Protagonisti – Rita Giammarresi esordisce con il suo primo romanzo a Palermo [VIDEO]

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Rita Giammarresi

Entra oggi a pieno titolo nella categoria Protagonisti del mio blog, la scrittrice palermitana Rita Giammarresi, che esordisce in questo scorcio di fine anno 2018, con la pubblicazione del suo primo romanzo dal titolo Spyros il marinaio italiano edito da Bonfirraro Editore.

Un primo piacevole sintomo della bravura e delle potenzialità della scrittrice palermitana si era avuto il 2 marzo scorso presso il Caffè del Teatro Massimo a Palermo durante la manifestazione culturale Nove al Massimo. In quell’occasione Rita Giammarresi ha letto due suoi brevi scritti insieme ad altri autori palermitani (per saperne di più clicca qua)

Ma ecco a seguire le domande che le ho rivolto, insieme a una breve video-chiacchierata che potrete visionare continuando a scorrere questo post verso il basso.

Finalmente il 16 novembre verrà presentato a Palermo il tuo primo romanzo Spyros il marinaio italiano pubblicato da Bonfirraro Editore. Quali sono i sentimenti che stai provando alla vigilia del tuo esordio come scrittrice?

Rita Giammarresi – Provo senza dubbio una grande emozione. Finalmente il sogno di veder pubblicato il mio libro è divenuto realtà. Devo un grazie particolare all’editore Salvo Bonfirraro che ha creduto in me e nella storia che ho raccontato. E’ ed è stato un editore molto attento e presente in tutti gli step che hanno preceduto la pubblicazione di Spyros.

Il romanzo evoca sentimenti e situazioni a te cari ed è incentrato sul percorso di vita affrontato da tuo padre: è stato difficile per te narrare di fatti legati a persone a te profondamente cari?

Rita Giammarresi – Scrivendo il libro mi sono dovuta sdoppiare. Immedesimarmi nei panni di un uomo, che racconta delle sue vicende sempre in prima persona, non è stato facile. Avevo timore che il mio essere donna potesse compromettere la struttura caratteriale del protagonista. Inoltre mentre scrivevo e dunque vivevo me stessa attraverso il protagonista, più volte mi sono dovuta fermare a riprendere fiato. La storia di mio padre mi appartiene più di quanto pensassi, e vivere attraverso la scrittura le sue emozioni, confesso che mi ha turbata non poco.

 

In questo percorso iniziato già da tempo e che sta culminando con l’uscita del tuo primo libro, ti è stato molto vicino lo scrittore palermitano Fabio Ceraulo. Descrivici in sintesi questo viaggio in seno alla scrittura, citando qualche particolare situazione o momento degno di nota.

Rita Giammarresi – Fabio Ceraulo è un fraterno amico oramai da più di venticinque anni. Nei suoi libri, nel corso degli ultimi anni si è rivelato uno scrittore dalle raffinate capacità narrative. Ritrovarlo accanto a me in questa esperienza scrittoria è stato importantissimo. Il suo è stato un supporto fondamentale nei momenti in cui pensavo di non aver fatto bene molte cose. Gli devo molto!

I momenti degni di nota durante la stesura del romanzo sono stati tanti, ma immergermi totalmente nella vita di mio padre è stato certamente il motore che ha spinto tutto quello che ho scritto e provato. Un momento particolare è stato quello dell’incontro con i membri dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia. Spyros parla di un’esperienza all’interno della Regia Marina fatta da mio padre durante il secondo conflitto mondiale, ed è stato naturale per me cercare un contatto con persone che, anche se in tempi differenti, hanno vissuto la sua stessa esperienza. I membri dell’AMNI sono stati e sono per me come una nuova famiglia che mi ha accolta a braccia aperte. Il mio grazie va anche a loro per il prezioso supporto di questi ultimi mesi.

Dalla tua biografia si evince il tuo grande amore per il mare: raccontaci come è nato questo rapporto simbiotico e come si è sviluppato nel tempo, cristallizzando a parole questo momento topico in qualità di scrittrice.

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Rita Giammarresi la penultima a destra insieme agli altri scrittori di Nove al Massimo

Rita Giammarresi – Credo di poter dire che l’amore per il mare c’è sempre stato. Mi è stato trasmesso da mio padre e riguarda tutta la mia famiglia. Il mare è per me un’apertura verso il mondo e di conseguenza verso moltissime cose. Ho l’abitudine di sedermi spesso di fronte al mare che è per me come un maestro che ha sempre qualcosa da insegnarmi. Credo che questo pensiero sia un comune denominatore per chi come me abbia la fortuna di nascere e vivere vicino al mare. Se ci penso bene, non esiste cosa che io abbia scritto che non faccia riferimento al mare. Quello con il mare è un rapporto simbiotico e dal perdermi nella sua osservazione ricavo sempre qualcosa di positivo.

Perché gli amanti dei libri dovrebbero acquistare e leggere il tuo libro?

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La prima di copertina del libro

Rita Giammarresi – Credo che nelle vicende di Spyros, benché ambientate in un momento storico ben preciso e lontano dal quello attuale, molte persone possano riconoscersi. A tratti è una storia dolorosa, ma si parla soprattutto di riscatto e di speranza. Chiunque può trarre un insegnamento fondamentale, ossia che anche dalle realtà più difficili, con costanza e buona volontà, sia possibile emergere in positivo senza tradire se stessi. Spero che chi ama i libri possa apprezzare il messaggio che desideravo far trasparire pagina dopo pagina.

