Protagonisti – Mimma Raspanti ed Eugenio Montale un incontro poetico che ha dato i suoi frutti.

Riflettori puntati, nell’odierno post nella sezione PROTAGONISTI, sulla poetessa Mimma Raspanti. L’autrice, come da copione ben collaudato, ha risposto alle mie domande, che hanno lo scopo di farvi conoscere il suo pensiero poetico e il suo percorso artistico. Credo di intravedere in lei qualcosa di valido e ritengo che la lettura delle sue poesie, sia in lingua italiana che siciliana, lascino il segno. In quanto pregne di significato e frutto di accurato studio, alimentate dal un amore profondo e sincero verso l’arte poetica ancora non del tutto espresso, pertanto mi sento di rivolgerle un grande in bocca al lupo per le future produzioni.

Copertina

La prima domanda riguarda un accostamento molto importante che metti in evidenza nella tua biografia artistica. Mi riferisco alla silloge poetica che recentemente hai dedicato al grande poeta Eugenio Montale. I lettori del blog sono certamente curiosi di conoscere come nasce questo connubio e come si è sviluppato.

Mimma Raspanti – Per raccontare come nasce questo connubio devo partire dall’inizio, dal momento in cui è nato l’interesse per la poesia, se me lo concedi te ne parlo. Credo che in tutto questo ci sia qualcosa di surreale: la poesia mi ha cercata. Avevo scritto quattro versi come fanno tutte le ragazzine in età adolescenziale, poi a vent’anni, leggendo Dante scrissi di getto due poesie in un italiano arcaico, in perfetti endecasillabi e rime alternate. Ebbi paura, era come se conoscessi già quelle poesie, le sapevo a memoria e le stavo solo trascrivendo. Avevo la sensazione che “qualcuno” dettasse, perciò mi spaventai e non scrissi più niente. Fino a quando, il primo gennaio del 2008, ascoltai in televisione Roberto Benigni che declamava Dante e lì, di nuovo, mi prese l’istinto di scrivere, mi alzai nel cuore della notte e corsi a prendere carta e penna per scrivere dei versi che mi passavano per la mente e non mi facevano dormire, anche questi in rima alternata e tutti in endecasillabi. Capii in quel momento che potevo e dovevo scrivere, non sapevo per cosa o per chi, ma era come se la poesia avesse una missione da compiere, voleva esistere e mi stuzzicava perché io l’assecondassi. Così comprai il mio primo libro di poesie, per saperne di più, comprai Montale. Solo a citarne il nome mi vengono i brividi. Montale mi catturò subito, il suo “Ossi di seppia” era per me come un Vangelo, lo tenevo sempre con me, mi emozionavo pure quando non capivo ciò che leggevo. E tutte le volte scrivevo qualche poesia, mi contagiava, mi stupiva perché sentivo quello scorrere della poesia che non era mia, ma mi apparteneva. Scrivevo sul libro stesso, e su tutto ciò che trovavo a portata di mano, tovaglioli, calendari, notes. Per lui e con lui ho scritto, sentendo il suo aiuto quando qualche parola mi sfuggiva e d’incanto veniva fuori. Mi convinsi che io non avrei mai potuto scrivere senza la sua “presenza”, diventò il mio Maestro, il mio Amore, la mia Poesia. La prima che scrissi per lui l’ho inserita nella mia prima raccolta “A metà della vita”, ha per titolo “Mi illudo”: 

“Mi illudo
se il mare che a te caro
pare e fugge
sui tuoi salmastri fogli vive,
ora verdastro, ora azzurrognolo,
spumoso, col suo mutar mi inquieta
e si rimena dentro ai miei pensieri
scrollando fuori miti e sentimenti.
Non sarò mai maestro
ed è il tuo dire 
che dolce al mio vestibolo
si siede e, sì, m’appare in canto,
per esso scrivo.
Non ho parole mie
le cerco e seguo il rivo
che al mare tuo mi porta
e tutto ad esso invoglia
poi si trasforma.
Per tale mia pazzia
lacrime assorbo,
sarebbe più concreto dire:
“sono” – e tanta boria –
eppur di povertà mi vesto 
o di squilibrio
se aspetto il mare tuo colle sue onde
sciabordar di sacra musa la mia mano,
ed ecco, scrivo, e il tuo futuro inesistente,
vedi? avanza e vive - caro, ancor prezioso –
nei miei sogni.”

La tua poetica si esprime sia in lingua italiana che in lingua siciliana. In una recente conversazione con lo scrittore Salvatore Mirabile ho affrontato il tema riguardante la difficoltà di produrre un dizionario completo, che possa essere di riferimento per chi scrive in siciliano. Cosa ne pensi tu? 

Mimma Raspanti – Mi accorgo che ognuno scrive a modo proprio, ognuno secondo la propria parlata, ma la grammatica dovrebbe essere unica e spesso mi trovo in difficoltà anch’io, mi oriento con la lingua italiana. Sono d’accordo con Salvatore Mirabile, se non si arriva a una grammatica unica, da insegnare nelle scuole, saremo sempre tutti in balìa del dubbio. Il confronto tra i vari studiosi, tra poeti e scrittori è, secondo me, importante per cominciare il cammino verso un’unica direzione, un confronto che non miri a mettere in rilievo il proprio pensiero a scopi egocentrici, ma che sia aperto ad accogliere il punto di vista altrui per il bene unico della lingua. Mi rendo conto che questo può sembrare un’utopia, ma l’impossibile può sempre diventare realizzabile con la forza della buona volontà.

Poesia e pittura sono una bella accoppiata e nel tuo caso ti si può conoscere e apprezzare attraverso queste due importanti espressioni artistiche. Raccontati ai lettori non solo nella tua veste di poetessa ma anche in quella di pittrice. 

Opera di Mimma Raspanti

Mimma Raspanti – Non c’è molto da dire in proposito, credo che le passioni si dovrebbero seguire perché sono talenti divini che ti sono stati messi a disposizione per diffondere la bellezza, quella che cura la vita. Sono sempre stata brava nel disegno, e avrei voluto fare il liceo artistico, ma non c’era nella mia città, e mio padre, da umile barbiere, non poteva permettersi di mantenermi agli studi lontano da casa, c’era già mio fratello che studiava a Palermo e lui ha avuto la priorità, perché, secondo la mentalità del tempo, doveva portare il pane a casa, mentre la donna doveva essere mantenuta dal marito. Mi ha così avviata verso il disegno artigianale, disegnavo il famoso “corredo” per le spose che poi veniva ricamato. Ho fatto per tanti anni questo lavoro, disegnavo o dipingevo su stoffa, dalle lenzuola ai copriletti, alle tende, e tutto ciò che arredava. In seguito ho fatto una scuola professionale per ceramisti, nella mia città, e grazie a questo ho lavorato in un centro per disabili, facendo fare la ceramica ai bambini. Ho partecipato a delle mostre collettive, sempre nella mia città, e con la mia prima opera, olio su tela, ho partecipato a un concorso arrivando seconda. Poi mi sono sposata e ho lasciato tutto dedicandomi completamente alla famiglia, ai figli, e all’attività di mio marito, commerciante in tessuti. La pittura era rimasta come hobby nei momenti liberi.

La tua produzione poetica è molto apprezzata ed ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Che importanza ha per un autore il riconoscimento pubblico della validità delle proprie opere?

