Prefazione di Tommaso Romano. Umanesimo e Crisi Moderna nel Pensiero di Giuseppe Antonio Borgese di Luciano Schimmenti – Presentazione del Libro a Polizzi Generosa.

A partire da Francesco Petrarca possiamo riprendere criticamente l’Umanesimo senza sottometterci allo storicismo e, di conseguenza, senza cadere nell’abisso incapacitante dell’idea della caduta senza possibilità di redenzione. Peggio ancora è la lettura del falso tradizionalismo e del reazionarismo, che vede ovunque decadenza e solo nichilismo in un’epoca sbrigativamente tutta incentrata sul “moderno”, definito come crisi. Ma la crisi è anche passaggio e movimento.

    Le cose dell’uomo, del mondo e dell’universo non si possono definire con le lenti dell’ideologia. Anche la fantastica età dell’oro, come pure quella delle cattedrali e dei castelli, va storicamente valutata e non assolutizzata. In ogni epoca si ritrovano, sempre uguali e al tempo stesso sempre diverse, le forme della parabola naturale di ogni singola esistenza, pur nella stretta relazione con gli altri e con il mondo. La luce illumina ogni periodo e presuppone ciò che pure si manifesta non solo atmosfericamente: l’ineluttabile presenza dell’ombra, del buio e delle tenebre. Tale alternanza crea la realtà della visione e della civiltà, che insieme alle pietre dei templi conosce anche la rovina. Tuttavia permanente rimane lo stupore della risorgenza, della scoperta, della novatio del pensiero.

    Semi di umanità che si fa parola e scrittura germogliano anche dopo i roghi e dopo Hiroshima. La poesia non muore ad Auschwitz e continua a battersi, non solo a parole, per la libertà, insieme alla denuncia dell’ignominia e della resa morale. È l’eterna promessa biblica — non soltanto mitico-simbolica — che attraversa la controversia tra vita e morte nello statuto stesso dell’essere umano e, quindi, dell’umanità. Da Leonardo da Vinci a Caravaggio, da Boccioni a Faggin: tessere complesse, certo, difficili da collocare e da collocarsi nel posto giusto nell’immenso mosaico della storia, che pure talvolta sembra volerle distruggere.

    Questa è la premessa per sostenere che l’Umanesimo non si può mai concludere. Esso esisteva prima di Petrarca ed è ancora vivo oggi, forse più di quanto si sia disposti a pensare o ad argomentare.

    In tale rivisitazione dell’umanesimo, riconsiderato oltre le strettoie delle periodizzazioni, rimane centrale il soggetto attivo e pensante, capace di teorizzare i quanti e di affinare, senza paura, l’Intelligenza Artificiale, sua creazione dinamica, con la consapevolezza — non sempre palese — di essere Imago Dei e non semplici altezzosi Prometei. Un equilibrato antropocentrismo è infatti alla base della civiltà.

    Mirabile e straordinariamente efficace nella sintesi tanto pregnante è il presente studio di Luciano Schimmenti, intellettuale e artista libero, che ci aveva già consegnato un saggio paradigmatico e limpido su Giuseppe Antonio Borgese, dal titolo L’antizarathustra. Tempesta nel nulla di Giuseppe Antonio Borgese.

    Borgese — come sottolinea Schimmenti — è un poligrafo eccezionale, non soltanto l’autore di Rubè, pur immenso. Borgese è l’antizarathustra perché si oppone, con l’autentico e non contraffatto umanesimo suo, al superomismo, riannodando i fili: ora più legati a Tommaso Moro, ora più chiari nei contorni dei dissidi attraverso la responsabilità che gli deriva dalla sua teorizzazione dello Spazio Unificatore.

    In tale prospettiva egli rintraccia e attualizza nessi tra letteratura e filosofia, teologia, arte e storia, individuando nell’indicazione storica un fondamento e una scelta anche nell’ambito statunitense.

