L’angolo di Cinzia Baldazzi – Intervista allo scrittore e poeta Alessandro Ristori.

Alessandro Ristori (nella fotografia sopra in evidenza) romano, poeta e scrittore, ha esordito con il libro di poesia Quel che resta dopo l’arcobaleno (Il miolibro Editore, 2008). Successivamente ha pubblicato Nel colore del silenzio (Aracne Editore 2016) e alcune sillogi poetiche (Pagine Editore, 2017). Alla raccolta Oltre il cuore (Aracne Editore, 2017) sono seguite Gocce di Vita (Aracne Editore, 2018) e i monologhi teatrali di Parole in scena (Aracne Editore, 2019). Sta per essere presentato l’ultimo suo libro di poesie Sinergie in dissolvenza (Aracne Editore, 2021). Ha scritto lo spettacolo teatrale Le Isole dell’anima curandone anche la regia. È direttore del concorso letterario ”I colori delle parole” e membro di giuria di altri concorsi. Collabora con diverse associazioni culturali con le quali e per le quali organizza serate culturali e teatrali.

Cinzia Baldazzi

Quali sono le tre o quattro parole più importanti nella vita di un uomo?

Sono cinque le parole che a mio avviso sono capaci di disegnare il cammino di vita di un uomo: Mamma, Grazie, Amore, Speranza e Perdono. Mamma è, molto spesso, la prima parola che il bambino dice.  Grazie è probabilmente il primo vero interfaccia sociale. Amore è ciò che dà senso e significato profondo alla vita. Speranza è ciò che, anche concretamente, ci avvicina al nostro futuro. Perdono è il più alto riconoscimento di fratellanza dell’essere umano. 

Quali emozioni sono state per te fondamentali?

L’amore per una donna, quello per i miei figli, la passione per un ideale e il dolore per le malattie dei bambini. Poi il mare, vissuto in solitario per lunghi periodi. Ma in generale un poeta vive tra le emozioni e alla loro ricerca cercando di catturarle e trasferirle poi in parole. 

Hai scritto: «Nella poesia la singola parola è immaginata, poi pensata, poi trascritta e successivamente contestualizzata». Questo concentrare l’attenzione sul lavoro di scavo della “parola” fa parte fin dall’inizio del tuo lavoro poetico?

Assolutamente, sì. Ho sempre avuto un assoluto rispetto verso la “parola”. Chi scrive deve per forza di cose “usare bene” le parole per comunicare i propri pensieri agli altri. Al poeta spetta un compito ancora più complesso. Spesso nella poesia la parola è una sintesi, un macigno che piomba nei cuori delle persone. Rappresenta la sintesi significante per eccellenza. La sua ricerca è fondamentale e deve essere molto accurata. Per far questo si richiede molta applicazione, tanto lavoro, letture, conoscenze e tempo.

Parole in scena di Alessandro Ristori

Parlando di parola, è logico pensare al duplice approccio necessario in ogni atto comunicativo: la selezione, cioè la scelta di un termine, e la combinazione, ovvero il posto assegnato nel componimento. Pensi di concedere differente peso e importanza all’uno e all’altro?

Specialmente per chi scrive di poesia questi due momenti non possono essere assolutamente disgiunti ma vivono e interagiscono tra loro, sempre. Far poesia non vuol dire mettere le “emozioni in verticale” e basta. Sarebbe troppo comodo e semplice. Purtroppo molti, che poi si amano definire poeti, invece lo fanno. 

Sei autore di una versificazione libera, senza punteggiatura, priva di maiuscole a inizio del verso, con un uso molto personale della suddivisione in strofe. Hai mai avvertito l’attrazione della metrica? Parlo sia dell’uso della rima e del numero costante delle sillabe, sia del ricorso a generi codificati (il sonetto, ecc). Come la consideri?

Cucire o costruire un vestito, la poesia, intorno alle parole è uno dei momenti più importanti del mio lavoro. Lo faccio rispettando i miei bisogni interiori e le esigenze comunicative. La fonetica delle parole diventa ritmo e suono in una poesia. La ricerca, che mi vede costantemente al lavoro per individuare il “posto giusto” dove trascrivere la “parola giusta” all’interno della costruzione poetica di un’opera, offre, o tenta di offrire, una particolare costruzione del verso senza bisogno alcuno di segni di interpunzione. Le parole scelte dovrebbero essere di per se musicalità, ritmo e quindi pause ed accelerazioni. Ed anche su questo la mia ricerca è continua.

Se dovessi ringraziare qualcuno o qualcosa che ha interferito o ispirato positivamente alcuni dei tuoi scritti, a chi andrebbe il ringraziamento?

Se è vero che il primo input è quello che non si scorda mai allora devo obbligatoriamente parlare di mio padre Ugo, giornalista e appassionato lettore, che mi ha trasmesso l’amore per la parola scritta. Anche per questo lo ringrazio. Poi c’è anche la gente comune che osservo sempre con molta attenzione e da cui imparo a leggere i comportamenti che non sono altro che il manifestarsi più o meno velato del loro essere diversi l’uno dall’altro nell’affrontare le mille situazioni che si debbono gestire giorno dopo giorno o anche ora dopo ora.

Il tuo primo libro, Quel che resta dopo l’arcobaleno, è del 2007. Poi, dieci anni di silenzio interrotti da Nel colore del silenzio (2016), Oltre il cuore (2017), Gocce di vita (2018) e Sinergie in dissolvenza (2021). Qual è stata la spinta iniziale all’attività della scrittura poetica?

Nel 2007 ho cominciato a raccogliere in modo organico il lavoro poetico di oltre un decennio prima. A quel punto ho capito che potevo esprimermi, comunicare, tramite il verso poetico. Ma visto che fare poesia, come ho già detto prima, non è mettere in verticale le emozioni, ho cominciato un razionale, lungo e lento lavoro di ricerca sulla scoperta e l’uso, in poesia, della parola. Ho letto molto: dai poeti classici fino a quelli moderni, maturando in tutti quegli anni caratteristiche e stili del tutto personali. Come, credo, è giusto che sia. Quando si legge una poesia lo stile di chi la scrive deve essere riconoscibile.

L’ultimo tuo libro in versi, Sinergie in dissolvenza, porta questa epigrafe: “A Angelina, alla sua splendida Palermo, ai suoi luminosi cent’anni e più”. Cosa ti lega alla Sicilia?

Gran parte della mia vita e del mio cuore. Ho sposato una donna nata in Sicilia da genitori siciliani, vissuti però a Roma dal lontano ’57. Al di là di ogni retorica quest’isola è storia, mare, vento, colori, muretti a secco, vita vissuta per le strade, lunghe estati con i miei figli e amici, lunghe veleggiate tra coste e isole minori, cibo squisito e la disponibilità estrema e incondizionata di chi ti riconosce veramente come amico. 

Già dieci anni prima, nell’ultima sezione di Nel colore del silenzio, spiccano le cinque quartine di Estate siciliana. Ne ricordi la genesi?

Estate siciliana è la poesia che riassume profumi, colori, stati d’animo del mio essere siciliano di adozione. Un mondo, all’inizio della mia frequentazione con questa terra, allora per me quasi sconosciuta, che ti prende dentro e ti rapisce. Il mio “mal d’Africa” è proprio la Sicilia.

Questa poesia è compresa nell’ultima sezione intitolata Giallo. Allora ti chiedo, visto che siamo in terra siciliana: un colore, un cibo, una bevanda…

Il blu del mare. La melanzana cucinata in tantissimi modi diversi da mia suocera e poi fortunatamente anche da mia moglie. Infine il limoncello, fatto con limoni ancora verdi e non trattati, di cui custodisco gelosamente l’antica ricetta.

Da Ristori scrittore a Ristori lettore. Quali sono i tuoi punti di riferimento in letteratura?

Tanti. Da Pirandello a Eduardo a Garcia Marquez, da Svevo a Pasolini, fino all’amato Erri de Luca e Saramago passando comunque per la Maraini e la Serrano. Le terzine di Dante mi accompagnano spesso nello studio dei suoi versi senza tempo. Ogni volta che leggo un suo canto mi sento un viaggiatore privilegiato ma anche immensamente piccolo. 

Libri di Alessandro Ristori

Qual è la poesia di un autore famoso che avresti voluto scrivere?

Se facessi un elenco non mi basterebbe un’intera pagina e ciascuna poesia verrebbe scelta per un motivo differente. Non ho mai nascosto il mio amore per l’Ermetismo dove l’essenzialità delle parole si fonde in un gioco di analogie. Quindi come non poter citare Ungaretti, Quasimodo e Montale. Le tre parole “M’illumino d’immenso” in Mattina di Ungaretti, i tre versi di Quasimodo in Ed è subito sera, le due quartine di Montale nella poesia Spesso il male di vivere ho incontrato sono la sintesi asciutta e perfetta di uno stato d’animo universale. A questi autori vorrei aggiungere la bellissima poesia Foglie di Giorgio Caproni. Comunque la poesia delle poesie rimane sempre L’Infinito di Giacomo Leopardi.

