Protagonisti – La poetessa Francesca Luzzio all’indomani della presentazione della sua nuova raccolta di poesie “Cerchi ascensionali” edito da Il Convivio Editore [VIDEO]

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Elio Giunta e Francesca Luzzio

Si è svolta nel mese di dicembre 2018, presso Villa Malfitano ed in collaborazione con l’Associazione Dante Alighieri, la presentazione della nuova raccolta di poesie titolata “Cerchi ascensionali” scritto dalla poetessa Francesca Luzzio.

Per saperne di più e scorrere le fotografie più belle dell’evento basta cliccare su questo link. Il video che segue realizzato da Arte Cultura Palermo Tv, riporta tutte le fasi della bellissima presentazione.

L’evento ha avuto un grande successo e il gradimento del numeroso pubblico presente è stato alto. Ho incontrato la poetessa per avere qualche sua impressione da donare a voi lettori del blog.

Quali sono i tuoi sentimenti e le tue emozioni all’indomani del grande successo per la prima presentazione della tua nuova silloge?

Francesca Luzzio – Mi sento molto gratificata perché gli amici ed i soci della Dante Alighieri hanno accolto con piacere l’invito ed hanno gremito la sala della splendida e suggestiva villa Malfitano. Le pregnanti analisi dei relatori: Elio Giunta e Pasquale Hamel, l’attenta conduzione di Domenica Perrone, presidente del comitato palermitano dell’associazione Dante Alighieri, nell’ambito delle attività della quale, si è svolta la presentazione e, dulcis in fundo, gl’intermezzi musicali di Stefano Romeo e Riccardo Lo Coco e la sentita interpretazione delle poesie, recitate da Daita Martinez e Gianni Milazzo hanno reso realmente magico e speciale il pomeriggio. Penso che non potevo sperare di meglio, così, a conclusione dell’evento, la tensione e l’ansia dei giorni precedenti, hanno ceduto il posto alla serenità e alla gratificazione.

Perché hai scelto il titolo Cerchi ascensionali per il tuo nuovo libro? 

Francesca Luzzio – La silloge è la proposizione poetica della mia essenza, della miaPresentazione_Cerchi_Ascensionali_6 interiorità e del conseguente mio agire nella realtà che mi circonda. Sono una persona come tante, che con l’avanzare dell’età, è maggiormente indotta ad immergersi nel passato, nei ricordi, talvolta piena di malinconia perciò che non è più o di rammarico per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato, talaltra di voglia di dare e darmi e ciò genera speranza, a volte gioia, direi felicità; insomma il poliedrico sentire che caratterizza l’io costituisce il tema del primo cerchio. Ma le poesie propongono anche l’esplicazione dell’interiorità nella realtà familiare. Allora, gli affetti domestici, amicali, ma anche quelli legati ai luoghi, dove il percorso della vita ci conduce, diventano poesia e costituiscono il tema del secondo cerchio.

La vita nella sua quotidiana esplicazione ci porta a relazionarci anche con la società, nell’ambito della quale la mia sensibilità è indotta soprattutto a guardare gli ultimi, i poveri e i più deboli e a denunziarne la sofferenza. Così la proposizione poetica delle problematiche delle categorie sociali più svantaggiate, è diventata la materia del terzo cerchio. Comunque, qualunque sia il moto che vibra nel mio animo, tendo sempre ad affidarmi alla fede in Dio, come sorgente in cui fare scorrere il mio dolore o a cui affidare lo zampillare della mia felicità.

Il quarto cerchio ha quindi una tematica religiosa e rappresenta l’espandersi più ampio dei cerchi vitali in cui si svolge il percorso quotidiano della mia vita.

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Elio Giunta, Francesca Luzzio, Domenica Perrone e Pasquale Hamel

Il trionfo del virtuale, la globalizzazione e le conseguenti problematiche che ne sono derivate, sono gli elementi caratterizzanti la società contemporanea. In questo contesto storico-culturale, la poesia ha un posto sempre più marginale, anche se ha ereditato dalla seconda metà del secolo scorso un notevole dibattito ideologico, la maggior parte del quale ebbe come sede, proprio la nostra città. Così, volendosi limitare ad una rapida elencazione, possiamo dire che a Palermo nacque il Gruppo 63, il “Centro culturale Pitrè” e l’ ”Antigruppo; sempre a Palermo nel 1984 si svolse un notevolissimo dibattito su “Il senso della letteratura”, promosso dalla rivista “Alfabeta” . Né minore, in tale periodo, fu il dibattito che si svolse a livello nazionale e di cui in questo contesto mi appare troppo complesso e lungo dare una pur sintetica esposizione. Per quanto riguarda il primo ventennio del terzo millennio è difficile indicare direzioni ben precise perché tantissimi sono i poeti e le sillogi pubblicate ed eterogenee le tematiche e le modalità espressive adoperate. Oso dire che quello che manca davvero alla poesia contemporanea è chi la legga. Forse i versi stampati in un libro sono stati sostituiti da quelli messi in musica dalla voce dei cantautori o da quelli accompagnate da immagini esplicative, proposte dai social network .

Mi hai chiarito il perché del titolo della silloge, vuoi parlarci delle tue scelte stilistiche?

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Daita Martinez e Gianni Milazzo

Francesca Luzzio – La poesia, coincide con lo stile, con le parole, poiché esse sono l’immediato correlativo del sentire del poeta. Ed è proprio per questo che essa deve essere libera da eccessive elucubrazioni razionali che strutture metriche o ricercatezze linguistiche comportano, allontanandola da un vasto pubblico di lettori. Io, ogni qualvolta la musa m’ispira, cerco di attenermi a tale principio formale, in maniera tale che la dimensione semantica del testo si renda fruibile in modo immediato al lettore.