Appuntamento con i lettori di Rita Giammarresi:

  • Venerdì 16 novembre alle ore 17.30 presso il CIRCOLO UNIFICATO (già Circolo Ufficiali) Piazza Sant’Oliva 25 – Palermo. Dialogheranno insieme all’autrice Salvo Bonfirraro, editore; Fabio Ceraulo, scrittore; Manlio Viola, direttore BlogSicilia, Agostino Santini, generale.
  • Giovedì 29 novembre ale ore 18.00 TEA BISTRO – TEATRO MASSIMO Piazza Verdi 29 – Palermo. Dialogheranno insieme all’autrice Roberto Leone, giornalista La Repubblica; Teresa Gammauta, scrittrice.

 

 

Antonino Schiera

Protagonisti – Lucia Capizzi e Rosaria Cascio autrici del libro “La signora Lucia di Napoleon” – Navarra Editore [VIDEO]

La storia che vi sto per tratteggiare è tratta dal libro di recente pubblicazione “La signora Lucia di Napoleon – Storia di una donna” Navarra Editore le cui autrici sono Lucia Capizzi e la nuora Rosaria Cascio. A partire dall’anno 1946, possiamo immaginare la signora Lucia Capizzi, la protagonista, che in una fredda serata d’inverno o in un caldo pomeriggio dell’estate palermitana percorreva a piedi, un lungo tratto di strada, da sola o in compagnia, per andare a lavorare. Fin qui nulla di eccezionale, ma se contestualizziamo i fatti tenendo conto del periodo, della distanza dal luogo di lavoro e dalla mentalità che non vedeva di buon occhio le donne lavoratrici, ecco che la storia raccontata ha un grande valore emblematico.

 

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Lucia Capizzi e Rosaria Cascio

Rosaria Cascio che di professione è insegnante, particolarmente impegnata nel sociale, è la nuora della protagonista, a lei è venuta l’idea di dare vita alla pubblicazione: “Il libro narra la storia di vita di una donna qualunque, una vita anonima rispetto al fragore di tante altre esistenze. Eppure la forza e la tenacia di mia suocera mi hanno convinto subito dell’urgenza di raccontare e far conoscere la sua vicenda che ritengo emblematica. Una donna del popolo, senza studi, diventa fida consigliera di donne altolocate che a lei si affidano per le scarpe e gli abiti che indosseranno. Sono gli stessi indumenti e le stesse calzature che la ditta Spatafora acquista su suo consiglio per il suo punto vendita più prestigioso, il Napoleon, di cui la signora Lucia diventa direttrice. Viaggia per campionari, si relaziona con gli imprenditori più importanti, da Dior a Ferragamo. Fa la fortuna, con la sola forza del suo intuito, di una famiglia imprenditoriale siciliana. Una donna esemplare per i giovani e per chi pensa di non farcela. una storia scritta di proprio pugno da Lucia Capizzi ed arricchita da approfondimenti storici e dalla narrazione scritta dalla nuora, Rosaria Cascio”.

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Copertina del libro

Traggo testualmente dalla seconda di copertina del libro: “dall’ Arenella, ogni giorno percorre cinque chilometri a piedi per arrivare puntualissima, attraversando una città che, pur essendo la sua, è sconosciuta sia a lei che alle altre giovani di borgata che le danno compagnia, anch’esse donne lavoratrici che ambivano a un nuovo ruolo nella società del tempo. Dalla fame e dalla povertà all’ingresso nei cuori della nobiltà e della borghesia palermitana. E in quello dell’intera famiglia Spatafora che le affida la gestione , con carta bianca su tutto , delle sue linee più importanti, sia di calzature che di accessori e vestiario. lei accetta le sfide, consapevole dei suoi limiti ma forte delle sue capacità. E tratta con le grandi aziende di moda internazionali, viaggiando in aereo verso le capitali della moda – Parigi, Roma, Firenze – da Dalcò e Albanese a Ferragano, a Céline…”

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Al centro il dottor Francesco Anello durante una manifestazione culturale

La signora Lucia di Napoleon – Storia di una donna è stato presentato in anteprima assoluta il 25 luglio 2018 alla “Borghigiana” di Villa Mocciaro, nel quartiere Arenella di Palermo, “riscuotendo notevole successo nella borgata, la cui immagine è stata tratteggiata con dovizia di particolari”  così come detto dal presidente di Palermo Cult Pensiero dottor Francesco Anello organizzatore della presentazione stessa.

Antonino Schiera

 

 

 

 

 

Protagonisti – Enzo Rinella, attore e interprete siciliano, si racconta per noi [VIDEO]

Enzo Rinella è attore e interprete della nostra terra, la Sicilia, che senza eccessiva enfasi, riesco a definire eclettico, sfaccettato e poliedrico in un divertente e ridondante gioco di sinonimi. Il perché è presto detto, in quanto è possibile vederlo calcare il palcoscenico mentre impersona figure e personaggi di diversa collocazione storica, retaggio culturale, espressione linguistica.

 

Nel mio tentativo di farvi conoscere al meglio Enzo Rinella ed il suo percorso artistico, chiedo aiuto alla giornalista Marianna La Barbera che lo ha così brillantemente presentato, durante un evento culturale, che mi ha visto parte protagonista nel dicembre del 2016 nel paese madonita di Isnello:

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Al centro la giornalista Marianna La Barbera a destra Enzo Rinella durante un evento culturale presso la sede della CIDEC di Palermo

