Recensioni – Il professore e narratore Salvatore Tocco scrive della silloge Terre rare e chicchi di melograno di Emilia Ricotti [VIDEO]

Ricevo e pubblico volentieri la recensione che il professore e narratore Salvatore Tocco ha dedicato all’ultima raccolta di poesie Terre rare e chicchi di melograno della scrittrice Emilia Ricotti (nella foto sopra).

Terre_rare_e_chicchi_di_melograno
Copertina del libro

La raccolta di poesie di Emilia ci pone dinanzi all’interrogativo che si pongono gli uomini di cultura negli ultimi decenni del secolo scorso: qual’è il senso dell’arte e della letteratura nella società di massa, nell’epoca della sua riproducibilità tecnica. Walter Benjamin prima di finire suicida per sfuggire ai nazisti, aveva evidenziato la perdita di aura  come effetto della riproduzione di massa. Il museo crea un effetto di straniamento. Theodor W. Adorno, leader indiscussso della scuola di Francoforte,  alla fine della guerra sentenziava:  “Fare poesia dopo Auschwitz è un atto di barbarie.” Aveva apprezzato Gottfried Benn, Paul Celan, la denuncia dell’ orrore delle guerre. Era il teorico della musica atonale. L’armonia ottocentesca gli sembrava alienare la mente attraverso il coinvolgimento emotivo. Ma è il problema che attenzionava già uno dei maggiori  drammaturghi del Novecento, Bertold Brecht. Alla forma drammatica del teatro tradizionale, come della poesia, (coinvolgono lo spettatore e ne esauriscono l’attività, producendo emozioni) egli oppone il teatro epico, ma anche la poesia epica. Compito del poeta epico è rendere il lettore-spettatore attivo, sottoporlo ad argomenti, portarlo a decisioni. Usa cartelli che bloccano il fluire delle storie e sintetizzano la tematica, evitando il puro coinvolgimento emozionale catartico.

Nel Novecento Elioth e  Montale teorizzano una poesia scabra ed essenziale, Ungaretti cerca la parola che schiuda il miracolo. La poesia oggi tenta di sfuggire alla censura di Adorno, ma il poeta parla spesso di se stesso, del proprio mondo interiore. Fuori c’è la tragedia, le guerre e i fuggiaschi, chiamati con un eufemismo migranti, i campi di concentramento di milioni di persone indifese, le potenze che hanno solo di mira i beni dei paesi poveri, le terre rare, gli affari di pochi ricchissimi e la trascuratezza verso la fame dei poveri,dei diseredati. Ma come si può fare poesia sopra le nuove mire espansionistiche, predatorie. Sopra il crescere dei nazionalismi isolazionisti e rapaci? Emilia Ricotti ce ne da un esempio. O almeno ci prova. Si può fare poesia attraverso un canto che non crei miti, che non favorisca i sogni, l’intimismo. Questa poesia è, questa sì, scabra ed essenziale. Più severa della beat generetion.

Il libro Terre rare e chicchi di melograno è un atlante dei drammi presenti nel mondo, rappresentato senza mediazione linguistica. Come in  un telegiornale ci scorrono davanti centrali operative di guardie costiere che dovrebbero favorire il soccorso in mare di profughi su un gommone, con precisione giornalistica ci comunica ore, giorno e anno, la contabilità dei morti. La poetessa si pone dura a tu per tu di fronte al ministro cinico, spietato. Espone la banalità del linguaggio burocratico di fronte alla banalità del male. La barca che si rovescia, il carico di donne,  bambini, uomini riversati in mare come chicchi di melograno. Annaspano nell’acqua disperati, finché il mare non li inghiotte. Come in ogni poesia epica la conclusione è una denuncia nei confronti delle responsabilità del mondo civile, che non vuole vedere i risultati delle proprie azioni, assumere le proprie responsabilità. L’ironia diventa sarcasmo contro i potenti. La parola è secca, non ricercata, da notiziario, ma colpisce come un pugno nello stomaco.  Voltiamo pagina dell’atlante. Seguiamo la poetessa che ci guida in una discesa agli inferi:  come Virgilio fa con Dante, Emilia ci porta in Congo. Il nuovo imperialismo unisce i governi   dei paesi africani, ai pescecani delle potenze vecchie e nuove nello sfruttamento delle miniere, nelle rapine dei minerali preziosi. L’ironia genera un effetto di straniamento, scuote il sarcasmo di fronte allo sfruttamento del lavoro infantile. Una sola similitudine finale evita ogni commozione e fa riflettere. L’atlante ci porta in Galizia, dove la marea nera  causata da da una petroliera mal ridotta, distrugge  la vita. La poetessa ci concede solo un verso lirico, montaliano: l’orizzonte in fumo. Poi ci martella la testa con l’ossessiva anafora finale, fortemente accentata. E’ l’assoluto dominio della paratassi opportunamente misurata,  a rendere ossessiva la rappresentazione delle tragedie: le guerre, i bombardamenti dalla Palestina, all’Iraq, allo Yemen; i profughi, i gommoni carichi di fuggiaschi, gli annegati, Pantelleria, Lampedusa ci fanno attraversare  un mare di disumanità. Con la velocità dello sfogliarsi di un atlante. Su tutto regna la pietà, la sua pietà per un’infinita catena di casi, che si estendono e paiono non avere fine. Ridotti i verbi che indicano azione, ci vengono posti innanzi una serie visiva di quadri, noi vediamo in successione le immagini di quelle morti, di quegli sfruttamenti. Raramente ci fa godere di qualche espressione fiorita, una similitudine, una metafora. E’ questa una poesia severa, un’antipoesia. Si percorre l’Italia, si attraversano le isole, si consuma l’animo nel declinare l’elenco delle indifferenze e complicità. 