Antonino Schiera

Protagonisti – Buon Anno 2019 e grazie a tutti gli artisti presenti nel mio blog [VIDEO]

Buon Anno 2019

 

 

Protagonisti – Vincenzo Perricone fondatore di Siciliando

Vincenzo Perricone
Vincenzo Perricone

La Sicilia sta conoscendo, negli ultimi anni, un notevole progresso nelle relazioni turistiche permettendosi di registrare una crescita costante a due cifre. La prova sta nel fatto che le attività produttive nel settore stanno aumentando di numero, insieme alle più svariate iniziative, per rendere sempre più appetibile la nostra regione agli occhi dei turisti italiani e stranieri.

Ho incontrato, per rimanere in tema, Vincenzo Perricone che ha avuto un’idea che nel tempo sta mostrando tutta la sua bontà.

Tu sei il fondatore del gruppo Siciliando che sul social network Facebook conta quasi 65.000 iscritti. Come e quando ti è venuta l’idea di portare avanti questo progetto?

Vincenzo Perricone – “Sono passati oltre quattro anni da quella sera di giugno: dopo una giornata in cui avevo letto e ascoltato di notizie di cronaca nera, disservizi e contestazioni politiche e mi accingevo, spegnendo la tv, ad ascoltare un po’ di musica, sorseggiando un calice di vino rosso, li è stato un attimo, improvvisamente la leggerezza di quella musica, stava cambiando quelle sensazioni negative.

Improvvisamente l’idea di creare per farmene dono e per donarlo a tante persone che come me avevano bisogno di pensare positivo. Quale idea migliore di pensare alla mia terra, del bello che la mia terra poteva offrire, del bello che si può trovare in tante persone indipendentemente dal loro stato sociale, dalle proprie possibilità. Insomma un qualcosa che funzionasse a far emergere soltanto il bello, sommerso da tutte le altre notizie che ci procurano preoccupazioni e crucci senza per questo nascondere la testa sotto la sabbia.”

Attraverso il gruppo riuscite a diffondere una forma di turismo culturale e rispettoso dell’ambiente. Ti chiedo un tuo pensiero riguardo questo incontro, che possiamo definire virtuoso.

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La pagina Facebook di Siciliando

Vincenzo Perricone – “Questo sodalizio di cui parli culturale e ambientale è la massima espressione a cui ognuno di noi si dovrebbe ispirare in ogni attività professionale e ricreativa. Noi di Siciliando proviamo sempre ad anteporre il rispetto dell’ambiente, inserendo le nostre attività sociali. Partendo dall’ambiente cambia radicalmente la stessa organizzazione e notiamo gradimento da parte dei nostri iscritti a cui ci piace ricordarglielo durante i tour o altri eventi in cui è possibile manifestare questo virtuosismo.”

Di quali strumenti deve dotarsi una regione come la nostra, per essere ancora più performante rispetto all’offerta turistica? Sottolineando il fatto che il turismo rappresenta un’importante fetta del Prodotto Interno Lordo e che crea opportunità di lavoro e ricchezza economica.

Vincenzo Perricone – “Beh credo che ci siano diverse persone tra le nostre istituzioni valide e preposte ad occuparsi di questa importantissima attività, ed intendo in termini di sviluppo e bonifica delle vie di accesso ai vari siti che ancora abbisognano di grandi sistemazioni. In particolare le strade e non soltanto dei capoluoghi ma anche all’interno dell’Isola, nei paesi che per molti casi rappresentano maggiormente luoghi di attrazioni, ma mi permetto di menzionare anche l’esigenza di avere strutture ricettive importanti (alberghi nuovi e in zone strategiche e nelle grandi città ) ed anche porti e porticcioli per favorire un approdo facile nei diversi punti costieri (ricordiamoci che siamo un’isola), per le grandi navi crocieristiche e imbarcazioni minori.

Tutto ciò detto, a mio modesto avviso, non può comunque realizzarsi se non incentivando gli investimenti dei privati e  degli imprenditori di paesi esteri che, in una logica di sinergie, vogliano portare nuovi investimenti, come dicevo prima, nella nostra Isola e pertanto in Italia. Infine dobbiamo essere bravi tutti che amiamo la nostra terra (croce e delizia) a fare promozione sana e non smettere mai di divulgare e condividere, per creare un’eco virale ed attrattivo.”

I nostri lettori come possono mettersi in contatto e soprattutto come possono interagire con il gruppo Siciliando? Immagina pertanto di parlare con una persona che non sa nulla di voi. Cosa diresti?

Vincenzo Perricone – “La nostra organizzazione si manifesta tramite l’Associazione Culturale senza fini di lucro, SiciliandoStyle e per estensione nella comunicazione il gruppo FB Siciliando, le varie pagine tematiche collegate (tra cui voglio ricordare quella dedicata alla cucina siciliana) , il blog ed il sito www.siciliando.org.

Siciliando (logo)

La nostra mission è quella di promuovere in tutte le sue espressioni il brand Sicilia, il nostro slogan dice “Raccontiamo emozioni, bellezze e meraviglie di Sicilia” e lo facciamo traducendo le dichiarazioni di intenti in eventi vari, come mi piace ripetere dal virtuale al reale. Tour nel territorio siciliano (isole incluse), passeggiate culturali, mostre fotografiche, presentazioni libri, mostre di pittura, reading, presentazione di giovani talenti ma anche promuovendo e realizzando per i nostri associati, corsi di fotografia, corsi di inglese e promuovendo partnership con altre Associazioni o Enti e concedendo in molti casi il nostro patrocinio gratuito per dare visibilità tramite il web alle iniziative e alle persone.