Marianna La Barbera – “Insegnante di professione, Enzo Rinella si accosta al teatro per caso, quasi per gioco e ne resta affascinato. Sin dal primo esordio ha interpretato ruoli da protagonista. Esibendosi tra spazi monumentali, teatri, Auditorium RAI ha interpretato in numerosi monologhi il teatro civile. Ha preso parte a varie edizioni del Pirandello Stabile Festival, con opere di grandi autori, come “Qualcuno ha ucciso il Generale” di Matteo Collura conclusasi al teatro Pirandello di Agrigento, ricevendone il riconoscimento come migliore attore protagonista. Dopo il successo all’Auditorium RAI di Palermo e al Salone internazionale del libro a Torino con la rappresentazione teatrale “Dal ventre della terra” di Sara Favarò, protagonista al glamour di Palermo presso il Salone delle Feste, oggi (17.12.2016 n.d.r.) si presenta qui ad Isnello onorato di essere ancora una volta la voce recitante della poesia di Antonino Schiera, dopo la designazione della Targa Premio per la sezione poesie del II Premio Letterario Giornalistico Piersanti Mattarella presso la Sala della Promoteca in Campidoglio, nel mese di novembre scorso…”

Nella tua carriera di attore hai incontrato e conosciuto personalmente, vari esponenti del mondo teatrale. Chi ha lasciato un’impronta indelebile nel tuo modo di porgerti al pubblico durante le tue interpretazioni?

Enzo Rinella – “Si ho collaborato con maestri come Lina Bernardi, Tina Fasani, Lollo Franco da cui ho imparato tantissimo ma il primo importante imput di crescita è, stato l’incontro con l’attore Enzo Gambino che ha spinto a migliorare il mio essere attore, consigliandomi di lasciarmi alle spalle il centro del palcoscenico, della compagnia teatrale di cui facevo parte, per cercare nuovi e altri stimoli di crescita con maestri della scena”

Tu sei anche docente nella scuola media “Sandro Pertini” di Palermo. Spesso ti abbiamo visto impegnato nell’affermazione e diffusione della legalità presso i ragazzi, coinvolgendo anche i loro genitori. Quale ruolo può avere il teatro, la finzione scenica, la creatività artistica in una città difficile come Palermo, nel ricordare a tutti che l’essere onesti paga sempre e fino in fondo?

Enzo Rinella – “Il teatro, la finzione scenica, dà ad ognuno di noi la possibilità di essere.

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Enzo Rinella

Indossare la maschera, portare sul palcoscenico un ragazzo pieno di pregiudizi, che l’esigenza scenica lo trasforma in chiunque: un rappresentante della giustizia, un giudice, un martire. Personaggi e argomenti che fuori dalla scena non prenderebbe neanche in considerazione, che invece grazie al teatro,vengono studiati interiorizzati ed espressi”.

Hai mai pensato di scrivere una tua autobiografia?

Enzo Rinella – “Non sono grande abbastanza”.

Quali sono i momenti salienti, che vuoi ricordare della tua carriera e quali i tuoi progetti futuri?

Enzo Rinella – “Tutti! Progetti futuri: il palcoscenico, sempre che, a breve, tra l’altro mi attende , il 7 Aprile al Teatro Lelio, con Viva Palermo e Santa Rosalia di Sara Favarò”.

Come si diventa attori?

Enzo Rinella – “Io non avevo alcuna velleità di fare questo mestiere, bensì, mi ha scelto! Tutto nasce da un incontro del tutto casuale, in spiaggia, con un attore che, attratto dalla mia voce, mi propose al suo regista, il quale dopo un primo incontro mi sbatte al centro della scena posto da cui volevo scappare ma, non lo feci per il notevole rispetto nei confronti dell’entusiasmo di chi mi aveva proposto. Più avevo paura di fare brutta figura e più studiavo; finché era stata solo recita a tavolino tutto bene ma, quando venne il tempo di arricchire le parole con i movimenti scenici, mi ritrovai con due gambe e due braccia con cui non sapevo cosa fare. Alla fine, è stato un successo inaspettato ma forse fortemente voluto, al punto da cominciare seriamente a studiare recitazione e dizione”.

PROTAGONISTI – Maria Elena Mignosi, una vocazione letteraria sempreverde.

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Maria Elena Mignosi Picone

Ho avuto il grande piacere di conoscere la professoressa Maria Elena Mignosi Picone a Palermo nel 2014, in occasione di una presentazione del mio primo libro pubblicato Percorsi dell’anima.

Ne ebbi una immediata e sincera impressione positiva, probabilmente per via della sua preparazione e per la sua innata curiosità e voglia di conoscere nuovi autori, ancora non affermati. La mia naturale attrazione verso chi dedica la propria vita alle lettere e alle arti in generale, ha cementato nel tempo il nostro rapporto di amicizia e collaborazione. A tal punto da chiederle nel 2017 di scrivere la post fazione del mio secondo libro di poesie Frammenti di colore e ad accompagnarmi nelle successive presentazioni dello stesso libro.

Sin dalla nascita sei stata immersa in un’atmosfera altamente culturale, è ciò che si evince dalla lettura della tua biografia. In particolare in che modo e quali personaggi hanno influenzato il tuo importante e variegato percorso letterario?

Maria Elena Mignosi  – “Le persone che hanno influenzato le mie scelte culturali sono state mio padre e mio zio Pietro Mignosi, il primo matematico, l’altro filosofo e letterato. Pietro Mignosi io non l’ho conosciuto, essendo morto qualche anno prima che io nascessi, ma mia madre, che è stata la memoria della famiglia, e che gli veniva cugina, mi raccontava di lui; ero molto affascinata dalla sua figura e leggevo i suoi libri che avevamo in casa. Di mio padre, come anche di mio nonno Gaspare, rimanevo incuriosita di questa loro passione per la Matematica e me ne volevo rendere partecipe, anche se mio padre mi ha sempre lasciato completamente libera di decidere”.