Nel 2019, con Parole in scena, prende avvio un percorso che ti vede autore di monologhi. Quindi, un’altra raccolta di prose (ancora inedita) e soprattutto le letture pubbliche dei tuoi testi e la messa in scena di spettacoli dove il monologo si alterna ad altre situazioni. Da cosa ha origine questo cambio di registro?

Ritengo che chi scrive e racconta qualcosa agli altri deve sempre ricercare forme comunicative nuove a al tempo stesso più congeniali a ciò che si vuole raccontare. Di conseguenza si possono, e forse si devono, anche cambiare le “forme” della scrittura come fossero nuovi vestiti che hanno bisogno di un utilizzo diverso delle parole.

Quali sono stati, secondo te, i più grandi autori di monologhi?

Partiamo dai mostri sacri: Shakespeare, Beckett e Pirandello. Arriviamo poi ad oggi con Stefano Benni, Mattia Torre, Stefano Massini su tutti.

Prima di pubblicare Parole in scena, lo hai fatto leggere a qualcuno? Hai avuto pareri, ascoltato consigli ecc…?

Racconto sempre le mie idee a persone che seguono il mio cammino; a volte scrittori, a qualche sceneggiatore e a un paio di registi. Ne parliamo più di una volta e questo costa non solo in termini di tempo ma anche economici. Di bottiglie di vino ce ne vuole sempre una di scorta… 

Come nasce e si sviluppa la scrittura di un tuo monologo? 

Scrivere un monologo è come compiere un viaggio nei pensieri più nascosti della gente. Si studia prima il problema da affrontare, se ne definiscono i contorni, si abbozza una scaletta, se ne studiano bene i tempi di narrazione e l’armonia tra questi.  Poi si inizia a scrivere. Di solito, dopo averlo finito e corretto lo registro e lo riascolto, come fossi proprio uno spettatore, e lo correggo là dove non “mi arriva” ciò che avrei voluto “far arrivare”, annotando tutto ciò che serve. Lo correggo, lo registro ancora, lo riascolto e lo correggo nuovamente per tante volte quante servono.  Ma il tutto non è ancora finito. Il monologo è pronto magari per un libro ma non per essere portato in scena. Allora comincio a lavorare sulla riduzione dello scritto scegliendo di tagliare alcune parti a seconda del tempo che si avrà a disposizione per la sua lettura o per la scena.  In questo caso il lavoro continuerà con la sceneggiatura del brano.

Da quale grande attore della scena italiana o internazionale ameresti far recitare un tuo monologo?

Visto che sognare non costa niente e lo si può fare anche ad occhi aperti, per iniziare scomoderei qualcuno da quel mondo che fortunatamente non ho ancora visto come mio e quindi Giorgio Albertazzi, Arnoldo Foà, Paolo Poli, Gigi Proietti. Tra quelli invece che fanno parte ancora delle zone tutt’ora e fortunatamente di mia pertinenza sceglierei Michele Placido, Massimo Popolizio, Francesco Pannofino. Ma visto che qualcuno potrebbe anche prendersela perché non nominato, potrei anche aggiungere Elio Germano e Pierfrancesco Favino. Non sarà mai, ma se per caso dovesse succedere, nessuno potrà dire che non lo avevo già chiesto!

Recentemente hai accennato alle differenze tra poesia e monologo, sia nei metodi di “costruzione dello scritto” sia “nell’invio di emozioni”. Puoi sviluppare il discorso?

Proverò ad essere sintetico. Nella poesia la parola è la sintesi di tante discorsi, pensieri, stati d’animo. Bisogna quindi ricercare la parola o le poche parole che abbiano la possibilità, la forza, l’immediatezza di una sintesi. Poi la costruzione più o meno complessa del verso poetico permette a quelle parole di trovare armonia tra loro. Non a caso parlo spesso di tessuto (la parola) con cui costruire, come un sarto, un vestito (il verso). Parole pesanti, quelle delle poesie che devono cercare di rendere il più possibile universale il messaggio emozionale. La costruzione del monologo è molto differente. Si avvicina più ad una prosa per l’uso della parola e la scrittura di frasi o idee. La difficoltà è che chi scrive deve sempre tener alta l’asticella dell’emozione, quasi come in poesia, ma farlo per molti minuti di seguito è di estrema difficoltà. Cadere nella retorica o nel banale è la famosa buccia di banana dietro l’angolo, quindi bisogna far attenzione ad ogni… punto e a capo!

Ti sei mai chiesto a quale profonda motivazione – non solo letteraria, ma anche personale – risponde il recente percorso intrapreso sulla strada del teatro?

Sono sempre stato un amante di cinema e teatro e in questo mia moglie non è mai stata da meno. Anzi! Non esiste una vera e propria motivazione. A forza di ascoltare, guardare, ammirare, cercare di capire, ho voluto provare anche io a scrivere monologhi più o meno articolati. E ogni giorno mi piace sempre di più. Come pensare, scrivere e costruire una poesia. Con il tempo ho capito che con il teatro impari ad innamorarti della vita. Se non c’è teatro ti manca una importante parte dell’amore.

Alcuni argomenti trattati nei tuoi monologhi possono essere considerati, absit iniuria verbis, molto “di tendenza”: i migranti, l’inclusione, l’omofobia, il femminicidio. Quanto incide la realtà contemporanea sulla tua scrittura, almeno dal punto di vista tematico?

Ritengo che non sia un problema “di tendenza” scrivere sulla solitudine, sulla speranza, sul dolore, sull’accecante silenzio dei nostri cuori di fronte a terribili e spesso nascoste o taciute ingiustizie. Argomenti questi da sempre trattati anche in poesia. Ho solo trasferito questi concetti poetici fondamentali scrivendo monologhi sul dolore e sul concetto di speranza per esempio nei migranti; sul dolore e l’ingiustizia raccontando storie di femminicidi, tra l’altro raccontato per la prima volta dal punto di vista di un uomo. E poi ancora di solitudine e ingiustizia scrivendo sull’omofobia. Non c’è nessuna tendenza o moda da rispettare. Solo e soltanto avvicinarsi dal di dentro al dolore o a particolari stati d’animo di persone o di situazioni, farle conoscere, capire e sentire di essere vicino al cuore dello spettatore aiutandolo a trovare insieme, a lui e alle mie parole, vie di fuga e di speranza. 

Potresti indicare fatti o eventi particolari che hanno esercitato influenza sulle tue opere?

Particolari e dolorose situazioni familiari hanno cambiato il valore da dare alle cose e questi valori si ritrovano tutti nelle mie opere. Poi le guerre e purtroppo nel mondo sono ancora tante. Ed ancora la disillusione di moltissima gente che prima riusciva o cercava di credere in qualcosa ma che oggi ha tirato i remi in barca e pensa di essere comunque padrone delle situazioni e dei mari del vivere ed invece non è proprio così. Purtroppo.

Come vedi il tuo futuro prossimo? Più nella prosa o più nella poesia?

Questa situazione pandemica prima, la guerra subito dopo non mi ha aiutato molto a proiettarmi in avanti o a guardare con insistenza dietro l’angolo. Continuerò comunque sempre ad emozionarmi ascoltando una bella composizione musicale; a vedere un bel quadro o un ragazzo che accompagna il vecchio dall’altra parte della strada. Ed ancora ad ascoltare i racconti di chi, nella vita, ha avuto più sfortune che fortune; a guardare gli occhi gonfi e arrossati di madri che escono devastate nella mente e nel cuore dagli ospedali pediatrici; a cercare negli occhi degli altri la disponibilità che cerco dalla vita. Se tutto questo lo racconterò aiutandomi con la poesia o con un monologo sarà poi il tempo che lo racconterà a chi mi farà ancora l’onore di leggermi o di ascoltarmi. 

Il sogno nel cassetto come scrittore?

Nella scrivania dove solitamente scrivo non c’è un solo cassetto centrale. Ce ne sono due, uno a destra l’altro a sinistra. In virtù di questa precisazione spero di essermi guadagnato due sogni anziché uno, come richiesto. Il primo: essere ricordato per essere riuscito, magari anche solo per un attimo, ad arrivare al cuore della gente. E spero di poterlo fare scrivendo una stupenda quartina in poesia che rimanga al tempo o con un monologo in teatro dove il buio, le luci e la musica sappiano raccontare bene tutto ciò che sta dentro e tra le mie parole. Il secondo è molto più semplice, ma forse solo apparentemente. Nessuno mi ha mai donato una sua poesia scritta per me. Io comunque aspetto. Chissà!

