“Il tutto e il niente” (La Gru Edizioni -2025) recensione di Francesco Pira

Non è solo un libro: è un atto d’amore verso le parole, verso la vita, verso l’altro. È una risposta lenta e pensata all’immediatezza sterile dei nostri tempi. È una raccolta che parla al cuore, ma interroga anche la mente, con la forza del pensiero e la delicatezza dell’emozione.

di Francesco Pira

Viviamo un tempo in cui la comunicazione è rapida, liquida, spesso evanescente. Nell’epoca dell’“usa e getta” anche le parole rischiano di perdere peso, le relazioni si sfaldano nella fretta, l’amore si trasforma in un consumo emotivo, privo di radici. È in questo contesto che la scrittura di Antonino Schiera, nel suo ultimo libro Il tutto e il niente. Aforismi e divagazioni sull’amore (Edizioni La Gru), si propone come un atto di resistenza culturale e spirituale. Attraverso aforismi, monologhi e componimenti poetici, l’autore restituisce alla parola il suo valore originario: strumento di rivelazione, riflessione e comunione. Da sociologo della comunicazione, trovo in quest’opera una proposta significativa che non si limita a esprimere emozioni individuali, ma ci invita a guardare dentro i meccanismi della nostra epoca, interrogandoci su cosa siano diventati l’amore, il pensiero e il linguaggio oggi.

La forza del testo risiede nella sua ibridazione stilistica. Aforismi, monologhi e versi poetici si alternano in una sinfonia di voci che non solo raccontano l’amore, ma lo pensano, lo osservano, lo analizzano. Come afferma il prof. Daniele Fazio nella prefazione: “Si presenta, innanzitutto, come un intreccio di generi letterari – l’aforisma, il monologo, la poesia – che esprimono la riflessione, ma ancora di più le emozioni dello scrittore innanzi all’esistente e ciò a partire da una dimensione fondamentale dell’essere umano: l’amore”. In una società dominata dalla brevità e dalla superficialità della comunicazione digitale, l’aforisma torna ad essere una forma potente di condensazione del pensiero. Schiera lo utilizza come una lama sottile: ogni frase è una ferita o una carezza. Gli aforismi “succosi e sofferti”, come li definisce Fazio, sono strumenti per “il dialogo, la meditazione e la provocazione”.

Francesco Pira e Antonino Schiera

E proprio qui risiede la valenza sociologica dell’opera: l’aforisma, nella sua concisione, costringe il lettore a fermarsi, a pensare, a prendere posizione. È una forma controculturale nella società della velocità. È pensiero rallentato, resistenza alla dissoluzione del significato. Il monologo, come “pennellata di riflessioni ad alta voce”, mette in scena un Io che non è mai del tutto chiuso in sé stesso. La voce dell’autore, pur profondamente intima, intercetta costanti universali: “diventa indicazione per esplorare sentimenti ed emozioni proprie dell’Autore, ma che in qualche modo intercettano costanti appartenenti alla vita di ogni essere umano”. Nel mondo contemporaneo, dove la dimensione interiore è spesso anestetizzata, dove l’autenticità è sostituita dalla performance dell’identità, il monologo di Antonino Schiera è un ritorno all’essenza. È un recupero del sé come soggetto critico e sensibile.

I versi poetici, infine, rappresentano i picchi emotivi dell’opera. Non sono solo espressione lirica, ma strumenti di comprensione antropologica. Come ci ricorda Fazio: “offrono immagini che vanno accostate senza fretta e che possono essere oggetto di aperture nuove circa le dinamiche interumane contemporanee, fungendo anche da richiamo all’autenticità per sottrarre quanto più possibile l’umano alla superficialità e all’appiattimento”.

In chiave sociologica, uno degli aspetti più significativi del libro è la sua riflessione sull’amore. In un mondo dove le relazioni sono sempre più liquide, come descritto da Zygmunt Bauman, l’amore perde consistenza, diventa prestazione, paura, attaccamento momentaneo. Eppure, Schiera lo restituisce nella sua duplice essenza: “L’amore può essere veramente tutto e può essere anche niente – mancanza e sovrabbondanza – tanto che con amore spesso si dicono anche esperienze che distruggono l’uomo stesso perché incendiate da passioni tristi.”

