L’angolo di Cinzia Baldazzi -Il cammino verso la vita e la poesia

Note critiche su Meditare e sentire di Antonino Schiera

di Cinzia Baldazzi

Antonino Schiera

Meditare e sentire

Castiglione di Sicilia (CT), Il Convivio Editore, 2019

pp. 64, € 10,00

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Ne Il simbolismo della poesia (1900), l’irlandese William Butler Yeats sosteneva:

Ogni suono, ogni colore, ogni forma, sia in virtù delle sue energie precostituite, sia in virtù di lungo processo associativo, evoca emozioni indefinibili, tuttavia precise, […] evoca e fa scendere in mezzo a noi certe potenze incorporee, i cui passi sui nostri cuori chiamiamo emozioni.

   La ricerca di amore, eleganza e sensibilità, nel crogiolo della ποίησις densa di emotività, nasconde sempre una salda fiducia nella possibilità di poter conoscere in chiave esaustiva il mondo, in qualsiasi modo esso venga evocato e sublimato.

   Su un tracciato analogo avanza il cammino compiuto da Antonino Schiera nella raccolta Meditare e sentire, dove il protagonista del coraggioso itinerario può essere «ferito più volte, ma mai domo», ormai deciso a lasciare «il ponticello sul quale si era rifugiato» e pronto a ricominciare «il cammino verso la vita». Sono versi tratti da Il cammino, che sembra avere un ideale proseguimento nella successiva Oblio, dove – con una tecnica di immagini giustapposte – al desueto, all’abbandonato, all’anonimo, si invita a preferire «l’amorevole ricordo / di un tempo ormai andato», in grado di divenire matrice di un «eterno, delicato esempio d’amore».

   Si fa così strada, fin dalle prime pagine, l’idea centrale di affidare allo strumento poetico il ruolo di illuminare e “schiarire” il contesto reale. Ecco un’ipotesi:

Vorrei essere quel raggio di sole

che per primo ha illuminato

il tuo viso stamane.

Vorrei essere il cuscino

che ha accolto il tuo volto

in questa notte di stelle cadenti.

[Vorrei essere]

   Il poeta si trova quindi a combattere contro i numerosi ostacoli capaci di bloccare la recondita conoscenza degli input umani, naturali: l’oscurità, minacciosa nel suo calare sui «verdi ricordi / di un passato che ritorna» [Al buio]; l’«incertezza», cui l’uomo rischia di abbandonarsi per cadere preda degli «incubi» [Desolazione]; il tormento insopportabile dei rumori, dei pericoli, delle irrequietezze [Periglio]; la solitudine dell’infanzia, «con gli occhi pieni di dolore» [Distacco]. L’autore registra pertanto, pagina dopo pagina, i fenomeni vissuti in uno stretto legame di interdipendenza, di reciprocità tra «sogni e reali inquietudini» [Crepuscolo].

Copertina della raccolta di poesie Meditare e sentire

   Di certo le emozioni non potrebbe esistere, diventare percettibili e attive tra di noi se per loro il poeta non avesse trovato un suono accanto a una forma, o un complesso di tali elementi capaci di esprimerle: Schiera ne è consapevole, al punto da disporre nei suoi componimenti moduli, clichés o stati d’animo plasmati in un tutto armonico, in cui anche una parola, una metafora, siano fonte di radicate e concentriche forze creative e interpretative, quasi – di nuovo con le parole di Yeats – «come gli anelli che si vedono uno dentro l’altro nel ceppo di un vecchio albero».

   L’aura, ovvero l’hic et nunc inconfondibile dei brani – riflette Schiera in apertura – affronta una prospettiva «superiore rispetto alla semplice valutazione estetica della poesia, i quanto i sentimenti che la generano diventano motore per la nostra esistenza, se non addirittura lo scopo». Il componimento intitolato Valle, situato al centro del libro, con la storia in rapidi cenni di un individuo salvato dalla scrittura, è in certo qual modo il manifesto programmatico di Meditare e sentire:

Un uomo si affaccia deciso senza paura sulla valle,

che degrada verso il mare senza incontrarlo,

ma può soltanto, nella sua mente, immaginarlo

il mare porta odorosi ricordi che gravano sulle spalle,

discese che picchiano sulle ginocchia stanche,

salite che ansimano insieme al suo fiato.

Adesso dopo tanto soffrire vive agiato,

saltella solitario tra viali e panche.

La poesia lo ha liberato.

E se guarda indietro si rattrista,

pensa e scrive, la gioia riacquista.

[Valle]

   La ποιητική τέχνη coinvolge le cose in un paesaggio conforme, nonché favorito dalla natura: gesti e oggetti, spunti sensibili e dati materiali, a dispetto della loro inquietante inconsistenza, della precaria atmosfera interiore, tendono a espandersi per sempre: «L’amore per me ha un valore universale», prosegue Schiera: «Tutto ciò che noi facciamo si colloca all’interno di una sacca esistenziale che nutre i rapporti tra le persone e la nostra anima». Il ricordo assume così, nell’area di un umanesimo razionale, progressista, un atteggiamento antagonista alla dimenticanza reificata, prezzo della crisi da pagare nell’ambito attuale, individuale e soggettivo. Nasce, allora, un accorato appello:

Non scendere le scale dell’oblio,

ma sali quelle dell’amorevole ricordo

di un tempo ormai andato, che ti ha forgiato.