Emilia Ricotti
Emilia Ricotti alla Real Fonderia Palermo

E dove si può concludere il viaggio nel dolore se non in Libia. Nell’oasi di El Gatrun, il più grande campo di concentramento.  La denuncia degli accordi TripoliRoma, indignano e all’indignazione segue il sarcasmo dell’invettiva finale nella quale si rivolge direttamente al presidente.  La poesia abolisce le gerarchie. In ogni poesia, brevi, ma incisive, scorrono i periodi. La paratassi martella, colpisce con la denuncia la disumanità del potere, richiama i  potenti. Come osate, dice.  Come avete potuto! Voi sapevate! Mi richiama alla memoria, questa poesia, l’espressionismo del più grande poeta futurista, il russo Majakovskij de La guerra è dichiarata: la data iniziale, l’elenco dei paesi in guerra, giornali della sera, l’orrore. E dunque questa poesia ci illumina, ci chiarisce la realtà storica in cui viviamo, non  solo ci commuove. Ci strazia. Ci fa dire a ciascuno di noi: sono io innocente?

Salvatore Tocco

Per acquistare il libro on-line

Recensioni – La poetessa Emilia Ricotti scrive della mia terza raccolta di poesie Meditare e sentire (Il Convivio Editore)

MEDITARE E SENTIRE di Antonino Schiera

2019, Il Convivio Editore

Recensione di Emilia Ricotti

Meditare e sentire e ricordare io aggiungerei.

Non scendere le scale dell’oblio, ecco con questo monito di Antonino Schiera mi piace iniziare a descrivere la sua silloge Meditare e sentire, custodire il ricordo che lo ha forgiato.

Ed in Giovinezza è quello dell’amico Benedetto, dove l’iterazione non è casuale.

Resta il ricordo dell’amore Il ricordo della imberbe e rosea pelle di ragazzino un po’ ribelle, che tornando lassù da dove è arrivato, ci lascia un po’ più soli. L’ennesimo tramonto su questo mare che ha visto i tuoi natali.

… dopo l’ennesima sigaretta accesa ….al vento.

O i versi dedicati alla nonna

cardine del perfetto ingranaggio dell’Universo di cui facesti parte integrante e amorevole.

Copertina_Meditare_e_Sentire.1
Copertina del libro

Il ricordo tempio dell’esistenza, tenero ed amorevole, espressione della dimensione del suo star bene con se stesso, e a chi spesso si chiede e ci chiede cos’è la poesia, se essa sia enigma.. o una miriade di altro, si può rispondere che qui la poesia è opificio e risonanza magnetica dell’anima, basta aprire il dischetto e decodificare i passaggi nodali di un’anima che si denuda degli inutili orpelli e si offre ai suoi lettori con l’innocenza di un bimbo e suggerisce

s’inseguono sogni…

come schizzi

nella tela della nostra esistenza.

Calpesterai le macerie

Lasciate dai miei sogni,

non essere triste per il grondare di questa pioggia

che fa piangere pure le statue”

….

Oggi sono sospeso in questo limbo

E in questi versi come non avvertire l’eco di Chanson d’automne di Paul Verlaine

I lunghi singulti

dei violini

d’autunno

mi lacerano il cuore

d’un languore

monotono.

…..