Ad un certo punto della tua vita hai avuto il coraggio e la forza di abbandonare il percorso didattico che avevi iniziato nel campo della matematica, per passare successivamente allo studio di ciò che sentivi più tuo e che amavi più fare: immergendoti, così, nello studio delle materie umanistiche e nella scrittura. In generale per una persona qual’è il prezzo che si paga, ed eventuali vantaggi, quando si torna indietro, dopo avere percorso un tratto della propria esistenza metaforicamente rappresentata come una fitta foresta difficile da esplorare?

Maria Elena Mignosi – “Così ero fortemente indecisa tra Matematica e Lettere, riuscendo a scuola ugualmente bene sia nell’una che nell’altra materia. Mi sono iscritta in Matematica e ho fatto tre anni con ottimi risultati. Ma mi cominciavo a rendere conto che era stata una scelta dettata dai condizionamenti dell’ambiente, mentre la mia natura si volgeva alle Lettere. Ho attraversato un periodo molto travagliato nella ricerca della mia vera essenza. Mi sentivo veramente come in una fitta selva. E finalmente la decisione. Lo svantaggio quale può essere stato? Ma nessuno. Sembrerebbe il tempo, i tre anni con cui ho ritardato la mia carriera, ma nella vita niente è perduto, e così mi è rimasta la precisione, la chiarezza, il rigore logico, che ben si addicono anche alle lettere”.

Rimanendo alla tua biografia si legge: il mondo degli intellettuali e il mondo della chiesa si guardano con sospetto e diffidenza, mentre è auspicabile l’armonia tra intelletto e religione. Ci dettagli più ampiamente questa riflessione?

Maria Elena Mignosi  – “Il culto e la cultura sono due mondi non perfettamente integrati

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Pietro Mignosi

in generale. Si guardano con sospetto e diffidenza. È sempre manchevole il culto senza cultura come viceversa la cultura senza il culto. Mentre il culto dà saggezza agli incolti ma rimane difettosa la loro capacità di osservazione, riflessione, giudizio, che dà la cultura, allo stesso modo è manchevole la cultura che difetta di culto, per cui uno può essere un’arca di scienza ed essere uno stolto, che ad esempio manca di parola, non è leale, non è sincero, è vanaglorioso, non vive le virtù cristiane che sono in fondo tutte sfaccettature della carità. Sono come due persone zoppe, a ciascuna delle quali manca una gamba. E la sintesi non è impossibile. Io l’ho trovata mirabilmente nel fisico Enrico Medi e in tanti scienziati e letterati. Un altro esempio è proprio mio zio Pietro Mignosi“.

Ci parli dei tuoi progetti futuri?

Maria Elena Mignosi  – “Riguardo ai miei progetti ho in preparazione altri libri di poesie e altri saggi ma ancora non ho pubblicato niente di nuovo”.

 

Protagonisti – Luca Di Martino e la sua chitarra: un incontro virtuoso, di arte, visione, tecnica e creazione [VIDEO]

Ho avuto modo di conoscere e di apprezzare Luca Di Martino, giovane chitarrista e compositore, lo scorso anno in occasione di un concerto da lui tenuto a Isnello. Oltre un’ora di esibizione davanti ad un pubblico folto ed interessato che ha emozionato per armonia musicale, originalità.

Chitarrista, compositore, nato a Palermo il 16 marzo 1987, diplomato col massimo dei voti  al Conservatorio “V. Bellini” di Palermo,  sotto la guida del maestro Antonello Ghidoni.

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Luca Di Martino

Nell’ambito classico si è esibito per vari enti ed associazioni sia da solista che in formazioni da camera varie partecipando a svariate manifestazioni e stagioni concertistiche; ha ottenuto anche diversi riconoscimenti in vari concorsi tra questi : 1° premio al 17° concorso nazionale “Benedetto Albanese” di Caccamo, 2° premio al concorso internazionale “Lucio Stefano D’agata” di Acireale , 1°premio al Concorso Nazionale Giovani Musicisti VIVART di Cammarata, 1°premio al  19° Concorso Musicale Nazionale Città di Barcellona Pozzo di Gotto.

Direttore artistico  dell’ “ISNELLO GUITAR FESTIVAL”, un festival patrocinato dal comune di Isnello, dedicato interamente alla chitarra, che negli anni ha ospitato grandi artisti del panorama nazionale, tra questi Irio De Paula, Francesco Buzzurro, Fausto Mesolella.

Componente e fondatore assieme al cantautore Biagio Di Gesaro e alla pianista

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Luca Di Martino

Alessandra Macellaro La Franca dei VORIANOVA. Caratteristica del  loro progetto musicale è la canzone d’autore dialettale siciliana che  trova identità ed equilibrio in un genere nuovo privo di contaminazioni ed influenze popolari tradizionali nato da un forte desiderio di raccontare, attraverso canzoni, un’attuale Sicilia che trova spazio nelle loro anime. Numerosi i concerti in giro per la Sicilia nel 2016 realizzano il loro primo disco “CUNTI DI VENTU”.

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I Vorianova

A luglio 2017 esce il suo primo disco da chitarrista solista DI ISTINTI E DI ISTANTI. Dieci brani originali composti ed eseguiti dallo stesso autore.

Protagonisti – I colori sono amici di Giovanni Panarese (Jiò Rap), pittore e poeta [VIDEO]

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Giovanni Panarese in arte Jiò Rap

I colori sono miei amici e compagni di vita” ha detto il pittore e poeta Giovanni Panarese durante l’inaugurazione di domenica 11 Febbraio 2018 al Margaret Cafè a Terrasini in provincia di Palermo. Il titolo della mostra è “Kromumory 2018” e rimarrà aperta fino al’1 marzo 2018. Una frase che nella sua estrema semplicità, riesce a farci comprendere il simbiotico rapporto che intercorre tra l’arte pittorica e Giovanni Panarese in arte Jiò Rap. Una sorta di rifugio salvifico che lo porta a dipingere con costanza, ma anche a scrivere poesie.