[Oblio]

   Ha ragione Francesca Luzzio quando nella prefazione sottolinea: «Scrivere è dunque fermare, dare consistenza di verità al fluido e scorrevole flusso vitale ed è proprio per questo, forse, che il poeta si esprime in modo immediato e realistico: facilitare al lettore la comprensione e non aspirare, come gli Ermetici, a significati generali ed astratti del vero». Infatti, in una simile Kunstanschauung (“visione dell’arte”), la poesia di Schiera sceglie la misura ampia della figurazione, mirando a un discorso aperto, composto di riflessioni, confidenze, abbandoni descrittivi, all’altezza di evocare un sottile gioco di riconoscimento e scambio tra l’ottica del mittente e quella di chi accoglie il messaggio.

Antonino Schiera

Circa trent’anni fa, ne La società trasparente, Gianni Vattimo osservava: Con il passare dei secoli, diventerà sempre più chiaro che il culto del nuovo e dell’originale dell’arte si lega a una prospettiva più generale che, come succede nell’età dell’Illuminismo, considera la storia umana come un progressivo processo di emancipazione, come la sempre più perfetta realizzazione dell’uomo ideale.

In nome di un umanesimo universalizzante, il leitmotiv dell’auto-identificazione, della ricerca del proprio Io, incrementato da una fitta trama di quid metaforici estesa nell’intero corpo di Meditare e sentire, acquista una sfumatura metastorica di coesione assoluta tra bene e male:

Il senso della mia identità

modella e perdura, costruisce

la mia visione di un mondo

talvolta crudele e acre,

balena l’idea di un fiore spinoso

che nasce tra le macerie.

[Identità]

   Sul piano del linguaggio, delle strutture formali della silloge, Schiera privilegia livelli semiologici diretti, benché non immediati, presupponendo nel destinatario la facoltà di cogliere il mito vivente delle immagini suggerite e dei suoi simboli naturali avvalendosi dello stimolo evocativo tipico della lirica: essa è in grado, suggerisce l’autore, di rendersi indispensabile nell’interazione «con il mondo esterno e lo scibile umano»:

Dialoghi interiori che attivano le risorse umane, la nostra capacità di migliorare, innescati dalla composizione e dalla lettura di queste poesie, frutto di situazioni, sensazioni, dialoghi con gli amici.

   Nel sistema dei contenuti emblematici dell’opera richiamati dal titolo Meditare e sentire, il pensiero non procura un’innata sicurezza: piuttosto dichiara la necessità di essere conquistato in un ripiegamento esistenziale, sempre incalzante, drammatico, versificato, di alternanza tra presenza e assenza, di coesistenza fra ἔρως e θάνατος:

Sei andata via all’oscuro.

Nessun barlume di speranza,

di poterti rivedere

di poter sentire il suono della tua voce

di potere immaginare le tue emozioni

di poter dire a me stesso… che sei esistita.

[Fuga]

   Non si tratta di una diserzione affettiva, di una ritirata dall’hic et nunc, ma dell’incipit di un andamento in progress, dove anche «lo sfumare / di un sogno, mai divenuto / realtà» si alimenta dell’aspettativa:

Nutrito dalla speranza

mai doma,

in questa vita

composta di riverberi di luce.

[Ali di colomba]

   Meditare e sentire espone un repertorio dalla potenza vitale e dinamica, di versi provvisti di nuance di autenticità atemporale, dove – con le parole dello stesso Antonino Schiera – «le azioni umane nascono dai pensieri di ciascuno di noi» e «la poesia ne rappresenta un ottimo nutrimento».

Magazine – Il numero 80 del Trimestrale di Poesia Arte e Cultura dell’Accademia Internazionale Il Convivio

Mi fa molto piacere scrivere del Trimestrale di Poesia, Arte e Cultura dell’Accademia Internazionale Il Convivio direttamente collegato alla casa editrice Il Convivio Editore, in quanto la mia terza raccolta di poesie Meditare e sentire è stata pubblicata con loro. Riporto direttamente dal sito: “Il Convivio Editore è un marchio di qualità da anni presente nel panorama italiano e che propone ai lettori opere singolari dal thriller al romanzo letterario, dal giallo al fantasy, dai libri per bambini alla saggistica universitaria, dalla poesia ai libretti teatrali. Inoltre, è presente nei più prestigiosi saloni del libro, nelle fiere letterarie, nelle librerie e nei circuiti on-line“.

Il trimestrale è stato fondato da Angelo Manitta ed è diretto da Enza Conti coadiuvati da Giuseppe Manitta. Nelle sue pagine è possibile trovare articoli di stampo culturale, recensioni, commenti, notizie con un occhio attento all’arte pittorica.

Scrive la direttrice Enza Conti nel suo profilo Facebook: “nella certezza che la cultura è uno strumento fondamentale per superare momenti difficili come quelli che stiamo attraversando, la rivista letteraria Il Convivio mantiene la periodicità. In attesa che rientri l’emergenza è disponibile la copia telematica. Con l’augurio di tornare a incontrarci presto, noi continuiamo ad andare avanti, in attesa che la vita riprenda la sua normalità”.

Da parte mia un applauso e un incoraggiamento a proseguire, seppur nelle difficoltà che stiamo vivendo, e un ringraziamento particolare a Enza Conti, in quanto i lettori del mio blog possono scaricare la versione telematica del numero 80 del trimestrale cliccando nel link che segue:  Rivista Il Convivio 80

Colgo l’occasione per segnalare a tutti gli amici poeti e scrittori il Premio Internazionale Poesia, Prosa e Arti figurative Il Convivio 2020 con scadenza 30 giugno 2020, che sarà con tutta probabilità postergata a giugno.

SCARICA IL BANDO IN FORMATO PDF CLICCANDO QUA.