Lo abbiamo fatto realizzando e partecipando negli ultimi 4 anni a circa 70 eventi nel nome della cultura e della crescita esperienziale. Infine cerchiamo di non perdere di vista i meno fortunati partecipando e sostenendo iniziative sociali. A parte i vari canali di comunicazione menzionati siamo altresì raggiungibili tramite l’indirizzo mail siciliandostyle@gmail.com o tramite il numero whatsapp 3661332786.”

Cosa bolle in pentola? Quali sono i futuri progetti che riguardano Siciliando?

Vincenzo Perricone – “Tante iniziative nuove che via via posteremo e diffonderemo tramite i nostri canali di comunicazione. La nostra pentola è in continua ebollizione e questo grazie anche al team di grande valore cui mi pregio di gestire e che senza la loro collaborazione, tutto diventerebbe di difficile attuazione.

Stiamo crescendo piano piano e nei nostri programmi vorremmo trovare una sede immersa nel centro storico di Palermo ma incrementando sempre più (grazie a collaborazioni di volontari) anche una voce nelle varie province siciliane (punti di riferimento già esistenti nel trapanese, messinese, nella provincia di Palermo) .

Il desiderio prossimo la realizzazione di uno spazio culturale stabile ma anche itinerante da mettere a disposizione delle varie associazioni, artisti ma che diventi soprattutto il nostro “quartier generale” da dove far nascere nuove idee e collaborazioni che abbiano come obiettivo la crescita e la diffusione continua nel nome della nostra terra di Sicilia.”Calendario_2019_Siciliando

Nel ringraziare Vincenzo Perricone per la bella chiacchierata che ci ha concesso desidero ricordare che sabato 17 novembre 2018 è stato presentato il calendario per l’anno 2019 di Siciliando. Un evento che è servito anche a raccontare quattro anni di attività dell’associazione

Antonino Schiera

Protagonisti – Rita Giammarresi esordisce con il suo primo romanzo a Palermo [VIDEO]

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Rita Giammarresi

Entra oggi a pieno titolo nella categoria Protagonisti del mio blog, la scrittrice palermitana Rita Giammarresi, che esordisce in questo scorcio di fine anno 2018, con la pubblicazione del suo primo romanzo dal titolo Spyros il marinaio italiano edito da Bonfirraro Editore.

Un primo piacevole sintomo della bravura e delle potenzialità della scrittrice palermitana si era avuto il 2 marzo scorso presso il Caffè del Teatro Massimo a Palermo durante la manifestazione culturale Nove al Massimo. In quell’occasione Rita Giammarresi ha letto due suoi brevi scritti insieme ad altri autori palermitani (per saperne di più clicca qua)

Ma ecco a seguire le domande che le ho rivolto, insieme a una breve video-chiacchierata che potrete visionare continuando a scorrere questo post verso il basso.

Finalmente il 16 novembre verrà presentato a Palermo il tuo primo romanzo Spyros il marinaio italiano pubblicato da Bonfirraro Editore. Quali sono i sentimenti che stai provando alla vigilia del tuo esordio come scrittrice?

Rita Giammarresi – Provo senza dubbio una grande emozione. Finalmente il sogno di veder pubblicato il mio libro è divenuto realtà. Devo un grazie particolare all’editore Salvo Bonfirraro che ha creduto in me e nella storia che ho raccontato. E’ ed è stato un editore molto attento e presente in tutti gli step che hanno preceduto la pubblicazione di Spyros.

Il romanzo evoca sentimenti e situazioni a te cari ed è incentrato sul percorso di vita affrontato da tuo padre: è stato difficile per te narrare di fatti legati a persone a te profondamente cari?

Rita Giammarresi – Scrivendo il libro mi sono dovuta sdoppiare. Immedesimarmi nei panni di un uomo, che racconta delle sue vicende sempre in prima persona, non è stato facile. Avevo timore che il mio essere donna potesse compromettere la struttura caratteriale del protagonista. Inoltre mentre scrivevo e dunque vivevo me stessa attraverso il protagonista, più volte mi sono dovuta fermare a riprendere fiato. La storia di mio padre mi appartiene più di quanto pensassi, e vivere attraverso la scrittura le sue emozioni, confesso che mi ha turbata non poco.

 

In questo percorso iniziato già da tempo e che sta culminando con l’uscita del tuo primo libro, ti è stato molto vicino lo scrittore palermitano Fabio Ceraulo. Descrivici in sintesi questo viaggio in seno alla scrittura, citando qualche particolare situazione o momento degno di nota.

Rita Giammarresi – Fabio Ceraulo è un fraterno amico oramai da più di venticinque anni. Nei suoi libri, nel corso degli ultimi anni si è rivelato uno scrittore dalle raffinate capacità narrative. Ritrovarlo accanto a me in questa esperienza scrittoria è stato importantissimo. Il suo è stato un supporto fondamentale nei momenti in cui pensavo di non aver fatto bene molte cose. Gli devo molto!

I momenti degni di nota durante la stesura del romanzo sono stati tanti, ma immergermi totalmente nella vita di mio padre è stato certamente il motore che ha spinto tutto quello che ho scritto e provato. Un momento particolare è stato quello dell’incontro con i membri dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia. Spyros parla di un’esperienza all’interno della Regia Marina fatta da mio padre durante il secondo conflitto mondiale, ed è stato naturale per me cercare un contatto con persone che, anche se in tempi differenti, hanno vissuto la sua stessa esperienza. I membri dell’AMNI sono stati e sono per me come una nuova famiglia che mi ha accolta a braccia aperte. Il mio grazie va anche a loro per il prezioso supporto di questi ultimi mesi.