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Pubblicato da Antonino Schiera

Poeta, scrittore e blogger palermitano. Pubblicazioni, riconoscimenti e iniziative: Nell'anno 2013 esordisco con la raccolta di poesie, aforismi e dediche d’amore Percorsi dell’Anima (Europa Edizioni). Nell'anno 2015 ho pubblicato due brevi storie (Moderno emigrante e Natale a Trieste) all’interno della raccolta di autori vari Natale 2015 (Società Editrice Montecovello), con finalità benefiche. Le due opere hanno ricevuto a Roma, la menzione d’onore al concorso organizzato dalla stessa casa editrice. Nel 2016 ho pubblicato la mia seconda raccolta di poesie Frammenti di colore (Edizioni La Gru) risultata finalista nella sezione poesie del II Premio Giornalistico Letterario Piersanti Mattarella. Nel 2017 la mia poesia Nel margine del tuo universo si è classificata seconda al Premio Nazionale di Cultura Isola di Pino Fortini. Nell’anno 2018 ho ideato, promosso e condotto l’evento estivo poetico e musicale Calici di poesie a Isnello con il Patrocinio del Comune e della Biblioteca di Isnello ed in collaborazione con il gruppo Siciliando in qualità di media partner. Nel mese di giugno 2019 la mia raccolta di poesie inedita Meditare e sentire si è classificata finalista al Premio Poetico Pietro Carrera, organizzato da Il Convivio Editore e l’Accademia Internazionale Il Convivio. Nel mese di settembre 2019 la stessa opera è stata pubblicata da Il Convivio Editore. - Nel mese di febbraio 2020 è stato pubblicato Il peperoncino di Alessandro, breve racconto inserito nella raccolta di autori vari Seta sul petto (Edizioni Simposium), in memoria di Alessandro Di Mercurio. Nel mese di agosto 2020 ho ricoperto il ruolo di direttore artistico nella rassegna poetica Parole ed emozioni madonite giunta alla terza edizione e promossa dall’A.N.A.S. zonale di Collesano in provincia di Palermo. Nel mese di settembre 2020 a Marsala, nell’ambito dell’Ottavo Simposio dei Poeti la mia poesia inedita Alba sulla torre, ha ricevuto il primo premio grazie alla votazione della giuria composta dagli stessi poeti presenti. Nello stesso mese è giunta la menzione di merito, nella sezione poesia inedita, nel Premio Convivio 2020 con la raccolta di poesie Sciabordio vitale sotto il cielo plumbeo pubblicata nel mese di aprile 2021. Nel mese di febbraio 2021 il breve racconto La notte dei cristalli ha vinto il primo premio assoluto nel concorso Il più bel gesto d’amore, organizzato dalla Farmacia Mercadante della Dottoressa Giordano di Palermo. Nel mese di giugno 2021 ho pubblicato il mio primo racconto La valigia gialla edito da Libero Marzetto. Nello stesso mese ho realizzato la prefazione generale e quella dei singoli tomi, cinque in totale, de Le Pietanze della cucina siciliana a cura del poeta, scrittore e promotore culturale Salvatore Mirabile. Nel mese di aprile 2022 la mia quarta raccolta di poesie Sciabordio vitale sotto il cielo plumbeo (Il Convivio 2021) è stata premiata con il terzo posto nella sezione poesia edita al Premio Nazionale di Poesia Himera. Ho organizzato un numero consistente di presentazioni ed incontri con i lettori per promuovere i miei libri, partecipato a numerosi reading poetici e ricevuto alcune menzioni d’onore per tali partecipazioni. Inoltre ho recensito e promosso alcune opere di scrittori contemporanei. Esperto di marketing e comunicazione, coniugo l’amore per la poesia e la curiosità per ciò che mi circonda, utilizzando la parola come un ponte che può unire mondi che ancora non si conoscono.

72 pensieri riguardo “L’angolo di Cinzia Baldazzi – Intervista allo scrittore e poeta Alessandro Ristori.

  1. Bellissima e interessante intervista. Si legge tutta di un fiato e ti lascia in bocca e nella mente dolcezza e armonia. Mi piace quella sua libertà di parola priva di schemi, unica, sua solo sua e non copia d’altri. E poi, quel cucire parole a mo’ d’abito, che meraviglia. Grazie Cinzia per questi minuti di alta lettura letteraria. Per una, piccola come me, veramente un bagno energetico culturale, una sana boccata di ossigeno fatta di parole scientemente articolate.

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    1. Antonietta, ti ringrazio per le tue parole.
      Hai ragione, non sono mai stato copia di altri. Ma questo mi è sempre costato molta fatica perché ha voluto dire ricerca continua quanto la voglia di perfezionarsi e sperimentarsi. Ed in questo senso ciascuna poesia, ciascun monologo scritto non rappresentano mai un punto di arrivo ma una nuova partenza.
      Grazie da me e da Cinzia.
      Alessandro Ristori

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  2. Intervista molto interessante, grazie.
    Mi ritrovo in alcune considerazioni.
    Amo la poesia ermetica di Montale, Ungaretti, Quasimodo.
    La “parola” usata come musica per scrivere sul pentagramma delle emozioni.
    A differenza del poeta Ristori, amo la punteggiatura perché, anche nei versi, può aiutare a dare respiro, azione, impeto, sospensione.
    Complimenti al poeta e all’intervistatrice.

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    1. Lara,
      grazie del tuo interesse. Abbiamo un piacere in comune: l’ermetismo e la parola “usata come musica per scrivere sul pentagramma delle emozioni”.
      Un caro saluto.
      Alessandro Ristori

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  3. Da professorino di matematica e fisica pur essendo laureato in scienze scienze ti dico che solo la sperimentazione porta a risultati ed in questo caso ho apprezzato la tua capacità nel porre domande e la sua determinazione nel dare risposte , spero autentiche… vorrei che ognuno fosse libero di esprimere i propri pensieri senza condizionamenti e poi ai posteri… l’ardua sentenza.

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    1. Caro Pietro,
      le miei risposte sono autentiche sempre. Sono “me”, il mio studio, il mio ricercare continuo tra le parole al servizio dei nostri pensieri. In questa intervista ho risposto con estrema naturalezza alle belle domande poste dalla critica Cinzia Baldazzi.
      Spero di ritrovarci insieme sui contenuti espressi.
      Alessandro Ristori

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  4. Una bella completa approfondita entusiasmante intervista Cinzia da te condotta allo scrittore e poeta Alessandro Ristori, sulla sua poetica in generale e sull’uso del monologo in senso artistico, grazie alla quale ho potuto apprezzare il pensiero del poeta soprattutto quando parla di importanza della parola, una parola che va ricercata affinchè possa far giungere nel modo più fedele possibile il messaggio che intende trasmettere ed inoltre ho potuto comprendere la differenza della parola poetica dal monologo e nello stesso tempo una diversa difficoltà nell’uso della parola nella poesia (sintesi) e nel monologo (più vicino alla prosa, con l’accortezza di non banalizzare l’emozione.
    Mi piace in particolar modo il punto della tua intervista, Cinzia, dove chiedi all’autore se abbia mai avvertito l’attrazione della metrica. E mi piace la sua risposta perché mi trova concorde soprattutto quando dice che “le parole scelte dovrebbero essere di per se musicalità, ritmo e quindi pause ed accelerazioni.”
    E’ un’intervista interessante dall’inizio alla fine. Complimenti a te Cinzia e al poeta Ristori. Grazie per questa lettura, ospitata sul blog di Antonino Schiera.

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    1. Cara Rosetta,
      sono veramente contento che hai trovato questa intervista interessante. Si capisce non solo dalle tue parole ma anche dalla tua spontaneità ed immediatezza di come, quelle parole, le hai usate.
      Grazie della tua attenzione e un grazie anche da Cinzia.
      Alessandro Ristori

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  5. Una porta che si apre per offrirti un paesaggio dove poter affogare la voglia di poesia non usando punteggiatura e altri schemi poetici serve sicuramente allo scrittore per comunicare ciò che è il suo voler dire. Grazie per averci regalato un momento di riflessione, io sono sicuramente un usurpatore della parola Poeta ma il piacere di sognare mi detta a volte le parole.Grazie a voi buonaserata.