Mimma Raspanti

Mimma Raspanti – I premi sono stati momenti importanti all’inizio della mia produzione, perché mi davano conferma della validità delle opere che realizzavo, i concorsi erano un mezzo per poter divulgare ciò che scrivevo e, inoltre, erano fonte di gratificazione personale. Dopo qualche anno ho capito che c’erano altri modi per far conoscere i miei versi e ricevere le stesse soddisfazioni pur non salendo su un podio, così ho smesso con i concorsi e partecipo volentieri a recital e manifestazioni varie.

Il dolore, la nostalgia, il lutto sono elementi che spesso ricorrono nei temi della madre lingua siciliana: poesie, canzoni, racconti frutto della nostra tradizione popolare ne sono un esempio. Ritengo che possiamo considerarli come una sorta di elaborazione del lutto e nenia liberatoria dalla sofferenza. Nella tua produzione artistica quale ruolo hanno? 

Mimma Raspanti – Spesso il dolore viene associato alla poesia, perché pare sia uno dei momenti in cui il poeta si senta maggiormente ispirato. Per me non è così, fuggo il dolore e mi rifiuto di immortalarlo per non dargli forza, preferisco, piuttosto, la vena ironica soprattutto quando scrivo in siciliano.

Per i nostri lettori ci dici qual’è la tua definizione di poesia?

Mimma Raspanti – Forse è un po’ presuntuosa la mia affermazione, ma per me la poesia è l’incontro con il divino, è la manifestazione del sacro attraverso la parola.

I poeti ed i pittori sono molto fantasiosi e riescono a coprire con la mente spazi temporali diversi ed immaginare il futuro. Tu come ti vedi nei prossimi dieci anni e quali progetti intendi realizzare?

Mimma Raspanti – Sono sempre stata per il “qui e ora”, il futuro non si può progettare, tu hai un progetto e la vita te ne propone un altro, cambiandoti i programmi. Meglio assaporare il presente con quello che offre e ora, nel presente, ho pubblicato una raccolta dedicata a colui che mi fatto amare la poesia, e questo mi fa toccare il cielo!

La cultura al tempo del Covid-19 come si è evoluta e come si sta evolvendo? Quali contromisure consigli vengano prese perché non si fermi il flusso di conoscenza, produzione e studio? 

Mimma Raspanti – Si può, probabilmente, pensare che in questo periodo la cultura stia passando in secondo piano, poiché si riservano le proprie energie alla ripresa economica, ma l’identità di un popolo è sempre stata stabilita, principalmente, dalla bellezza dell’arte, dalla cultura, e non dall’economia, perciò credo che questo periodo di fermo stia servendo a scavare nel profondo per tirare fuori ciò che ancora può portare bellezza. L’uomo, inoltre, ha la capacità di adattarsi e sta usando i mezzi a sua disposizione affinché la cultura proceda nel suo cammino di diffusione e in tutto questo ci aiuta la tecnologia, la magia di Internet. 

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Protagonisti – Cinzia Pitingaro: l’arte, la curiosità e l’esplorazione che diventano poesia [VIDEO]

Riflettori puntati, nell’odierno post nella sezione PROTAGONISTI, sulla poetessa castelbuonese Cinzia Pitingaro. L’autrice, come da copione ben collaudato, ha risposto alle mie domande, che hanno lo scopo di farvi conoscere il suo pensiero poetico e il suo percorso artistico. Mi hanno impressionato la sua profonda curiosità e il desiderio di esplorazione che hanno portato l’autrice a sperimentare e conoscere per noi nuove forme poetiche. Il tutto unito ad un attivismo culturale che la porta a organizzare eventi e a promuovere la poesia nella sua terra.

Descrivi per i nostri lettori quale ruolo e soprattutto quale funzione ha la poesia nella tua vita? 

Cinzia Pitingaro – La poesia per me è una necessità, veicola e sostiene le tensioni della mia anima. È  il diario di questo difficile, bellissimo viaggio che è la vita, lo spazio in cui le mie emozioni diventano parole e il mio silenzio prende forma, si materializza.

Dalla tua biografia si evince che hai ricevuto un discreto numero di premi per le   tue   pubblicazioni.   Che   importanza   ha   per   un   autore   il   riconoscimento pubblico della validità delle proprie opere?

Cinzia Pitingaro – Il riconoscimento pubblico della validità di un’opera è un’ ottima opportunità soprattutto per un autore esordiente, perché apre la possibilità al confronto, accresce il più delle volte l’autostima e garantisce una certa visibilità.

Attingendo ancora dalla tua biografia leggo: scrive poesie in verso libero e in metrica, in italiano, in vernacolo ed haiku. Immagina ora di doverti rivolgere ad   una   platea   di   lettori   che   non   sa   assolutamente   nulla   riguarda   il   genere poetico   di   origine   giapponese   denominato   haiku. Cosa   diresti   loro   e   cosa pensi ti abbia restituito in dote questa tua ricerca poetica?

Cinzia Pitingaro – Da qualche anno mi sono avvicinata allo studio e alla composizione di haiku, piccoli componimenti di origine giapponese che seguono una metrica prestabilita, cioè un numero preciso di sillabe (on o morae) secondo lo schema 5/7/5. Attratta, all’inizio, dalla brevità della forma e dalla intensa carica espressiva, a poco a poco ho cercato di coglierne l’essenza, di penetrarne lo spirito. Lo haiku è un’istantanea della realtà, non nel senso che la descrive, ma ne cristallizza gli attimi, il “qui ed ora”. Diceva il Maestro Bashō. “Lo haiku è semplicemente ciò che sta accadendo in questo luogo, in questo preciso momento”. Ne risulta la valorizzazione di momenti della quotidianità vissuta a contatto con la natura, l’attenzione per l’essenziale, per la semplicità che è bellezza. Ed è proprio dal particolare, dal minimo dettaglio che si acquisisce la consapevolezza della grandiosità, della meraviglia della vita, del creato. L’autore di haiku, l’haijin, pur non descrivendo il momento vissuto, suggerisce, trasmette al lettore l’emozione provata. Egli non è esterno alla realtà, non assiste in maniera distaccata, ma è tutt’uno con la natura, vi si immedesima, diventa egli stesso l’oggetto percepito. Per vivere pienamente il momento, tuttavia, l’haijin deve svuotare la mente, deve liberarsi da ogni considerazione soggettiva, da ogni condizionamento, deve lasciarsi coinvolgere completamente. Un elemento essenziale per la composizione di uno haiku è, quindi, la presenza della natura e dei suoi mutamenti rappresentati dal kigo, la parola chiave di questo componimento, da cui trapelano gli stati d’animo che vengono trasmessi al lettore. Non è necessario che il kigo sia espresso direttamente, nominando la stagione (primavera, estate…), è possibile utilizzare una parola che rimandi alla stagione nella quale viene vissuto il momento. Esempio: la rosa è un kigo primaverile, la rugiada è un kigo autunnale, la neve è un kigo invernale, l’ombrellone, Il basilico evocano l’estate. Un altro elemento che assume una fondamentale importanza è il non detto, lo spazio bianco tra le parole, tra le immagini, ciò che il lettore, entrato in sintonia con l’haijin, riesce a percepire e a dedurre. La struttura dello haiku prevede l’accostamento di due immagini distinte, toriawase, tra le quali può esservi una continuità semantica o un ribaltamento semantico, evidenziati entrambi da uno stacco (Kireji). Per usare un’espressione di Nadine Léon, queste due immagini sono come l’acqua bollente e la bustina di tè che sono completamente diversi da loro, ma necessari per preparare il tè. L’aroma, il profumo che si diffonde e viene percepito dal soggetto costituisce il non detto. Lo haiku è un componimento aperto nel senso che deve essere il lettore ad interpretarlo. A questo proposito Ogiwara Seisensui (1884-1976) ebbe a dire: “Ciascun haiku è come un cerchio, di cui una metà è frutto del lavoro dell’haijin. Chiudere il cerchio è però compito del lettore”, ecco perché lo haiku non ha un titolo e non termina mai con un punto. Ciò che distingue, inoltre, uno haiku da una semplice, breve descrizione è la presenza degli stati d’animo, dei canoni estetici… tra cui: Il Wabi (solitudine melanconica), Sabi (fascino solitario di ciò che è esposto allo scorrere del tempo in contrapposizione alla bellezza appariscente delle cose del mondo), lo Yugen (la percezione del mistero, dell’ineffabile), il Mono no aware (partecipazione emotiva, capacità di farsi attraversare dalle cose del mondo con la consapevolezza che ogni cosa è transitoria, impermanente, muta col passare del tempo), il Karumi (la leggerezza), lo Shiori (la delicatezza), il Makoto (La verità). La presenza dei canoni estetici ci fa comprendere il valore di questo genere poetico che non è un esercizio di stile, ma una vera e propria arte di vivere ancorata all’esperienza dell’autore che – lo ripeto- non descrive, ma cristallizza un momento, proprio il momento in cui si sente con la natura un’entità unica e indivisibile. Cosa mi ha restituito in dote questa ricerca poetica? La consapevolezza di essere nel mondo e del mondo.