Dalla tua biografia si evince il tuo grande amore per il mare: raccontaci come è nato questo rapporto simbiotico e come si è sviluppato nel tempo, cristallizzando a parole questo momento topico in qualità di scrittrice.

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Rita Giammarresi la penultima a destra insieme agli altri scrittori di Nove al Massimo

Rita Giammarresi – Credo di poter dire che l’amore per il mare c’è sempre stato. Mi è stato trasmesso da mio padre e riguarda tutta la mia famiglia. Il mare è per me un’apertura verso il mondo e di conseguenza verso moltissime cose. Ho l’abitudine di sedermi spesso di fronte al mare che è per me come un maestro che ha sempre qualcosa da insegnarmi. Credo che questo pensiero sia un comune denominatore per chi come me abbia la fortuna di nascere e vivere vicino al mare. Se ci penso bene, non esiste cosa che io abbia scritto che non faccia riferimento al mare. Quello con il mare è un rapporto simbiotico e dal perdermi nella sua osservazione ricavo sempre qualcosa di positivo.

Perché gli amanti dei libri dovrebbero acquistare e leggere il tuo libro?

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La prima di copertina del libro

Rita Giammarresi – Credo che nelle vicende di Spyros, benché ambientate in un momento storico ben preciso e lontano dal quello attuale, molte persone possano riconoscersi. A tratti è una storia dolorosa, ma si parla soprattutto di riscatto e di speranza. Chiunque può trarre un insegnamento fondamentale, ossia che anche dalle realtà più difficili, con costanza e buona volontà, sia possibile emergere in positivo senza tradire se stessi. Spero che chi ama i libri possa apprezzare il messaggio che desideravo far trasparire pagina dopo pagina.

Appuntamento con i lettori di Rita Giammarresi:

  • Venerdì 16 novembre alle ore 17.30 presso il CIRCOLO UNIFICATO (già Circolo Ufficiali) Piazza Sant’Oliva 25 – Palermo. Dialogheranno insieme all’autrice Salvo Bonfirraro, editore; Fabio Ceraulo, scrittore; Manlio Viola, direttore BlogSicilia, Agostino Santini, generale.
  • Giovedì 29 novembre ale ore 18.00 TEA BISTRO – TEATRO MASSIMO Piazza Verdi 29 – Palermo. Dialogheranno insieme all’autrice Roberto Leone, giornalista La Repubblica; Teresa Gammauta, scrittrice.

 

 

Antonino Schiera

Protagonisti – Lucia Capizzi e Rosaria Cascio autrici del libro “La signora Lucia di Napoleon” – Navarra Editore [VIDEO]

La storia che vi sto per tratteggiare è tratta dal libro di recente pubblicazione “La signora Lucia di Napoleon – Storia di una donna” Navarra Editore le cui autrici sono Lucia Capizzi e la nuora Rosaria Cascio. A partire dall’anno 1946, possiamo immaginare la signora Lucia Capizzi, la protagonista, che in una fredda serata d’inverno o in un caldo pomeriggio dell’estate palermitana percorreva a piedi, un lungo tratto di strada, da sola o in compagnia, per andare a lavorare. Fin qui nulla di eccezionale, ma se contestualizziamo i fatti tenendo conto del periodo, della distanza dal luogo di lavoro e dalla mentalità che non vedeva di buon occhio le donne lavoratrici, ecco che la storia raccontata ha un grande valore emblematico.

 

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Lucia Capizzi e Rosaria Cascio

Rosaria Cascio che di professione è insegnante, particolarmente impegnata nel sociale, è la nuora della protagonista, a lei è venuta l’idea di dare vita alla pubblicazione: “Il libro narra la storia di vita di una donna qualunque, una vita anonima rispetto al fragore di tante altre esistenze. Eppure la forza e la tenacia di mia suocera mi hanno convinto subito dell’urgenza di raccontare e far conoscere la sua vicenda che ritengo emblematica. Una donna del popolo, senza studi, diventa fida consigliera di donne altolocate che a lei si affidano per le scarpe e gli abiti che indosseranno. Sono gli stessi indumenti e le stesse calzature che la ditta Spatafora acquista su suo consiglio per il suo punto vendita più prestigioso, il Napoleon, di cui la signora Lucia diventa direttrice. Viaggia per campionari, si relaziona con gli imprenditori più importanti, da Dior a Ferragamo. Fa la fortuna, con la sola forza del suo intuito, di una famiglia imprenditoriale siciliana. Una donna esemplare per i giovani e per chi pensa di non farcela. una storia scritta di proprio pugno da Lucia Capizzi ed arricchita da approfondimenti storici e dalla narrazione scritta dalla nuora, Rosaria Cascio”.

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Copertina del libro

Traggo testualmente dalla seconda di copertina del libro: “dall’ Arenella, ogni giorno percorre cinque chilometri a piedi per arrivare puntualissima, attraversando una città che, pur essendo la sua, è sconosciuta sia a lei che alle altre giovani di borgata che le danno compagnia, anch’esse donne lavoratrici che ambivano a un nuovo ruolo nella società del tempo. Dalla fame e dalla povertà all’ingresso nei cuori della nobiltà e della borghesia palermitana. E in quello dell’intera famiglia Spatafora che le affida la gestione , con carta bianca su tutto , delle sue linee più importanti, sia di calzature che di accessori e vestiario. lei accetta le sfide, consapevole dei suoi limiti ma forte delle sue capacità. E tratta con le grandi aziende di moda internazionali, viaggiando in aereo verso le capitali della moda – Parigi, Roma, Firenze – da Dalcò e Albanese a Ferragano, a Céline…”

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Al centro il dottor Francesco Anello durante una manifestazione culturale

La signora Lucia di Napoleon – Storia di una donna è stato presentato in anteprima assoluta il 25 luglio 2018 alla “Borghigiana” di Villa Mocciaro, nel quartiere Arenella di Palermo, “riscuotendo notevole successo nella borgata, la cui immagine è stata tratteggiata con dovizia di particolari”  così come detto dal presidente di Palermo Cult Pensiero dottor Francesco Anello organizzatore della presentazione stessa.