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  6. Una intervista vera, attenta, profonda. Si avverte una vicinanza spirituale con il Poeta, una partecipazione reale alle sue vicende umane e poetiche. Riguardo al confronto fra poesia e monologo trovo molto ben delineate le differenze e insieme le similitudini.tra le due forme espressive. Se la poesia è suprema sintesi, anche il monologo, pur nella sua diversa ampiezza espositiva, deve in qualche modo trovare il trait d’union con chi ascolta e con la sua anima. Quindi alla fine hanno in comune questo: dover arrivare al cuore e al sentire profondo del lettore o dello spettatore che sia. Tutto questo nell’intervista è mirabilmente esemplificato con chiarezza e attenta analisi. Grazie Cinzia per questa perla e grazie al Poeta Alessandro Ristori che dimostra una maturità artistica molto convincente,grazie davvero.

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    1. Caro Paolo,
      ti ringrazio per il tempo che hai voluto dedicare alla lettura di questa intervista. Quando scrivo cerco di essere più chiaro e semplice possibile, anche in una semplice intervista. E da quello che tu affermi mi sembra di esserci riuscito ancora. La comunicazione dovrebbe sempre essere semplice ed immediata, specialmente se si scrive di poesia, di monologhi e di teatro. Grazie ancora da me e da Cinzia.
      Alessandro Ristori

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  7. Ciao Cinzia, ho letto l’articolo!
    Il mio messaggio è semplice. Il monologo fa parte dell’anima umana. La poesia è il cervello dell’anima, e l’anima batte il cinema, il teatro e persino la musica, ma per poche persone. ❤️

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  8. Ho letto con interesse l’intervista che offre spunti di riflessione e di approfondimento sul valore della poesia e del monologo,oggi. Viviamo in un momento in cui il numero dei poeti e degli scrittori si è dilatato all’infinito,grazie alla libera comunicazione e divulgazione sui social.Vanno rispettati canoni di corretta e chiara forma espressiva, ma va considerato il significato dei messaggi e dei contenuti. Basta leggere e valutare.Secondo gli orientamenti delle nuove scuole di scrittura poetica,è importante l’uso e la scelta delle parole, ma non è indispensabile ricercare composizioni con un numero esatto di sillabe.Ho trovato interessante aver posto attenzione al monologo come poesia o prosa organizzati in pensieri da recitare e declamare ad alta voce per se stessi e per gli altri.Ancora una volta un grazie alla generosità di Cinzia Baldazzi e all’autore Alessandro Ristori per aver condiviso questo momento di approfondimento,un vero dono per tutti noi.

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    1. Maggiorina,
      grazie per questo tuo commento. Le tue considerazioni a proposito di forme diverse di espressione e quindi di scrittura sono anche le mie. Un caro saluto.
      Alessandro Ristori

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  9. Bellissima intervista, fatta con intelligenza, cultura, fatta molto bene. Alessandro Ristori è uno scrittore e un poeta molto bravo. Mi ha colpito quando è venuto a recitare una poesia nell’evento che abbiamo fatto alla Biblioteca Mameli sulla Violenza sulle donne nel 2018. Un artista intelligente, brillante, con padronanza scenica, anche attoriale direi.

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    1. Rita carissima,
      i tuoi elogi mi rendono felice ma allo stesso tempo mi obbligano a perseverare nella continua ricerca comunicativa e quindi nella scrittura poetica e teatrale. Grazie ancora.
      Alessandro Ristori

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  10. Cara Cinzia ,
    ho appena letto con interesse e piacere la tua intervista all’amico Alessandro dove si fondono perfettamente il versante letterario e quello umano . Una conversazione scorrevole e profonda che mette in luce il Ristori poeta scrittore , con i suoi metodi lavorativi e le sue severe ricerche sulla parola , e l’uomo con le sue ferite e le sue introspezioni e lo sguardo sempre attento al sociale , all’impegno civile .
    Un angolo acuto ,il tuo , che ci offre di un poeta , di uno scrittore un quadro denso praticamente completo , nella sua necessaria e inevitabile sintesi , e comunque sufficiente per farci conoscere e amare un autore contemporaneo ( nella fattispecie il nostro Alessandro Ristori ) . Per ciò che riguarda Alessandro appunto , con il quale ho in qualche modo collaborato e del quale ho stima come poeta e come persona , apprezzo la serietà con cui lavora sulla parola , mi emozionano il suoi profondi monologhi e la tenacia con cui porta avanti i suoi temi e la diffusione , difficile , della poesia ( come del resto sul versante critico ed esegetico fai tu ).
    Allora ti saluto e grazie dell’invio con il quale ho conosciuto più a fondo il nostro amico ; se lo ritieni opportuno puoi mandare ad Alessandro queste mie noterelle post lettura.
    Un abbraccio e a presto.

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    1. Carissimo Angelo,
      non c’è alcun bisogno che Cinzia Baldazzi mi inoltri il tuo commento. Son qui adesso a scriverti dopo averlo letto di persona da questo blog. Grazie a te, non solo per le parole che hai speso nei miei confronti che mi onorano di essere anche tuo compagno di alcuni viaggi che abbiamo fatto artisticamente insieme. A te auguro buono fortuna per i tuoi ultimi scritti. Un abbraccio ed un saluto anche da Cinzia.
      Alessandro Ristori

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  11. Un’intervista davvero esaustiva, oltre che ben articolata. Complimenti, Cinzia, per la tua capacità di farci conoscere, come sempre, l’autore presentato. Trovo interessante, tra l’altro, la riflessione sulla parola, per scelta e collocazione, e sul ritmo in poesia e condivido al riguardo il pensiero di Alessandro Ristori. Mi complimento anche con lui. Grazie per la condivisione, carissima.

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    1. Cara Rita,
      grazie per aver dedicato il tuo tempo alla lettura di questa intervista. Mi fa piacere che tu condivida parte delle mie riflessioni che ho cercato di esporre in modo semplice e sintetico rispondendo alle domande di Cinzia Baldazzi.
      Alessandro Ristori

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  12. Intervista accurata, esaustiva, emozionante per la sua profondità e pacatezza di scrittura.
    Trovo la definizione del perdono stupendamente coinvolgente e bella: riconoscersi fratelli nell’umano, comune bisogno di perdono, da donare e ricevere.
    Io non amo molto le poesie senza punteggiatura ma sono molto invogliata e proverò a leggerne per assaporare la profondità della parola cui viene affidato anche il compito di supplire ad un punto, una virgola, un andare a capo.
    Per tanto e tanto altro ringrazio Cinzia che, con le sue domande, ha saputo dar luce alla bellezza delle parole di risposta dell’Autore.
    Grazie ad entrambi .

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    1. Cara Paola,
      trovo pacato e riflessivo anche io il tuo commento.
      Quando un autore scrive, anche solo per rispondere a delle domande, fa piacere avere dei ritorni positivi così come è stato il tuo.
      Grazie di cuore.
      Alessandro Ristori

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  13. Eccoci! Si rappresenta “Parole in scena”! Per la regia di Alessandro Ristori si replica la vita!

    Come perché? Piuttosto, perché non avete prenotato? Giunti all’ultimo momento, pensando di non trovare nessuno, avete trovato il “sold out”? Peccato!

    La vita è oggi, è adesso, disse con le parole del pentagramma Claudio Baglioni, romano come Alessandro, in un suo fortunato album del 1985. E Alessandro, mentre la vita va in scena con i monologhi da lui scritti, impregnati di “hic et nunc”, lo rivela a Cinzia Baldazzi in questa intervista da “Rumori fuori scena” nel Teatro dell’Emozione, in cui ogni ordine di posti è esaurito.

    È una confessione, quella di Alessandro, che parte proprio dal più intimo, per contenuti e pregnanza, e nel contempo più estroverso mezzo di espressione, l’atomo della comunicazione … il “macigno che piomba nei cuori delle persone”: la “parola”.

    Quel λόγος (logos) che, secondo Martin Heidegger, nella lingua greca antica non si fa coincidere soltanto con i verbi parlare, dire, raccontare; ma anche con il verbo λέγειν (lèghein), che significa anche conservare, raccogliere, accogliere ciò che viene detto, e quindi ascoltare.

    E ascoltiamo, dunque, questo bifronte veicolo espressivo che narra la vita. La ricetta migliore, afferma Alessandro, consiste in cinque semplicissimi lemmi, i quali indicano a Cinzia la strada su cui proseguire l’esplorazione del suo mondo poetico.

    Prima parola: “Mamma”, e non solo per questioni di primo distacco verso la vita stessa, ma anche per motivi maieutici. E questo aforisma lo afferma: «Nella poesia la singola parola è immaginata, poi pensata, poi trascritta e successivamente contestualizzata». Si ha così il Natale della parola e la sua Ascensione nel contesto comunicativo che va oltre la grammatica base della PNL (Programmazione Neuro Linguistica), per collocarsi nell’empireo dell’empatia e dell’emozione ove solo la poesia può dettare regole che possano centrare il cuore, sfuggendo a qualsiasi modello o schema.