Per i nostri lettori, ci dai la tua definizione di poesia?

Cinzia Pitingaro – È la materializzazione del silenzio, la cristallizzazione delle emozioni.

I poeti in genere sono molto fantasiosi e riescono a coprire con la mente spazi temporali diversi ed immaginare il futuro. Tu come ti vedi nei prossimi dieci  anni e quali sono i progetti che intendi realizzare?

Cinzia Pitingaro – Amo vivere il presente, stare con i piedi per terra pur continuando a scrivere e ad impegnarmi nella realizzazione di alcuni progetti tra cui la pubblicazione di una  raccolta di poesie e filastrocche, pronta ormai da tempo, di una silloge di poesie dialettali, di una raccolta di riflessioni in versi e di un’altra raccolta di haiku. Inoltre ho un sogno, in parte già realizzato, di condividere momenti e spazi con chi, come me, coltiva la passione per la poesia e soprattutto per lo haiku. Questo genere poetico, così come ho già avuto modo di dire, con la sua sinteticità e con la sua straordinaria forza espressiva,  è profondamente attuale. Vorrei soprattutto coinvolgere i giovani, così sensibili, così fragili. Credo molto nel potere della poesia!


Noi rivogliamo Le Fontanelle – Cinzia Pitingaro e Luciana Cusimano https://www.castelbuonolive.com/


Videopoesia di Cinzia Pitingaro – Paese Mio

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Protagonisti – Le forti emozioni che divengono versi nel poeta Pietro Vizzini

Riflettori puntati, nell’odierno post nella sezione PROTAGONISTI, sul poeta palermitano Pietro Vizzini. Come da copione ben collaudato l’autore ha risposto alle mie domande, che hanno lo scopo di farvelo conoscere meglio. È un vibrare di emozioni forti che diventano versi, in un continuo interscambio tra il nostro autore e le sue parole, che accompagnano il lettore nel mondo della poesia. Questa è la sensazione che ho provato nei numerosi incontri poetici nei quali ho avuto il piacere di ascoltarlo.

Dalla sua biografia riporto: “la sua poesia trova la necessità di rappresentare e sondare in una certa misura alcuni aspetti dell’esistenza con le sue contraddizioni, i suoi paradossi, in una prospettiva immaginaria dove la realtà evocata diventa emblema di una vicenda personale”.

Descrivi per i nostri lettori quale ruolo e soprattutto quale funzione ha la poesia nella tua vita?

Pietro Vizzini – Scrivere è stato sempre un modo per esprimere quello che avviene dentro, la percezione di qualcosa che non sempre viene attraversata dalla coscienza, ma ricevuta attraverso i sensi o il cuore. Ed è quest’emozione pura che mi sconvolge, che muove le parole necessarie al mio bisogno di dire, non come funzione ornamentale o di belle parole che servono ad anestetizzare offrendo una via di fuga dalla realtà, ma a risvegliare qualcosa che mi mette in contatto con la mia anima.

Dalla tua biografia si evince che hai ricevuto un discreto numero di premi per le tue pubblicazioni. Che importanza ha per un autore il riconoscimento pubblico della validità delle proprie opere?

Pietro Vizzini – I premi, spesso sono una conferma della validità delle proprie opere, ma un autore non può e non deve rimanere appoggiato al piedistallo di un trofeo, cambia spesso l’aria, e si fa presto ad affondare nella polvere.

In una tua recente partecipazione all’evento poetico Pensieri Madoniti, hai declamato una poesia dal titolo Campo 87 (Covid-19 cimitero di Milano). Quale funzione può avere la poesia in un momento così difficile facendo riferimento, naturalmente, all’attuale pandemia?

Pietro Vizzini – Ho scritto questa poesia pensando ai morti del Coronavirus abbandonati, non identificati e mai richiesti dai famigliari, seppelliti nel campo 87 al cimitero Maggiore di Milano. In un momento così difficile di isolamento, di solitudine e abbandono, la poesia deve essere presente per sottolineare il disagio di un periodo terribile che ha coinvolto tutti. Ma soprattutto deve lenire il dolore di certe cicatrici che ci porteremo per sempre.

Per i nostri lettori, ci dai la tua definizione di poesia?

Pietro Vizzini – La poesia è estrema bellezza di cose che ci circondano, ed è fatta così: passo scalzo per ogni sentiero, ci accompagna con tutte le parole che occorrono e combaciano dentro di noi alla perfezione. La poesia è il pennello che deve poter dipingere i colori delle nostre emozioni sulla tela della libertà.

I poeti in genere sono molto fantasiosi e riescono a coprire con la mente spazi temporali diversi ed immaginare il futuro. Tu come ti vedi nei prossimi dieci anni e quali sono i progetti che intendi realizzare?

Pietro Vizzini – Generalmente navigo a vista, mi piace programmare solo brevi periodi che mi tengono a distanza ravvicinata al momento che vivo nel presente. Ma penso che un progetto importante che intendo realizzare, sia il mio prossimo libro di poesie, che non è una semplice raccolta, ma un percorso interiore che svela ogni intimo messaggio di una verità che cerca ascolto. Per il resto, spero che Dio mi dia la il tempo e la possibilità di coprirli questi futuri spazi temporali.

