Giù la maschera (Maestro ai tempi della pandemia) della dottoressa Iolanda Virzì (Antipodes Edizioni 2022)









Mia Relazione
Iolanda Virzì, Iole per gli amici è un’insegnante in pensione da poco tempo, è Accademica di Sicilia. Tra i vari interessi annovera anche quello per il teatro. Poetessa in quanto ha pubblicato una raccolta di poesie dal titolo Il corpo dell’anima (Anteprima) e saggista per avere pubblicato il saggio Maestro unico in una società a pezzi (Albatros) per il quale, nel 2019 ha ricevuto il Premio “Mario Pannunzio” per la sezione Giornalismo. Altri riconoscimenti ha ricevuto la nostra autrice. Cito a tal proposito una prestigiosa segnalazione di merito nel 1986 al Concorso Poesie Dialettali organizzato dall’associazione ASLA e nel 2002 un’altra segnalazione di merito al Concorso poesie in Lingua Italiana organizzato dall’Accademia Costantiniana “Tomasi di Lampedusa”.
Argomento principale di questo incontro è la presentazione del saggio Giù la Maschera – Maestro ai tempi della pandemia Edizioni Antipodes. Ringrazio naturalmente tutti i presenti e la direzione dell’hotel Joli che ci ospita immaginando tutti di puntare i riflettori sull’autrice e sulle sue opere.
La scrittrice, attraverso le pagine del saggio “Giù la maschera” proietta il lettore, sin dall’inizio della lettura, nel mondo della comunicazione nell’ambito scolastico e questo è abbastanza ovvio considerato il lavoro che svolgeva e svolge tuttora la maestra Iole Virzì.
Il saggio inizia con la descrizione della Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza svoltosi il 22 novembre 2019 presso il liceo socio pedagogico di Palermo Regina Margherita. Nel programma era prevista la presentazione del primo libro scritto dalla Virzì e già citato, Maestro unico in una società a pezzi organizzato dalla qui presente Professoressa Maria Patrizia Allotta e con la presenza illustre del Professore Tommaso Romano.
“L’uso delle nuove tecnologie ha modificato le modalità di comunicazione. L’impiego cresce tra i giovani e anche tra i bambini con conseguente dipendenza. Il loro uso prolungato, come sappiamo, presenta dei pericoli: addirittura parliamo di perdita di contatto con la realtà”, scrive l’autrice introducendo il lettore su una tematica sempre più attuale, considerati gli sviluppi esponenziali ai quali stiamo assistendo riguardo l’uso delle nuove tecnologie informatiche, in primo luogo i social. In tal modo l’autrice, previo interessanti riferimenti all’uso corretto del linguaggio verbale e non, lancia un monito sul quale riflettere.
Scrive ancora l’autrice “I due problemi, la dipendenza dai mezzi tecnologici e la tendenza all’isolamento, sono strettamente connessi fra loro, poiché il rapporto diretto con le persone presuppone un coinvolgimento emotivo completo nella comunicazione, dalla quale può nascere un legame interattivo”. Intravedendo pertanto una nuova problematica sulla quale riflettere e intervenire dal momento che “Contrariamente a quello che potremmo immaginare il linguaggio rappresenta a tutti gli effetti un modo di essere.” Aggiungo io, con riferimento al linguaggio, non soltanto come viene esplicitato ma anche e soprattutto dove, attraverso quali canali considerato che l’uso sfrenato delle nuove tecnologie molto spesso ne svilisce la completezza e l’efficacia.
E va sottolineato, tra le altre cose, il tentativo riuscito di Iole Virzì di rimettere le persone al centro, nel momento in cui afferma che “Il mezzo più potente non è Facebook, internet, Instagram o chissà che cosa, ma il mezzo più potente siamo noi stessi”. E per dare forza ai suoi ragionamenti l’autrice fa spesso riferimento a citazioni di tipo biblico denotando una particolare attenzione alla spiritualità attraverso la frequentazione nel mondo cattolico.