Premio_Internazionale_Poesia_Prosa_e_Arti_Figurative_Il_Convivio_2020.new
Premio Internazionale Poesia Prosa e Arti Figurative Il Convivio 2020

Recensioni – La scrittrice e professoressa Antonella Ricciardo Calderaro scrive della mia terza raccolta di poesie Meditare e sentire (Il Convivio Editore)

Il 19 ottobre 2019 si è svolta a Villa Piccolo di Calanovella a Capo D’Orlando,  la prima presentazione assoluta della mia terza silloge poetica MEDITARE E SENTIRE data alle stampe dal Convivio Editore (PER I DETTAGLI RELATIVI ALLA PRESENTAZIONE CLICCA QUA). I relatori erano il poeta e scrittore Biagio Balistreri e la scrittrice Antonella Ricciardo Calderaro della quale riporto il suo intervento nella sua interezza e alla quale vanno i mie sentiti ringraziamenti, estesi al Presidente della Fondazione Famiglia Piccolo di Calnovella l’avvocato Andrea Pruiti Ciarello.

Antonino Schiera

“Sono poeta, narratore e blogger”. Così si presenta Antonino Schiera sul suo blog e credo che questa sia proprio, anche nell’ordine dei termini, l’essenza piena di Antonino: consulente assicurativo nel quotidiano, esperto di marketing e comunicazione come settore formativo, permea ogni aspetto della sua esistenza dell’esigenza, per lui primaria e vitale, della poesia. Un’esigenza prepotente, che gli consente di percepire l’afflato lirico, la suggestione di persone e situazioni, la magia ancestrale di luoghi come Villa Vina, che ha visitato in uno dei suoi frequenti soggiorni a Capo d’Orlando. Per inciso, Antonino nasce e vive a Palermo, ma è talmente innamorato della nostra cittadina da tornarci, con la sua compagna, in occasione delle ferie estive e spesso nei fine settimana.

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Ricordo che, con umiltà, quasi con una sorta di timore, mi ha confessato il desiderio che la sua ultima creatura, la sua silloge poetica Meditare e sentire, ricevesse l’imprimatur del meraviglioso scenario della Villa, proprio perché Antonino aderisce ai luoghi archetipici e li restituisce sotto forma di poesia. Al Presidente della Fondazione ed a me è sembrato giusto accontentarlo, soddisfare il suo desiderio!

Ecco, in sintesi, il suo iter letterario: risale al 2013 il suo esordio con la pubblicazione della “Raccolta di poesie, aforismi e dediche d’amore” Percorsi dell’anima; seguono, nel 2015, due brevi storie, Moderno emigrante e Natale a Trieste, e, nel 2016, la seconda silloge poetica, Frammenti di colore, finalista nella sezione poesie del 2° Premio letterario-giornalistico “Piersanti Mattarella”. Vanta la collaborazione con quotidiani e riviste, senza contare la sua costante attività di promotore e organizzatore di eventi culturali [sono sue, ad esempio, l’ideazione e la conduzione dell’evento “Calici di Poesie” ad Isnello, che ha suscitato l’apprezzamento di critici e pubblico].

Senza dubbio, è riscontrabile dalla prima alla terza raccolta un proficuo percorso di ricerca e di crescita, che si raddensa attorno alla riflessione sull’essenza stessa della poesia e sulla sua valenza, riflessione già presente nell’incipit della silloge che oggi presentiamo e, peraltro, preannunciata dal titolo, che ne contiene già il Leitmotiv: la quadratura del cerchio, la coincidenza degli opposti, dati dai due elementi “meditare”, con accezione che rimanda alla sfera della ratio, e “sentire”, che risulta anfibologico, e quindi ambiguo, ma comunque rinvia al campo della percezione.

E, a proposito di ambiguità, mi piace rilevare che è la medesima ambiguità del percorso che guida Antonino dalla narrativa poematica e dalla prosa lirica alla tensione estrema, all’inarcamento propri della poesia, che conduce, quand’è autentica, ad una vertigine d’infinito.

En passant, a mo’ di annotazione, ricordo a me stessa che le due azioni, “meditare” e “sentire”, in posizione inversa, sono presenti nel decalogo laico In morte di Carlo Imbonati di Alessandro Manzoni, carme che, com’è noto, l’autore ripudiò, ma che contiene in nuce i pilastri della sua poetica.

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Locandina

E, quasi a voler dimostrare e ribadire la natura della sua ispirazione, Antonino fa seguire a “Riflessioni e pensieri” sulla valenza della poesia un carme-manifesto dallo stesso titolo, il cui Leitmotiv è isolabile con facilità nella tensione verso l’equilibrio cosmico; dello stesso carme si identificano, poi, cifra, genere e cadenza in un continuum narrativo-poetico che ha il sapore del flusso di coscienza e che esalta le interferenze tra la sequenzialità del tempo narrativo e la verticalità del tempo della poesia.

Mi piace, a questo punto, segnalare, all’interno della raccolta, un itinerario ideale in sette tappe, che mi sembra possa evidenziare la linea progressiva cui accennavo prima, con un incipit nell’ “omino” del componimento Il cammino, una breve pausa nel “limbo” di Desolazione, un accenno di transizione nel tempo futuro delle azioni di La rosa dei pensieri, una stasi apparentemente descrittiva nell’omaggio a Palermo di Le balate della Vucciria, un’accelerazione nell’ “ossimoro duale” di Vele, l’universalizzazione delle emozioni nei “bagliori cosmici” di Notte di San Lorenzo, per approdare, infine, all’ “aria che tutto intorno purifica” di Neve.