Antonino Schiera

 

 

 

 

 

Protagonisti – Enzo Rinella, attore e interprete siciliano, si racconta per noi [VIDEO]

Enzo Rinella è attore e interprete della nostra terra, la Sicilia, che senza eccessiva enfasi, riesco a definire eclettico, sfaccettato e poliedrico in un divertente e ridondante gioco di sinonimi. Il perché è presto detto, in quanto è possibile vederlo calcare il palcoscenico mentre impersona figure e personaggi di diversa collocazione storica, retaggio culturale, espressione linguistica.

 

Nel mio tentativo di farvi conoscere al meglio Enzo Rinella ed il suo percorso artistico, chiedo aiuto alla giornalista Marianna La Barbera che lo ha così brillantemente presentato, durante un evento culturale, che mi ha visto parte protagonista nel dicembre del 2016 nel paese madonita di Isnello:

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Al centro la giornalista Marianna La Barbera a destra Enzo Rinella durante un evento culturale presso la sede della CIDEC di Palermo

Marianna La Barbera – “Insegnante di professione, Enzo Rinella si accosta al teatro per caso, quasi per gioco e ne resta affascinato. Sin dal primo esordio ha interpretato ruoli da protagonista. Esibendosi tra spazi monumentali, teatri, Auditorium RAI ha interpretato in numerosi monologhi il teatro civile. Ha preso parte a varie edizioni del Pirandello Stabile Festival, con opere di grandi autori, come “Qualcuno ha ucciso il Generale” di Matteo Collura conclusasi al teatro Pirandello di Agrigento, ricevendone il riconoscimento come migliore attore protagonista. Dopo il successo all’Auditorium RAI di Palermo e al Salone internazionale del libro a Torino con la rappresentazione teatrale “Dal ventre della terra” di Sara Favarò, protagonista al glamour di Palermo presso il Salone delle Feste, oggi (17.12.2016 n.d.r.) si presenta qui ad Isnello onorato di essere ancora una volta la voce recitante della poesia di Antonino Schiera, dopo la designazione della Targa Premio per la sezione poesie del II Premio Letterario Giornalistico Piersanti Mattarella presso la Sala della Promoteca in Campidoglio, nel mese di novembre scorso…”

Nella tua carriera di attore hai incontrato e conosciuto personalmente, vari esponenti del mondo teatrale. Chi ha lasciato un’impronta indelebile nel tuo modo di porgerti al pubblico durante le tue interpretazioni?

Enzo Rinella – “Si ho collaborato con maestri come Lina Bernardi, Tina Fasani, Lollo Franco da cui ho imparato tantissimo ma il primo importante imput di crescita è, stato l’incontro con l’attore Enzo Gambino che ha spinto a migliorare il mio essere attore, consigliandomi di lasciarmi alle spalle il centro del palcoscenico, della compagnia teatrale di cui facevo parte, per cercare nuovi e altri stimoli di crescita con maestri della scena”

Tu sei anche docente nella scuola media “Sandro Pertini” di Palermo. Spesso ti abbiamo visto impegnato nell’affermazione e diffusione della legalità presso i ragazzi, coinvolgendo anche i loro genitori. Quale ruolo può avere il teatro, la finzione scenica, la creatività artistica in una città difficile come Palermo, nel ricordare a tutti che l’essere onesti paga sempre e fino in fondo?

Enzo Rinella – “Il teatro, la finzione scenica, dà ad ognuno di noi la possibilità di essere.

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Enzo Rinella

Indossare la maschera, portare sul palcoscenico un ragazzo pieno di pregiudizi, che l’esigenza scenica lo trasforma in chiunque: un rappresentante della giustizia, un giudice, un martire. Personaggi e argomenti che fuori dalla scena non prenderebbe neanche in considerazione, che invece grazie al teatro,vengono studiati interiorizzati ed espressi”.

Hai mai pensato di scrivere una tua autobiografia?

Enzo Rinella – “Non sono grande abbastanza”.

Quali sono i momenti salienti, che vuoi ricordare della tua carriera e quali i tuoi progetti futuri?

Enzo Rinella – “Tutti! Progetti futuri: il palcoscenico, sempre che, a breve, tra l’altro mi attende , il 7 Aprile al Teatro Lelio, con Viva Palermo e Santa Rosalia di Sara Favarò”.

Come si diventa attori?

Enzo Rinella – “Io non avevo alcuna velleità di fare questo mestiere, bensì, mi ha scelto! Tutto nasce da un incontro del tutto casuale, in spiaggia, con un attore che, attratto dalla mia voce, mi propose al suo regista, il quale dopo un primo incontro mi sbatte al centro della scena posto da cui volevo scappare ma, non lo feci per il notevole rispetto nei confronti dell’entusiasmo di chi mi aveva proposto. Più avevo paura di fare brutta figura e più studiavo; finché era stata solo recita a tavolino tutto bene ma, quando venne il tempo di arricchire le parole con i movimenti scenici, mi ritrovai con due gambe e due braccia con cui non sapevo cosa fare. Alla fine, è stato un successo inaspettato ma forse fortemente voluto, al punto da cominciare seriamente a studiare recitazione e dizione”.

