, pertanto, di prosa e poesia intellettiva.

Potrei, pertanto, partire dalla copertina che è stata realizzata dalla figlia di Biagio Balistreri, Federica. Un grazioso acquerello che rende bene l’immagine che si presentava agli occhi dell’inquilino, che non aveva nemmeno bisogno di affacciarsi per godere di questo paesaggio. Cito dal libro: “Ad affascinarmi fin dal primo istante fu la vista che da quelle stanze si godeva: uno smisurato panorama che abbracciava tutto il vasto golfo, delimitato ai lati da due alti promontori”.

Potrei, con l’occhio curioso del bambino, soffermarmi sulle citazioni che il nostro amico autore ha voluto inserire nella prima pagina del suo libro. Quasi a volere idealmente accompagnare per mano il lettore, verso le poetiche, spinose ed impervie riflessioni contenute nelle lettere che seguono, nel suo libro. In queste citazioni vi si trova traccia di Pier Paolo Pasolini, William Shakespeare e Italo Calvino e magari dopo, se lo vorrà Biagio Balistreri ci dirà perché li ha scelti.

Rischio di rimanere pietrificato a causa di questo condensato di celebrità letterarie che disegnano un ampio arco temporale: l’antico che riemerge grazie alla memoria ed il nuovo che si affaccia grazie all’opera e agli occhi di una giovane pittrice in erba.

Ma ecco che prepotentemente si affacciano le prime pagine del libro del quale devo parlare brevemente e non esaustivamente, pena tirata di orecchie dell’autore e dell’editore, per ovvie ragioni. Ovvero non posso svelare tutti gli aspetti del libro per non togliere il piacere della scoperta di chi vorrà leggerlo.

L’andamento del libro si contraddistingue per una scrittura elegante, evocativa che spesso fa emergere l’animo poetico dell’autore.

Nell’incalzare e alternarsi di lettere, vengono toccati vari temi che andavo segnando a matita nelle pagine del libro durante la mia lettura, appunti che vi leggo testualmente:

  • L’effetto del tempo sul significato delle parole.
  • L’importanza della parola e quindi della comunicazione.
  • È un libro che fa riflettere profondamente su vari temi quali possono essere l’amore, la solitudine, lo scorrere del tempo, la rinascita, la gelosia, la sensibilità, l’immaginazione.
  • Alchimia d’amore, intesa in senso universale, che soltanto la lettura completa del libro può svelare.

Se decidete di acquistare il libro, e ve lo consiglio, non porterete a casa semplicemente una storia raccontata attraverso le lettere dei protagonisti, bensì un concentrato di perle di saggezza, frutto del pensiero e della penna del mio amico Biagio Balistreri, al quale dedicherei un meritato applauso.

(Antonino Schiera)

Recensioni – Ustica casa del re, libro illustrato di Sara Favarò e Giovanna Giarraffa.

 

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Il libro

Un luogo meraviglioso è l’Isola di Ustica, un luogo che offre tantissimi spunti emozionali: il mare, la costa, le grotte marine, gli anfratti, i manufatti monumentali, la flora e fauna terrestri e marine, tutto ciò che l’ingegno dell’uomo è riuscito  a creare.

In questo contesto è difficile fare una classifica della bellezza, è difficile selezionare i file, le immagini, le sensazioni da tenere nella memoria.

Il libro Ustica casa del re edito da Qanat, di Sara Favarò e Giovanna Garraffa, scrittrici siciliane, ha questo pregio. Rappresenta un prezioso scrigno da conservare fisicamente nella propria biblioteca del cuore; da consultare quando desideriamo rasserenarci; da leggere e  rileggere ai nostri bimbi.

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Sara Favarò

Nel libro convivono in perfetta simbiosi ed armonia, le immagini ed il racconto scritto. Alle fotografie catturate con pazienza e amore da Giulio Azzarello e Toni Saetta, si accompagna la favola che si svolge nell’isola; una favola che nell’immaginario collettivo, nei preziosi ricordi della nostra infanzia, rappresenta un approdo certo al quale aggrapparci quando l’Io genitore e l’Io adulto devono fare spazio all’Io bambino: creativo, amorevole, allegro, generoso, sorridente, coraggioso.

Il libro mette in evidenza l’importanza della conservazione della natura, così come ci è stata donata, un tema molto attuale in tutto il mondo, che ad Ustica assume un ruolo molto importante dato che, proprio per questo, l’isola attrae molto turisti. Attrae anche molti sportivi ed artisti: tra questi ultimi la pittrice danese Kirsten Host che ha contribuito alla realizzazione dell’opera.

In un mondo dove tutto è diventato veloce, dove è pure difficile soffermarsi a meditare,

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Giovanna Giarraffa e Sara Favarò

Sara Favarò e Giovanna Giarraffa ci invitano, anche attraverso il libro “Ustica Casa del re”, a riappropriarci del gusto dell’osservazione di ciò che è bello, artistico, emozionante nella piena consapevolezza di noi stessi.

Il libro contiene una favola frutto della fantasia e della creatività delle due autrici e numerose fotografie di Ustica immortalata da diverse prospettive originali.

Dice Sara Favarò – “Viviamo nell’individualismo sfrenato che troppo spesso ci porta ad essere scollati da tutto ciò che ci circonda. Non capiamo che siamo parte di un tutt’uno dove ogni singolo essere è collegato. Se riusciamo ad aprire il nostro cuore e la nostra mente agli altri, riusciamo a percepirne emozioni, sentimenti, punti di vista, sensazioni e quando questo approccio è vero e sincero allora si entra in simbiosi. L’uomo non può vivere distaccato dagli altri e nemmeno dalla natura che lo circonda. Ogni cosa è funzionale al tutto. Una volta scrissi una piccola poesia: ognuno sta al tutt’uno nell’ingranaggio cosmico. Sono fili impercettibili ed è di nuovo giorno“.