Altrettanto evidente, all’interno dell’itinerario, è la Weltanschauung del poeta: una concezione del mondo, della vita e della funzione dell’uomo interamente permeata di una forza cosmica primordiale, facilmente riconducibile all’amore, in tutte le sue declinazioni.

Meditare e Sentire a Capo D'Orlando (10)
Biagio Balistreri, Antonietta Calderaro, Antonino Schiera a Capo D’Orlando

Certo, affiora a tratti nei versi qualche grumo magmatico indistinto, traspare a volte tra le pieghe della pagina una voluttà di pianto, un singulto, soffocato in alcuni casi, in altri esplodente ed esplosivo. Ma prevale su tutto la densità, a tratti naïf, di ‘presenze’ (la donna, il viaggio, il treno, il mare…) che riconducono ad archetipi solari, certamente pregnanti di potenzialità di vita. Basterebbe individuare, a riprova di quanto appena affermato, la ‘presenza’, fisica e metaforica, del mare [e/o dell’acqua] in tutte le liriche della silloge, al punto che mi sembra che proprio la voce del mare farebbe volentieri da sottofondo musicale alle poesie, tanto sono impregnate di essa, come traspare anche dall’illustrazione di copertina, dominata da tonalità e sfumature di colore che, dal blu cobalto all’azzurro tenue e al bianco, mi suggeriscono il ritmo vitale alterno di sistole e diastole.

E ancora, per tutta la silloge ho individuato una costante oscillazione tra una realtà concreta, spessa, tangibile e una torbida, sfuggente, greve, plumbea e spesso mistificata e mistificante.

“S’inseguono sogni e reali inquietudini / come schizzi nella tela / della nostra esistenza”, scrive l’A. in Crepuscolo. E a me vien da pensare ad emozioni non seguite e verbalizzate nel loro flusso vitale, ma incistate e restituite sotto forma di macchie d’inchiostro, non inquietanti, ma rasserenate dallo sguardo superiore del sublime della poesia.

Antonino, insomma, accarezza l’immagine di un sé sul punto di essere fagocitato entro le pieghe e le piaghe di un’esistenza percepita come campo minato, ma nell’atto successivo di essere sollevato e salvato dal potere demiurgico della poesia.

In conclusione, quando ho iniziato a leggere le poesie di Antonino Schiera, mi sono chiesta se avessero la natura di ειδύλλιον, di bozzetti naturalistici rasserenanti e idealizzati, o se avessero l’essenza e la complessità di flussi di coscienza, se avessero valenza lirica o meditativa. Oggi concludo che queste poesie sono, semplicemente, portatrici di essenza di canto e, se è vero che il sorriso è il respiro dell’anima, le liriche di Antonino respirano…e sorridono!

Antonella Ricciardo Calderaro

Recensioni – La poetessa Emilia Ricotti scrive della mia terza raccolta di poesie Meditare e sentire (Il Convivio Editore)

MEDITARE E SENTIRE di Antonino Schiera

2019, Il Convivio Editore

Recensione di Emilia Ricotti

Meditare e sentire e ricordare io aggiungerei.

Non scendere le scale dell’oblio, ecco con questo monito di Antonino Schiera mi piace iniziare a descrivere la sua silloge Meditare e sentire, custodire il ricordo che lo ha forgiato.

Ed in Giovinezza è quello dell’amico Benedetto, dove l’iterazione non è casuale.

Resta il ricordo dell’amore Il ricordo della imberbe e rosea pelle di ragazzino un po’ ribelle, che tornando lassù da dove è arrivato, ci lascia un po’ più soli. L’ennesimo tramonto su questo mare che ha visto i tuoi natali.

… dopo l’ennesima sigaretta accesa ….al vento.

O i versi dedicati alla nonna

cardine del perfetto ingranaggio dell’Universo di cui facesti parte integrante e amorevole.

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Copertina del libro

Il ricordo tempio dell’esistenza, tenero ed amorevole, espressione della dimensione del suo star bene con se stesso, e a chi spesso si chiede e ci chiede cos’è la poesia, se essa sia enigma.. o una miriade di altro, si può rispondere che qui la poesia è opificio e risonanza magnetica dell’anima, basta aprire il dischetto e decodificare i passaggi nodali di un’anima che si denuda degli inutili orpelli e si offre ai suoi lettori con l’innocenza di un bimbo e suggerisce

s’inseguono sogni…

come schizzi

nella tela della nostra esistenza.

Calpesterai le macerie

Lasciate dai miei sogni,

non essere triste per il grondare di questa pioggia

che fa piangere pure le statue”

….

Oggi sono sospeso in questo limbo

E in questi versi come non avvertire l’eco di Chanson d’automne di Paul Verlaine

I lunghi singulti

dei violini

d’autunno

mi lacerano il cuore

d’un languore

monotono.

…..

E mi abbandono

al triste vento

che mi trasporta

di qua e di là

simile ad una

foglia morta. 

(Paul Verlaine)

densa di una malinconia che consola se stessa, in Petrarca, sommo poeta, è la celebrata voluptas dolendi , il poeta che per conoscere meglio la sua anima e i suoi meandri aveva scelto Sant’Agostino e le sue confessioni, in un colloquio incessante che gli dispiega universi sconosciuti, e dunque cos’è la poesia se non questo colloquio con l’anima e quando tutto ciò va a fondersi con la ricerca filosofica di Sant’Agostino in Petrarca e nei percorsi che scaturiscono dall’esperienza umana e con essa si saldano in Antonino Schiera, così da farne un unicum, c’è da bearsene.

Il fluire salvifico del tempo che

ha lavato, diluito le ire ancestrali

di un uomo ferito più volte, ma mai domo

… Le prime luci dell’alba indicavano la strada da prendere.