Protagonisti – Maria Elena Mignosi, una vocazione letteraria sempreverde.

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Maria Elena Mignosi Picone

Ho avuto il grande piacere di conoscere la professoressa Maria Elena Mignosi Picone a Palermo nel 2014, in occasione di una presentazione del mio primo libro pubblicato Percorsi dell’anima.

Ne ebbi una immediata e sincera impressione positiva, probabilmente per via della sua preparazione e per la sua innata curiosità e voglia di conoscere nuovi autori, ancora non affermati. La mia naturale attrazione verso chi dedica la propria vita alle lettere e alle arti in generale, ha cementato nel tempo il nostro rapporto di amicizia e collaborazione. A tal punto da chiederle nel 2017 di scrivere la post fazione del mio secondo libro di poesie Frammenti di colore e ad accompagnarmi nelle successive presentazioni dello stesso libro.

Sin dalla nascita sei stata immersa in un’atmosfera altamente culturale, è ciò che si evince dalla lettura della tua biografia. In particolare in che modo e quali personaggi hanno influenzato il tuo importante e variegato percorso letterario?

Maria Elena Mignosi  – “Le persone che hanno influenzato le mie scelte culturali sono state mio padre e mio zio Pietro Mignosi, il primo matematico, l’altro filosofo e letterato. Pietro Mignosi io non l’ho conosciuto, essendo morto qualche anno prima che io nascessi, ma mia madre, che è stata la memoria della famiglia, e che gli veniva cugina, mi raccontava di lui; ero molto affascinata dalla sua figura e leggevo i suoi libri che avevamo in casa. Di mio padre, come anche di mio nonno Gaspare, rimanevo incuriosita di questa loro passione per la Matematica e me ne volevo rendere partecipe, anche se mio padre mi ha sempre lasciato completamente libera di decidere”.

Ad un certo punto della tua vita hai avuto il coraggio e la forza di abbandonare il percorso didattico che avevi iniziato nel campo della matematica, per passare successivamente allo studio di ciò che sentivi più tuo e che amavi più fare: immergendoti, così, nello studio delle materie umanistiche e nella scrittura. In generale per una persona qual’è il prezzo che si paga, ed eventuali vantaggi, quando si torna indietro, dopo avere percorso un tratto della propria esistenza metaforicamente rappresentata come una fitta foresta difficile da esplorare?

Maria Elena Mignosi – “Così ero fortemente indecisa tra Matematica e Lettere, riuscendo a scuola ugualmente bene sia nell’una che nell’altra materia. Mi sono iscritta in Matematica e ho fatto tre anni con ottimi risultati. Ma mi cominciavo a rendere conto che era stata una scelta dettata dai condizionamenti dell’ambiente, mentre la mia natura si volgeva alle Lettere. Ho attraversato un periodo molto travagliato nella ricerca della mia vera essenza. Mi sentivo veramente come in una fitta selva. E finalmente la decisione. Lo svantaggio quale può essere stato? Ma nessuno. Sembrerebbe il tempo, i tre anni con cui ho ritardato la mia carriera, ma nella vita niente è perduto, e così mi è rimasta la precisione, la chiarezza, il rigore logico, che ben si addicono anche alle lettere”.

Rimanendo alla tua biografia si legge: il mondo degli intellettuali e il mondo della chiesa si guardano con sospetto e diffidenza, mentre è auspicabile l’armonia tra intelletto e religione. Ci dettagli più ampiamente questa riflessione?

Maria Elena Mignosi  – “Il culto e la cultura sono due mondi non perfettamente integrati

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Pietro Mignosi

in generale. Si guardano con sospetto e diffidenza. È sempre manchevole il culto senza cultura come viceversa la cultura senza il culto. Mentre il culto dà saggezza agli incolti ma rimane difettosa la loro capacità di osservazione, riflessione, giudizio, che dà la cultura, allo stesso modo è manchevole la cultura che difetta di culto, per cui uno può essere un’arca di scienza ed essere uno stolto, che ad esempio manca di parola, non è leale, non è sincero, è vanaglorioso, non vive le virtù cristiane che sono in fondo tutte sfaccettature della carità. Sono come due persone zoppe, a ciascuna delle quali manca una gamba. E la sintesi non è impossibile. Io l’ho trovata mirabilmente nel fisico Enrico Medi e in tanti scienziati e letterati. Un altro esempio è proprio mio zio Pietro Mignosi“.

Ci parli dei tuoi progetti futuri?

Maria Elena Mignosi  – “Riguardo ai miei progetti ho in preparazione altri libri di poesie e altri saggi ma ancora non ho pubblicato niente di nuovo”.

Antonino Schiera

 

Protagonisti – Luca Di Martino e la sua chitarra: un incontro virtuoso, di arte, visione, tecnica e creazione [VIDEO]

Ho avuto modo di conoscere e di apprezzare Luca Di Martino, giovane chitarrista e compositore, lo scorso anno in occasione di un concerto da lui tenuto a Isnello. Oltre un’ora di esibizione davanti ad un pubblico folto ed interessato che ha emozionato per armonia musicale, originalità.

Chitarrista, compositore, nato a Palermo il 16 marzo 1987, diplomato col massimo dei voti  al Conservatorio “V. Bellini” di Palermo,  sotto la guida del maestro Antonello Ghidoni.