E mi abbandono

al triste vento

che mi trasporta

di qua e di là

simile ad una

foglia morta. 

(Paul Verlaine)

densa di una malinconia che consola se stessa, in Petrarca, sommo poeta, è la celebrata voluptas dolendi , il poeta che per conoscere meglio la sua anima e i suoi meandri aveva scelto Sant’Agostino e le sue confessioni, in un colloquio incessante che gli dispiega universi sconosciuti, e dunque cos’è la poesia se non questo colloquio con l’anima e quando tutto ciò va a fondersi con la ricerca filosofica di Sant’Agostino in Petrarca e nei percorsi che scaturiscono dall’esperienza umana e con essa si saldano in Antonino Schiera, così da farne un unicum, c’è da bearsene.

Il fluire salvifico del tempo che

ha lavato, diluito le ire ancestrali

di un uomo ferito più volte, ma mai domo

… Le prime luci dell’alba indicavano la strada da prendere.

Vasta dunque la tavolozza delle sue emozioni che si modulano sulle note di un ritmo interno, sulla spianata di un’anima che ha tasti infiniti e mirabili.

Emilia Ricotti 

Per conoscere meglio la poetessa Emilia Ricotti:

  1. Intervento di Emilia Ricotti, autrice della raccolta di poesie Terre rare e chicchi di melograno
  2. Recensioni – Maria Elena Mignosi Picone riguardo Terre rare e chicchi di melograno (LuoghInteriori) di Emilia Ricotti
  3. Presentazioni – Terre rare e chicchi di melograno (LuoghInteriori) poesie di Emilia Ricotti

 

Recensioni – Intervento di Emilia Ricotti, autrice della raccolta di poesie Terre rare e chicchi di melograno

Ricevo e pubblico volentieri l’intervento dell’autrice Emilia Ricotti, alla presentazione di martedì 21 maggio 2019, presso la Sala delle Carrozze di Villa Niscemi a Palermo, della raccolta di poesie Terre rare e chicchi di melograno (LuoghInteriori)

Questo slideshow richiede JavaScript.

Emilia Ricotti

Terre rare e chicchi di melograno

LuoghInteriori

Presentazione

Per leggere la silloge in questione bisogna sfuggire alla tentazione di aprirla e richiuderla, bella presentazione!

Una via di fuga come incipit, sì perché Terre rare e chicchi di melograno mette possiamo dire il dito non sulla piaga, ma sulle piaghe ed in una società che per vivere ha spesso imparato a voltarsi dall’altra parte, non è facile, non è proprio facile ed io non so quale ardore mi abbia procurato leggere e scrivere di così gravi e profonde piaghe.

Emilia_Ricotti
Emilia Ricotti

Certo non ci sono i divieti dei gulag russi, o altre nefandezze analoghe, la stampa, si dice, è libera, ma voltare pagina è possibile lo stesso e la censura è la nostra. Levi, consentitemi la comparazione impari, pubblicato nel 47 da una piccola casa editrice torinese di Francesco De Silva, visto sfavorevolmente da Natalia Ginzburg consulente della Einaudi e da Cesare Pavese, fu rifiutato dalla prestigiosa casa editrice, solo nel 58 verrà pubblicato da Einaudi, forse troppo recenti i crimini che raccontava e la gente non era propensa a fissarvi lo sguardo.

L’opera di Levi io penso abbia contribuito in maniera cospicua a fare nascere una coscienza, che considerando lo scempio di ieri, ammonisce per il futuro e il giorno della memoria e ogni altra testimonianza, che ci porta a scrutare il proliferare dell’orrore dell’uomo sull’uomo e che contribuisce ad evitarne la reiterazione, è benvenuta.

Manzoni racconta la guerra di successione di Mantova e del Monferrato e la peste, non per spaventarci, ma per mostrarci lo strazio di queste scelte sugli ultimi.

L’elenco di questa letteratura, che io considero salvifica, è lunghissimo e superfluo insistervi, perché oggi è facile vedere e non guardare, sentire e non ascoltare, e come un medico cosciente ha bisogno di guardare e di ascoltare, così io ho scritto Terre rare e chicchi di melograno con lo sguardo non metaforicamente rivolto agli ultimi, come chi ha bisogno di voti e strombazza, ma con lo sguardo rivolto alle piaghe degli ultimi e so che questa scelta mi sottrae lettori.