Ringrazio due volte il poeta Pietro Vizzini per le risposte alle mie domande e per le poesie che seguono, donate in lettura agli amici del blog:

C’è una parola che non dorme mai di Pietro Vizzini

C’è una parola
che non dorme mai,
anche lasciata sola
è sentinella
che non ha ore sul quadrante,
e mi somiglia
quando al silenzio si concede
nella spianata
di una notte sospesa
che mi cammina dentro,
condannandomi
a scoperchiare ogni tuo ascolto.


L’odore del mattino (a mio figlio) di Pietro Vizzini

L’odore del mattino
dicono
è sceso
mischiato
agli aranci
e al suono dei campanelli
appesi alle finestre.
Sottovento
raccoglieremo qualcosa,
anche da lontano
resteremo bambini
in quel per sempre
di padri.
Dicono
è in un altrove
l’odore di casa mia,
senza le tue parole
madre…
qualcuno dice
che a volte siamo,
solo vivi siamo
a mille miglia di vento
nell’odore del mattino.


Miserie d’inverno di Pietro Vizzini

Con lame di vento,
l’urlo alla strada consegna
il soverchiante dazio,
voce e tormento
di una verità che ci trattiene il passo
nei giorni qualsiasi
di un inverno che non è mai sazio
della carne già tolta alle ossa.
Pulviscolo un raggio,
un soffio che taglia arroccate finestre
sui falsi crinali di una città convessa a cieli diversi
sbocca di cenere morta,
fuggendo l’anima di nuovi vecchi.
C’è una pioggia ogni giorno
miserabile sul cemento,
un mormorio di voci e parole decapitate
opposte alla fronte
di una solitudine diluita nel sonno
ed è un dettaglio che schiaccia,
che prende forma d’anime protese allo schianto.
Capita d’inverno
dove è sempre inverno,
con un filo vivo di acque
dietro un crespo di ghiaccio
scorre d’un altro passo
l’angolo d’un giaciglio scomodo.
Dentro giorni fumosi
stretti corridoi sconnessi alle curve d’una strada
e pezzi di giornale intorno ai piedi
seguono brandelli di foglie
ripudiate da un maestrale improvviso.
Capita d’inverno
che la merla stilla
disperate leggerezze d’un estremo fortunale,
voci di ragazzi dentro un mare d’asfalto
e ombre di relitti lungo un argine annerito
fuggono la pelle scavata
d’una terra costretta a nuovi solchi.
E li vedi tremare in cortili fumosi
d’erba secca in intimo respiro nella gola,
figli di una pioggia tardiva di rigonfia pena,
un fiato gli inciampa nelle vene un misero conforto,
punto di domanda che chiede l’assoluzione
nel respiro sotterraneo delle sere.
Ed è un fiato corto,
una parola che tradisce ed oscura la vista
al cospetto d’una terra che non ha più semi
e candele consumate all’alba,
ma solo il latte avariato di una mala luna che guarda indifferente
riconsegnando la somma dei pugni allo stomaco,
puro dolore di una fame da piangere in solitudine.
Ad incerte latitudini
qualcuno attende il palmo della tua mano
dipingendosi appigli sopra pareti di ghiaccio
dove appiccicati graffiti
scivolano su strapiombi di confuse speranze.
Con lame di freddo,
l’inverno urla liquefatte tenebre.
Questa notte anche i lupi hanno paura,
si divorano uno con l’altro, setacciando fili di ombre
e come le canne, cedono alle percosse
germogliando da incessanti agonie.
Bisogna proprio esserci tra le miserie
a chiamare gli ultimi per nome.
Nel silenzio la voce più non basta,
ora che li tratteniamo
dormono un sonno inconsolabile
mentre oscilla labile fiammella di riposo,
ultima pietà della pena
che il lume più non soffia
al tepore dell’Alleluia.
E non fa rumore la nebbia,
nemmeno quando copre
i miseri stracci con un velo perenne.
A pensarci!
Devono avere freddo
pure i morti questa notte…


Protagonisti – Lo scrittore Salvatore Mirabile si racconta ai lettori del blog

Riflettori puntati, nell’odierno post nella sezione PROTAGONISTI, sullo scrittore e organizzatore di eventi Salvatore Mirabile, che ha risposto alle mie domande raccontandosi partendo da quando, studente, cominciava a muovere i primi passi nel mondo della creazione artistica.

Il tuo approccio alle arti non solo alla scrittura, ma anche alla musica, al teatro, alla pittura è cominciato presto. Già da studente ti davi molto da fare nel creare contenuti artistici e nell’organizzare eventi. Raccontaci come ti percepivi, i tuoi pensieri, le tue aspirazioni e qual è  stata la molla che ha dato la spinta iniziale alle tue iniziative.

Salvatore Mirabile – Con piacere rispondo alla tua domanda, sebbene si riferisca a tantissimi anni fa e precisamente al periodo degli anni quando frequentavo la scuola media.

Per quanto riguarda la poesia, la molla che ha fatto scattare la spinta è stata l’aver vinto in seconda media con una mia poesia, un premio che conservo gelosamente, un quadro ad olio su tavola. La tua domanda mi fa ricordare la signorina Cettina Schifani, che mi incoraggiava a scrivere tutte le volte che le sottoponevo la lettura delle mie poesie. Invece, per quanto riguarda la musica, devo tutto a mio padre che suonava la chitarra e il mandolino ad orecchio e voleva che io imparassi la musica, cosa che feci andando a scuola privata dal maestro Francesco Falco. Però, a causa della sua tragica morte, riuscii solo ad apprendere le nozioni del solfeggio. Cosicché, rubando le tecniche a mio padre, imparai anch’io a suonare la chitarra ad orecchio.

Nel periodo della frequenza a scuola a Bisaquino precisamente nell’istituto commerciale, dove ho conseguito la maturità tecnica commerciale, riuscii ad organizzare una festa teatrale di fine anno ed un’altra all’istituto agrario di Bisaquino. Ma un’intensa attività l’ho svolta nel periodo della mia presidenza nell’Azione Cattolica presso la parrocchia della matrice del mio paese d’origine, Chiusa Sclafani. Infatti, in quel periodo organizzai con i giovani la messa beat, la via crucis vivente ed il presepe vivente, lotterie e tanti altri eventi come convegni e tavole rotonde.

Una delle tue creature più importanti è il Museo Mirabile delle arti e tradizioni contadine di Marsala. Spiega per favore ai lettori del blog di cosa si tratta e come ti è venuto in mente di crearlo.

Salvatore Mirabile – Rispondo volentieri ancora a questa seconda domanda per spiegare che il Museo Mirabile delle tradizioni ed arti contadine della regione siciliana di Marsala è una associazione culturale senza fini di lucro e tra i suoi obbiettivi principali c’è la ricerca e la conservazione di tutto quanto riguarda le nostre tradizioni siciliane, senza le quali non c’è presente e non ci può essere futuro. L’attività del museo spazia a 180 gradi su tutto quanto è arte e cultura ed in questo primo ventennio tante sono state le attività svolte dallo stesso e da me curate. I principi ispiratori che partorirono l’idea del museo traggono origine, ahimè, da i tristi eventi successi nel lontano 1968, quando il terribile sisma, che interessò tutta la Valle del Belice, colpì anche Chiusa Sclafani. Dopo la fase di assestamento ci fu una politica di rinascita e di ricostruzione del paese e quelle case rovinate vennero abbattute e poi in una zona nuova ricostruite ed assegnate ai terremotati. Questi, quando andarono ad abitare le case nuove, abbandonarono le suppellettili vecchie e superate dal progresso, anche perché in quel periodo ci fu pure l’avvento della plastica.