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Luca Di Martino

Nell’ambito classico si è esibito per vari enti ed associazioni sia da solista che in formazioni da camera varie partecipando a svariate manifestazioni e stagioni concertistiche; ha ottenuto anche diversi riconoscimenti in vari concorsi tra questi : 1° premio al 17° concorso nazionale “Benedetto Albanese” di Caccamo, 2° premio al concorso internazionale “Lucio Stefano D’agata” di Acireale , 1°premio al Concorso Nazionale Giovani Musicisti VIVART di Cammarata, 1°premio al  19° Concorso Musicale Nazionale Città di Barcellona Pozzo di Gotto.

Direttore artistico  dell’ “ISNELLO GUITAR FESTIVAL”, un festival patrocinato dal comune di Isnello, dedicato interamente alla chitarra, che negli anni ha ospitato grandi artisti del panorama nazionale, tra questi Irio De Paula, Francesco Buzzurro, Fausto Mesolella.

Componente e fondatore assieme al cantautore Biagio Di Gesaro e alla pianista

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Luca Di Martino

Alessandra Macellaro La Franca dei VORIANOVA. Caratteristica del  loro progetto musicale è la canzone d’autore dialettale siciliana che  trova identità ed equilibrio in un genere nuovo privo di contaminazioni ed influenze popolari tradizionali nato da un forte desiderio di raccontare, attraverso canzoni, un’attuale Sicilia che trova spazio nelle loro anime. Numerosi i concerti in giro per la Sicilia nel 2016 realizzano il loro primo disco “CUNTI DI VENTU”.

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I Vorianova

A luglio 2017 esce il suo primo disco da chitarrista solista DI ISTINTI E DI ISTANTI. Dieci brani originali composti ed eseguiti dallo stesso autore.

Protagonisti – I colori sono amici di Giovanni Panarese (Jiò Rap), pittore e poeta [VIDEO]

I colori sono miei amici e compagni di vita” ha detto il pittore e poeta Giovanni Panarese durante l’inaugurazione di domenica 11 Febbraio 2018 al Margaret Cafè a Terrasini in provincia di Palermo. Il titolo della mostra è “Kromumory 2018” e rimarrà aperta fino al’1 marzo 2018. Una frase che nella sua estrema semplicità, riesce a farci comprendere il simbiotico rapporto che intercorre tra l’arte pittorica e Giovanni Panarese in arte Jiò Rap. Una sorta di rifugio salvifico che lo porta a dipingere con costanza, ma anche a scrivere poesie.

Di questo incontro ho avuto modo di parlarne con l’attore teatrale siciliano Enzo Rinella, il quale è stato ben felice di leggere ed interpretare tre poesie di Giovanni Panarese, che al pari dei suoi quadri sono molto intense  e  pervase di sincero amore per la vita. Le poesie scelte da Enzo Rinella per il suo omaggio a Giovanni Pitarrese sono:  Carneval… celante, Dipingo e Vibrazioni.

 

 

 

 

 

 

Adesso mi sembra doveroso dare spazio alla pittrice e blogger Evelin Costa che ha organizzato la mostra.

Scrive Evelin Costa: “Kromumory 2018 è un percorso pittorico in cui l’artista entra in connessione con l’osservatore, non solo per comunicargli il proprio stato interiore ed il proprio umore, ma per suscitarne le rispettive emozioni innate, inconsce e per stimolarne l’immaginazione attraverso figure indefinite, ma che ad un livello mentale, oltre ciò che percepiscono gli organi di senso, divengono limpide e perfette. Un collegamento, quello che lega l’autore e il fruitore, che ben presto diventa un gioco reciproco di scoperte, nascondimenti, ricerche e possibilità.

Giovanni Panarese, con le sue esplosioni cromatiche, cerca di allontanarsi dal figurativo

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Giovanni Panarese ed Evelin Costa

senza farlo del tutto, come se le figure nascessero autonomamente dai suoi colpi netti di spatola e lui volesse respingerle, imprigionarle e paradossalmente fermandole le rende epiche, emblematiche, liriche.
Tra colori caldi, luci, ombre, tagli, squarci di colore emergono grafie nitide che reinterpretano in chiave informale ciò che potrebbe essere espresso tramite un descrittivismo figurativo. Il turbinio di colori non prende il sopravvento e non toglie mai postoall’ armonia cromatica e ad un equilibrio che rende l’astratto chiaro, comprensibile e mai caotico.

Emergono paesaggi galattici e terrestri. Un canneto si staglia tra il cielo ed il letto di un

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Quadro di Giovanni Panarese

fiume, tra due sponde selvagge scorre lento un corso d’acqua o magma, palme e vegetazioni tropicali si intrecciano e si arrampicano verso l’alto. Uscendo quasi dalle viscere del quadro, dalla profondità della pittura materica e densa, si distaccano personaggi che mai sono inquietanti, di sovente ironici, sempre positivi, suscitano pensieri gioiosi, perché Giovanni Panarese non dipinge mostri interiori, ma esorcizza le sofferenze facendo affiorare il sorriso.I suoi personaggi,sia che possano essere interpretati come insetti, crostacei, cavallucci marini, unicorni, rettili, galli o come icari volanti, equilibristi, angeli terrestri, sono sempre vivaci, gentili, simpatici, forse combattenti, come samurai giapponesi o guerrieri masai, ma quando lottano lo fanno per il proprio riscatto personale, per la difesa della propria vita e mai contro gli altri.

Una pittura in costante divenire, che si compone di tasselli privi di confini, che nasce per dar sfogo ad un umore momentaneo, procede come in uno stato di trance, diviene magmatica e dirompente, tumultuosa ed incessante e si conclude quando ogni opera ha assunto una vita autonoma, libera e benefica”.