Di questo incontro ho avuto modo di parlarne con l’attore teatrale siciliano Enzo Rinella, il quale è stato ben felice di leggere ed interpretare tre poesie di Giovanni Panarese, che al pari dei suoi quadri sono molto intense  e  pervase di sincero amore per la vita. Le poesie scelte da Enzo Rinella per il suo omaggio a Giovanni Pitarrese sono:  Carneval… celante, Dipingo e Vibrazioni.

 

 

 

Adesso mi sembra doveroso dare spazio alla pittrice e blogger Evelin Costa che ha organizzato la mostra.

Scrive Evelin Costa: “Kromumory 2018 è un percorso pittorico in cui l’artista entra in connessione con l’osservatore, non solo per comunicargli il proprio stato interiore ed il proprio umore, ma per suscitarne le rispettive emozioni innate, inconsce e per stimolarne l’immaginazione attraverso figure indefinite, ma che ad un livello mentale, oltre ciò che percepiscono gli organi di senso, divengono limpide e perfette. Un collegamento, quello che lega l’autore e il fruitore, che ben presto diventa un gioco reciproco di scoperte, nascondimenti, ricerche e possibilità.

Giovanni Panarese, con le sue esplosioni cromatiche, cerca di allontanarsi dal figurativo

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Giovanni Panarese ed Evelin Costa

senza farlo del tutto, come se le figure nascessero autonomamente dai suoi colpi netti di spatola e lui volesse respingerle, imprigionarle e paradossalmente fermandole le rende epiche, emblematiche, liriche.
Tra colori caldi, luci, ombre, tagli, squarci di colore emergono grafie nitide che reinterpretano in chiave informale ciò che potrebbe essere espresso tramite un descrittivismo figurativo. Il turbinio di colori non prende il sopravvento e non toglie mai postoall’ armonia cromatica e ad un equilibrio che rende l’astratto chiaro, comprensibile e mai caotico.

Emergono paesaggi galattici e terrestri. Un canneto si staglia tra il cielo ed il letto di un

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Quadro di Giovanni Panarese

fiume, tra due sponde selvagge scorre lento un corso d’acqua o magma, palme e vegetazioni tropicali si intrecciano e si arrampicano verso l’alto. Uscendo quasi dalle viscere del quadro, dalla profondità della pittura materica e densa, si distaccano personaggi che mai sono inquietanti, di sovente ironici, sempre positivi, suscitano pensieri gioiosi, perché Giovanni Panarese non dipinge mostri interiori, ma esorcizza le sofferenze facendo affiorare il sorriso.I suoi personaggi,sia che possano essere interpretati come insetti, crostacei, cavallucci marini, unicorni, rettili, galli o come icari volanti, equilibristi, angeli terrestri, sono sempre vivaci, gentili, simpatici, forse combattenti, come samurai giapponesi o guerrieri masai, ma quando lottano lo fanno per il proprio riscatto personale, per la difesa della propria vita e mai contro gli altri.

Una pittura in costante divenire, che si compone di tasselli privi di confini, che nasce per dar sfogo ad un umore momentaneo, procede come in uno stato di trance, diviene magmatica e dirompente, tumultuosa ed incessante e si conclude quando ogni opera ha assunto una vita autonoma, libera e benefica”.

Il video ripercorre i momenti topici dell’inaugurazione al Café Margaret di Terrasini

BIOGRAFIA: Giovanni Panarese, nato a Palermo nel 1965, ha frequentato il Liceo Artistico. Fin da bambino ha vissuto tra le tele ed i colori che si trovavano nello studio pittorico del nonno materno, appassionandosi lui stesso alla pittura, ma allontanandosi dalla pittura classica e formale, alla ricerca di un percorso personale nell’arte informale. Dipinge con colori acrilici su tela e disegna con colori, penne, china e matite su ogni superficie che glielo permetta. Tra le sue mostre,la personale realizzata a Palermo nel 2001 presso il centro polivalente Agricantus, inserita nel progetto ccpvision sponsorizzato dalla Provincia Regionale di Palermo e a Gela nel 2007 la mostra intitolata “Quel che resta…” con Aaron Wadia, nell’ambito di un progetto per la promozione e diffusione della Cultura Mediterranea.

Protagonisti – Carmine Papa artista eclettico che scrive, dipinge e crea oggetti di valore

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Carmine Papa

Parlare in maniera compiuta ed esaustiva del mio carissimo amico Carmine Papa, non è impresa facile in quanto durante il suo lungo percorso artistico, si è reso protagonista di innumerevoli iniziative letterarie ed artistiche di notevole fattura. Carmine Papa non è soltanto scrittore, poeta, pittore e creatore di oggetti artistici, è molto di più. Sarebbe riduttivo parlare delle sue opere per compartimenti stagni, in quanto la sua arte fluisce continuamente da una parte all’altra dei suoi mondi creativi, così da regalare, ai suoi tanti ammiratori, perle di saggezza e di visione filosofica della vita pervasa da generosità e altruismo, ma anche quadri da ammirare e oggetti artistici da toccare con mano, dai quali farsi vezzeggiare e decorare.

Faccio, pertanto, riferimento alla sua biografia ufficiale, che certamente mi aiuterà a farvi conoscere meglio il nostro autore, invitando gli amici lettori del mio Blog a leggerla attentamente per intero.