Vasta dunque la tavolozza delle sue emozioni che si modulano sulle note di un ritmo interno, sulla spianata di un’anima che ha tasti infiniti e mirabili.

Emilia Ricotti 

Per conoscere meglio la poetessa Emilia Ricotti:

  1. Intervento di Emilia Ricotti, autrice della raccolta di poesie Terre rare e chicchi di melograno
  2. Recensioni – Maria Elena Mignosi Picone riguardo Terre rare e chicchi di melograno (LuoghInteriori) di Emilia Ricotti
  3. Presentazioni – Terre rare e chicchi di melograno (LuoghInteriori) poesie di Emilia Ricotti

 

Protagonisti – Buon Anno 2020 e grazie a tutti gli amici del mio blog [VIDEO]

Come da tradizione pubblico un mio breve video di auguri per tutti gli amici del blog e a seguire le fotografie più significative di questo anno 2019 appena trascorso.

 

Galleria Fotografica 2019

 

 

 

 

 

 

 

Recensioni – La poetessa e scrittrice palermitana Franca Alaimo riguardo Meditare e Sentire (Il Convivio Editore)

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Franca Alaimo

Pubblico volentieri la recensione che Franca Alaimo ha dedicato alla mia terza raccolta di poesie Meditare e sentire (Il Convivio Editore).

L’abbondanza dell’aggettivazione nell’ultima raccolta poetica di Antonino Schiera rivela la qualità emotiva della sua ispirazione poetica, che ruota attorno a pochi temi, che finiscono con l’intrecciarsi, creando un dialogo che dà luogo a due processi paralleli: l’antropomorfizzazione degli elementi naturali, così come le persone umane finiscono con l’assumere qualcosa degli stati e degli umori della natura.

L’autore, insomma, descrive i suoi stati d’animo riflettendoli nell’ambiente circostante creando sintonie piacevoli, armonie sorprendenti. Allo stesso tempo la natura assume su di sé stai d’animo e pensieri dell’io lirico.

L’autore Schiera attinge materia dalla sua biografia, oscillando ripetutamente tra gioia e dolore, tra memorie dolorose e speranza nel futuro. Spesso è la sua donna ad ispirargli i versi, ora delicati e sereni, ora più malinconici, allorquando qualche incomprensione sembra adombrare l’armonia della relazione amorosa.

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Copertina del libro

La tessitura lessicale delle poesie di A. Schiera, appare non sempre omogenea: aperta com’è, a volte, ad espressioni del parlato, e, a volte, carica di sintagmi e termini piuttosto antiquati, anche all’interno di uno stesso testo. Ritornano pure degli stereotipi espressivi, che egli farebbe bene ad evitare. Nel complesso è un libro che mette in rilievo la sensibile umanità del suo autore, la sua aspirazione ad un mondo più giusto e pacificato, come dimostrano alcuni testi di ispirazione sociale.

Franca Alaimo

Recensioni – Luciana Cusimano traccia un’interessante disamina di Meditare e sentire (Il Convivio Editore), raccolta di poesie di Antonino Schiera [VIDEO]

Meditare e sentire” è la naturale prosecuzione di un percorso introspettivo e di consapevole crescita interiore iniziato con le prime due sillogi “Percorsi dell’anima” e “Frammenti di colore”, un percorso a tappe, con un’ideale scadenza triennale. Ancora una volta, la poesia scaturisce dall’esigenza di mettere nero su bianco i sentimenti che scaturiscono da una riflessione, un’immagine, un dialogo, una situazione, così da eternarle. Versi intensi e pieni di vita che celano un profondo coinvolgimento emotivo e in cui la ricercatezza dei temi si fonde con la semplicità delle immagini suggerite. La poesia di Antonino, infatti, nasce e si evolve dall’osservazione e dalle immagini, posto che il canale visivo è quello prioritario per garantirci una piena interazione con la realtà.

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Luciana Cusimano e Antonino Schiera

La poesia suggella le grandi trasformazioni dell’esistenza e sublima il dolore e il cambiamento. E’ una forma di dialogo con se stessi, con l’inconscio, di interazione con le persone che si incontrano. Dunque, uno strumento di conoscenza. Un esercizio quotidiano e spontaneo lontano dalla vanagloria che consente di comunicare con il mondo esterno con sincerità e onestà intellettuale.

La raccolta esprime una precisa visione del mondo, fondata sulla riflessione quale strumento e metodo per cogliere le innumerevoli declinazioni emotive e sentimentali dell’esistenza. Tutti i componimenti, nella loro diversità, sono attraversati dall’incanto e dal senso di meraviglia che nasce dall’ammirazione degli elementi naturali che connotano il paesaggio. Alla loro vivida descrizione si accompagnano diversi stati d’animo. Il lettore viene condotto per mano in sentieri sensoriali fatti di luci e suoni alla scoperta e alla soluzione dell’inquietudine e del rimpianto e guidato verso la condivisione di desideri e legittime aspirazioni.

Il poeta mostra una sensibilità matura: parte dalla consapevolezza che dalla narrazione di vicende strettamente personali e da mere suggestioni sensoriali si può astrarre verso esperienze universali, storie in cui tutti possiamo scorgere segmenti di noi stessi e delle nostre esistenze.

Il titolo rievoca un processo razionale e intuitivo, logico ed emotivo. Meditare e sentire come frutto di un processo desueto e insolito, per questi tempi caotici e liquidi, ma che premia l’animo se esercitato con costanza e rispetto per i momenti che sa regalare al sé.