    La crisi del moderno va compresa, in Borgese e più in generale, a partire dal termine greco krisis, che significa decisione, scelta, ed è legato al verbo krinein (giudicare, discernere). Nella medicina antica la “crisi” era il momento decisivo della malattia: quello in cui il paziente o moriva oppure iniziava a guarire. Non era lo stato di sofferenza in sé, ma il punto di svolta. Senza crisi non c’è risoluzione; c’è soltanto una stasi infinita. Vedere la crisi come passaggio significa dunque cambiare prospettiva per trovare nuove soluzioni, anzitutto attraverso la consapevolezza.

    Così Schimmenti, con acribia e rara capacità narrativa, rintraccia e argomenta di Borgese brani e aforismi, fatti e opinioni, cosciente di avere già svolto — in altra sede — la ricomposizione pressoché completa della sua biografia autentica, non puramente archivistica. Emergono evidenziazioni peculiari e movimenti interpretativi anche radicali che restituiscono il Borgese più autentico.

    L’itinerario di Luciano Schimmenti è anche intimamente legato al suo senso proprio di intellettuale e fotografo indipendente dalle consorterie, anche pseudo-accademiche.

    Tutto ciò si iscrive in un lavoro di elaborazione culturale alto e coerente con la prospettiva di un Umanesimo che si rapporti alla socialità e al trascendente e che valorizzi il diritto umano sulla linea di Kant, contro ogni instabilità bestiale e violenta e contro il primato — in ogni dominio — della quantità.

    Borgese, come ogni pensatore che si misura onestamente con l’umano, rientra pienamente in questa linea, seppur accidentata, delle nuove e necessarie sintesi umanistiche, in grado di non soccombere alla furia distruttiva che pure ci circonda.

    Schimmenti fa così rifulgere — per riprendere la sua stessa immagine — l’oro dal piombo, con uno stile essenziale e sgombro da retoriche e dogmatismi, giungendo al cuore — anche attraverso le vicende biografiche, politiche e più strettamente personali — di una figura che sta al pari dei giganti novecenteschi.

    La stessa condizione umana di Borgese si pone in stretta relazione con la Weltanschauung per la quale egli si batte solitario e determinato, senza infingimenti e senza virtuosismi, ma con coraggio, in dimensioni epocali.

    Anche l’incontro di Borgese con Elisabeth Mann, figlia di Thomas Mann, è ben collocato da Schimmenti nel testo, all’interno di questa parabola nodale dello scrittore.

    L’auspicio di chi scrive è che, grazie al lavoro di Schimmenti, si possa riannodare l’architettura creativa e politica del pensiero di Borgese umanista, al servizio della causa dell’uomo e della sua centralità ontologica nella libertà e nel diritto. Un orizzonte politico-sociale talvolta plausibile, talvolta utopico, ma comunque proteso verso nuove e successive stagioni unificatrici per l’umanità, troppo spesso vittima di violenza, guerre e atti gratuiti.

    In questa chiave il messaggio di Borgese supera il cosiddetto pensiero debole e si fa universale, degno di una giustizia e di un’etica da intendersi anzitutto come valore e misura umana.


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Pubblicato da Antonino Schiera