Carmine Papa nasce a Napoli il 6 novembre del 1953. Da giovanissimo si avvicina con

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Gioiello di Carmine Papa

grande passione al mondo dell’arte, ma per motivi familiari intraprende gli studi tecnici diplomandosi come Perito in Telecomunicazioni. La sua formazione artistica è dovuta sia all’esperienza diretta operando a contatto con tecniche e materiali, che indiretta a contatto con tanti artisti di ogni tendenza e di pensiero dovuta a vari ruoli assunti nell’ambito artistico. Alla formazione del suo carattere artistico, ha contribuito certamente l’amicizia con il gallerista di fama mondiale Antonio Sapone, (per la cronaca, il figlio del sarto di Pablo Picasso), dove nel suo centro C.U.I.I. (Centro Umanistico Incontri Internazionali) realizzato a Bellona (CE); ha potuto trarre valida esperienza a contatto sia con gli artisti che con le loro opere come: Picasso, Matthieu, Kijno, Corpora, Riopelle, Harthung, Treccani, Pignatelli, Magnelli.

Ancora, la sua esperienza nell’arte contemporanea si è arricchita con la frequentazione del Framart-studio di Napoli dell’architetto Nicola Incisetto, dove ha vissuto in diretto contatto con opere e artisti di grande spessore internazionale come: Hidetoshi Nagasawa, Dennis Oppenheim, Concetto Pozzati, Vettor Pisani, Alberto Burri, Gabriele Amadori, Michele Zaza. Il suo stile artistico è un linguaggio filosofico-creativo contemporaneo, utilizzando un gioco sottile di segni e campiture di piano, lanciando raffinate linee di colore bianco trasmettendo, così, la personale concretezza dei pensieri e concetti.

Psicologicamente il suo arte-fare rappresenta il piacere di svelare il bello che si cela dietro alla maschera quotidiana di personalità, lo scoprire del proprio IO; un personale arco comunicativo con cui manifesta tutta la sua inquietudine per i soprusi e le crudeltà sociali di questa società moderna.

 

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Poesie d’amore Edizioni La Gru, l’ultimo libro di poesie di Carmine Papa

Poesie d’amore è l’ultimo libro di poesie pubblicato nel 2015 da Carmine Papa e segue il precedente I Bambini del mondo del 2011 entrambi pubblicati da Edizioni La Gru. Da sottolineare la scelta dell’autore di sostenere il Telefono Rosa di Napoli.

In entrambi i libri di poesie si denota, da parte di Carmine Papa, una grande attenzione verso il prossimo, in particolare verso i bambini e verso le donne. Una sorta di struggimento e dolore interiori che si manifestano nel momento in cui il nostro autore, diventa consapevole della sofferenza diffusa, che colpisce l’essere umano e che purtroppo ha colpito anche lui. Nessuno si può ritenere esente dagli accadimenti negativi che possono coinvolgerci in qualsiasi momento, Carmine Papa non li nega e anzi li evidenzia grazie alla sua sensibilità e alla sua bontà d’animo, traendo nel contempo forza interiore per andare avanti a testa alta e per trasmettere un messaggio positivo. Importante sottolineare il ruolo della famiglia di Carmine, la moglie, il fratello, i figli, che gli sta vicino e lo sorreggono amorevolmente, nel suo meraviglioso percorso artistico.

Carmine Papa è stato anche autore dell’apprezzatissima prefazione al mio libro  di poesie Frammenti di Colore – Edizioni La Gru e per questo vanno a lui i miei più sentiti e sinceri ringraziamenti.

Antonino Schiera

 

 

Alcune opere di Carmine Papa

Protagonisti – Roberta Strano poetessa e scrittrice siciliana, senza tempo.

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La scrittrice Roberta Strano

Roberta Strano è una poetessa e scrittrice siciliana, che ho avuto il piacere di conoscere durante la presentazione del suo romanzo Hans Thorkild – Ritorno in Norvegia presso Spazio Cultura Libreria Macaione a Palermo, lo scorso 17 novembre 2017.

Ho definito Roberta Strano, una scrittrice senza tempo, in quanto  ha la capacità di essere attuale e nello stesso tempo perfettamente in sintonia e a suo agio, con le atmosfere e gli avvenimenti che racconta nei suoi libri, che hanno una forte componente storica. Per avere conferma di quanto ho scritto, basta citare la saga che si sviluppa nei due romanzi Hans Thorkild – Hastings anno 1066Hans Thorkild – Ritorno in Norvegia.

Dalla tua biografia si evince che la tua passione per la poesia e la scrittura nasceRoberta_Strano_Libro durante l’adolescenza. Hai cominciato a scrivere originali testi in versi ed in prosa, per cimentarti, successivamente, nei due romanzi storici ambientati nei paesi del nord. Come avviene questo passaggio dalla poesia alla prosa, quali molle e quali desideri hanno caratterizzato questa tua importante evoluzione artistica?

Roberta Strano“Innanzitutto caro Antonino vorrei ringraziarti per la tua amicizia e per questa intervista. Senza frapporre altro tempo, rispondo alle tue domande. A quindici anni iniziai a scrivere le mie prime poesie e quasi simultaneamente la stesura di un racconto e di un romanzo. La mia fantasia era galoppante e trovava la sua espressione già allora sia nella poesia che nella prosa. Mi piaceva e mi piace sperimentare diverse forme letterarie, spero riuscendoci bene”.

La tua penna è caratterizzata dalla presenza di alti sentimenti e valori quali la lealtà, l’amore, l’eroismo ideale. Quali ruoli possono assumere nella società odierna, che li tende a relegare in secondo piano, rispetto al materialismo e all’arrivismo imperante?

