Note critiche – Il poeta e scrittore Antonino Schiera scrive riguardo il secondo romanzo di Antonella Ricciardo Calderaro, Il limbo del gelso bianco

Pubblico il mio intervento in occasione della prima presentazione a Palermo de Il limbo del gelso bianco di Antonella Ricciardo Calderaro. La presentazione si è svolta presso la Galleria Nicola Scafidi all’interno di Villa Niscemi rappresentanza ufficiale del Comune di Palermo, il giorno 19 luglio 2021. Una data simbolica, il ventinovesimo anniversario della Strage di Via D’Amelio, nella quale persero la vita il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta, che ben si attaglia con i temi trattati dal libro. Per l’occasione ho scritto un mio articolo sul sito d’informazione Il Salto della Quaglia dall’eloquente titolo: Strage di Via D’Amelio: 57 giorni dopo l’inizio del terrore.

Antonino Schiera


Copertina

Il limbo del gelso bianco
di Antonella Ricciardo Calderaro
PUNGITOPO Editore – Gioiosa Marea – 2020 Nota critica di Antonino Schiera

Prima di parlarvi brevemente dell’ultima fatica letteraria della professoressa Antonella Ricciardo Calderaro, Il limbo del gelso bianco, desidero parlarvi altrettanto brevemente dell’autrice. Se è vero che attraverso la lettura di un libro s’impara a conoscerne l’autore è anche vero che conoscendo l’autore, in questo caso l’autrice, si può cercare di immaginare a cosa il lettore va incontro nel momento in cui inizia la lettura di un’opera, nella fattispecie Il limbo del gelso bianco che oggi viene presentato per la prima volta a Palermo

Ebbene Antonella Ricciardo Calderaro è certamente persona di grande spessore culturale, non è un caso che nella vita svolga il lavoro di insegnante di Italiano e Latino, presso il Liceo Lucio Piccolo di Capo D’Orlando, dopo essersi laureata in Lettere Classiche all’Università di Messina. Nella sua biografia ufficiale l’autrice cita due grandi maestri, due importanti linee guida, a parte naturalmente lo studio dei grandi classici e non solo. Sono il poeta Lucio Piccolo con la sua complessa musicalità poetica e lo scrittore, giornalista e saggista Vincenzo Consolo con la sua scrittura palinsestica sostanziata di impegno civile (per scrittura palinsestica si intende lo scrivere sulle altre scritture, sui segni che abbiamo ereditato dai grandi scrittori, quelli che ci accompagnano). Un notevole background culturale, perdonate l’inglesismo e sull’uso degli inglesismi si potrebbe aprire un dibattito, pertanto se preferite un notevole bagaglio culturale, che si unisce a un grande desiderio strutturato e consolidato, di comunicare e condividere la conoscenza e l’arte di produrre conoscenza. La professoressa Calderaro coltiva molto e bene l’arte della cura delle sue creature, delle sue fatiche letterarie, come una buona madre fa con i propri figli. Si perché i libri per gli scrittori sono come i figli, esiste la fase dell’ideazione conscia ed incoscia, quella della loro gestazione e infine quella della nascita, cui deve seguire la crescita che viene supportata attraverso le presentazioni, la partecipazioni ai concorsi, ma anche attraverso gli interventi nella qualità di relatori per altri scrittori.

Per darvi l’idea e a supporto di ciò che ho affermato vi racconto come ho conosciuto la professoressa Calderaro. Facciamo un salto temporale all’indietro attraverso il testo di un articolo da me scritto sul Giornale Cittadino Press. Terrasini, 10.10.2016 – Presso la Sala Consiliare del Comune di Terrasini, si è svolta la conferenza stampa indetta dalla Onlus Memoria del Cuore, per comunicare in via ufficiale i nomi dei finalisti del Premio Letterario Giornalistico Piersanti Mattarella 2016, giunto alla seconda edizione. Titolo emblematico del Premio è “Il recupero del senso del dovere. Segretaria del Premio, Antonietta Greco, presidente del premio lo scrittore Orazio Santagati.