Tutto quello che rappresentava le nostre tradizioni venne abbandonato, cosicché, intuendo che quelle cose facevano parte della nostra storia, le recuperavo e le conservavo in un magazzino. Naturalmente in quel periodo la mia opera fu solo di recupero ma, subito dopo essermi trasferito a Marsala ed essermi sposato, dopo alcuni anni edificai il primo locale adibito a villa estiva con addobbi di alcuni oggetti antichi. Successivamente, avendo allargato il locale a forma di antico baglio, il 1° luglio del 2000 inaugurai il Museo Mirabile delle tradizioni ed arti contadine della regione siciliana di Marsala.

Devo ammettere che non è stata una impresa facile, sia per tutte le difficoltà burocratiche, che per la costruzione e sia per le difficoltà economiche, perché il Museo è stato costruito con fondi personali miei e di mia moglie, la quale anche lei molto si è impegnata con le sue sostanze.

Dalla tua biografia si evince che sei un instancabile viaggiatore. Hai calpestato il suolo di quasi tutta la Sicilia visitandone “città, paesi, frazioni, laghi, fiumi e monti”. Personalmente mi fanno simpatia le persone che hanno voglia di conoscere e di viaggiare perché è importante confrontarsi per conoscere meglio se stessi. Parlaci in generale di questo approccio curioso alla vita e se vuoi qualche aneddoto legato ai tuoi viaggi.

Salvatore Mirabile – Questo è stato veramente un bel periodo e cioè aver visitato la Sicilia in lungo e largo, senza tralasciare nessun paese o frazione della stessa. Il viaggio vero e proprio è iniziato subito dopo essermi sposato, anche se da scapolo alcuni luoghi li conoscevo già.

All’epoca non c’erano i telefonini ma solo cartine viarie della Sicilia ed iniziai con la mia Fiat 127, dopo con la Fiat 131 Mirafiori ed infine con l’Alfa 155 che ancora conservo nel museo. I programmi di viaggio li elaboravo io senza mai prenotare un albergo ma facendolo solo quando arrivavo in un paese dal quale potevo visitare altri paesi limitrofi, perché i viaggi furono tanti e svolti solo di sabato e di domenica e ricordo a me stesso, che lavoravamo sia io che mia moglie.

Comunque, questa mia grande passione, di conoscere usi e costumi di altri paesi siciliani, mi spingeva a fare tanti sacrifici, persino a pulire certe tabelle di luogo per potere effettuare una bella fotografia a testimonianza di essere stato in quel luogo, fotografando la mia macchina accanto alla stessa. Ed in proposito desidero ringraziare ancora una volta tutti i ragazzi che in ogni paese mi fecero da guida in modo da indicarmi le cose più belle del luogo, e desidero, altresì, ringraziare la Polizia Stradale che alcune volte mi tolse da impicci come restare in panne con la mia auto.

Una grande emozione abbiamo provato io e mia moglie quando siamo stati accolti dall’Assessore al Turismo del paese di San Mauro Castelverde che chiudeva, dopo un ventennio di girovagare, questo ambizioso progetto.

Questo è stato un viaggio che personalmente mi ha arricchito dentro e mi ha fatto capire che non esiste soltanto il mio paese, ma ci sono tanti paesi e tutti sono importanti! Io dopo questo viaggio non mi sento più chiusese d’origine e marsalese d’adozione, ma mi sento siciliano.

La tua produzione letteraria è vasta e conta numerosi titoli spesso premiati nei concorsi poetici e letterari. Raccontati nella tua veste di scrittore.

Salvatore Mirabile – Ti ringrazio per questa domanda, perché la ritengo molto speciale, dovuta dal fatto che forse per la prima volta dirò che, pur avendo scritto sin dai tempi dei calzoncini corti, avevo la tendenza a conservare i fogli dentro i cassetti della mia scrivania. La spinta vera e propria me l’ha data mia figlia Rossella, la quale mi esortava a scrivere non solo per me stesso ma per gli altri, nel senso che scrivere senza che nessuno potesse conoscere il mio pensiero non era edificante. Così, iniziai a trascrivere le poesie, i romanzi, i saggi, le raccolte e i canti, in libri e diversi sono stati pubblicati da alcune case editrici ma attualmente soltanto dal Museo Mirabile, che, nella veste di editore, rende un servizio soltanto ai propri soci.

Si! Alcuni libri hanno vinto dei premi ed altri hanno ottenuto delle riconoscenze e questo mi riempie di orgoglio perché non li ho pubblicati per farne commercio ma semplicemente per depositarli o omaggiarli alle biblioteche, in modo che della mia opera possa restarne traccia e la mia fatica non vada persa e offerta alle nuove generazioni, qualora fossero interessati. Alcune mie poesie contenute nei libri pubblicati oppure inedite si sono classificate in concorsi poetici ai primi posti o hanno raggiunto il podio. Tanti sono stati i riconoscimenti ed i premi ricevuti durante la mia carriera artistica.

Riguardo la lingua siciliana, in una nostra recente conversazione, hai espresso il tuo punto di vista riguardo la difficoltà di produrre un dizionario completo, che possa essere di riferimento per chi scrive in siciliano. Compito molto arduo a quanto sembra…:

Salvatore Mirabile – Quest’altra è una domanda molto interessante perché per quanto riguarda la nostra lingua siciliana tanto auspicata io non dico che è un sogno, ma quasi e per svariati motivi. Infatti, tante sono le grammatiche della lingua siciliana in circolazione ma fino a quando la Regione Siciliana, sede istituzionale, non legifera su questo argomento, indicando quale grammatica applicare e facendo in modo di insegnarla nelle scuole primarie, non potremo mai parlare di lingua siciliana, ma dobbiamo parlare di parlate siciliane scritte, diverse l’una dall’altra.

In questa attesa io mi sono rassegnato e scrivo in siciliano poetico avvalendomi della licenza poetica e applicando la grammatica italiana che tutti dovremmo conoscere.

Hai continuato nella tua vita a organizzare premi ed eventi culturali. A quali eventi, tra quelli da te organizzati, sei affezionato particolarmente?

Salvatore Mirabile – Senza sottovalutare gli eventi che organizzano gli altri, perché tutti sono importanti, senza nessun dubbio, non perché è organizzato dal Museo Mirabile e da me diretto, sono sicuro che il Simposio Al Tempio dei Poeti è unico nel suo genere ed a questo evento sono particolarmente legato perché la sua formula l’ho ideata con l’assegnazione annuale del trofeo Al tempio dei poeti ad un solo poeta mediante segnalazione dei poeti stessi partecipanti presenti.

Naturalmente non dimentico il Gruppo Poetico Lilybetano sezione del Museo Mirabile di Marsala che ho l’onore ed il piacere di dirigere e che in tre anni ha creato tantissimi eventi in sede, in trasferta e virtuali.

Non dimentico nemmeno l’Accademia Regionale dei Poeti Siciliani Federico II che ho l’onore di rappresentare come Presidente Rettore, nata da una idea condivisa con Filippo Scolareci ed altri soci sostenitori che dopo il rogito notarile si è allargata con l’adesione di altri poeti.