Vedete io non credo in una poesia che intrattiene e come recentemente ha detto Christos Ikonomou durante dei corsi di scrittura creativa, gli aspiranti scrittori sono chiusi completamente su se stessi, vivono dentro una bolla privi dell’ambizione di essere letti altrove, avvitati su se stessi, e lui dice spacchiamola questa bolla!

Ebbene io ho l’ambizione di essere letta altrove, dove però non è facile giungere, i miei non sono noir che alla scoperta dell’assassino di turno ti inquietano, ma torni sicuro alla tua vita di sempre, i miei versi ti caricano di una tensione che è responsabilità di fare, di dire, di essere, di sentire , di guardare e se presi alla lettera ti complicano la vita e in una società che cerca ogni antitesi allo stress, è stress bello e buono, ma io dico, è coscienza di cui riappropriarsi, è passare dall’inerzia di lasciarsi vivere a quella di vivere, è un prezzo che bisogna pagare per vivere, non ci sono da leggere, da rintracciare messaggi di parte, ma la ricerca di un unico messaggio che auspica la rinascita di un nuovo umanesimo, con un’unica domanda, se ci fossi io dall’altra parte?

Vittorio Gassman, leggendo Dante, affermava che la poesia non va spiegata, ma ognuno, si sa, dice ciò che pensa ed io credo che ricercarne la genesi, aiuti a comprenderla.

Dal Mediterraneo, al Congo, a Savar in India, il mio è un giro del mondo apparentemente

Terre_rare_e_chicchi_di_melograno
Copertina del libro

sconnesso, ma in realtà intrinsecamente connesso, poesia epica, per raccontare il mio giro del mondo da nord a sud, da est, ad ovest, ed a Savar c’è una fabbrica che implode ed è il Rana Plaz, i bambini in Congo dodici ore nel buio, con i piedi nell’acqua a scavare ed a sera con la pala in spalla, “i bambini puoi pagarli di meno e caricarli di più,” è un giro del mondo privo di paesaggi ameni, ma ti sfilano sotto gli occhi coste, pesci, uccelli, inceneriti dal greggio vomitato dalla Prestige o si ode il tonfo della miniera di San Josè, trenta tre in trappola, e per entrambi i disastri sentenze shock : tutti assolti, nessun colpevole!

O ancora si stagliano paesaggi spettrali e uomini in tuta per setacciare uno stagno, non colmo di rane, ma di appestati di iodio e di cesio del terzo millennio e per evocare la Shoah una squadra ed un righello in mano agli ingegneri di genti per la soluzione finale.

Da Dakar a Tenerife ci giunge un pianto lungo di donne, sono le madri di Thiaroye sur mer che fanno resistenza all’esilio dei figli in Europa.

Ed ancora da Locarno, a Lampedusa, a Pantelleria c’è un denominatore comune un’umanità in tour, ma è un tour forzato, dove anche un’isola amena acquista i contorni di un lager :

“La collina è un lager, ,….

Il filo spinato è il mare”

Pantelleria dove:

“quando s’alza il vento

pista tagliente

più della lava “

O Borgo Mezzanone

“dignità e gara d’appalto al ribasso,

fatturato al galoppo,

anche di domenica

zaino in spalla, schiena sui pedali,

la luce accesa alle quattro del mattino

e una scritta” Benvenuti.”

Ma i luoghi dello sfruttamento proliferano dall’Europa, all’Asia, all’Africa, all’America, e tornando all’Italia c’è Sesto Fiorentino un’officina dismessa “e in fuga da un rogo sono cento, un po’ più , un po’ meno chissà! “

E se sposti il tuo tour più a sud Incontri Timothy dalla Nigeria alla Libia seduto su un materasso lercio sa che qui l’inferno è più inferno.

Raccontare le migrazioni e lo sfruttamento globale vuol dire acquisire la coscienza di guardare alla crisi dell’Europa, che è crisi globale e che esige analisi e strategie globali.

Sappiamo che ciò che contraddistingue l’Europa è la convivenza in uno spazio relativamente ridotto di culture, lingue, tradizioni, allora chiedersi quale intellettuale allora dovrà partorire l’Europa, rendere compatibile la diversità culturale, in Europa e nel mondo è come dice Javier Cercas realizzare l’unione politica: “pluribus unum”, “dai molti uno”,

Dalle nostre pseudo sicurezze abbiamo il dovere di guardare ai più disagiati del mondo, occorre acquisire il globalismo della coscienza.

Civiltà è cancellare dalla faccia della terra la guerra come soluzione dei conflitti.

Utopia?