Ebbene Antonella Calderaro che partecipava al premio con il suo primo romanzo La resilienza del fuco si era sobbarcata il viaggio da Capo D’Orlando a Terrasini insieme al marito Pippo Ieni, che saluto, per conoscere il risultato. A questo primo incontro è seguito, l’anno successivo, l’appuntamento a Roma presso la sala Protomoteca del Campidoglio a Roma. Da sottolineare e lo ricordo il fatto che il libro oggi presentato nell’edizione successiva, la terza, del Premio Piersanti Mattarella, è risultato vincitore assoluto nella categoria inediti.

Ma andiamo brevemente al testo con una mia breve disamina: va subito detto che il libro, attraverso la narrazione della storia della protagonista principale Vittoria, conferma coerentemente quella che può essere considerata la cifra stilistica dell’autrice: ovvero un’esistenza caratterizzata dall’impegno civile, dalla capacità di indignarsi di fronte alle ingiustizie, dal desiderio che la legalità possa essere l’unico sfondo caratterizzante l’esistenza di ciascuno di noi. Concetti che assumono una maggiore valenza oggi 19 luglio, anniversario dell’attentato al giudice Paolo Borsellino, ucciso dalla mafia, insieme alla sua scorta in via D’Amelio nel 1992.

Tornando a Il Limbo del gelso bianco,   Vittoria è una donna che, per motivi legati ad avvenimenti che non approfondisco per non togliervi il piacere della scoperta, sente fortemente il desiderio di riappropriarsi della sua esistenza ritornando nei luoghi dove era nata. Una ricerca attenta e non priva di dolore. Come Diogene di Sinope del quale si racconta che una volta uscì in pieno giorno con una lanterna in mano e a chi gli chiedeva come mai agisse in tal modo, rispondeva: “Cerco l’uomo!”. Diogene cercava qualcuno che fosse davvero capace di vivere secondo la propria autentica natura, senza convenzioni e capricci, ed essere, quindi, felice. Mi sono permesso di fare questo accostamento con la protagonista, che nel libro ricerca se stessa, il suo passato, ma anche la giusta collocazione nel presente in una vita che non aveva potuto assaporare nella sua totalità. Ma torniamo a Il limbo del gelso bianco: vi si trovano descrizioni dettagliate, dialoghi, utilizzo di metafore e di un linguaggio forbito, pertanto arricchente, che accompagnano il lettore lungo un percorso narrativo, che utilizza il presente come tempo verbale. Una scelta direi desueta che a mio parere dona fascino al testo e potenzia nella testa del lettore il concetto del qui ed ora, hic et nunc avrebbe detto Orazio. Ne scaturisce uno spaccato della nostra Sicilia che rimarca le caratteristiche del meraviglioso territorio Nebroideo, le contraddizioni della nostra terra che ci regala un quadro ogni giorno caratterizzato dal chiaro-scuro della nostra esistenza.

Antonino Schiera

Note critiche – Il poeta e scrittore Biagio Balistreri scrive riguardo il secondo romanzo di Antonella Ricciardo Calderaro, Il limbo del gelso bianco

Ricevo e pubblico volentieri l’intervento che il poeta e scrittore Biagio Balistreri ha elaborato e letto in occasione della prima presentazione a Palermo de Il limbo del gelso bianco di Antonella Ricciardo Calderaro. La presentazione si è svolta presso la Galleria Nicola Scafidi all’interno di Villa Niscemi rappresentanza ufficiale del Comune di Palermo, il giorno 19 luglio 2021. Una data simbolica, il ventinovesimo anniversario della Strage di Via D’Amelio, nella quale persero la vita il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta, che ben si attaglia con i temi trattati dal libro. Per l’occasione ho scritto un mio articolo sul sito d’informazione Il Salto della Quaglia dall’eloquente titolo: Strage di Via D’Amelio: 57 giorni dopo l’inizio del terrore.