Roberta Strano“Sono consapevole della crescente perdita di valori nel mondo di oggi eppure, per un’inguaribile romantica come me rivolta al passato e alla sua importanza storica e culturale, è quasi una necessità parlare di amore, amicizia, fede. La saga è da interpretare anche come un tentativo di recupero di questi valori e la possibilità concreta di metterli in pratica nell’attualità, anche se reinterpretati in chiave moderna rispetto al Medioevo”.

Come nasce il tuo amore per il mondo eroico e storico ambientato nell’Europa nordica che aveva da poco doppiato la boa dell’anno 1000?

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Roberta Strano e Giuseppe Bagnasco a Spazio Cultura, durante la presentazione del 17 novembre scorso

Roberta Strano – “Durante l’adolescenza e ancora oggi quando trovo il tempo, mi nutro di letture coinvolgenti, miti, leggende che si perdono nella notte dei tempi. Tutto ciò mi affascina, credo sia una inclinazione naturale, congeniale al mio essere più profondo. Nei banchi di scuola le mie materie preferite erano la letteratura, la storia e la lingua inglese, credo che tutte e tre si siano materializzati nel mio romanzo, in cui c’è molto di mio. Adoravo la mitologia greco romana e da autodidatta iniziai a interessarmi anche a quella nordica per studiarne somiglianze e differenze con la prima. Lo stesso cognome del tormentato protagonista Hans Thorkild, allude a Thor, una delle principali divinità scandinave. Ma ne vengono nominati molti altri, come Odino o Freyja

Ispiratore è stato anche il palio dei Normanni, che si svolge ogni anno a Piazza Armerina in provincia di Enna, dove ho abitato per molti anni. Cittadina in cui si respirano atmosfere medievali e si possono ammirare boschi avvolti dalla nebbia. Credo che si evinca chiaramente dal romanzo il mio amore per la natura, per il mare, le cui onde si infrangono sulle scogliere. Una natura che non è solo descritta ma che assurge a carattere introspettivo, rispecchiando i sentimenti dei personaggi. La natura piange e gioisce con essi. Ho cercato di cogliere dell’anno 1000 tutto il romanticismo, la magia e il mistero che racchiude”.

Nell’ottobre del 2011 hai pubblicato la tua prima raccolta di poesie da titolo “I riflessi dell’anima”. Sono certo che i lettori del mio blog desiderano conoscere meglio la Roberta Strano poetessa.

Roberta Strano “Il mondo letterario conosce Roberta come poetessa nel lontano 1998,

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I due libri della saga già pubblicati

quando pubblicai le mie liriche in cartaceo e online nella rivista del Club degli autori di Melegnano, Milano. Grazie alla rivista ebbi modo di far leggere le mie poesie a un vasto pubblico. In quello stesso periodo partecipai ad alcuni concorsi letterari e vinsi il primo premio alla 15^ edizione del Concorso Nazionale di Poesia “Rosario Piccolo” del Comune di Patti, nella sezione “Nostalgie poetiche” con la lirica “Tristezza”, che è stata inserita nell’antologia “Poesia in Piazza”, e poi durante l’estate dello stesso anno arrivai terza al concorso “Amici di Patti”con la medesima poesia. I miei componimenti lirici sono inseriti in svariate antologie e la mia biografia in due dizionari di autori scelti della città di Patti e di Salerno.

Nel 2016 ho vinto il quarto premio nella sezione naturalista con la mia raccolta di poesie e racconti al Concorso Leandro Polverini della città di Anzio. I riflessi dell’anima è una raccolta di poesie varie e racconti che abbracciano vent’anni della mia vita, con i miei inevitabili sogni adolescenziali, ambizioni, ma anche illusioni che spesso si sono scontrate con la realtà.

È attraversata dal continuo interrogarsi del significato ultimo dell’esistenza, della sofferenza che accomuna tutti gli esseri viventi e nel rifugiarsi nel passato e nei ricordi, quando il presente e il futuro sono a volte privi di speranze. Le poesie sono ricche di figure retoriche, come le metafore, le similitudini e gli enjambements.

Temi ricorrenti e predominanti sono: la natura, il mare della città natia, Palermo. Il mare è sentito come forza mutevole e vivificatrice, che indica il trascorrere del tempo, il tumulto interiore dell’anima, la ricerca del bello in ogni sua forma, e l’amore in tutte le sue declinazioni, non solo fra uomo e donna, ma per la famiglia,per gli animali domestici e per gli amici. Un altro tema è l’amicizia intesa come rapporto eterno nel tempo, nonostante le distanze e lo smarrirsi nelle vicende della realtà quotidiana.

In ultimo, i racconti sono di genere surreale, i cui protagonisti vivono amori impossibili e la cui condizione esistenziale/psicologica viene a essere stravolta per questi e altre ragioni”.

Quali sono i tuoi progetti letterari nell’imminente futuro?

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Roberta Strano firma i libri al termine della presentazione molto partecipata del 17 novembre scorso a Spazio Cultura

Roberta StranoSto attualmente scrivendo il terzo e ultimo volume della saga, che nato come romanzo in due tempi è divenuto nel tempo una trilogia, questo grazie all’incitazione di alcuni appassionati lettori, che non vedono l’ora di leggere il seguito. Nel frattempo quando sento di qualche buon concorso letterario non me lo lascio sfuggire. Alla prossima e ancora grazie!”.

Non posso che augurare a Roberta Strano un futuro radioso nel campo letterario, costellato da nuove pubblicazioni e da tanti nuovi successi. I libri che ho avuto il piacere di leggere mi hanno appassionato dal primo, fino all’ultimo rigo e quindi grazie a Roberta per la possibilità che ci dà di vivere in chiave sentimentale le vicende del Nord Europa del periodo Medioevale.