E’ questa l’utopia di un nuovo umanesimo e per suffragare una tale teorema, mi avvalgo del testamento spirituale di Albert Einstein “Manifesto Einstein-Russell” del 55, ci chiede un nuovo pensiero, fatto di nuovi passi da muovere, non per dare la vittoria ad un gruppo, ma per impedire un disastro,

Hiroshima è lontana, chiudete gli occhi e immaginate Londra, Mosca e New York distrutte da una bomba all’idrogeno!

Questo è terrorismo?

Terrorismo è non dirlo e raccontarci fandonie, c’è la nostra vita di mezzo!

Dei figli!

e dei figli dei figli!

Uno tsunami nucleare!

Sì, perché anche se Il mondo si rialza nei secoli, non si riprende la terra e la distruzione dilaga su un territorio più vasto, come hanno visto a Bikini. Lo sapete già nel cinquantacinque si poteva costruire una bomba più potente di molto.

Venti volte cento e cinquanta volte dieci più potente di quella di Hiroshima! Immaginate oggi nel duemila e quattordici!

Una bomba se esplode, invia particelle nell’aria che a poco a poco si abbassano sotto forma di pioggia, ma di pioggia mortale, perché radioattive.

Con bombe all’idrogeno, c’è la fine della razza umana di mezzo, morte, immediata per pochi e lenta per i più.

Ma ditemi: dobbiamo cancellare la razza umana oppure rinunciare alla guerra.
Non si costruisce sulla distruzione degli altri!

E non è moralismo, da niente.

L’evoluzione raggiunta senza saggezza azzera ogni progresso. L’uomo dovrà rinunciare alla guerra, se non vuole rottamare se stesso, il mondo e l’intera umanità.

Limitare la sovranità nazionale, umanità non è un termine vago, ma l’uomo ci sta dentro coi figli, coi figli dei figli e coi padri dei padri.

Gravità e resistenza, solo due forze, da vincere per librarsi nell’aria e cancellare la speranza da folli che le guerre continuino e basta vietare le armi moderne.

La guerra è la guerra e gli accordi di pace si dissolvono in tempo di guerra. Resta la tentazione terribile di una bella bomba all’idrogeno per accaparrarsi la vittoria finale.

Vittoria mortale!

Molti obiettano: non si cambia il mondo con i sogni!

Io rispondo: Non si cambia coi crimini!

Presentazione_Terre_rare_e_chicchi_di_melograno
Antonino Schiera, Emilia Ricotti

Non si vive con la paura che torni Pearl Harbour o le torri gemelle, e se si attacca è così, se si fa un passo indietro la tensione si scioglie, le questioni da un capo all’altro del mondo: comunista o anticomunista, europeo, asiatico, americano, bianco o nero, si placano.

Non risolve la guerra! E bisogna capirlo ad oriente e occidente!

E’ il progresso che vince, quando è conoscenza e saggezza.

E’ questa l’utopia di un nuovo umanesimo e il ruolo della donna e dei giovani deve essere centrale.

Ci aiutano Albert Einstein, il Mahatma Gandhi, Nelson Mandela e tutti quelli che hanno saputo pensare alla pace.

Auspico un movimento analogo a quello che dalla metà degli anni sessanta alla metà degli anni settanta condusse alla conclusione della guerra in Vietnam, fu un movimento pacifista di portata mai vista negli Stati Uniti e il cui slogan era lavoro e giustizia, rivolto contro i programmi che favorivano la spesa bellica a danno di quella sociale, oggi auspico il radicarsi di tale orientamento insieme alla tutela del pianeta, e come Martin Luther King ha sognato e realizzato l’integrazione dei neri, così io anelo a un mondo che bandisca la guerra dalla faccia della terra.

Ripudiando questa sorta di pietrificazione del presente che genera una visione falsificata della realtà e chiudo con i versi di Lucio Dalla in Piazza grande.

“e se il mondo non ha sogni io li ho, e te li do.”

Emilia Ricotti

Recensione del libro di Maria Elena Mignosi Picone

Per acquistare il libro on-line

Recensioni – Maria Elena Mignosi Picone riguardo Terre rare e chicchi di melograno (LuoghInteriori) di Emilia Ricotti

Ricevo e pubblico volentieri la recensione della professoressa Maria Elena Mignosi Picone (clicca qua per conoscerla meglio) che ha regalato ai presenti, durante la presentazione della raccolta di poesie Terre rare e chicchi di melograno (LuoghInteriori) di Emilia Ricotti svoltasi il 21 maggio scorso nella Sala delle Carrozze di Villa Niscemi a Palermo.  Buona lettura.