Antonino Schiera


Copertina

Il limbo del gelso bianco
di Antonella Ricciardo Calderaro
PUNGITOPO Editore – Gioiosa Marea – 2020 Nota critica di Biagio Balistreri

Il tema omerico del “ritorno”, ovvero del “νόστος” (il viaggio di ritorno in greco, nostos, da cui, come tutti sappiamo, deriva la parola “nostalgia”, a noi molto cara e densa di significati sentimentali ed esistenziali) è uno dei temi che pervadono l’intera civiltà occidentale, e quindi la nostra cultura, e
sicuramente anche molte altre culture, perché è legato ad una necessità
naturale dell’essere umano: quella di ritrovare la propria “completezza”
che il distacco dalle origini ha spezzato, vietando così che si compisse.
Se poi il distacco è stato generato da cause violente, come nel caso della
storia narrata in questo romanzo – un connubio fra terrorismo e mafia, che
immediatamente fornisce al lettore l’indicazione dell’ambientazione
siciliana delle vicende – cause in seguito alle quali la protagonista, Vittoria
Lizzardi Castillo, ha dovuto rinunciare non soltanto alla propria terra, ma
anche al proprio cognome, essendo sottoposta a un regime di protezione
instaurato dalle istituzioni in favore dell’unica superstite di un antico
casato nobiliare, il mondo da recuperare è sicuramente molto più vasto e
articolato rispetto al caso di un allontanamento volontario.
A proposito del cognome, in un breve ma divertente passaggio l’Autrice
narra anche un accanimento precedente, quando la “o” finale dell’originale
Lizzardo era stata sostituita «da una più modesta e ‘plebea’ “i”…
declassazione proditoriamente compiuta da un impiegato dell’anagrafe
corrotto e colluso con i villani, invidiosi del prestigio dei Lizzardo».
Vittoria, dunque, dà vita al proprio νόστος quando, senza alcuna
autorizzazione ufficiale, decide di lasciare l’algida Milano e di ritornare,
con un lungo viaggio in automobile, nel suo paese, sito fra la costa tirrenica
della Sicilia e i monti Nebrodi, autentica Svizzera del Sud, per l’esigenza
irrinunciabile di riappropriarsi del suo presente, attraverso la riconquista di
un passato mai davvero vissuto, ma soltanto immaginato.
Al lettore appare subito colma di tenerezza, e al contempo di sottile
sofferenza, la ricognizione che ella, subito dopo il suo arrivo, conduce nelle
singole stanze della antica e da lungo tempo disabitata dimora familiare,
soffermandosi soprattutto su quei dettagli e quei decori che la caratterizzano quale dimora nobiliare, più ancora che sui suoi ricordi, a
volte troppo poco nitidi.
Ma sono altri gli eventi e le circostanze che conducono Vittoria a recuperare
a poco a poco il rapporto fra i luoghi ritrovati e la propria vita. Da un lato il
mare e il sole, ovviamente accolti come requisiti essenziali ed
estremamente gradevoli della Sicilia, in cui immergersi senza esitazioni;
dall’altro le figure di mamma Grazia e della figlia Aurora, inseparabile
amica d’infanzia, le quali immediatamente la riaccolgono e le consentono
di rientrare a pieno titolo nella propria esistenza spezzata.
Quella di mamma Grazia è davvero la figura centrale del romanzo. Tata
d’infanzia e successivamente madre sostitutiva, con affetto inalterato dopo
tanti anni, prodiga di consigli e di mille attenzioni, rappresenta la divinità
protettrice, in pratica una specie di Atena popolare che, con la sua
amorevole presenza e la sua antica saggezza, consentirà alla protagonista di reinserirsi, passo dopo passo, anche rincontrando antiche conoscenze, nella vita del paese, sul quale fin dall’inizio aleggia un’aura di mistero che andrà infittendosi sempre di più.
Ma un altro incontro è altrettanto importante per il reinserimento nella
realtà ritrovata, quello che avviene sulla spiaggia assolata con un bambino,
Vincenzo, piccolo Telemaco di primo acchito sconosciuto, ma con il quale
s’instaura subito un simpatico rapporto di profonda empatia e che col
tempo, infatti, assumerà in misura completa le sembianze di un figlio. Un
piccolo Telemaco la cui appassionata descrizione restituisce
immediatamente l’immagine di un dio greco in erba: “due occhi azzurro
cielo fanno da armonioso contrappunto ad una folta e ispida capigliatura di
un rosso acceso, le cui propaggini si allungano su spalle esili di bambino”.
Per non rubare nulla ai lettori non mi soffermerò sui particolari del thriller
che occupa gran parte del romanzo. Un thriller molto teso tra mafia,
massoneria e antico terrorismo, sapientemente condotto avanti e indietro
nel tempo, frammischiando misteri antichi e misteri attuali fra di loro e con
le sensazioni, i sentimenti e le azioni sempre più decise della protagonista,
volte a dipanare gli stessi misteri e riappropriarsi appieno della sua vita.
Dirò soltanto una cosa: la nostra ulisside Vittoria non mancherà di
affrontare i Proci che l’avevano spodestata.