Purtroppo l’Accademia dopo la sua inaugurazione a Palermo nel Palazzo dei Normanni ha fermato la propria attività a causa del corona virus e speriamo alla fine di questa pandemia di riprendere l’attività ed i progetti per cui è stata costituita. Naturalmente sono fiero di far parte anche della prestigiosa Accademia di Sicilia.

Progetti futuri? 

Salvatore Mirabile Fare progetti futuri, in questo periodo, è azzardato, però sicuramente mi sto concentrando sulla pubblicazione dei miei restanti libri, perché avendone scritti più di cento, ma solo 67 pubblicati, il lavoro non mi manca e spero al più presto di portare a termine anche questo progetto a cui tengo molto, sempre tempo e salute permettendo.

Protagonisti – Dal genere thriller al giallo per ragazzi dello scrittore Carlo Legaluppi

Lo scrittore Carlo Legaluppi è nato nel 1957 a Manciano, in provincia di Grosseto. Giovanissimo, si è trasferito nel capoluogo, dove risiede tuttora con la moglie e le due figlie. Ex Dirigente Centrale di un primario gruppo bancario, è uno dei soci fondatori dell’Associazione Letteratura & Dintorni di Grosseto e attualmente ricopre l’incarico di vicecoordinatore del Comitato Promotore del Premio Letterario Toscana. Organizza eventi, rassegne e premi letterari, sovente in collaborazione con associazioni di volontariato.

Carlo Legaluppi

La Nuova Inquisizione – Redde Rationem (Alter Ego, 2019) è il terzo libro scritto da Carlo Legaluppi, dedicato alle avventure dell’ex capitano del SAS inglese Sir Alexander (Alex) Martini-Miller, seguito ideale de La ottava croce celtica – Nulla è come sembra (Alter Ego, 2016) e La morte viene dal passato – Nubi scarlatte (Alter Ego, 2017).

I tre thriller hanno ricevuto vari premi e riconoscimenti in concorsi letterari nazionali e internazionali e sono stati presentati in circa 150 eventi e rassegne in località italiane. Per tali libri l’autore devolve il 50% dei propri diritti d’autore a La Farfalla Associazione cure Palliative Loretta Borzi Onlus di Grosseto.

Con la figlia Vanessa ha pubblicato per ALA Libri, nel 2019, il giallo illustrato per ragazzi Il mistero del caveau, prima opera della serie Conigli, delitti e faccende misteriose. Vanessa Legaluppi ha anche realizzato alcune immagini grafiche del thriller La nuova inquisizione – Redde rationem.

Nella tua nota biografica, che riassume il tuo percorso letterario, spesso ricorrono le parole volontariato e donazione. Per entrare nel merito basta ricordare che devolvi il 50% dei tuoi diritti d’autore a La Farfalla Associazione cure Palliative, Loretta Borzi Onlus di Grosseto. Una sorta di fil rouge che caratterizza la tua attività letteraria. Come e perché nasce l’idea di devolvere buona parte dei tuoi proventi per aiutare chi ha bisogno?

Carlo Legaluppi – Nel pubblicare il primo libro ho pensato che avrei potuto sfruttare l’occasione per supportare l’attività di una delle tante associazioni di volontariato che in provincia di Grosseto stanno portando avanti un’importante azione di sostegno e di aiuto nei confronti di soggetti bisognosi di cure e assistenza. Una rete di solidarietà che abbraccia tutto il territorio provinciale, rappresentata da donne e uomini che possono essere definiti a pieno titolo gli eroi del nostro tempo. In questo ambito, ho scelto La Farfalla, della quale condivido finalità e modus operandi.

Di cosa si occupa nel dettaglio l’Associazione La Farfalla e come è possibile contribuire con donazioni?

Carlo Legaluppi – La Farfalla Associazione Cure Palliative O.D.V. offre gratuitamente assistenza domiciliare e sostegno psicologico ai pazienti in fase avanzata e terminale di malattia, nonché alle loro famiglie. Per donare il 5Xmille basta indicare nella dichiarazione dei redditi il codice 92064910539. Inoltre nel sito dell’associazione – finestra Come sostenerci – sono illustrate tutte le modalità (bonifico, assegno circolare, donazioni in memoria o in ricordo, lasciti, ecc…) attraverso le quali si può sostenere la onlus.

Tre sono thriller libri che hai pubblicato. Come e da che cosa nasce l’ispirazione per trattare un tema che ha un impatto emozionale notevole sui lettori?

La nuova inquisizione – copertina

Carlo Legaluppi – Nasce innanzitutto dalla passione per la lettura e, in particolare, per il genere thriller e il romanzo storico. Non a caso nei miei libri faccio sovente riferimento a situazioni del passato, come a esempio l’inquisizione, le crociate, il conflitto nordirlandese tra cattolici e protestanti. Dopodiché, nel delineare trame di fantasia con risvolti verosimili, prendo spunto da fatti reali che hanno avuto o possono avere impatti significativi sulla nostra società e sul nostro vivere civile. Cito a titolo esemplificativo le passate elezioni statunitensi, i depistaggi operati dai servizi segreti, il fanatismo politico e religioso, gli episodi di pedofilia nei quali sono rimasti coinvolti vari prelati cattolici, l’indiscriminato uso di gas nervino contro popolazioni inermi.   

Hai organizzato circa 150 presentazioni dei tuoi libri in eventi e rassegne in giro per l’Italia. Come hai rimodulato il tuo approccio con i lettori in tempo di Covid-19?

La morte viene dal passato – copertina

Carlo Legaluppi – Anche per me l’era Covid 19 ha ovviamente determinato l’annullamento di numerose manifestazioni già programmate. Ho cercato di sopperire a ciò intensificando tutti i possibili eventi on line, dirette, interviste, video e mantenendo una più assidua presenza sui social,segnatamente Facebook e Instagram. Ho anche approfittato per rafforzare i contatti con vari soggetti con i quali stiamo piano piano ricominciando a realizzare incontri incentrati su generi culturali diversi:letteratura, poesia, musica, pittura, fotografia, teatro, volti anche a valorizzare i prodotti del territorio.  

Evolvi poi in un genere simile, il giallo per ragazzi, ma diverso per target, dimostrando eclettismo e creatività, peraltro coadiuvato da tua figlia Vanessa che hai valorizzato anche come disegnatrice. In una tua recente presentazione a Palermo ti ho visto particolarmente entusiasta riguardo questo progetto. Raccontaci.

Carlo Legaluppi – Credo che per un genitore avere il privilegio di realizzare qualcosa assieme ai propri figli sia una delle opportunità più belle e gratificanti che possano capitare. Ciò premesso, la mia primogenita Vanessa ha svolto sin dall’inizio un ruolo importante nella mia attività letteraria. Prima incoraggiandomi a scrivere, poi entrando a far parte del piccolo comitato di lettura che esamina preventivamente i miei manoscritti inediti e, infine, mettendo la sua abilità di grafica al servizio dei miei libri e di alcuni eventi ai quali ho preso parte. Da qui a dare vita a un giallo per ragazzi, scritto a quattro mani, il passo è stato breve. E’ nato così Il mistero del caveau, del quale Vanessa ha curato sia la copertina che le tavole illustrate. L’opera costituisce il numero zero della serie Conigli, delitti e faccende misteriose, che vede i conigli in veste d’inusuali investigatori.     