 

Emilia Ricotti

Terre rare e chicchi di melograno

Luoghi interiori

Presentazione

Accostandoci a questo libro, notiamo subito che è diverso dagli altri libri di poesie. Questa silloge di Emilia Ricotti, dal titolo “Terre rare e chicchi di melograno” si presenta alquanto inconsueta. Perché? Mentre gli altri libri di poesie ruotano tutti in genere attorno alle tematiche ad esempio dell’amore, degli affetti familiari, della natura e anche del dolore, della fede, qui invece niente di tutto questo. E neanche la musicalità propria della poesia, con le strofe, le rime; questi sono versi liberi che però una loro cadenza ce l’hanno, specialmente verso la fine di ogni poesia, dove si avverte un certo ritmo che man mano si fa sempre più rapido e incalzante.

Qui dunque c’è qualcosa di nuovo; neanche il dolore che in genere nella poesia viene sublimato e sfocia nella speranza e nella rigenerazione, qui no. E allora cosa c’è? Qui in questi versi di Emilia Ricotti che, oltre che poetessa, è scrittrice. Ecco, c’è la sua essenza che è quella di drammaturga. Ha scritto parecchie opere teatrali, di grande pregio e che hanno ricevuto prestigiosi riconoscimenti. Perciò noi qui troviamo il dramma. Non uno come in un’opera teatrale, ma tanti quante sono le poesie. Ogni poesia un dramma. Dramma che è tragedia, che è catastrofe. Sul tipo dell’11 Settembre a Manhattan. Ma proprio questo non c’è. E c’è un motivo. L’autrice non prende in considerazione qualsiasi tipo di dramma o catastrofe, ma quel che più le preme cogliere è il dramma causato dall’ingiustizia. Ingiustizia che spacca l’umanità in due fronti, da un lato gli oppressori, dall’altro gli oppressi; da un lato i carnefici, dall’altro le vittime. E così troviamo questi versi: “Non sono le due torri, / non è l’undici settembre, / ma il 24 Aprile 2013 / al Rana Plaza, trappola mortale”.  Siamo in Asia, in Bangladesch, ci sono crepe nell’edificio, che è una fabbrica tessile. “Le crepe al diavolo, / se ci sono restano, / si deve andare avanti! /…/ in Europa aspettano e in Usa anche!” Ribatte un altro: “E la sicurezza”? e in risposta: “Io devo vivere, / tu sopravvivere”! E poi il crollo. I morti tra gli operai? “…dieci volte cento / e dodici volte dieci”, “Rana Plaza /…/ trappole mortali, / trappole occidentali”.

Ecco, è questa la poesia di Emilia Ricotti: una denuncia, aperta e coraggiosa, delle responsabilità che ci sono alla base delle catastrofi; uomini avidi e senza scrupoli, assolutamente incuranti dei lavoratori, tesi solo al profitto e assolutamente privi del benché minimo senso di umanità.

E non solo verso gli adulti ma anche verso bambini e bambine. E’ lo sfruttamento. Ecco che l’attenzione della poetessa si sposta all’Africa, nel Congo, una delle “terre rare”, ricca di preziosi minerali, tra cui il coltan, che è quello con cui si fanno gli smartphone, i computer. Leggiamo: “Vola via l’oro del Congo, / vola verso gli Stati Uniti, l’Inghilterra, il Belgio, …la Cina”. Qui lo sfruttamento indegno dei bambini. “I bambini puoi pagarli di meno, tenerli nell’acqua, ..per una miseria…dodici ore nel fango / e il futuro rubato”. E a conclusione della poesia, una ironia amara, tragica: “E gli squali a braccetto / con un patto d’acciaio”. E questa è l’Africa. Il Congo specialmente.  Bambini soldato,”…bambine dai due agli undici anni / prelevate di notte, / trascinate nella foresta”. “Qui la pietà è stata fatta a pezzi, / l’orrore dilaga”.

Ecco, da questi stralci si può ben comprendere quale è la poesia di Emilia Ricotti in questo libro “Rare terre e chicchi di melograno”. Ma chi sono per lei i chicchi di melograno? Lo desumiamo dai seguenti versi: “Lui in quattro minuti rovescia il suo carico / come chicchi di melograno /…li hai visti quei chicchi / alzarsi, inginocchiarsi, inchinarsi / per allinearsi col mare / in un equilibrio impossibile”. I chicchi di melograno sono gli oppressi, gli sfruttati, le vittime, in contrapposizione alle terre rare, dove si scatena l’avidità con conseguente oppressione e mancanza assoluta di pietà. L’oppressione si manifesta anche nei processi, come avvenne in Spagna all’affondamento di una petroliera, che dava già segni ma nessuno intervenne. Tutti rimandavano, e non solo. Fatto il processo, la conclusione quale fu? “Tutti assolti, / nessun colpevole”, “Undici anni persi di battaglie legali”, “Tutti assolti, /nessun colpevole”. E altrove con ironia: “ e la pace e la giustizia è servita”.