Ma nella famiglia riconquistata non c’è più nessuna consanguineità: quello
che si ricostituisce e permane è un sentimento profondo di amore, che
l’Autrice così descrive: “Aurora e Vittoria procedono insieme, tenendosi
per mano, come sorelle. E tali sono se è vero, com’è vero, che i legami di
parentela spesso prescindono dalle leggi della riproduzione e scrivono altre norme e codici altri, in cui prevale il legame per antonomasia, quello della condivisione intima di affetti e di esperienze di vita”.
Amore per le persone più vicine, dunque, ma accanto a questo, prepotente,
l’amore per la terra siciliana a lungo sognata e desiderata. Una terra che
non tradisce i ricordi, ma anzi li rinnova. E, per inciso, devo ringraziare
Antonella Ricciardo per averci anche riservato, in un breve passaggio, la
descrizione di una gita in uno dei luoghi più belli dei Nebrodi e di tutta
l’Italia: la splendida cascata del Catafurco, evocatrice, per la rinascente
Vittoria, dell’atto stesso del nascere, che “eterna un rito atavico di
passaggio dal buio alla luce”.
La descrizione dei luoghi e insieme dei sentimenti ad essi collegati è una
caratteristica essenziale e in qualche misura esclusiva della prosa della
nostra Autrice. Ogni particolare rilevato ha una sua ragione unica e
imprescindibile di essere, come risulta, quale esempio tipico, dalla
descrizione del cimitero del paese. “L’antico convento … mette in mostra
uno splendido campanile rivestito di maioliche policrome, onore e vanto
ieri dei monaci basiliani, oggi degli abitanti del paese, ai quali il pietoso
ufficio della visita ai loro cari risulta in qualche modo alleggerito dalla
rifrazione prismatica delle sue sfaccettature”. Non basta infatti ad
Antonella Ricciardo cogliere e riferire le caratteristiche del paesaggio; anzi
non si sottrae mai dal fornire ampia testimonianza del senso profondo che
lo stesso paesaggio, sia come espressione della Natura, sia come risultato
dell’intervento umano, rende a noi viandanti che lo attraversiamo.
Alcune circostanze mi hanno spinto a leggere due volte, a distanza di poco
tempo, “Il limbo del gelso bianco”, e la seconda volta, affievolitesi
l’emozione e la tensione dovute al thriller, ho gustato ancora di più la
scrittura della nostra Autrice, rafforzando il mio convincimento che la
Grecia moderna è certamente in Grecia, ma la Grecia classica è rimasta
integra in Sicilia, arricchendosi, naturalmente, di tutto il contributo della
modernità.

Biagio Balistreri

Recensioni – La scrittrice e professoressa Antonella Ricciardo Calderaro scrive della mia terza raccolta di poesie Meditare e sentire (Il Convivio Editore)

Il 19 ottobre 2019 si è svolta a Villa Piccolo di Calanovella a Capo D’Orlando,  la prima presentazione assoluta della mia terza silloge poetica MEDITARE E SENTIRE data alle stampe dal Convivio Editore (PER I DETTAGLI RELATIVI ALLA PRESENTAZIONE CLICCA QUA). I relatori erano il poeta e scrittore Biagio Balistreri e la scrittrice Antonella Ricciardo Calderaro della quale riporto il suo intervento nella sua interezza e alla quale vanno i mie sentiti ringraziamenti, estesi al Presidente della Fondazione Famiglia Piccolo di Calnovella l’avvocato Andrea Pruiti Ciarello.