L’io dell’autore si relazione con un universo al femminile: il mondo come natura, come spasimo d’amore, come società. La poesia tratteggia una Natura che è madre e matrigna, amica fedele e amante, croce e delizia ma anche fertile dama. La poesia, in questa silloge, si fa fimmina.

La Natura è sfondo e costante presenza che consente di condividere ogni moto dell’animo quasi fino ad umanizzarsi essa stessa e diventare metafora e personificazione dell’umano sentire. Il paesaggio è luogo fisico ma anche occasione di identificazione e abbandono.

Scrivere diventa un modo per fissare lo scorrere del flusso vitale e scandire il decorso del tempo, attraverso un linguaggio immediato e realistico che non ha motivo di essere ermetico e intraducibile. Perché la poesia è vita nella vita e dalla vita trae spunto, attingendo al mondo degli affetti interiori e dall’amore per la propria terra per giungere a sfiorare, quasi a volerle sanare, le piaghe della società.

Meditare e sentire presentazione alla Real Fonderia
Meditare e sentire: presentazione alla Real Fonderia Palermo

E’ una poesia che mette d’accordo tutti, arrivando a tutti. Genera testi che sono nutrimento intellettuale ed emotivo. Perché le poesie vengono generate dalla mente di chi scrive ma prima ancora sono nell’aria in cui girano; sono un moto ondoso che sa cogliere la contentezza, l’emozione e la gioia ma anche la disperazione  dell’animo. Per questo, fare poesia non equivale a vincere una gara metrica e il poeta non avverte la necessità di essere sofisticato. Solo così il lettore potrà comprendere e immedesimarsi, accostandosi al testo come a uno strumento che gli consentirà di vedere meglio parti di sé e del mondo. Si origina così il miracolo della poesia come “Meditare e sentire”, schiudendosi nel cuore di chi legge così come si è schiusa nel cuore di chi scrive.

Luciana Cusimano

Contributo video durante la lettura della recensione di Luciana Cusimano a Isnello

Recensioni – La poetessa Lavinia Alberti scrive su Meditare e sentire [VIDEO]

In occasione della prima presentazione a Palermo della mia terza raccolta di poesie Meditare e sentire (Il Convivio Editore), il giorno 29 novembre 2019 alla Real Fonderia, la poetessa e collaboratrice giornalistica Lavinia Alberti è intervenuta con una recensione preceduta da una breve introduzione con i saluti al numeroso pubblico presente. Riporto per intero l’intervento ringraziando pubblicamente la poetessa.

(Antonino Schiera)

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Presentazione di Meditare e sentire

Buonasera a tutti,

volevo intanto dirvi due parole su Antonino. Conosco Antonino da un po’ di anni, ma l’ho conosciuto meglio effettivamente negli ultimi due anni in occasione di “Calici di poesie a Isnello”, rassegna poetica fortemente voluta da Antonino che si è svolta in due edizioni, nel 2018 e 2019 a cui ho preso parte anche io. In quelle occasioni ho avuto modo di conoscerlo in qualità di moderatore. Mi sono accostata ai suoi testi da poco. Ho letto le sue raccolte (Percorsi dell’anima, Frammenti di colore e ora Meditare e sentire) e devo dire che ho notato una evoluzione, uno stile più maturo e più consapevole da certi punti di vista. Stasera vi leggerò quelle che sono state le mie impressioni su questa terza raccolta.

MEDITARE E SENTIRE – la terza raccolta di Antonino Schiera

Meditare e sentire. Sin dal titolo la raccolta si presenta accattivante suggerendo oltre alla congiunzione che unisce i due verbi anche un ipotetico accento forse voluto da parte del poeta con una doppia valenza a significare che meditare è anche sentire. Questa nuova raccolta poetica di Antonino Schiera si presenta dunque dal carattere fortemente introspettivo e riflessivo.

Si tratta di un percorso fatto di vissuti, di cammini, di inciampi, di strade ritrovate, di consapevolezze maturate pian piano dentro il poeta; un sentiero di ombre e di luci, di gioie e di dolori, in continuo divenire che ha preso forma tramite la parola poetica.

Un tragitto metaforico che Schiera inizia con la poesia Il cammino, in cui attraverso gli elementi naturali – come l’acqua – descrive la catarsi che essa gli ha procurato, lavandogli le ferite e i pensieri. Una purificazione che ben si coglie quando egli dice: di acqua sotto i ponti ne è passata tanta/ ha scrostato i pensieri più reconditi/ ha lavato e diluito le ire ancestrali/ di un uomo ferito più volte/ma mai domo. Così come l’acqua un ruolo catartico svolge anche la luce, quella dell’alba, che segna l’inizio del giorno e dunque anche l’apertura a nuove possibilità. Stessa variabile è offerta dal crepuscolo e dalla notte, che divengono qui metafore dell’incontro e di “blandi ed amorevoli pensieri”. Poi c’è il mare, che conduce il poeta talvolta all’oblio (che in primavera scioglie i suoi colori/nell’animo freddo e glaciale, sbiadito/come i ricordi di un tempo/che è fuggito via/come preistorici granelli di sabbia/tra dita callose di pescatore), mentre lo stesso mare procura talvolta un emergere e un riaffiorare di immagini del passato, legate alla sfera della familiarità e del sentimento amoroso.