Emilia Ricotti mette in luce le contraddizioni,  i retroscena dei fatti, come ad esempio possa finire una guerra in Arabia  quando l’Occidente ha tutto l’interesse di commerciare le armi. Così scrive: “obbiettivo Yemen, / pioggia di bombe, / giro d’affari alle stelle” e conclude: “Partita doppia intrigante / gli occidentali forniscono munizioni… / e violazioni / del diritto / umanitario , / il regime saudita”.

Questo libro potrebbe racchiudersi tutto in una frase degli antichi romani, “Mors tua vita mea”.

E questa è la molla della società odierna. Il profitto al primo posto. L’interesse al vertice . Tutto il resto, non conta: morti di innocenti…chicchi di melograno!

Questo libro è lo specchio dei mali di oggi: traffico di armi,  traffico di organi, di droga; tratta di uomini-merce, migrazione; corruzione.

C’è tutto il marcio del mondo, a livello planetario: Africa, America, Asia, ed Europa.

Sembrerebbe un telegiornale, ma non è telegiornale, è poesia. E quasi quasi ci si sorprende che notizie , così pesanti, angoscianti possano assurgere a poesia. Eh sì, è possibile. Del resto anche il male, il dolore, la tragedia lo può. Pensiamo ai Tragici Greci, pensiamo a Shakespeare. Dipende dall’animo. L’animo di un poeta è diverso da quello di un cronista. Ed Emilia Ricotti ha lo spirito della drammaturga. Come lo ha riversato nelle opere teatrali così lo  riversa pure nella poesia. Sembrerebbe più difficile invece no perché mentre l’opera teatrale si costruisce, la poesia è ispirazione. E’ immediata.

E ce ne accorgiamo anche dallo stile. Immediato, conciso, lapidario.  Un linguaggio il suo, un po’ particolare, con varie parole inglesi, talora usate con sfumatura ironica. Il linguaggio dell’esistenza ma attinente ad un determinato settore, quello della politica e della economia soprattutto. Un linguaggio sbrigativo, attuale, però che mantiene sempre un buon tono, sostenuto,  data la cultura dell’autrice che è laureata in lettere. Spesso ogni verso è costituito da una sola parola e questo conferisce un ritmo incalzante che accentua la drammaticità come nella poesia: “Berlino 1961- 1989” dove scrive: “Dimmi, chi sei tu, / che ad ogni crocevia costruisci altri muri? / Che difendi? / La pancia, / la razza, / la borsa, / il mattone, la pelle?”. In maniera quasi telegrafica inquadra poi tutta una situazione, con l’indicazione del periodo, del luogo e del fatto: “2005: una piroga scompare / e in villaggio a Dakar /… un pianto lungo di donne”, “Ore ventidue: quattordici ore a martello, bombardamento a tappeto”; “America centrale: / Honduras / Salvador / Guatemala / triangolo d’oro…triangolo dei disperati”. Lo stile contribuisce alla drammaticità come risalta molto efficacemente nella seguente strofe: “La collina è un lager / il filo spinato è il mare. / Lampedusa bolle: / non si violenta un’isola”, dove il martellare della penultima sillaba di ogni verso quasi richiama la musica delle Messe di Requiem, di Mozart, Verdi; sembrano quelle cadenze i rintocchi di campane a morto. Non manca però neanche la rima in certi punti di varie poesie: “…e cresce il clamore tra due fronti, / l’uno con casco, scudo, / manganello ed elmetto / l’altro a mani nude, giubbotto e berretto”.

Emilia Ricotti con questo libro non finisce di sorprenderci, sia per la scelta del contenuto, così angosciante, che per la forma che si va adattando al pensiero quasi come un guanto alla mano. E la sua è vera poesia nonostante all’inizio si abbia l’impressione di una  forma discorsiva che rasenta quasi la prosa, ma, rileggendola, assaporandola, si scopre che c’è vera poesia. E’ vera arte. E dello spessore degno di una drammaturga, di una drammaturga profondamente impegnata ed empatica.