    Seconda parola: “Grazie”, e non solo per questioni di galateo, ma anche per la doverosa ricompensa che si deve all’estro del poeta allorché, tirato per la giacca vuoi dalla selezione dei termini appropriati, vuoi dalla combinazione che permette loro di dare vita a quel caleidoscopio di parole che è la creazione poetica, anima scampoli informi di stoffa con modelli e idee che giacciono nell’inconscio e prendono vita in una successione di versi. E le regole? Esistono, certamente, ma serviranno al poeta sarto per cucire un altro vestito, diverso da quello realizzato da Alessandro, che non ha “bisogno di segni di interpunzione”, perché “le parole scelte dovrebbero essere di per sé musicalità, ritmo e quindi pause ed accelerazioni”.

    Terza parola: “Amore”, e non solo perché antecedente ai primordi della vita, ché senza non avrebbe soffio, ma anche accenti giusti sulle parole giuste e sulle emozioni veraci, come la malcelata attrazione per la patria di Verga e di Pirandello. Questioni di famiglia? Certamente. Ma soprattutto tensione verso la bellezza, verso la compiutezza che solo un’opera d’arte può regalare, cioè “qualcosa che ti prende dentro e ti rapisce”.

    Quarta parola: “Speranza”, e non solo perché virtù teologale da spendere in altri mondi di consolazione e di redenzione, ma anche perché fiducia in altre ispirazioni, in altre movenze della vita che fruttino nuove cascate di versi. Il riferimento a Montale, Ungaretti, Quasimodo e all’ l’Ermetismo, in cui “l’essenzialità delle parole si fonde in un gioco di analogie”. è vita per Alessandro. Io mi permetto di aggiungere anche l’ ”haiku” giapponese che, secondo il saggista, critico letterario, linguista e semiologo francese Roland Barthes, “racchiude ciò che vedete, ciò che sentite in un minimo orizzonte di parole”.

    Quinta ed ultima parola: “Perdono”, e non solo come antidoto al veleno della vendetta, ma anche come autostrada verso la riconciliazione. Perdonare è una scienza, perché la vita le richiede continue sperimentazioni; scienza non esatta perché, ripetendosi, produce situazioni diverse da individuo a individuo. E allora perdoniamo questa intrusione che il monologo compie nell’ovattato mondo della poesia, in cui una parola, architrave dell’emozione poetica, non ha bisogno di abbarbicarsi ad altre per poter sopravvivere, come accade invece nella finzione scenica, in cui occorre “sempre tener alta l’asticella dell’emozione, quasi come in poesia, ma farlo per molti minuti di seguito è di estrema difficoltà, sapendo che è estremamente facile cadere nella retorica o nel banale”.

    Fine del monologo. Il Teatro dell’Emozione si svuota. Papà Ugo ha fatto la sua parte, è bene puntualizzarlo: se così non fosse stato, oggi probabilmente il teatro sarebbe rimasto chiuso. E ci saremmo persi una firma comprensibile, una delle poche, perché, caro Alessandro, come tu stesso scrivi, “quando si legge una poesia lo stile di chi la scrive deve essere riconoscibile”.

    Grazie, Cinzia. Grazie, Alessandro. Di nuovo. Per me è sempre emozionante leggervi.

    Firmato Massimo Moraldi.

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    1. Caro Massimo,
      come non ringraziarti per questo tuo lungo commento. Grazie del tempo che hai voluto dedicare a me e a Cinzia Baldazzi con questa tua nota.
      Trovo squisito il tuo viaggio sulle cinque parole che a mio dire, in apertura di intervista, possono riassumere il percorso di una vita intera. La parola nella poesia e nel monologo sembrano aver pesi differenti. Ed in realtà è solo apparenza. Perché se in poesia è la singola parola che pesa, quasi come un macigno, nel monologo è la loro somma che fa la differenza a seconda di come queste vengono usate o cucite, tanto per ritornare al “famoso sarto”.
      E’ solo, e si fa per dire, questione d’altezza d’asticella!
      Grazie di cuore.
      Alessandro

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  14. Un’intervista davvero appassionante e conviviale a tutto campo, che approfondisce in modo lucido e chiaro molti aspetti personali e artistici che caratterizzano Alessandro Ristori come uomo, scrittore e poeta. Un autore che scopro molto vicino al mio modo di ‘sentire’ l’arte della poesia e di cui condivido molte riflessioni a riguardo, in particolare sull’uso corretto della parola e sulla necessità di una ricerca paziente e oculata su di essa per comporre in modo efficace e adeguato. È vero, la parola poetica è frutto di un elaborato processo razionale di sintesi e decantazione che non si limita a una semplice trascrizione immediata di “emozioni in verticale”. Condivido inoltre il suo amore per l’Ermetismo, per l’Infinito leopardiano e l’attrazione per lo sviluppo di un verso libero privo di punteggiatura, in cui, come giustamente viene sottolineato, il ritmo del testo è direttamente dettato da sonorità, risonanze e musicalità intrinseche. Complimenti sinceri a questo autore, che mi piacerebbe approfondire, e grazie a te cara Cinzia per avercelo fatto conoscere.

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    1. Caro Giuseppe,
      sono io che ringrazio te per le tue riflessioni in commento alla mia intervista. L’analisi sulla parola poetica meriterebbe argomentazioni sicuramente più esaustive che non possono essere raccolte certamente in una intervista. Mi fa piacere che alcuni miei pensieri siano da te condivisi. Benzina che mi serve per continuare ad andare avanti insieme a tanti altri bravi scrittori. Grazie ancora da parte mia e di Cinzia.
      Alessandro Ristori

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  15. Intervista molto interessante, un piacevole dialogo, un intreccio di parole “in viaggio” fra due menti e spiriti stimolanti, che ho avuto il piacere di conoscere in occasione del concorso letterario “I Colori delle Parole”, nel quale hanno avuto la bontà di premiarmi per le mie poesie.

    Io penso che il monologo sia effettivamente una forma espressiva che da un lato può assumere un aspetto monolitico, assertivo, univoco, se canalizza un solo punto di vista interpretativo delle tematiche affrontate, se chi lo sviluppa ha un obiettivo divulgativo, con un approccio unilaterale, dogmatico. Penso però che sia affidata alla sensibilità di chi lo scrive e lo recita la possibilità di strutturarlo in maniera aperta, esplorativa, anche dubitativa, declinandolo in molteplici rivoli, alla stregua di una serie di riflessioni a voce alta, nelle quali il pensiero di una persona può dipanarsi secondo strade alternative, supposizioni antitetiche, anche contrastanti. Significa allora tradurre in parole i pensieri che credo ognuno elabori nel tentativo di tradurre in un’unitarietà di fondo, a volte difficilmente ricomponibile, i tanti frammenti nei quali si declina la nostra capacità interpretativa del mondo, di noi stessi, degli altri.

    Sono poi molto d’accordo con Alessandro Ristori quando dice che il rischio di scivolare sul banale o sul retorico è alto, e questo credo avvenga spesso anche in una certa parte di poesia, quando indugia su toni declamatori, o insegue paradigmi eredati da tradizioni più o meno illustri, nel tentativo di mascherare con un’abile operazione di facciata la mancanza di una vera ispirazione autonoma, di un messaggio autentico.
    Condivido anche con lui la passione per quel mirabile esempio di visione poetica incarnato dalla figura di Ungaretti, che rientra nella stretta cerchia dei mie riferimenti cardinali, insieme a Cesare Pavese, Mario Luzi e Franco Fortini.

    Scrivere non deve mai rappresentare il risultato di una ricerca, una soluzione, un proclama, bensì la ricerca stessa, il percorso, la domanda.

    Ma questo Cinzia Baldazzi e Alessandro Ristori lo sanno molto bene….

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    1. Vincenzo,
      grazie per il tempo che mi hai regalato scrivendo un tuo commento. Sono in accordo con te su ciò che hai scritto e specialmente quando affermi che la scrittura di un’opera, sia essa poesia, monologo o prosa, non può e non deve mai essere un momento di arrivo ma ancora una volta di ricerca. Ogni scrittura è un tassello che si aggiunge, non numericamente (forse è l’aspetto che conta meno) ma al modo di ragionare su ciò che si scrive e sul come lo si fa.
      Grazie ancora.
      Alessandro Ristori

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  16. Bellissima intervista, Cinzia, poiché sei bravissima come sempre. Auguri anche a questo interessante scrittore, poiché la vita è sogno e una favola da raccontare. Un abbraccio da Melbourne.