C’è dunque una continua ricerca di luci e crepuscoli, di mare e montagne nelle poesie di Schiera, una voglia di ritrovare in questi elementi, attraverso una meditazione interiore, la via dell’autentica conoscenza di sé. Ciò è ben evidente nella poesia In riva la lago in cui il poeta dice: nuvola mi sento/o forse ancora nuvola sono/inseguo una nuova alba/un nuovo tramonto/e poi un’alba ancora pallida/e un tramonto rosso, come se egli sentendosi appunto parte della natura, cercasse risposte e conforto da essa. Quest’ultima risuona nell’animo del poeta che non manca di sottolinearne le suggestioni ricorrendo a figure retoriche come la sinestesia ad esempio nella poesia A te donna generatrice, quando scrive di “una fragorosa solitudine” o “di un gatto che sorseggia gli ultimi raggi di una luna alquanto piena”, come l’ossimoro nella stessa poesia, reso evidente nell’espressione “equilibrio instabile”; altre figure retoriche si ritrovano nei versi intitolati Sul tuo volto, dove “una mano agguerrita per aspri combattimenti nell’anima” diventa la metafora dell’energia vitale con cui si affrontano le battaglie della vita. Nella stessa non mancano poi delle rime che in modo asimmetrico si legano tra loro in rime finali come certezze/ carezze, coraggioso/rugoso. Più avanti nella poesia Giostra il poeta non manca di accostare la precarietà della vita (“fremono tremule foglie al vento”) al desiderio di far risorgere la stessa energia vitale attraverso disegni e diramazioni che “brulicano di vita come una giostra solitaria che attende colorati bimbi”, dove il poeta sembra volere con forza ritrovare il clown, il bambino che c’è in ognuno di noi, di pascoliana memoria.

Diverse sono le tematiche all’interno della raccolta, che non comprende solo quella sentimentale ed esistenziale, ma anche quella sociale, come si coglie nella poesia Pensiero di un migrante, in cui si leggono espressioni forti come: naufrago/ nel mare della solitudine/che mi tiene lontano dalla terra mia/ […] rischio di soffocare/ acqua salata al posto dell’aria […] ad attendermi sulla spiaggia/ il sorriso di un mio simile/ che mi ama. Diverse sono ancora le poesie più intimiste, in cui il lettore riesce a cogliere un certo senso di sottrazione nel poeta: una mancanza di qualcosa che ha avuto e che poi gli è stato tolto. Questo è quanto si evince ad esempio dalla poesia Alessio, dedicata al figlio mai nato, cui il poeta associa l’immagine di un mare burrascoso. Il mare è in tempesta/sbiadisce il mio dolore/attenua i miei pensieri/vivifica le mie speranze, quasi come se il poeta volesse affogare, dimenticare, ma al contempo trasformare questi vissuti in altro, in versi appunto.

Schiera è riuscito a fare tutto questo, a descrivere il proprio poliedrico mondo interiore, il proprio sentire sublimandolo attraverso la parola poetica.

Lavinia Alberti

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Recensioni – Il poeta e scrittore Biagio Balistreri partendo da Meditare e sentire, traccia un bilancio delle tre opere di Antonino Schiera

Meditare e Sentire a Capo D'Orlando (3)Pubblico la relazione che il poeta e scrittore Biagio Balistreri ha preparato e letto durante la presentazione della mia ultima raccolta di poesie Meditare e sentire – Il Convivio Editore, avvenuta il 19 ottobre a Villa Piccolo a Capo D’Orlando. A Biagio Balistreri, mio carissimo amico, vanno i miei sinceri ringraziamenti.

 

ANTONINO SCHIERA Meditare e sentire – Il Convivio Editore

19 Ottobre 2019 Villa Piccolo – Capo D’Orlando

Ho affettuosamente seguito il percorso poetico di Antonino Schiera lungo tutti e tre i libri finora pubblicati: Percorsi dell’Anima, Frammenti di colore e l’attuale Meditare e sentire.

Va preliminarmente detto che il principale tema che davvero accomuna i tre libri è quello dell’amore, nelle sue diverse declinazioni: come afferma lo stesso poeta “Io mi limito a riportare in versi ciò che provo: amore sentimentale, fraterno, filiale, verso la natura”.

Meditare e Sentire a Capo D'Orlando (20)
Biagio Balistreri in piedi

Nella raccolta Percorsi dell’anima, l’autore dedicava molto spazio alle riflessioni, espresse principalmente nella forma di aforismi. Nell’ultima raccolta, dopo due pagine iniziali dedicate ai pensieri del poeta, gli aforismi sono invece trasferiti direttamente nella poesia, che assume così una particolare pregnanza riflessiva, rendendosi quindi più universale. Vorrei esemplificare questo processo con la lettura delle chiuse di alcuni brani, dove la riflessione appare più evidente che altrove.

L’omino lasciò il ponticello sul quale si era rifugiato

e ricominciò il cammino verso la vita.

Le prime luci dell’alba indicavano la strada da prendere.

IL CAMMINO

In lontananza il pianto di un bambino

che diventa solitudine,

tra i banchi ed i quaderni

di una scuola di periferia.

Comincia l’attesa!

DISTACCO

Non nacquero rimpianti, vergogne, né paure:

soltanto il desiderio di accompagnare la mia solitudine alla tua

nel viaggio, irto di ostacoli e contraddizioni…

su, per le vie dell’universo.

PER LE VIE DELL’UNIVERSO

La poesia lo ha liberato.

E se guarda indietro si rattrista.

pensa e scrive, la gioia riacquista.

VALLE

Docile si avvicina il dolore

contrastato dalla voglia di vivere

annegato nel sentire quotidiano

di sorrisi, di doni destinati

a chi riesce a celare il dolore

in un semplice travestimento

da pagliaccio.