“L’educatore ha il compito di guidare non d’imporre o soffocare la libertà dell’individuo in crescita: bisogna che egli osservi a distanza e intervenga in modo opportuno”. Apprezzo molto questa affermazione in quanto sappiamo benissimo che la libertà è uno degli elementi più importanti e improcrastinabili, passatemi il termine, nella vita di un essere umano. Anche perché la libertà attiene al campo della creatività e alla libera espressione dell’individuo seppur nel rispetto delle regole sociali condivise. E fatto salvo l’assioma che da adulti siamo ciò che abbiamo vissuto, introiettato, sperimentato da giovani imberbi, ecco l’importanza delle istituzioni scolastiche e degli operatori che vi lavorano. Tanto è vero che a pagina 75 del Capitolo IV “Io resto a casa” citi Ferzan Özpetek: “Si lasciano mai le case dell’infanzia? Mai: rimangono sempre dentro di noi, anche quando non esistono più, anche quando vengono distrutte da ruspe e bulldozer, come succederà a questa”. E l’autrice aggiunge: “la casa è l’ambiente in cui cresciamo, in cui si formano le nostre abitudini, la casa è il luogo dove abbiamo iniziato a vivere”.
“Il linguaggio che apre il campo alla narrazione” e rischia di essere snaturato, avverte l’autrice, in quanto aggiungo che la velocità e la quantità delle informazioni che circolano attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie va a scapito dell’accuratezza, della forma e del rispetto delle regole grammaticali. Situazione che, avverte ancora l’autrice, mina, in parte, il mantenimento dell’identità e delle tradizioni che passa anche attraverso il corretto uso e la corretta conoscenza della nostra lingua madre, l’italiano!
Nel capitolo VII “Come e che cosa insegniamo” l’autrice scrive: “L’insegnamento presuppone una costante attenzione di scelte operative, di adeguate metodologie didattiche, che richiedono competenze specifiche, le quali non si ottengono una volta e per tutte con lo studio svolto durante gli anni di università o mediante il superamento di concorsi, ma anche attraverso l’aggiornamento e la formazione permanente. Il docente è chiamato a valutare la propria azione educativo-didattica, a osservare e sperimentare sul campo.
Così come lo scienziato ha un punto di partenza dal quale condurre il lavoro attraverso ipotesi, necessarie per procedere nel lavoro da cui trarre poi delle conclusioni, allo stesso modo l’insegnante ha un punto di partenza, senza il quale verrebbe in parte vanificato l’obiettivo che si prefigge di raggiungere”.
Nel saggio della dottoressa Iole Virzì viene messo in evidenza l’importanza del rapporto tra il maestro e gli alunni che, non dimentichiamolo mai, forma il suo pensiero, i suoi valori referenziali, la sua visione soggettiva della vita all’interno della famiglia. La stessa assume pertanto un ruolo fondamentale nel percorso formativo non solo scolastico dei ragazzi, in quanto, a mio parere, non deve confutare il lavoro che viene svolto in classe, deve piuttosto stimolare e favorire il fluire della conoscenza e la didattica, che trova il suo naturale proseguimento nei compiti da svolgere a casa e anche qui l’auspicio è che i ragazzi trovino terreno fertile, all’interno della famiglia, dell’abitazione. Ovvero tanta serenità e il tanto agognato silenzio, in una società, purtroppo, sempre più rumorosa e caotica.
L’opera di Iole Virzì ha anche il merito di inserirsi nel tema del Covid, tutti ne abbiamo ancora vivida memoria, contestualizzandolo all’interno dei temi proposti e analizzandone anche gli aspetti legislativi seppur en passant, consentitemi il francesismo.
Nel testo vengono messi in evidenza i cambiamenti che il mondo della scuola ha dovuto mettere in campo, per evitare il blocco delle lezioni e dello svolgimento dei programmi scolastici.
Dall’VIII capitolo leggo: “Nel 1958, approfondendo il tema, Isaac Asimov annunciava un futuro in cui le macchine avrebbero svolto tutte le mansioni quotidiane, ma dichiarando che, a quel punto,l’umanità avrebbe subito un processo di regressione”. Molto interessante questa sorta di predizione che si è poi avverata e oggi ulteriormente allargata nel campo dell’Intelligenza Artificiale.
Concludo dicendo che il lavoro della dottoressa Iole Virzì è consistito nel raggruppare il pensiero dell’autrice frutto dei suoi studi, delle sue esperienze, della sua visione del mondo il tutto arricchito da importanti citazioni e riferimenti filosofici e legislativi.