Antonino Schiera

 

Protagonisti – Marisa Cossu fine tessitrice di versi poetici.

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La poetessa Marisa Cossu

Parlare di Marisa Cossu non è esercizio semplice in quanto siamo di fronte ad una poetessa e saggista che riesce ad unire rare doti, che non sempre riescono a convivere, all’interno di una notevole produzione letteraria. A lei questo succede, per via di un virtuoso incontro tra conoscenza e poesia, che le sono valsi numerosi premi letterari di alto livello.

La sofisticata bellezza dei versi volteggia in perfetta simbiosi insieme alla ricercatezza ed al rispetto delle regole di metrica e delle tecniche poetiche, senza che venga tralasciata e avvilita l’originalità.

Ho avuto il piacere di conoscere Marisa Cossu in occasione della premiazione del Concorso di Poesia Internazionale “Gocce di Memoria” che si è svolto il 4 giugno 2017 nell’incantevole Castello D’Ayala Valva di Carosino in provincia di Taranto. In questa occasione la sua poesia “Il ritorno a casa” è risultata prima classificata nella sezione “Gocce di Memoria”. La poesia “Memoria persa”, ha ricevuto la Menzione Speciale Presidente Giuria nella sezione Disabilità ed infine ciliegina sulla torta cito la poesia “Conoscenza” che si contraddistingue per una elegante e originale rima alternata. Sono stato favorevolmente colpito dalla perseveranza di Marisa Cossu nel suo ricercare il miglioramento, attraverso lo studio e l’applicazione divenendo, pertanto, un ottimo esempio e guida per chi si applica nella difficile arte di scrivere poesie.

Giovanni Monopoli è il Presidente Associazione Culturale Onlus Poiesis di Taranto e

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Giovanni Monopoli

organizzatore del Premio Leo Francesco – Gocce di Memoria, a lui ho chiesto il suo punto di vista poetico ed umano:

“È un grande onore per me parlare dell’amica poetessa Marisa Cossu, conosciuta tra i vari concorsi poetici, alle letture delle sue liriche e alla partecipazione a reading poetici. Posso subito dire che avendo Marisa una grande carica umanitaria, ci si affeziona subito e la sintonia è stata immediata. Le mie prime impressioni avute sono state meravigliosamente positive perché avevo incontrato una poetessa che della cultura ne ha fatto parte integrale della sua vita e i tanti riconoscimenti lo testimoniano, perché nei suoi versi trovi tutto ciò che vorresti: la pace, l’amore, la vita, l’essenza pura dell’essere, e soprattutto i messaggi che colgono sempre l’animo di chi si pone alla sua visione.”

Prosegue Giovanni Monopoli – “La poetessa Marisa Cossu, che nella sua vita privata è stata sempre a contatto con i ragazzi nella scuola, ha dato vita a diverse pubblicazioni, proprio per indirizzare i giovani verso una disciplina di vita prima e artistica dopo, donando sempre le giuste emozioni interiori e facendo capire la strada da perseguire per un cammino sempre votato alla semplicità dell’essere. Il suo linguaggio poetico è da considerarsi sempre alla ricerca del miglior sentimento per una facile comprensione, ma molto profondo nei suoi valori. Le sue poesie sono esempi di vita, sono di una metrica molto fruibile, che riporta indietro nel tempo dando la giusta conoscenza di come la poesia possa essere interpretata con tutte le sue forme e sfaccettature che la rendono un bellissimo viatico per la crescita culturale di tutti. Come dicevo la sua carica umanitaria la rende amabile e affettuosa, riesce col suo carisma ad entrare nel cuore di chi ha la fortuna di conoscerla, perché il suo trasporto è unico ed è sempre portatrice di messaggi subliminali, aprendo il cuore e la mente con versi sempre pronti a cogliere quanto di meglio possano offrire.”

Conclude Giovanni Monopoli – “La dolcezza che contraddistingue la poetessa Marisa Cossu, come persona la si intravede benissimo anche nei suoi versi, una dolcezza che la rende molto disposta all’ascolto di tanti che esprimono i loro sentimenti poeticamente ed elargisce con la stessa emozione i giusti consigli affinché ognuno li possa manifestare al meglio. E’ sempre un grande piacere incontrare la poetessa Marisa Cossu per trascorrere momenti di vera poesia che ha saputo donare alla umanità.”

Concludo augurando alla poetessa e saggista Marisa Cossu di mantenere sempre accesa viva la fiamma dell’ispirazione, così da poterci ancora inebriare con i suoi versi di alta poesia.

Antonino Schiera

Cos’è per lei fare poesia ed essere poeta?

Antonino Schiera Collaborato
(fotografia di Antonino Schiera gentilmente concessa da Maurizio Lo Bianco)

“Fare poesie significa continuare a dialogare con la mia essenza, con il mio inconscio e con le persone che incontro. Penso sia un esercizio che ciascuno di noi possa fare in maniera spontanea e secondo i propri desideri. Il poeta, il vero poeta, non cerca la fama e la gloria nel suo esprimere la vita in versi. Piuttosto il desiderio di conoscenza deve essere il fine ultimo di chi scrive, per questo diventa indispensabile interagire con il mondo esterno e con lo scibile umano. Nel mio caso lo faccio attraverso la promozione di eventi culturali, le presentazioni dei miei libri e quelle dei miei colleghi, la partecipazione a programmi televisivi e radiofonici, la recensione di libri di amici scrittori, lo studio in generale. Tutto questo senza perdere, per quanto mi riguarda, la semplicità, la sincerità, la spontaneità, che mi hanno sempre contraddistinto.”

(tratto dall’intervista del 1° Marzo 2017 di Marta Guzzio per Lascariweb)