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  17. Carissima Cinzia e carissimo Alessandro ho letto con piacere la precisa e accurata intervista e devo fare i complimenti ad entrambi perché mi sembrava di essere io l’intervistato tanto mi rivedo nella persona di Alessandro uomo sempre pacato modesto umano che stimo molto per lo stile e l’anima con cui accarezza le sue poesie e i suoi monologhi dando sempre uno sguardo al mondo che lo circonda.
    E la maestria di Cinzia che in modo apparentemente amichevole ma molto professionale è riuscita a far aprire in modo quasi naturale l’uomo,
    il poeta,l’artista.
    Complimenti di cuore una intervista emozionante.
    E poi sono con te Alessandro ‘la poesia è un vestito che si cuce addosso’
    Un abbraccio ad entrambi e mi auguro a presto.

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    1. Caro Mario Pino,
      ho letto con piacere il tuo commento e ti ringrazio del tempo che hai voluto dedicarmi ma anche e soprattutto delle parole che mi hai affettuosamente riservato. Grazie da parte mia e da Cinzia.
      Alessandro Ristori

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  18. Davvero tanti commenti a completamento dell’interessante intervista a cura di Cinzia Baldazzi, che ha puntato i riflettori sullo scrittore e poeta Alessandro Ristori. L’acume, l’intensità delle delle domande poste dall’intervistatrice hanno trovato terreno fertile nell’autore oggetto del lavoro divenuto una sorta di agorà pregna di interessanti considerazioni e commenti. Riuscire a generare energia focalizzata sulla riflessione, sullo studio, sulla ricerca, sul confronto, ritengo che sia uno dei compiti e ruoli più importanti di chi scrive a tutti i livelli: giornalisti, editorialisti, scrittori, poeti, saggisti, recensori. Grazie a Cinzia che ha scelto il mio blog per la pubblicazione della sua intervista, grazie ad Alessandro per le attente risposte alle domande, grazie a tutte le persone che hanno commentato o semplicemente letto il testo.

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    1. Antonino,
      salutare e ringraziare il padrone di casa è sempre un obbligo.
      In questo caso non mi sento affatto obbligato. Anzi lo faccio con molto piacere.
      Il tuo salotto letterario che ha ospitato questa mia intervista, da quel che ho avuto modo di vedere, è un tuo impegno considerevole ma penso e spero piacevole al tempo stesso. Complimenti.
      Chiunque promuove cultura è da considerare come colui che, guidando, viaggia insieme agli altri alla ricerca delle linee che ci sono ma non si vedono e che disegnano strade non sempre facili da comprendere e percorrere, per arrivare sempre più vicino al fascino “dell’emozione ragionata”, alle logiche più o meno nascoste delle e tra le parole, ad avvicinarsi sempre più al concetto di bellezza personale e collettiva.
      Palermo è una sosta per me obbligata almeno una volta l’anno. L’opportunità di poter continuare amabilmente questo nostro discorso ci farà sicuramente incontrare.
      Un saluto sincero ad un grande siciliano.
      Alessandro Ristori

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  19. Ho trovato affascinante l’intervista di Cinzia al Poeta e sceneggiatore Ristori. La storia di vita dell’autore poggia su elementi fondamentali come L’amore, la Speranza, il perdono e il legame con la Sicilia arricchisce la sua formazione di uomo e di Artista. Da rabdomante delle emozioni Cinzia ha cercato nel Poeta la genesi della passione teatrale e, in particolare, dell’amore per il monologo. E a livello poetico Ristori sembra aver scelto uno stile asciutto, volto alla sottrazione, ispirandosi a grandi del nostro ‘900 come Ungaretti, Montale e, con mia particolare gioia, Caproni. La scelta del monologo deriva dall’esigenza di porre se stesso di fronte alle problematiche del nostro tempo: femminicidi, omofobia, guerra, solitudine. Ha cercato di dare le proprie risposte immedesimandosi nelle persone che conosce e in coloro che incontra. Cinzia, calata nella realtà dell’uomo e dell’artista, ha voluto sapere a chi avrebbe affidato un simile monologo in scena e tra i tanti nomi di attori straordinari e scomparsi, Ristori ha pescato anche nel vivaio dei più giovani come Favino o Pannofino. Interessante il suo consiglio di superare periodi così difficili come quelli che siamo chiamati a fronteggiare dedicandosi all’arte che, come disse qualcuno “salverà il mondo”. Cinzia, con la consueta bravura, è arrivata alla radice del monologo partendo dall’uomo e ha compiuto un percorso di analisi straordinario, rendendo omaggio all’opera di Ristori e al proprio talento. Li ringrazio entrambi.

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    1. Cara Maria,
      ho letto il tuo commento tutto d’un fiato e con molta attenzione. Poi ho respirato. Dopo ho pensato.
      Le tue riflessioni sono anche le mie. Hai colto quel che volevo si arrivasse a cogliere. Complimenti.
      La tua gioia nel leggere il nome di Caproni è la mia quando ne leggo i suoi versi asciutti, tondi, pungenti e lucidi, vivi e partecipati.
      “La bellezza salverà il mondo” e tutte le persone che scrivono fanno sempre più un passo in avanti per meritarsela.
      Grazie Maria.
      Alessandro Ristori

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      1. La sua gentilezza conferma l’idea che mi ero fatta di lei attraverso l’intervista più che esaustiva di Cinzia: le origini, le letture, la scelta di scrivere solo su ispirazione, lasciando decantare il primo testo, l’attenzione al sociale e il monologo che diviene grande prova di impegno civile fanno di lei un vero Artista. Le rinnovo il grato affetto.

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  20. Cara Cinzia, ho letto con molto interesse la tua intervista a Ristori e la trovo assai interessante con le tue domande specifiche e dirette all’autore come persona e come artista della parola o del linguaggio. Ne ho dedotto che l’autore nel riscontro alle tue è rimasto sempre “umano” in quanto non fa voli pindarici ma rimane immediato con la sua semplicità dialettica e si pone nello stesso piano di chi lo ascolta o lo legge. Per me basta questo per dedurre che è un “artista”. In tutte le sue risposte mi sono ritrovato nell’attimo in cui metto a fuoco una poesia. Il creare una poesia o un monologo, il dilemma dell’autore sta nel fatto di suscitare quell’emozione che lo rende compartecipe all’autore stesso, del suo sentire e del suo dire attraverso l’innesto esatto della parole nel punto esatto con la quale (la musicalità della parola) veicola il messaggio, facendone un tutt’uno tra significante e significato. Debbo ringraziare di cuore il Ristori per quanto espresso sulla mia Sicilia a tutto tondo e specialmente dal punto di vista culturale. La mia terra è stata sempre culla feconda di narratori e poeti che le hanno dato lustro nei secoli e penso anche nella contemporaneità.

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    1. Caro Pasqualino,
      nel leggere il tuo post alla mia intervista è come se ti conoscessi da tempo.
      Tu accenni dalla mia semplicità ma anche la tua non è da meno.
      La tua Sicilia non potrà mai essere anche la mia ma certamente l’ho nel cuore per mille e un motivo. Tanti soli vissuti nelle pieghe del mare siciliano; tanti tramonti rossi tra i carrubi; splendenti stelle e lune che rincorrono le notti.
      Grazia a te di cuore.
      Alessandro Ristori

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  21. Cara Cinzia, ho letto con interesse la tua intervista. Ho notato subito la “essenzialità” nelle tue domande, giuste a cogliere appunto l’anima dello scrittore, senza vuoti a perdere.
    A dire il vero anche le risposte mi sono piaciute, anch’esse esaustive e naturali, diciamo risposte con il cuore e non schematiche o troppo razionali.
    Nella forma con linguaggio accessibile, e nella sostanza molto comunicative. C’è spunto per riflettere, insomma. Lo scrittore trasmette empatia. Al di là di tutto, poi, ogni poeta o scrittore che sia, guarda il mondo con i suoi occhi e, certo, se ha anche la capacità di governare le parole per entrare con semplicità ed efficacia nelle anime di questo mondo, allora entra diretto in simbiosi con un messaggio universale che alimenta il respiro di questo bellissimo universo.
    Brava l’intervistatrice e bravo lo scrittore: giudizio umile di chi vive la vita con semplicità…

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    1. Caro Armando,
      grazie per il tempo che ha voluto dedicarmi nella lettura dell’intervista di Cinzia e poi con il suo post a commento.
      L’essenzialità è il fiato nascosto in ciascuna parola di poeta, quando poeta lo è. L’essenzialità è il non perdersi tra i rivoli del dire e non dire, nel linguaggio tecnico riservato solo a pochi. L’essenzialità è viversi alla continua ricerca delle potenzialità che ciascuno di noi ha dentro. Ma per molti è un viaggio faticoso e lungo che impone anche il mettersi a nudo prima di tutto con noi stessi.
      Il mio viaggio è cominciato ormai anni fa e più vado avanti più comodo viaggio. E se non è per tutti così, allora posso ritenermi fortunato.
      Grazie ancora per le tue riflessioni.