Antonino Schiera

“Sono poeta, narratore e blogger”. Così si presenta Antonino Schiera sul suo blog e credo che questa sia proprio, anche nell’ordine dei termini, l’essenza piena di Antonino: consulente assicurativo nel quotidiano, esperto di marketing e comunicazione come settore formativo, permea ogni aspetto della sua esistenza dell’esigenza, per lui primaria e vitale, della poesia. Un’esigenza prepotente, che gli consente di percepire l’afflato lirico, la suggestione di persone e situazioni, la magia ancestrale di luoghi come Villa Vina, che ha visitato in uno dei suoi frequenti soggiorni a Capo d’Orlando. Per inciso, Antonino nasce e vive a Palermo, ma è talmente innamorato della nostra cittadina da tornarci, con la sua compagna, in occasione delle ferie estive e spesso nei fine settimana.

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Ricordo che, con umiltà, quasi con una sorta di timore, mi ha confessato il desiderio che la sua ultima creatura, la sua silloge poetica Meditare e sentire, ricevesse l’imprimatur del meraviglioso scenario della Villa, proprio perché Antonino aderisce ai luoghi archetipici e li restituisce sotto forma di poesia. Al Presidente della Fondazione ed a me è sembrato giusto accontentarlo, soddisfare il suo desiderio!

Ecco, in sintesi, il suo iter letterario: risale al 2013 il suo esordio con la pubblicazione della “Raccolta di poesie, aforismi e dediche d’amore” Percorsi dell’anima; seguono, nel 2015, due brevi storie, Moderno emigrante e Natale a Trieste, e, nel 2016, la seconda silloge poetica, Frammenti di colore, finalista nella sezione poesie del 2° Premio letterario-giornalistico “Piersanti Mattarella”. Vanta la collaborazione con quotidiani e riviste, senza contare la sua costante attività di promotore e organizzatore di eventi culturali [sono sue, ad esempio, l’ideazione e la conduzione dell’evento “Calici di Poesie” ad Isnello, che ha suscitato l’apprezzamento di critici e pubblico].

Senza dubbio, è riscontrabile dalla prima alla terza raccolta un proficuo percorso di ricerca e di crescita, che si raddensa attorno alla riflessione sull’essenza stessa della poesia e sulla sua valenza, riflessione già presente nell’incipit della silloge che oggi presentiamo e, peraltro, preannunciata dal titolo, che ne contiene già il Leitmotiv: la quadratura del cerchio, la coincidenza degli opposti, dati dai due elementi “meditare”, con accezione che rimanda alla sfera della ratio, e “sentire”, che risulta anfibologico, e quindi ambiguo, ma comunque rinvia al campo della percezione.

E, a proposito di ambiguità, mi piace rilevare che è la medesima ambiguità del percorso che guida Antonino dalla narrativa poematica e dalla prosa lirica alla tensione estrema, all’inarcamento propri della poesia, che conduce, quand’è autentica, ad una vertigine d’infinito.

En passant, a mo’ di annotazione, ricordo a me stessa che le due azioni, “meditare” e “sentire”, in posizione inversa, sono presenti nel decalogo laico In morte di Carlo Imbonati di Alessandro Manzoni, carme che, com’è noto, l’autore ripudiò, ma che contiene in nuce i pilastri della sua poetica.

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Locandina

E, quasi a voler dimostrare e ribadire la natura della sua ispirazione, Antonino fa seguire a “Riflessioni e pensieri” sulla valenza della poesia un carme-manifesto dallo stesso titolo, il cui Leitmotiv è isolabile con facilità nella tensione verso l’equilibrio cosmico; dello stesso carme si identificano, poi, cifra, genere e cadenza in un continuum narrativo-poetico che ha il sapore del flusso di coscienza e che esalta le interferenze tra la sequenzialità del tempo narrativo e la verticalità del tempo della poesia.