Questa visione richiama proprio la crisi semantica del termine “amore”, oggi svuotato dal suo senso originario e spesso ridotto a semplice desiderio di possesso. In tale contesto, la scrittura di Schiera diventa una forma di riappropriazione simbolica: amare significa tornare a sentire, a vedere, a comprendere. Il suo amore non è idealizzato né retorico. È un amore pienamente umano, fragile, capace di ferire e salvare. Come sociologo, vedo in questa ambivalenza una verità profonda: l’amore è lo spazio in cui il soggetto si misura con l’altro, ed è proprio nell’incontro – spesso asimmetrico, a volte fallace – che si costruisce lo scopo dell’esistenza.

La nota dell’autore ci offre un’ulteriore chiave interpretativa. Scrivere, per Schiera, non è solo espressione artistica: “Scrivo perché amo scrivere, perché mi fa stare bene. Scrivo perché mi piace fare riflettere e fare sognare le persone. Scrivo perché mi fa sentire vivo, perché sono vivo”. Questa dichiarazione non è affatto banale. In un’epoca in cui l’essere umano rischia di diventare consumatore passivo di contenuti, Schiera incarna l’autore come soggetto attivo della comunicazione, che scrive per lasciare un segno, non per ricevere like. E ciò rende questo libro una testimonianza esistenziale oltre che letteraria.

Il tutto e il niente non è solo un libro: è un atto d’amore verso le parole, verso la vita, verso l’altro. È una risposta lenta e pensata all’immediatezza sterile dei nostri tempi. È una raccolta che parla al cuore, ma interroga anche la mente, con la forza del pensiero e la delicatezza dell’emozione. Come studioso della nostra società, posso dire che opere come questa sono più che mai necessarie. Esse ci aiutano a ritrovare il valore del linguaggio, a riflettere sull’essenza dell’amore e dell’identità, a riscoprire la bellezza del pensiero riflessivo nella contemporaneità che troppo spesso lo rimuove.

Antonino Schiera ci lascia parole da sentire, da meditare, da abitare. E, soprattutto, ci ricorda che scrivere – e leggere – può ancora essere un atto di libertà e di verità.



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Pubblicato da Antonino Schiera