La ottava croce celtica – copertina

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Devo dire che la cosiddetta carne sul fuoco è veramente molta. Ho da poco terminato di scrivere due nuovi thriller e ne ho iniziati altri tre. Inoltre, Vanessa sta dedicandosi alle illustrazioni del secondo giallo per ragazzi, il cui testo è già praticamente definito. Il prossimo passo sarà quindi di cominciare a pensare alla pubblicazione di queste nuove opere. Sto altresì curando l’uscita di una raccolta di racconti scritti da alcuni autori, con la collaborazione di un fotografo e di un disegnatore. A tutto ciò si sta affiancando la presentazione di opere di altri scrittori, la realizzazione di una nuova rassegna di gialli e la ripresa delle presentazioni dei miei libri. Inoltre, nel prossimo mese di ottobre si terrà la premiazione della prima edizione del Premio Letterario Toscana. Spero altresì di poter riavviare a breve l’iter del Premio Letterario riservato alle classi delle scuole superiori di Manciano, il comune maremmano dove sono nato. Potrei proseguire elencando anche altre iniziative che ho in testa, ma preferisco non fornire ulteriori anticipazioni per non rovinare la sorpresa a tutti coloro che mi seguono e mi sostengono con affetto ed entusiasmo.         

Protagonisti – Francesco Ferrante e le sue poesie che carezzano l’anima della solidarietà e del respiro [VIDEO]

Francesco Ferrante è poeta palermitano che vive a Terrasini ed è il protagonista del mio articolo con domande e risposte nel blog, Riflessioni d’autore, che ho ideato e che gestisco da qualche anno. Buona lettura, ma prima godetevi questo video con la sua poesia in lingua siciliana Li doni cchiù prizziusi.

 

Sei autore di numerose raccolte di poesie. Quando hai cominciato a scrivere e perché?

Francesco Ferrante – Ho cominciato quando avevo 18 anni circa. Era un periodo in cui divoravo libri, soprattutto classici e poesia. Ho cominciato a scrivere perché ritengo che la scrittura è una forma di comunicazione straordinaria capace di toccare l’anima dei lettori. Purtroppo si legge sempre meno e siamo bombardati da milioni di notizie che ci piovono addosso continuamente ma che non creano cultura, anzi generano un overdose di informazioni che stanno forgiando una generazione di automi, formata anche da gente non più giovanissima, sempre più protesa verso l’uniformità di pensiero.

Che differenza c’è tra il Francesco Ferrante che muoveva i primi passi nel mondo della poesia e l’attuale Francesco Ferrante?

Francesco Ferrante – Quando ho cominciato a scrivere ero sicuramente più spontaneo e impulsivo, seguivo solo il mio istinto e talvolta non mi concentravo molto sulla forma. Inoltre scrivevo principalmente in italiano. Poi con l’esperienza e il continuo confronto con altri modi di poetare penso di essere maturato e migliorato; poi ho riscoperto il siciliano che mi ha dato la possibilità di esprimere al meglio i miei sentimenti.

Leggendo le tue poesie si evince che hai una particolare sensibilità per i temi del sociale e per la difesa dei più deboli nella società attuale. Basta ricordare che fai parte di associazioni di volontariato e hai maturato un’esperienza in un campo di lavoro in Tanzania.

Francesco Ferrante – È vero, la mia educazione, nonché la mia formazione culturale e religiosa, mi hanno indirizzato verso una concezione della vita rivolta verso gli ultimi. Ho fatto volontariato a Palermo, città dove sono nato e cresciuto, presso un’associazione operante nel mio quartiere, e ho frequentato anche il Centro di Santa Chiara nel cuore del centro storico. Poi nel 2002 ho realizzato quello che era uno dei miei obiettivi, ovvero quello di andare in missione in Africa. E’ stata un’esperienza che, come intuibile, mi ha arricchito tantissimo. Certo bisogna andarci già con un bagaglio di esperienze di vita particolari e soprattutto senza alcun preconcetto, perché se no, si rischia di avere una visione distorta di quella realtà. Vorrei però sottolineare che non mi sento né un missionario né una persona speciale, semplicemente ho cercato di rendere indietro un po’ dei doni che la vita mi aveva elargito. Purtroppo molti non capiscono e non apprezzano quanto hanno, vivono nell’opulenza ma sono sempre insoddisfatti.

Nell’estate del 2018 sei stato uno dei principali protagonisti della manifestazione culturale Calici di Poesie a Isnello. Sei entrato nel cuore degli abitanti della cittadina madonita, grazie alle tue poesie accompagnate da tuo figlio e dal suono del marranzano.  Racconta quell’esperienza ai lettori del blog.

Calici di Poesie a Isnello
Francesco Ferrante a Calici di Poesie a Isnello

Francesco Ferrante – Calici di poesia è stata una piacevolissima sorpresa. Avevo partecipato a tantissimi recital di poesia, ma quella serata mi è rimasta nel cuore. Non ero mai stato a Isnello ed è stata una bella scoperta. Il paese è delizioso e conserva degli scorci incantevoli. Sono rimasto affascinato anche dalla cordialità e dall’ospitalità della gente, era come se mi conoscessero da una vita e per me è stato come se si trattasse di vecchi amici. Quella sera, in quell’angolo ameno di Isnello, è stato un vero piacere recitare i miei versi accompagnato dal suono del marranzano di mio figlio Daniele, che aveva appena 10 anni. Beh, anche il presentatore, che faceva le veci del padrone di casa, è riuscito a mettermi a mio agio ed è riuscito a tirar fuori tutto il meglio di me. Si è creata una complicità quasi magica con gli spettatori, che ha reso quei momenti memorabili. E’ un’esperienza che ripeterei volentieri.

In tempi di coronavirus come si colloca la poesia e cosa può dare alla nostra società per aiutarla a superare questo momento difficile?

Francesco Ferrante – In questo momento particolare in cui siamo stati costretti a fermarci, ad interrompere la nostra routine, la nostra continua, stressante e folle corsa quotidiana, la poesia potrebbe dettare i tempi dell’anima per riscoprire un modo di pensare un po’ più spirituale e meno materiale.

I poeti in genere sono molto fantasiosi e riescono a coprire con la mente spazi temporali diversi ed immaginare il futuro. Tu come ti vedi nei prossimi dieci anni e quali sono i progetti che intendi realizzare?

Francesco Ferrante – Tra dieci anni mi vedo un po’ più saggio, almeno lo spero! Non faccio mai progetti a lungo termine, di certo continuerò a scrivere per dare il mio piccolissimo contributo alla poesia e alla cultura. Lo so, non è molto, ma il mare è fatto di tante piccole gocce.

 

 

 

Protagonisti – Roberta Strano poetessa e scrittrice siciliana, senza tempo.

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La scrittrice Roberta Strano

Roberta Strano è una poetessa e scrittrice siciliana, che ho avuto il piacere di conoscere durante la presentazione del suo romanzo Hans Thorkild – Ritorno in Norvegia presso Spazio Cultura Libreria Macaione a Palermo, lo scorso 17 novembre 2017.