Mi piace, a questo punto, segnalare, all’interno della raccolta, un itinerario ideale in sette tappe, che mi sembra possa evidenziare la linea progressiva cui accennavo prima, con un incipit nell’ “omino” del componimento Il cammino, una breve pausa nel “limbo” di Desolazione, un accenno di transizione nel tempo futuro delle azioni di La rosa dei pensieri, una stasi apparentemente descrittiva nell’omaggio a Palermo di Le balate della Vucciria, un’accelerazione nell’ “ossimoro duale” di Vele, l’universalizzazione delle emozioni nei “bagliori cosmici” di Notte di San Lorenzo, per approdare, infine, all’ “aria che tutto intorno purifica” di Neve.

Altrettanto evidente, all’interno dell’itinerario, è la Weltanschauung del poeta: una concezione del mondo, della vita e della funzione dell’uomo interamente permeata di una forza cosmica primordiale, facilmente riconducibile all’amore, in tutte le sue declinazioni.

Meditare e Sentire a Capo D'Orlando (10)
Biagio Balistreri, Antonietta Calderaro, Antonino Schiera a Capo D’Orlando

Certo, affiora a tratti nei versi qualche grumo magmatico indistinto, traspare a volte tra le pieghe della pagina una voluttà di pianto, un singulto, soffocato in alcuni casi, in altri esplodente ed esplosivo. Ma prevale su tutto la densità, a tratti naïf, di ‘presenze’ (la donna, il viaggio, il treno, il mare…) che riconducono ad archetipi solari, certamente pregnanti di potenzialità di vita. Basterebbe individuare, a riprova di quanto appena affermato, la ‘presenza’, fisica e metaforica, del mare [e/o dell’acqua] in tutte le liriche della silloge, al punto che mi sembra che proprio la voce del mare farebbe volentieri da sottofondo musicale alle poesie, tanto sono impregnate di essa, come traspare anche dall’illustrazione di copertina, dominata da tonalità e sfumature di colore che, dal blu cobalto all’azzurro tenue e al bianco, mi suggeriscono il ritmo vitale alterno di sistole e diastole.

E ancora, per tutta la silloge ho individuato una costante oscillazione tra una realtà concreta, spessa, tangibile e una torbida, sfuggente, greve, plumbea e spesso mistificata e mistificante.

“S’inseguono sogni e reali inquietudini / come schizzi nella tela / della nostra esistenza”, scrive l’A. in Crepuscolo. E a me vien da pensare ad emozioni non seguite e verbalizzate nel loro flusso vitale, ma incistate e restituite sotto forma di macchie d’inchiostro, non inquietanti, ma rasserenate dallo sguardo superiore del sublime della poesia.

Antonino, insomma, accarezza l’immagine di un sé sul punto di essere fagocitato entro le pieghe e le piaghe di un’esistenza percepita come campo minato, ma nell’atto successivo di essere sollevato e salvato dal potere demiurgico della poesia.

In conclusione, quando ho iniziato a leggere le poesie di Antonino Schiera, mi sono chiesta se avessero la natura di ειδύλλιον, di bozzetti naturalistici rasserenanti e idealizzati, o se avessero l’essenza e la complessità di flussi di coscienza, se avessero valenza lirica o meditativa. Oggi concludo che queste poesie sono, semplicemente, portatrici di essenza di canto e, se è vero che il sorriso è il respiro dell’anima, le liriche di Antonino respirano…e sorridono!

Antonella Ricciardo Calderaro

Protagonisti – Buon Anno 2019 e grazie a tutti gli artisti presenti nel mio blog [VIDEO]

Buon Anno 2019

 

 

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Premi e Concorsi – IV Premio Letterario Giornalistico Piersanti Mattarella: ecco i finalisti

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Antonietta Caterina Greco Giannola e Orazio Santagati

Si svolgerà il 24 novembre prossimo, alle ore 16.00, presso la sala dedicata al compianto presidente della Regione Siciliana a Palazzo dei Normanni – Palermo, la premiazione del IV Premio Letterario Giornalistico Piersanti Mattarella.