Sono nato a Palermo dove attualmente risiedo. Ho collaborato con il quotidiano “Giornale di Sicilia”, e “L’Ora” e con il “Giornale Cittadino Press”. Attualmente collaboro con il sito d’informazione “Il Salto della Quaglia” e con il Social Magazine “Culturelite”. Nel 1992 ho vinto il premio creatività della rivista “Millionaire” (Milano). Nel 2013 pubblico a Roma la mia prima raccolta di poesie Percorsi dell’Anima (Europa Edizioni). Nel 2015 ho pubblicato due brevi storie, Moderno emigrante e Natale a Trieste all’interno della raccolta di autori vari Natale 2015 (Società Editrice Montecovello, Roma). Nel 2016 ho pubblicato la seconda raccolta di poesie Frammenti di colore (Edizioni La Gru), prefazione di Carmine Papa finalista del II Premio Giornalistico Letterario “Piersanti Mattarella”. Nel 2017 ho creato e curo attualmente il presente Blog letterario “Riflessioni d’Autore”. Nel 2019 ho pubblicato con Il Convivio Editore la raccolta di poesie Meditare e sentire con prefazione di Francesca Luzzio, successivamente la raccolta di poesie Sciabordio vitale sotto il cielo plumbeo (terzo posto al IX Premio Nazionale di Persia “Himera”). Nel 2021 ho pubblicato il racconto autobiografico La valigia gialla, edito da Libero Marzetto, secondo posto al II Premio Letterario “Antonio Veneziano”. La stessa opera è stata finalista al Premio Letterario Giornalistico “Nadia Toffa”, 2023. Nello stesso anno ho firmato la prefazione generale e quella dei singoli tomi, cinque in totale, dei volumi dal titolo Le pietanze” (Edizioni Museo Mirabile, Marsala) dedicati alla cucina siciliana curati da Salvatore Mirabile. Nel 2023 ho pubblicato il racconto Berenice con la Fondazione Thule Cultura di Palermo prefazione di Maria Patrizia Allotta, postfazione di Ciro Spataro, II classificato al Premio “Piersanti Mattarella”, edizione 2024; finalista al XV Premio Internazionale Navarro di Sambuca di Sicilia. Nel 2025 ho pubblicato “Il tutto e il niente” – Aforismi e divagazioni sull’amore, prefazione di Daniele Fazio (La Gru Edizioni). Per la mia opera letteraria complessiva ho ricevuto nel 2023 a Bisacquino (Palermo) il “Premio Letterario Mons. Giuseppe Petralia”, vescovo e poeta. Nel 2025 nel Premio Letterario “Castello e Parco di Maredolce – Sant’Erasmo Nautilus” la poesia Sei il mare dentro la mia isola si è classificata al primo posto e il racconto Arancine a Cefalù, pesce fresco a Castel di Tusa si è classificato terzo. Nel mese di maggio 2025 ho ricevuto la Croce al Merito per la Riconquista della Real Compagnia Beata Maria Cristina di Savoia Regina delle Due Sicilie. Per “La Settimana delle Culture” 2025 nella Piazzetta Bagnasco di Palermo ho presentato il testo teatrale “Dialogo sull’amore”, con la partecipazione dell’attrice Giovanna Cammarata e della giornalista Gilda Sciortino. Ho ideato e organizzato il ciclo d’Autori contemporanei “Calici di Poesie a Isnello” (due stagioni), un reading poetico a Collesano “Il mondo visto con gli occhi della poesia” (tre stagioni) e un ciclo di quattro incontri con accademici della cultura e scrittori a Piazzetta Bagnasco, Palermo. Nel mese di settembre 2025 ho ricevuto il Premio “Athena CulturElite”, per avere pubblicato miei articoli nel Magazine CulturElite e per avere pubblicato il mio racconto “Berenice” con la Fondazione Thule Cultura del Professore Tommaso Romano. Nel mese di ottobre 2025 ho ricevuto il Premio Speciale “Spiritualità e Letteratura” all’interno della IX edizione del Premio Nazionale di Poesia “Giulio Palumbo” a Ficarazzi, il cui presidente è il Professore Tommaso Romano. Nel mese di ottobre 2025 sono stato insignito da parte del professore Tommaso Romano della carica di accademico ordinario A.S.C.U. Accademia Siciliana Cultura Umanistica con la nomina di cancelliere. Ho anche ricevuto il Premio Speciale “Spiritualità e Letteratura” nell’ambito del concorso poetico “Giulio Palumbo” con la seguente motivazione: “poeta e narratore, con sette pubblicazioni, interpreta la scrittura come epifania sacra e come primato della libertà”. Nello stesso mese ho portato felicemente a compimento l’incarico di curatore della sezione poesie nel I Concorso Letterario L’Approdo Narrativo Mondello. Si sono tra gli altri occupati della mia opera: Franca Alaimo, Lavinia Alberti, Angela Balistreri, Biagio Balistreri, Angelo Barraco, Myriam De Luca, Teresa Di Fresco, Emanuele Drago, Claudio Falletti, Giovanna Fileccia, Piergiorgio Francia, Teresa Gammauta, Sandra Guddo, Sergio Infuso, Marianna La Barbera, Salvatore Lo Bue, Gabriella Maggio, Gioele Pennino, Maria Elena Mignosi Picone, Guglielmo Peralta, Francesco Pira, Fulvia Reyes, Emilia Ricotti, Lucia Rizzo, Tommaso Romano, Roberta Strano, Anna Vincitorio. Ho organizzato un numero consistente di presentazioni e incontri con i lettori per promuovere i miei libri, partecipato a numerosi reading poetici e ricevuto alcune menzioni d’onore per tali partecipazioni. Inoltre ho recensito e promosso alcune opere di scrittori contemporanei. Esperto di marketing e comunicazione, coniugo l’amore per la poesia e la curiosità per ciò che mi circonda, utilizzando la parola come un ponte che può unire mondi che ancora non si conoscono..

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