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  22. Ciao, Cinzia, ho letto l’intervista ad Alessandro Ristori. Davvero interessante per i temi trattati, per lo più da te suggeriti; ed anche perché Ristori, da quanto mi è dato constatare, è artista poliedrico, di grande esperienza e cultura.
    Io mi intendo più di poesia, che di altri generi letterari, per cui non sono in grado di valutare il suo reale valore e se effettivamente il dialogo sia da anteporre al monologo. Per tendenza personale normalmente tendo a preferire il dialogo.
    Tuttavia debbo riconoscere che vi sono dei momenti in cui il monologo diventa la forma più diretta ed efficace per esprimere il proprio animo ed in qualche modo è quello che più si avvicina alla poesia, la quale per sua natura è la forma più diretta di esplorazione e manifestazione dell’animo umano, oltre ad essere la sintesi estrema di ogni concetto.
    Il messaggio è lo stesso, anche se evidenziato in forma diversa. E quindi la differenza è nel linguaggio, nella parola. La parola a cui Ristori opportunamente dedica tanta attenzione. Delizia e cruccio di chiunque abbia scelto la poesia per esternare il suo mondo.

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    1. Caro Antonio,
      ti ringrazio del tuo commento. Certamente le mie risposte hanno avuto vita facile perché ho risposto a domande le cui caratteristiche maieutiche risultano oggettive. Concordo con te che potenzialmente poesia e monologo riescono a contenere alti messaggi che si esprimono solo in forme diverse.
      Ti ringrazio anche a nome di Cinzia.
      Alessandro Ristori

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  23. Un saggio sulla domanda e offerta della poesia. Metti il poeta nella chiarezza di cosa vuol dire fare poesia, domande intelligenti e vere, e sincere cristalline risposte. Hai dalla tua un vasto repertorio culturale e rendi chiara quale sia la strada per emozionare con la parola l’unica poesia che l’uomo racchiude in se e non mostra mai: l’anima, beltà universale di essere nel suo avere ricamo di gioia e dolore, invisibile a tutti ma materia vivente e incarnata dalla parola umana. Grazie Cinzia per questa luce culturale, un dono da fare tesoro per chi ama l’uomo nella sua poesia di vita.

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    1. Caro Nicolò,
      non c’è alcun dubbio che un’ intervista riuscita parte dalle domande che si formulano per arrivare alla chiarezza espositiva di chi risponde. Mi pare che in questo caso il gioco di squadra sia riuscito.
      Grazie del tuo commento.
      Alessandro Ristori

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  24. Complimenti, Cinzia, per come hai saputo formulare le domande al poeta e scrittore Alessandro Ristori che, peraltro, ho avuto il piacere di conoscere e ascoltare durante la recitazione di un suo bellissimo monologo tratto dal libro “Parole in scena”. Un’intervista sapientemente articolata e mai banale che mi ha incuriosita sino alla fine. Molto spesso le interviste si limitano ad uno sterile “botta e risposta”, che non permette all’intervistato o al lettore di andare oltre il semplice significato delle parole, cosa che invece, con te non accade mai, poiché la semantica di cui sei un’espertissima conoscitrice, racchiude un intero Universo.

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    1. Cara Carla,
      quello che tu chiami “l’universo semantico” di Cinzia Baldazzi ha saputo cucire domande pertinenti che hanno dato a me la possibilità di esprimere i concetti base sui quali poggia il mio architrave di scrittore che si dedica in egual modo alla poesia e al monologo teatrale.
      Ti ringrazio per gli apprezzamenti che mi hai rivolto e spero di continuare a vederti a mie nuove presentazioni di libri o spettacoli.
      Grazie del tuo commento delicato e preciso.
      Alessandro Ristori

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  25. Quando nelle interviste sono così belle le risposte, si deve dire grazie anche a chi ha formulato le domande, che sono riuscite a raggiungere i lati più interessanti non solo del poeta, ma soprattutto dell’uomo.
    La profondità dell’anima di Alessandro Ristori emerge da ogni sua parola, a cominciare dalle prime cinque che ha scelto per “disegnare il suo cammino di vita”, per continuare con le poesie dei poeti più amati (che sono anche i miei), con gli argomenti più importanti dei suoi monologhi, con l’amore per la Sicilia (grande anche il mio per i suoi sapori, i suoi colori, i suoi profumi, la sua bellezza, la sua storia).
    Bellissimo definire la poesia come il lavoro di un sarto che cuce le parole come si cuce un vestito; estremamente interessante il cammino dalla poesia al monologo, per trovare una forma più comunicativa della poesia; emozionante leggere e condividere con un poeta così importante (per chi come me scrive poesie) il pensiero che le parole scelte sono “sintesi di pensieri e di stati d’animo” e quindi pesanti come macigni, in modo da poter rendere al meglio le proprie emozioni.
    Un’intervista, dunque, che rivela una bellissima anima, che i lettori riescono sicuramente a conoscere attraverso le sue poesie e i suoi monologhi, e che un’altra bella anima, quella di Cinzia, è stata capace, maieuticamente, di portare alla luce per la gioia di noi lettori.

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    1. Cara Daniela,
      sono adesso io che rischio di perdermi tra le tue parole.
      Grazie per tutto quel che scrivi. E’ indubbio che chi risponde corre in discesa se le domande, ed in questo caso quelle maieutiche di Cinzia, sono giuste poste per dar modo a chi risponde di potersi esprimere al meglio. E proprio questo ho cercato di fare con naturalezza, franchezza e sinteticità a volte a scapito di approfondimenti che sarebbero stati tanto opportuni quanto forse troppo tecnici.
      Quando si crede nella nobiltà della parola ricercata, studiata e pesata, se ne deve poi indagare sempre il suo giusto uso e spendibilità anche in termini di scelta di tipologia di scrittura.
      Tutti gli scrittori sono come vetrine in allestimento dove ciascun capo esposto ha una sua logica. Certo, di vetrine brutte ce ne sono sicuramente in giro, ma io mi riferisco solo a quelle ben curate che suscitano interesse a chi si sofferma per guardare.
      L’anima degli altri è sempre bella se arriva dove dovrebbe arrivare.
      Le tue considerazioni mi sono arrivate probabilmente al pari di come le miei parole hanno destato in te interesse e riflessione. Un gioco di ruoli che s’invertono, come sempre la vita.
      Grazie del tempo che hai voluto dedicarmi.
      Alessandro Ristori

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  26. Molto interessante! Complimenti Cinzia e complimenti allo scrittore Alessandro Ristori. E’ meraviglioso quando lo stato d’animo di uno scrittore, attraverso la parola, raggiunge o cambia lo stato d’animo di un lettore o un ascoltatore, divenendo poi due parti all’unisono. Grazie Cinzia per le tue ottime recensioni ed interviste!

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    1. Caro Josè
      ti ringrazio per il tuo commento. Concordo con te quando affermi che attraverso la giusta parola che riesce a raggiungere il lettore le anime di chi scrive e di chi ascolta o legge diventano una.
      Grazie da me e da Cinzia.
      Alessandro Ristori

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  27. Intervista che è riuscita ad evidenziare la profondità dell’autore e l’importanza del lavoro di “scavo“ e tessitura della parola per farne poesia, la sua ricerca primigenia, fondante, ancor prima dell’atto comunicativo. Il passaggio della scrittura al monologo è sapientemente descritto e mette in risalto la capacità di Ristori di porsi in relazione con la scena teatrale. Poesia e teatro come due momenti diversi e complementari dell’esperienza letteraria. Il messaggio artistico deve essere libero di esprimersi in tutte le sue potenzialità e quindi la problematica del rapporto tra monologo e dialogo secondo me riguarda un aspetto prevalentemente sociologico più che quello strettamente artistico. Complimenti sinceri a entrambi per la capacità espositiva e l’interesse degli argomenti affrontati.

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    1. Cara Nadia,
      ti ringrazio per i tuoi commenti positivi dove ritrovo il ribadire di tutte quelle verità che mi sembra abbiano la fortuna ed il piacere di unirci come scrittori.
      L’atto comunicativo prima scritto poi letto o ascoltato non nasce mai da solo ma ha bisogno sempre di quello che tu definisci “scavo” e tessitura. Ed è quello che, chi scrive, dovrebbe essere tenuto sempre a fare.
      Grazie per il tuo tempo.
      Alessandro Ristori

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  28. Cara Cinzia, l’intervista è molto lunga e completa, l’autore mi sembra molto coinvolto. Naturalmente ognuno ha una propria precisa prerogativa nello scrivere, nel dialogo o anche nel monologo. Il modo come si forma un pensiero poetico è sicuramente un mistero: quando funziona ti rallegri e ti esalti, altrimenti arriva un momento di sconforto. Resta il fatto che bisogna lavorarci tanto, leggere, leggere e correggere anche. La tua è una bella intervista, completa e soddisfacente.