Il video ripercorre i momenti topici dell’inaugurazione al Café Margaret di Terrasini

BIOGRAFIA: Giovanni Panarese, nato a Palermo nel 1965, ha frequentato il Liceo Artistico. Fin da bambino ha vissuto tra le tele ed i colori che si trovavano nello studio pittorico del nonno materno, appassionandosi lui stesso alla pittura, ma allontanandosi dalla pittura classica e formale, alla ricerca di un percorso personale nell’arte informale. Dipinge con colori acrilici su tela e disegna con colori, penne, china e matite su ogni superficie che glielo permetta. Tra le sue mostre,la personale realizzata a Palermo nel 2001 presso il centro polivalente Agricantus, inserita nel progetto ccpvision sponsorizzato dalla Provincia Regionale di Palermo e a Gela nel 2007 la mostra intitolata “Quel che resta…” con Aaron Wadia, nell’ambito di un progetto per la promozione e diffusione della Cultura Mediterranea.

Protagonisti – Carmine Papa artista eclettico che scrive, dipinge e crea oggetti di valore

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Carmine Papa

Parlare in maniera compiuta ed esaustiva del mio carissimo amico Carmine Papa, non è impresa facile in quanto durante il suo lungo percorso artistico, si è reso protagonista di innumerevoli iniziative letterarie ed artistiche di notevole fattura. Carmine Papa non è soltanto scrittore, poeta, pittore e creatore di oggetti artistici, è molto di più. Sarebbe riduttivo parlare delle sue opere per compartimenti stagni, in quanto la sua arte fluisce continuamente da una parte all’altra dei suoi mondi creativi, così da regalare, ai suoi tanti ammiratori, perle di saggezza e di visione filosofica della vita pervasa da generosità e altruismo, ma anche quadri da ammirare e oggetti artistici da toccare con mano, dai quali farsi vezzeggiare e decorare.

Faccio, pertanto, riferimento alla sua biografia ufficiale, che certamente mi aiuterà a farvi conoscere meglio il nostro autore, invitando gli amici lettori del mio Blog a leggerla attentamente per intero.

Carmine Papa nasce a Napoli il 6 novembre del 1953. Da giovanissimo si avvicina con

Gioielli
Gioiello di Carmine Papa

grande passione al mondo dell’arte, ma per motivi familiari intraprende gli studi tecnici diplomandosi come Perito in Telecomunicazioni. La sua formazione artistica è dovuta sia all’esperienza diretta operando a contatto con tecniche e materiali, che indiretta a contatto con tanti artisti di ogni tendenza e di pensiero dovuta a vari ruoli assunti nell’ambito artistico. Alla formazione del suo carattere artistico, ha contribuito certamente l’amicizia con il gallerista di fama mondiale Antonio Sapone, (per la cronaca, il figlio del sarto di Pablo Picasso), dove nel suo centro C.U.I.I. (Centro Umanistico Incontri Internazionali) realizzato a Bellona (CE); ha potuto trarre valida esperienza a contatto sia con gli artisti che con le loro opere come: Picasso, Matthieu, Kijno, Corpora, Riopelle, Harthung, Treccani, Pignatelli, Magnelli.

Ancora, la sua esperienza nell’arte contemporanea si è arricchita con la frequentazione del Framart-studio di Napoli dell’architetto Nicola Incisetto, dove ha vissuto in diretto contatto con opere e artisti di grande spessore internazionale come: Hidetoshi Nagasawa, Dennis Oppenheim, Concetto Pozzati, Vettor Pisani, Alberto Burri, Gabriele Amadori, Michele Zaza. Il suo stile artistico è un linguaggio filosofico-creativo contemporaneo, utilizzando un gioco sottile di segni e campiture di piano, lanciando raffinate linee di colore bianco trasmettendo, così, la personale concretezza dei pensieri e concetti.

Psicologicamente il suo arte-fare rappresenta il piacere di svelare il bello che si cela dietro alla maschera quotidiana di personalità, lo scoprire del proprio IO; un personale arco comunicativo con cui manifesta tutta la sua inquietudine per i soprusi e le crudeltà sociali di questa società moderna.

 

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Poesie d’amore Edizioni La Gru, l’ultimo libro di poesie di Carmine Papa

Poesie d’amore è l’ultimo libro di poesie pubblicato nel 2015 da Carmine Papa e segue il precedente I Bambini del mondo del 2011 entrambi pubblicati da Edizioni La Gru. Da sottolineare la scelta dell’autore di sostenere il Telefono Rosa di Napoli.

In entrambi i libri di poesie si denota, da parte di Carmine Papa, una grande attenzione verso il prossimo, in particolare verso i bambini e verso le donne. Una sorta di struggimento e dolore interiori che si manifestano nel momento in cui il nostro autore, diventa consapevole della sofferenza diffusa, che colpisce l’essere umano e che purtroppo ha colpito anche lui. Nessuno si può ritenere esente dagli accadimenti negativi che possono coinvolgerci in qualsiasi momento, Carmine Papa non li nega e anzi li evidenzia grazie alla sua sensibilità e alla sua bontà d’animo, traendo nel contempo forza interiore per andare avanti a testa alta e per trasmettere un messaggio positivo. Importante sottolineare il ruolo della famiglia di Carmine, la moglie, il fratello, i figli, che gli sta vicino e lo sorreggono amorevolmente, nel suo meraviglioso percorso artistico.

Carmine Papa è stato anche autore dell’apprezzatissima prefazione al mio libro  di poesie Frammenti di Colore – Edizioni La Gru e per questo vanno a lui i miei più sentiti e sinceri ringraziamenti.

Antonino Schiera

 

 

Alcune opere di Carmine Papa