Ci sono dei versi poi dove affiora il suo animo materno quando si chiede: “E se hai sognato riscatto, successo, futuro, / se a tredici anni hai lasciato tua madre / con una maglietta a righe, / i calzoncini corti, /, il viso fresco, / …e davanti alla sabbia ocra / seminata di ossa spolpate,  / hai imparato che se cadi, rimani indietro, / e ‘ questo il riscatto?”

Risalta anche la umanità di Emilia Ricotti. Indicativi questi versi: “Presidente, quando ti sei alzato dal tavolo / sei andato a guardare sulla sabbia dorata?/ Lì ai piedi di una collina di sabbia e di roccia / tutti intenti ad aspettare un convoglio / non ci sono cammelli distesi, / ma uomini e donne. / Distesi bocconi”.

Qui in questa silloge Emilia Ricotti ci si svela in tutte le pieghe del suo animo: lo sdegno, la riprovazione, l’ironia; il senso materno, l’umanità, e così via. Ed è il suo animo che si sente vibrare, fremere, compatire, che dà bellezza anche ai contenuti più deprimenti, e lungi dal rendere l’opera pesante, invece ha il potere di coinvolgere, interessare e fare riflettere.

Nel contrasto tra terre rare e chicchi di melograno, tra la opulenza e la disperazione, la nostra poetessa drammaturga mette in luce la abissale ingiustizia che esiste nel mondo; e non le sfugge nessuno dei fatti tra i più significativi, dall’Europa all’Africa; dall’Asia all’America. Si passa da una poesia all’altra in un incessante calarsi nelle sofferenze più atroci che possano esistere, ma questo ha alla fine un effetto quasi salutare, perché suscita nell’animo del lettore, una reazione verso l’affermazione della giustizia. Alla fine non si esce depressi come dal telegiornale, ma forti ed energici, decisi a lottare per porre fine un giorno a queste nefandezze. E’ il trionfo della giustizia che si reclama con tutte le proprie forze affinchè scompaia una buona volta questo scandaloso divario tra “Terre rare e chicchi di melograno”.

Maria Elena Mignosi Picone

Questo è il link per chi vuole acquistare il libro on-line

Questo slideshow richiede JavaScript.

Presentazioni – Terre rare e chicchi di melograno (LuoghInteriori) poesie di Emilia Ricotti

Appuntamento con i lettori martedì 21 maggio 2019 alle ore 17.00 presso la Sala delle Carrozze di Villa Niscemi a Palermo per la prima presentazione della raccolta di poesie Terre rare e chicchi di melograno della poetessa e drammaturga palermitana Emilia Ricotti.

All’evento poetico saranno presenti l’autrice e le relatrici la professoressa Maria Elena Mignosi e la professoressa Michela Sacco Messineo. Il coordinamento è affidato a chi scrive. Ingresso libero.

Emilia_Ricotti
La poetessa Emilia Ricotti

“I miei versi ti caricano di una tensione che è responsabilità di fare, di dire, di essere, di sentire, di guardare e se presi alla lettera ti complicano la vita…” scrive l’autrice Emilia Ricotti (Palermo, giugno 1949). Si laurea in Lettere e Filosofia, con specializzazione in Lettere classiche, presso l’Università di Palermo nel giugno 1971. Insegna letteratura italiana e storia ininterrottamente dal 1972 fino al 2006-2007, anno in cui rassegna le dimissioni per dedicarsi interamente all’attività letteraria. Associata alla S.I.A.E. nella categoria autori, dal 2011. Per la drammaturgia, con Casa memoria ha vinto il “Premio Autori Italiani 2013”, con La pescatrice di perle nel 2015, con Io, ero tutto diverso nel 2017, con Mare deserto il Premio Centro Attori 2018, tutti e quattro i concorsi indetti da «Sipario». È su “Cyclopedia” di «Sipario» con Achuna Mathata, su «Sipario Bis» con: Mare deserto, C’era una volta una conca d’oro, la trilogia di Mandela life e con i testi premiati da «Sipario» nelle edizioni 2013, 2015, 2017. È sul n. 793-794 del mensile «Sipario» con La pescatrice di perle e sul n. 823-824 Speciale Autori Italiani per l’Europa con Mare deserto.

 

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Emilia Ricotti è stata finalista nella sezione Teatro al “Premio inedito Colline d’Oro di Torino 2014” e nell’Edizione XVII 2018 le è stata attribuita una Menzione per l’opera Io, ero tutto diverso.

Evento Presente su Facebook

Antonino Schiera