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    1. Caro Antonio,
      grazie per il tuo commento all’intervista che Cinzia mi ha proposto e realizzato. Il mistero, come tu lo chiami, è solo uno: quello della parola!
      Alessandro Ristori

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  29. Splendida intervista molto ben strutturata e davvero interessante.
    Complimenti, Cinzia, per la tua capacità di aiutarci a conoscere l’autore è approfondire le sempre interessanti tematiche affrontate.
    In questo caso la riflessione sulla parola e sulla poesia coni suoi ritmi è stata meravigliosa. Grazie ancora per il tuo prezioso ed altissimo contributo ❤️

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  30. Ciao Cinzia e scusa se rispondo solo ora alla tua sollecitazione, ma non è per noncuranza. Anzi, ho letto e riletto questa tua bella intervista ad un autore che, confesso, non conosco. Ho apprezzato molto che Ristori descriva la sua ricerca/costruzione delle parole poetiche, l’attenzione alla loro musicalità e, soprattutto di essere arrivato a perseguire l’assenza, in poesia, di punteggiatura. Mi vengono in mente le Iscrizioni romane a lettere capitali, scritte tutte di seguito senza cesura (punteggiatura) tra l’una e l’altra e anche con abbreviature. Esperienza di possesso verbale faticosa e sublime, questa! Mi è piaciuto anche che abbia manifestato di prendere idee oltre che dalle letture anche e di più dall’osservazione e ascolto delle persone comuni. Infine, che abbia scelto di ricorrere alla prosa e addirittura al teatro, passando per il monologo (in fondo anche il monologo è un dialogo intimo), mi prende moltissimo. Detto tra noi, anche a me piace passare alla prosa ogni tanto, che amo considerare una specie di scioglimento della poesia. Sono cambi di cui gli scrittori hanno bisogno per essere tali. Pensa che qualche volta sento il bisogno di scrivere nelle due lingue moderne che conosco, francese e spagnolo, come per purificarmi dalle nostre parole italiane. Comunque, io resto un piccolo scriba.
    Grazie sincere per avermi messo a parte di questa tua istruttiva intervista e di avermi fatto conoscere uno scrittore. Un abbraccio!

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    1. Caro Matteo,
      grazie a te per avermi letto, per le tue parole e per le riflessioni che hai fatto.
      Cinzia, con questa sua intervista, mi ha offerto la possibilità di esprimere, anche se in modo sintetico, alcuni dei concetti base della mia scrittura.
      Concordo con te quando parli dell’importanza dell’osservazione. Chi scrive si ciba di ciò che lo circonda: persone, cose, atteggiamenti, sensazioni. Si fa il pieno, si accende il PC e… si parte!
      Qualche volta si sbaglia anche strada ma l’importante è… accorgersene in tempo.
      Grazie ancora.

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  31. Trovo questo autore, che è stato capace di cogliere, nel definirle, le parole che riassumono i valori più importanti, un uomo che ha saputo mettere a nudo la sua umanità, fatta di momenti di ascesa e di discesa.
    Questa sua sensibilità ha portato a percepire i cardini dell’essere uomo.
    Un essere che si interroga sul senso del suo vagare, che sa percepire valori profondi, come quello della maternità e dell’amore e che, coltivando la parola come atto esplicativo del sé, si nutre di interessi, letture, teatro.
    Auguro e mi auspico che la letteratura lo porti a trovare conforto nel pensiero, il quale, una volta elaborato e ripensato, si sublima in versi..
    Ed altra letteratura…

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    1. Cara Valentina,
      voglio ringraziarti per le parole profonde di questo tuo commento. In questa mia intervista, ben strutturata dalla critica Cinzia Baldazzi, sono stato sincero, asciutto e vero. Chi scrive cerca sempre le possibili verità d’anima nascoste in tutto ciò che ci circonda. Poi, l’arduo compito di raccontarle . Avere a disposizione varie modalità di scrittura non ci imprigiona in un solo modo di comunicare ma offre la possibilità di “cambiare vestito alle parole” a seconda di cosa e di come lo si vuol comunicare.
      Grazie per il tempo che mi hai voluto dedicare.

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  32. Intervistatrice molto abile, Cinzia Baldazzi con le sue argute domande incita l’autore al dialogo e ne definisce i contorni in modo esaustivo e dinamico. Personalmente, mi ritrovo perfettamente nel percorso poetico dell’autore e condivido il suo modo di scrivere poesia. E’ un lavoro molto duro, il poeta, e non basta buttare giù alcune frasi o sommare belle parole, è un lavoro di ricerca che va compiuto dapprima sugli autori che sono già stati e solo successivamente trasferire questa ricerca su se stessi. E’ un percorso obbligato. Ne ho constatato l’efficacia leggendo molte opere intere di autori famosi e quello che si avvertiva, libro dopo libro, l’affinamento ed il perfezionamento della scrittura a volte completamente diversa nelle ultime sillogi rispetto alle prime. La poesia è un percorso lento, lungo, d’impegno costante e di ricerca. Il Ristori, dalle parole scaturite da questa intervista, è tutto questo.

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    1. Caro Massimo,
      mi permetto di affermare che la poesia, per certi versi, è come il vino. Un vino affinato o invecchiato in barrique o che comunque vive un percorso particolare dopo la sua prima lavorazione è un qualcosa che sorprende il palato dei degustatori più fini. Ma per arrivare a tutto questo produttori ed enologi si impegnano investendo in percorsi difficili ed impegnativi. Alla fine, annata dopo annata, il prodotto è sempre migliore.
      Ecco: la poesia, come affermi in questo tuo gradito commento è anche tutto questo, Un percorso frutto di una ricerca continua, di una sperimentazione che non si ferma mai, nemmeno dopo il punto dell’ultima parola dell’ultima poesia scritta.
      Io per quel che posso e sono in grado, cerco di fare questo. E se non ci riesco “il mio prodotto è destinato a rimanere in cantina”.
      Grazie del tuo tempo.

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  33. Un’intervista a tutto campo in cui dai al Ristori la possibilità di esprimere profondamente l’origine dei suoi sentimenti, delle sue emozioni e tutto quanto concerne la provenienza dei suoi scritti. Non conosco le sue poesie, però amo poco quelle senza punteggiatura e tutte con la lettera minuscola. Ma questo forse è un limite di chi, come me, proviene dalla scuola presessantottina. Complimenti ad entrambi per la strutturazione del vostro distensivo dialogo!

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    1. Cara Gabriella,
      ti ringrazio per questo tuo commento.
      Non mi avventuro in discorsi che potrebbero dilungarsi ampiamente ma tengo solo a precisare che la scelta della negazione dell’interpunzione è per me solo da riferire ovviamente alla poesia che visto che vive “solo di parole” se inserite “al posto e in modo giusto” potrebbero offrire di per se quelle pause che i segni di interpunzione rappresentano nel nostro scrivere corrente.
      Ma, ovviamente, si tratta solo di opinioni e di scelte. Nessuna a priori è sbagliata e quindi tutte le scelte son giuste. I “conti” naturalmente si fanno davanti al prodotto finale.
      Grazie del tempo che hai voluto dedicarmi.

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  34. Ricordo bene Alessandro Ristori e rammento il suo garbo e la sua grazia nelle premiazioni de “I colori delle parole” cui ho assistito.
    L’intervista è molto interessante, frutto, come spesso accade quando le interviste sono significative, del combinato tra lo spessore dell’intervistato e delle capacità dell’intervistatore. Occorre, insomma, che chi risponde abbia qualcosa di sostanzioso da dire e che sappia ben presentarlo e che chi domanda sia parimenti capace di “estrarre” materiale che sappia poi attrarre il lettore.
    In questo caso la digressione sulla preesistente poetica di Ristori per poi giungere al suo approdo teatrale e al monologo in particolare risulta molto ben costruita. Non è da poco la chiarezza e la semplicità che entrambi avete dimostrato di saper usare. Molto importante il delineare con precisione, direi quasi una vera e propria rivalutazione, del carattere riflessivo del monologo, vieppiù importante in un’epoca dove pare che solamente il cicaleccio e le urla sgarbate siano unici modi di esprimersi.
    Complimenti sinceri pertanto a entrambi.

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