Il programma prevede, in apertura, lo svolgimento del convegno “Il recupero del senso del dovere” ed a seguire la proclamazione dei vincitori assoluti nelle varie categorie previste dal concorso.

Ricordiamo che il premio letterario è ideato, promosso ed organizzato dalla Onlus Memoria nel cuore, il cui presidente è Orazio Santagati e la vice presidente è Antonietta Caterina Greco Giannola.

Ecco a seguire l’elenco dei finalisti:

Lucia Andreano: “A mani nude” (duetredue editore)

Federica Angeli: “A mano disarmata” (Baldini & Castoldi)

Giuseppe Baldassarro: “Questione di rispetto” (Rubbettino Editore)

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Piersanti Mattarella

Giandomenico Belliotti: “Un sacrificio da non dimenticare” (articolo giornalistico dal periodico Il Finanziere)

Marco Benedettelli: “Chi brucia. Nel Mediterraneo sulle tracce degli harraga” (Vydia Editore)

Antonio Cannone: “Il caso Aversa tra rivelazioni e misteri” (Falco Editore)

Franco Casadidio: “L’impronta del diavolo” (Morphema editrice)

Franco Carollo: “Nove in un carretto” (Spazio cultura)

Asmae Dachan: “Il silenzio del mare” (Castelvecchieditore)

Paolo De Angelis: “Legittima offesa” (La Caravella editrice)

Flavia Filippi: “Arresto dell’ex guru delle staminali Davide Vannoni”

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L’attore Enzo Rinella durante la premiazione nella II edizione del premio

Pierangela Fleri: “I nostri passi” (Il Convivio Editore)

Emanuele Insinna: “Perrafennula” (Thule edizioni)

Bruno La Rosa: “Doppio binario” (Alessandro Polidaro Editore)

Filomena Martire: “Mamma ‘ndrangheta”

Elia Minari: “Guardare la mafia negli occhi” (Rizzoli)

Enza Musolino, Nadia Rubino, Adriana Spagnuolo: “La storia degli affetti” (Edizioni TEKE)

Francesca Cinzia Nazzareno: “Lo scarabocchio” (Bonfirraro Editore)

Angela Nicoletti: “Quando le mafie si combattono a colpi di zappa” (articolo-inchiesta)

Rosanna Rivas: “Urlo rosa”

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La scrittrice Antonella Ricciardo Calderaro durante la premiazione nella III edizione del premio

Riccardo Tessarini: “Stato d’abbandono” (Minerva edizioni)

 

 

Protagonisti – La scrittrice siciliana Antonella Ricciardo Calderaro vincitrice al III Premio Giornalistico Letterario “Piersanti Mattarella”, sezione inediti.

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Antonella Ricciardo Calderaro all’interno della Sala Protomoteca di Roma

Il palmares della scrittrice Antonella Ricciardo Calderaro si arricchisce di un nuovo prezioso riconoscimento. È notizia di questi giorni, infatti, l’assegnazione della targa premio, nella sezione inediti, alla sua ultima fatica letteraria “Il limbo del gelso bianco”. L’importante affermazione letteraria arriva nell’ambito del III Premio Letterario Giornalistico “Piersanti Mattarella” organizzato dalla Onlus “Memoria nel cuore” il cui presidente è Orazio Santagati e la vicepresidente è Antonietta Greco Giannola. La cerimonia di premiazione si è svolta all’interno della Sala Protomoteca del Campidoglio a Roma, lo scorso 26 novembre. L’occasione è ghiotta per farci una chiacchierata con l’autrice che, ricordiamo, è docente di materie letterarie presso il Liceo Scientifico “Lucio Piccolo” di Capo d’Orlando.

Quali emozioni, in sintesi, ha provato nell’essere stata designata vincitrice del III Premio Letterario Giornalistico Piersanti Mattarella, sezioni inediti, con la sua ultima opera “Il limbo del Gelso bianco“?