“Lo scopo di questo breve saggio, interpretando l’esigenza di molti educatori impegnati sia nella scuola, che in famiglia, – ha dichiarato l’autrice Iole Virzì – è quello di riportare l’opinione pubblica alla riflessione sul tema dell’educazione, dalla quale dipende il futuro dell’umanità, non avulsa da un contesto sociale, quale si presenta l’attuale sistema, complesso e polimorfo. Il mio lavoro nasce nel periodo della pandemia, durante la quale sono emerse con più evidenza le problematiche legate a tutti gli aspetti e agli elementi che intervengono nella crescita umana e accompagnano l’individuo per tutta la vita, dalla nascita alla morte.
La pandemia paradossalmente ha offerto uno spaccato sociologico con una visione complessivamente mondiale, in grado di farci comprendere la realtà in un periodo storico particolare, attraverso l’individuazione delle varie problematiche, legate all’uomo e all’ambiente. Nonostante la difficoltà di aprire un campo di lavoro delineato, e tuttavia necessario, per affrontare un futuro, che sembra più che mai sottoposto alla precarietà, è possibile prevedere o interpretare gli eventi che si susseguono. Motivo per cui – prosegue Iole Virzì – c’è bisogno di riflettere con attenzione, sui “segni” che la vita ci rimanda, come effetti delle nostre azioni. Così l’itinerario biblico, riguardante la venuta di Cristo, ha rappresentato nel Natale del 2020, un modo per intraprendere un’autoanalisi, attraverso simbologie interessanti e riconducibili alla vita dell’umanità. Infatti Betlemme, in ebraico “Beit Lehem” significa la “Casa del Pane”, rappresenta la guida per entrare ed attraversare il labirinto della pandemia, durante la prima fase, sottoposta al lockdown.
C’è un filo conduttore lungo tutti gli argomenti su cui si articola il saggio, trattati attraverso la visione dell’uomo considerato nella sua integrità. Sono essenzialmente più le domande che le asserzioni poiché queste hanno l’obiettivo di suscitare l’interesse sui temi attuali e di insinuare il dubbio su verità che purtroppo non si sono rivelate tali. Così la maschera e lo specchio diventano le metafore per interpretare il vissuto nella propria espansione emotiva ed esistenziale, in un periodo caratterizzato da una profonda sofferenza.
Sul piano dell’insegnamento, la disposizione attuativa sulle misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”, ha sospeso le attività educative e didattiche sino al giorno 15 marzo 2020, ed ha introdotto l’attivazione della didattica a distanza. Sono emersi i limiti sul piano prevalentemente psicologico dell’uso dei mezzi tecnologici, seppur all’interno delle nuove generazioni già catapultate in un mondo virtuale.
Ciò dimostra che l’insegnante è superiore al computer, come ogni uomo è superiore a qualunque strumento. Questo ci permette già di riconoscere il ruolo dell’insegnante nella scuola, affermando che Internet fornisce l’informazione, mentre la scuola è deputata alla formazione. Due cose diverse! È la società tutta quanta, che educa ed educa in modo permanente, nella trasmissione del sapere e dei suoi valori umani e culturali, che a sua volta devono essere rielaborati dalle nuove generazioni alle quali sono richieste le capacità necessarie per affrontare la realtà che muta continuamente. E siccome la società è in crisi, è in crisi anche la capacità di educare, di essere credibile agli occhi di tanti giovani i quali mostrano profondo disorientamento e sfiducia nel futuro che li attende. Ciò richiede un cambiamento, una maggiore consapevolezza, da attivare in tutti i campi, affinchè possiamo non accettare passivamente gli eventi che accadono, ma divenire soggetti attivi, divulgatori di valori umani.
In conclusione, per educare le nuove generazioni in una nuova prospettiva antropologica, è richiesto a noi adulti di rinvigorire le nostre azioni con intelligenza e responsabilità, attingendo a fonti sicure, nell’assunzione corretta di ruoli, (imprenditori e politici, medici e assistenti, genitori e figli, insegnanti e studenti), senza cadere nell’ambiguità ed affidarsi ad una collettività amorfa, tendente ad ingannare dietro false campagne propagandistiche, basate sull’apparente compromesso del “politicamente corretto”, che inducano a percorrere una strada che prima o poi potrebbe rivelarsi del tutto fallimentare.
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