AL BUIO

In Percorsi dell’anima, il tema dell’amore si dispiega fra l’osservazione degli elementi e degli eventi naturali, che Schiera giunge a elencare ossessivamente (“Sole, Luna; Terra, Mare; Caldo, Freddo”). Elementi che a volte sono anche contenitori non silenziosi delle tracce dell’uomo, mentre i loro modi di manifestarsi sono continuamente posti in parallelo con i sentimenti e gli accadimenti umani, e con questi si rapportano talvolta con sottile malinconia, talvolta con un sentimento di matura accettazione.

Nella seconda raccolta, Frammenti di colore, trova uno spazio inatteso il tema del bimbo e in particolare del bimbo che nasce – ma che è al contempo anche l’adulto che nella solitudine si ritrova imberbe e, forse, inadeguato – nonché il tema del distacco del bimbo dalla madre, dai genitori, che in realtà appaiono soltanto capaci di guardarlo e attendere che cresca e scopra il senso del dolore. Temi che donano alla raccolta, accanto al contrastato rapporto con la natura, metafora di ogni sentimento, una dolorosa intensità per la consapevolezza che ogni stagione della vita deve fare i conti con l’umana fragilità.

Antonino_Schiera
Antonino Schiera

Questo doloroso sentire sembra svanito nell’ultima raccolta, fatta eccezione per la poesia GIOVINEZZA, dove il poeta afferma che “il tempo della giovinezza / sfuma i colori della vita, / li rende più opachi / meno lucenti”. La raccolta appare quasi interamente dedicata ai temi dell’amore, come già detto declinato in tutte le sue varianti, anche familiari, come si riscontra facilmente nelle toccanti poesie Alla nonna e Alessio (a mio figlio mai vissuto).

La riflessione poetica pone l’autore al centro di un universo di relazioni, molto spesso problematiche e poco inclini alla felicità, ma piuttosto votate alla determinazione di una identità complessa. A questo conduce la funzione del “meditare” sulla propria presenza nel mondo, e del “sentire”, sia pure con il carico di sofferenza che questo comporta. In tal senso la stessa terra, evocata essenzialmente in termini di natura nelle precedenti raccolte, qui viene pressoché sempre indicata come “terra madre”, testimoniando lo stretto coinvolgimento dell’io nelle due funzioni del titolo. E quindi, ponendosi al centro di tutto, il poeta può osare: osa, incurante di Giovanni Pascoli, dedicare una poesia alla Notte di San Lorenzo, e poi osa, incurante di Renato Guttuso, dedicarne una alle Balate della Vucciria.

Ma tutto questo non gli impedisce istanti di ineffabile dolcezza, come in Al mare d’estate e soprattutto in Treno. Quest’ultimo brano, Treno, mi sembra una delle composizioni più riuscite della raccolta, e condensa in pochi versi proprio l’atmosfera più congeniale per la meditazione e la contemplazione della natura e di se stessi, risolvendosi poi in un sentire finalmente acquietato e sereno.

Framment_di_colore_Percorsi_dell'Anima
Copertine di Frammenti di colore e Percorsi dell’anima

Anche la forma poetica nel corso delle tre raccolte si è evoluta, divenendo maggiormente attenta e consapevole e, come ha affermato Giovanna Fileccia nella sua recensione, “elegante e ricercata”. Qualche cedimento del passato ad un eccesso di locuzioni prosastiche viene qui risolto in una diversa capacità di sintesi poetica, evitando cadute di ritmo e di musicalità del verso. Si pensi alle irte vie ancheggianti e alle salite che ansimano giustamente citate in prefazione da Francesca Luzzio quali esempi di antropomorfizzazione della natura. È un processo che impegna profondamente il poeta e che certamente non si esaurisce con gli esiti di questa raccolta.

Infatti, noi sappiamo che Antonino Schiera è persona instancabile in tutte le sue attività, compresa quella dello scrivere. E quindi lo attendiamo fiduciosi, a breve, alla prossima pubblicazione.

Biagio Balistreri

Presentazioni – Meditare e Sentire di Antonino Schiera ha incontrato i lettori a Villa Piccolo a Capo D’Orlando

Meditare e sentire
La terza raccolta di poesie di Antonino Schiera Meditare e sentire Il Convivio Editore

Come da programma si è regolarmente svolta il giorno 19 ottobre 2019 la presentazione della mia terza raccolta di poesie Meditare e sentire edita da Il Convivio.

Dopo un breve intervento di avvio curato dal Presidente della Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella, Andrea Pruiti Ciarello la parola è passata alla docente e scrittrice Antonella Ricciardo che ha deliziato i presenti con una sua disamina del libro, che prevedeva alcune domande all’autore e la lettura di alcune poesie scelte in precedenza in una sorta di interessante percorso a tappe ideato dalla stessa.

Il microfono è stato affidato successivamente alle sapienti parole del poeta e scrittore Biagio Balistreri che lo stesso autore ha definito come l’attuale suo miglior conoscitore in quanto amico e relatore in precedenti presentazioni di Percorsi dell’Anima (Europa Edizioni) e Frammenti di colore (La Gru Edizioni).

In qualità di autore non mi resta che ringraziare tutti coloro hanno contribuito alla riuscita dell’evento poetico: la Regione Siciliana Assessorato Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, il Comune di Capo D’Orlando, l’Associazione Culturale Musicale  di Capo D’Orlando Crossroad Club, la già citata Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella, i relatori, i lettori delle poesie e naturalmente l’attento pubblico presente.

Per chi desidera conoscere e approfondire la conoscenza della Fondazione può cliccare su questo link: http://www.fondazionepiccolo.it/

Il libro lo si può ordinare direttamente all’autore, alla casa editrice o nelle migliori librerie on-line.

Antonino Schiera

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