“Ho percepito una sensazione di iniziale stupore, – ha risposto Antonella Ricciardo Calderaro – che si è trasformata in profondo appagamento e, subito dopo, in gratitudine per l’alto riconoscimento che mi veniva tributato.”

Lei nella vita è insegnante: come cambia, se cambia, il rapporto con i suoi studenti nel momento in cui i suoi scritti vengono riconosciuti a livello nazionale?

“I miei rapporti interpersonali in ambito scolastico non possono cambiare, perché ogni giorno della mia vita è dedicato, oltre che alla famiglia, ai miei studenti, che mi conoscono nella mia veste più autentica, non dissimile da quella di autrice e scrittrice.”

La resilienza del fuco è il titolo del suo primo romanzo, già finalista lo scorso anno allo stesso premio e vincitore della IV edizione del Premio Letterario La Capannina. Un percorso letterario iniziato bene e proseguito meglio. Ci può dare qualche anticipazione riguardo ai suoi programmi futuri?

“Non so se può suonare promessa o minaccia, – risponde scherzosamente la scrittrice – ma sono già al terzo capitolo del mio terzo romanzo, che si preannunzia più impegnativo dei precedenti due e ancora più orientato verso la lotta alle distonie ed alle patologie sociali.”

Vuol dire qualcosa al Presidente del Premio Piersanti Mattarella, Orazio Santagati  e al vicepresidente dello stesso, Antonietta Greco Giannola, che tanto si sono prodigati per la buona riuscita di questo importante evento culturale?

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Antonietta Greco Giannola e Orazio Santagati

“La loro attività è decisamente meritoria. Ho avuto modo di incontrare due volte il Presidente Santagati, che mi sembra persona degna di encomio per la serietà e la professionalità, che si traducono in azioni ed eventi mirati e socialmente efficaci. Conosco un po’ meglio Antonietta Greco Giannola, verso la quale mi trasporta un sentimento di condivisione e di adesione totale, soprattutto per l’autenticità e il cuore che trasfonde in ogni iniziativa.”

<<“Trentasette anni fa, nel giorno dell’Epifania, il presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella fu ucciso dalla mafia. Pochi mesi prima di morire, in una delle ultime dichiarazioni pubbliche sul tema della malavita organizzata, il presidente affermava: “Si deve reagire con fermezza, al di là delle parole, delle celebrazioni che rischiano di assumere un ruolo di rito… Provo un senso di profonda inquietudine, anche per il verificarsi di una specie di assuefazione ai fatti di violenza.” Parole attuali, un monito preciso. Frasi che devono continuare a ispirarci e a illuminarci nella lotta contro le meschinità e le prepotenze delle mafie.>> Queste parole sono riportate nel sito ufficiale del Premio Letterario Giornalistico Piersanti Mattarella: mi sembra doveroso spendere due parole per un uomo, che ha sacrificato la propria vita in nome della legalità e che oggi viene ricordato, giustamente attraverso questa iniziativa di alto livello culturale.

“Ricordare Piersanti Mattarella non deve coincidere con una vuota commemorazione,

Piersanti_Mattarella
Piersanti Mattarella

che suona ipocrita e sterile in una società disumanizzata com’è la nostra attuale. Credo fermamente da sempre – prosegue Antonella Ricciardo Calderaro – nella valenza dei grandi esempi ed è proprio questo il valore che attribuisco ad iniziative come quella del Premio Piersanti Mattarella: il calibro e lo spessore morale di personalità integerrime deve indurci al recupero della dimensione valoriale dell’esistenza, che spinga ognuno a confrontarsi quotidianamente con le proprie responsabilità, al fine di garantire, soprattutto alle nuove generazioni, una possibilità di riscatto per una terra che io non voglio rassegnarmi a credere irredimibile.” 

Non ci resta che congratularci con la scrittrice per questo prestigioso premio e augurarle nuovi futuri successi, nel prolifico percorso letterario intrapreso.

Antonino Schiera