Ho definito Roberta Strano, una scrittrice senza tempo, in quanto  ha la capacità di essere attuale e nello stesso tempo perfettamente in sintonia e a suo agio, con le atmosfere e gli avvenimenti che racconta nei suoi libri, che hanno una forte componente storica. Per avere conferma di quanto ho scritto, basta citare la saga che si sviluppa nei due romanzi Hans Thorkild – Hastings anno 1066Hans Thorkild – Ritorno in Norvegia.

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Dalla tua biografia si evince che la tua passione per la poesia e la scrittura nasce durante l’adolescenza. Hai cominciato a scrivere originali testi in versi ed in prosa, per cimentarti, successivamente, nei due romanzi storici ambientati nei paesi del nord. Come avviene questo passaggio dalla poesia alla prosa, quali molle e quali desideri hanno caratterizzato questa tua importante evoluzione artistica?

Roberta Strano“Innanzitutto caro Antonino vorrei ringraziarti per la tua amicizia e per questa intervista. Senza frapporre altro tempo, rispondo alle tue domande. A quindici anni iniziai a scrivere le mie prime poesie e quasi simultaneamente la stesura di un racconto e di un romanzo. La mia fantasia era galoppante e trovava la sua espressione già allora sia nella poesia che nella prosa. Mi piaceva e mi piace sperimentare diverse forme letterarie, spero riuscendoci bene”.

La tua penna è caratterizzata dalla presenza di alti sentimenti e valori quali la lealtà, l’amore, l’eroismo ideale. Quali ruoli possono assumere nella società odierna, che li tende a relegare in secondo piano, rispetto al materialismo e all’arrivismo imperante?

Roberta Strano“Sono consapevole della crescente perdita di valori nel mondo di oggi eppure, per un’inguaribile romantica come me rivolta al passato e alla sua importanza storica e culturale, è quasi una necessità parlare di amore, amicizia, fede. La saga è da interpretare anche come un tentativo di recupero di questi valori e la possibilità concreta di metterli in pratica nell’attualità, anche se reinterpretati in chiave moderna rispetto al Medioevo”.

Come nasce il tuo amore per il mondo eroico e storico ambientato nell’Europa nordica che aveva da poco doppiato la boa dell’anno 1000?

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Roberta Strano e Giuseppe Bagnasco a Spazio Cultura, durante la presentazione del 17 novembre scorso

Roberta Strano – “Durante l’adolescenza e ancora oggi quando trovo il tempo, mi nutro di letture coinvolgenti, miti, leggende che si perdono nella notte dei tempi. Tutto ciò mi affascina, credo sia una inclinazione naturale, congeniale al mio essere più profondo. Nei banchi di scuola le mie materie preferite erano la letteratura, la storia e la lingua inglese, credo che tutte e tre si siano materializzati nel mio romanzo, in cui c’è molto di mio. Adoravo la mitologia greco romana e da autodidatta iniziai a interessarmi anche a quella nordica per studiarne somiglianze e differenze con la prima. Lo stesso cognome del tormentato protagonista Hans Thorkild, allude a Thor, una delle principali divinità scandinave. Ma ne vengono nominati molti altri, come Odino o Freyja

Ispiratore è stato anche il palio dei Normanni, che si svolge ogni anno a Piazza Armerina in provincia di Enna, dove ho abitato per molti anni. Cittadina in cui si respirano atmosfere medievali e si possono ammirare boschi avvolti dalla nebbia. Credo che si evinca chiaramente dal romanzo il mio amore per la natura, per il mare, le cui onde si infrangono sulle scogliere. Una natura che non è solo descritta ma che assurge a carattere introspettivo, rispecchiando i sentimenti dei personaggi. La natura piange e gioisce con essi. Ho cercato di cogliere dell’anno 1000 tutto il romanticismo, la magia e il mistero che racchiude”.

Nell’ottobre del 2011 hai pubblicato la tua prima raccolta di poesie da titolo “I riflessi dell’anima”. Sono certo che i lettori del mio blog desiderano conoscere meglio la Roberta Strano poetessa.

Roberta Strano “Il mondo letterario conosce Roberta come poetessa nel lontano 1998,

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I due libri della saga già pubblicati

quando pubblicai le mie liriche in cartaceo e online nella rivista del Club degli autori di Melegnano, Milano. Grazie alla rivista ebbi modo di far leggere le mie poesie a un vasto pubblico. In quello stesso periodo partecipai ad alcuni concorsi letterari e vinsi il primo premio alla 15^ edizione del Concorso Nazionale di Poesia “Rosario Piccolo” del Comune di Patti, nella sezione “Nostalgie poetiche” con la lirica “Tristezza”, che è stata inserita nell’antologia “Poesia in Piazza”, e poi durante l’estate dello stesso anno arrivai terza al concorso “Amici di Patti”con la medesima poesia. I miei componimenti lirici sono inseriti in svariate antologie e la mia biografia in due dizionari di autori scelti della città di Patti e di Salerno.

Nel 2016 ho vinto il quarto premio nella sezione naturalista con la mia raccolta di poesie e racconti al Concorso Leandro Polverini della città di Anzio. I riflessi dell’anima è una raccolta di poesie varie e racconti che abbracciano vent’anni della mia vita, con i miei inevitabili sogni adolescenziali, ambizioni, ma anche illusioni che spesso si sono scontrate con la realtà.

È attraversata dal continuo interrogarsi del significato ultimo dell’esistenza, della sofferenza che accomuna tutti gli esseri viventi e nel rifugiarsi nel passato e nei ricordi, quando il presente e il futuro sono a volte privi di speranze. Le poesie sono ricche di figure retoriche, come le metafore, le similitudini e gli enjambements.

Temi ricorrenti e predominanti sono: la natura, il mare della città natia, Palermo. Il mare è sentito come forza mutevole e vivificatrice, che indica il trascorrere del tempo, il tumulto interiore dell’anima, la ricerca del bello in ogni sua forma, e l’amore in tutte le sue declinazioni, non solo fra uomo e donna, ma per la famiglia,per gli animali domestici e per gli amici. Un altro tema è l’amicizia intesa come rapporto eterno nel tempo, nonostante le distanze e lo smarrirsi nelle vicende della realtà quotidiana.

In ultimo, i racconti sono di genere surreale, i cui protagonisti vivono amori impossibili e la cui condizione esistenziale/psicologica viene a essere stravolta per questi e altre ragioni”.

Quali sono i tuoi progetti letterari nell’imminente futuro?

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Roberta Strano firma i libri al termine della presentazione molto partecipata del 17 novembre scorso a Spazio Cultura

Roberta StranoSto attualmente scrivendo il terzo e ultimo volume della saga, che nato come romanzo in due tempi è divenuto nel tempo una trilogia, questo grazie all’incitazione di alcuni appassionati lettori, che non vedono l’ora di leggere il seguito. Nel frattempo quando sento di qualche buon concorso letterario non me lo lascio sfuggire. Alla prossima e ancora grazie!”.

Non posso che augurare a Roberta Strano un futuro radioso nel campo letterario, costellato da nuove pubblicazioni e da tanti nuovi successi. I libri che ho avuto il piacere di leggere mi hanno appassionato dal primo, fino all’ultimo rigo e quindi grazie a Roberta per la possibilità che ci dà di vivere in chiave sentimentale le vicende del Nord Europa del periodo Medioevale.

Antonino Schiera