Mi racconta Giovanna Giarraffa – “Un’impalpabile creatività si è impadronita di noi e ha trasformato all’unisono le nostre esperienze. Noi, io e Sara, abbiamo scritto la favola a due mani ma poi è stato ancor più fantastico scegliere le foto, scattate dalla sensibilità di Giulio, che la rendessero visibile. Il gabbiano che per noi impersona Peppino ne è la prova”

Antonino Schiera

Recensioni – Isole è il titolo del primo romanzo di Teresa Gammauta.

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Teresa Gammauta

In questo post parlo di Teresa Gammauta e del suo primo libro, il romanzo Isole con le illustrazioni del maestro Pippo Madè, edito da Milena Edizioni. La domanda che mi pongo e che invito a porgere a voi stessi è questa: siamo qui, virtualmente riuniti,  per conoscere l’autrice attraverso il libro? Oppure, viceversa, siamo qui per conoscere il libro attraverso l’autrice? La risposta datevela voi. Io penso che le due cose sono complementari e che l’una rafforza l’altra.

Tenendo il suo libro tra le mani e leggendolo attentamente avremo la possibilità di conoscerla meglio e di sbirciare tra le pieghe delle sue parole, per entrare con la mente all’interno di questa storia, in qualsiasi momento.

Questo è il bene più prezioso che ci dona un libro: la possibilità di entrare quando lo vogliamo, nel racconto e di stabilire un contatto diretto, con chi seduto in una scrivania ha speso il proprio intelletto per immortalare una storia, un’idea, un concetto.

Ma andiamo nel dettaglio del libro che desidero introdurre con una metafora pregandovi

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La copertina del libro

di immaginare, in questo momento, l’immensa volta celeste in una notte senza luci artificiali e senza luna. State certamente vedendo migliaia di stelle più o meno luminose, ogni stella è un libro e Isole è una stella che brilla di luce propria e direi molto intensa.

Il perché è presto detto: Isole può essere considerato, nel suo insieme, come una grande metafora della vita nella quale si rincorrono pensieri, riflessioni, introspezioni, accadimenti. La storia è intrigante e suggestiva e potrebbe accadere a ciascuno di noi.

Attraverso i pensieri di Paola, la protagonista del romanzo, Teresa Gammauta, parla al cuore dei lettori sottolineando il concetto che ciascuno di noi è artefice della propria esistenza nel delicato equilibrio e interscambio tra ciò che dobbiamo accettare per l’ineluttabilità del destino e ciò che invece determiniamo noi con le nostre azioni e con le nostre decisioni.

Il libro si legge tutto d’un fiato in quanto lo stile di scrittura di Teresa Gammauta è elegante, chiaro, lineare, netto con alcune interessanti iperboli linguistiche sparse qua e là, che impreziosiscono ulteriormente la lettura. Pragmatismo, sogno, realismo, desiderio hanno tutti diritto di cittadinanza nell’opera di Teresa Gammauta a tal punto che il lettore si troverà perfettamente immedesimato con i protagonisti, ma anche con i luogo dove la storia si svolge.

Isole pertanto è il classico libro da tenere nella propria biblioteca del cuore, nella quale riponiamo i nostri sogni, i nostri desideri, la nostra voglia di conoscere e di esplorare nuovi orizzonti. E’ come l’impasto di un ottimo pane: farina della migliore qualità, sale quanto basta, acqua intrisa di saggezza e conoscenza, lievito madre che scava anfratti e cavee degne di attenta esplorazione. 

Queste sono le riflessioni che ho messo nero su bianco qualche giorno dopo l’attenta lettura del libro. Ma possiamo cimentarci in un gioco molto interessante, ovvero quello di riportare le mie impressioni, le brevi note che ho segnato durante la lettura, che possono essere spunto di sana riflessione:

  1. Il dubbio amletico (pag. 11).
  2. Il mare grande e misterioso come la vita (pag.13).
  3. I capitoli sono brevi e si susseguono a ritmo veloce, mai noiosi (pag. 25).
  4. La ricerca del cambiamento, del miglioramento. La ricerca di una nuova vita (pag. 27).
  5. L’incapacità istintiva di scegliere (pag. 31).
  6. Ci si interroga se la nostra vita è quella che desideriamo o quella che ci viene imposta. La capacità della scrittrice di ammaliare il lettore (pag. 33).
  7. La fine descrizione del cambiamento. La presa di coscienza dell’esistenza nuovamente autonoma della protagonista (pag. 43).
  8. La non forza che diventa forza attiva (pag. 55).
  9. La storia è essenziale senza inutili fronzoli (pag. 72).
  10. Un prorompente invito alla riflessione (pag.104).
  11. Le ultime pagine del libro mi prendono per mano e mi costringono ad arrivare fino all’ultima pagina per conoscere l’esito della storia (pag.133).
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Teresa Gammauta alla Cattedrale di Palermo

Il finale, di cui naturalmente non svelerò i dettagli, ha il pregio di permettere al lettore di riflettere profondamente sul senso della vita e soprattutto di instaurare quel dialogo interiore che ogni libro sia di prosa che di poesia dovrebbe sempre scatenare.

Auguro a Teresa Gammauta, mia amica e brava scrittrice, di proseguire in questo percorso letterario così da regalarci nuove storie da leggere tutte d’un fiato e vi rimando ad una bella intervista che mi ha rilasciato qualche mese fa sul GCPress.