Sono nato a Palermo dove attualmente risiedo. Ho collaborato con il quotidiano “Giornale di Sicilia”, e “L’Ora” e con il “Giornale Cittadino Press”. Attualmente collaboro con il sito d’informazione “Il Salto della Quaglia” e con il Social Magazine “Culturelite”. Nel 1992 ho vinto il premio creatività della rivista “Millionaire” (Milano). Nel 2013 pubblico a Roma la mia prima raccolta di poesie Percorsi dell’Anima (Europa Edizioni). Nel 2015 ho pubblicato due brevi storie, Moderno emigrante e Natale a Trieste all’interno della raccolta di autori vari Natale 2015 (Società Editrice Montecovello, Roma). Nel 2016 ho pubblicato la seconda raccolta di poesie Frammenti di colore (Edizioni La Gru), prefazione di Carmine Papa finalista del II Premio Giornalistico Letterario “Piersanti Mattarella”. Nel 2017 ho creato e curo attualmente il presente Blog letterario “Riflessioni d’Autore”. Nel 2019 ho pubblicato con Il Convivio Editore la raccolta di poesie Meditare e sentire con prefazione di Francesca Luzzio, successivamente la raccolta di poesie Sciabordio vitale sotto il cielo plumbeo (terzo posto al IX Premio Nazionale di Persia “Himera”). Nel 2021 ho pubblicato il racconto autobiografico La valigia gialla, edito da Libero Marzetto, secondo posto al II Premio Letterario “Antonio Veneziano”. La stessa opera è stata finalista al Premio Letterario Giornalistico “Nadia Toffa”, 2023. Nello stesso anno ho firmato la prefazione generale e quella dei singoli tomi, cinque in totale, dei volumi dal titolo Le pietanze” (Edizioni Museo Mirabile, Marsala) dedicati alla cucina siciliana curati da Salvatore Mirabile. Nel 2023 ho pubblicato il racconto Berenice con la Fondazione Thule Cultura di Palermo prefazione di Maria Patrizia Allotta, postfazione di Ciro Spataro, II classificato al Premio “Piersanti Mattarella”, edizione 2024; finalista al XV Premio Internazionale Navarro di Sambuca di Sicilia. Nel 2025 ho pubblicato “Il tutto e il niente” – Aforismi e divagazioni sull’amore, prefazione di Daniele Fazio (La Gru Edizioni). Per la mia opera letteraria complessiva ho ricevuto nel 2023 a Bisacquino (Palermo) il “Premio Letterario Mons. Giuseppe Petralia”, vescovo e poeta. Nel 2025 nel Premio Letterario “Castello e Parco di Maredolce – Sant’Erasmo Nautilus” la poesia Sei il mare dentro la mia isola si è classificata al primo posto e il racconto Arancine a Cefalù, pesce fresco a Castel di Tusa si è classificato terzo. Nel mese di maggio 2025 ho ricevuto la Croce al Merito per la Riconquista della Real Compagnia Beata Maria Cristina di Savoia Regina delle Due Sicilie. Per “La Settimana delle Culture” 2025 nella Piazzetta Bagnasco di Palermo ho presentato il testo teatrale “Dialogo sull’amore”, con la partecipazione dell’attrice Giovanna Cammarata e della giornalista Gilda Sciortino. Ho ideato e organizzato il ciclo d’Autori contemporanei “Calici di Poesie a Isnello” (due stagioni), un reading poetico a Collesano “Il mondo visto con gli occhi della poesia” (tre stagioni) e un ciclo di quattro incontri con accademici della cultura e scrittori a Piazzetta Bagnasco, Palermo. Nel mese di settembre 2025 ho ricevuto il Premio “Athena CulturElite”, per avere pubblicato miei articoli nel Magazine CulturElite e per avere pubblicato il mio racconto “Berenice” con la Fondazione Thule Cultura del Professore Tommaso Romano. Nel mese di ottobre 2025 ho ricevuto il Premio Speciale “Spiritualità e Letteratura” all’interno della IX edizione del Premio Nazionale di Poesia “Giulio Palumbo” a Ficarazzi, il cui presidente è il Professore Tommaso Romano. Nel mese di ottobre 2025 sono stato insignito da parte del professore Tommaso Romano della carica di accademico ordinario A.S.C.U. Accademia Siciliana Cultura Umanistica con la nomina di cancelliere. Ho anche ricevuto il Premio Speciale “Spiritualità e Letteratura” nell’ambito del concorso poetico “Giulio Palumbo” con la seguente motivazione: “poeta e narratore, con sette pubblicazioni, interpreta la scrittura come epifania sacra e come primato della libertà”. Nello stesso mese ho portato felicemente a compimento l’incarico di curatore della sezione poesie nel I Concorso Letterario L’Approdo Narrativo Mondello. Si sono tra gli altri occupati della mia opera: Franca Alaimo, Lavinia Alberti, Angela Balistreri, Biagio Balistreri, Angelo Barraco, Myriam De Luca, Teresa Di Fresco, Emanuele Drago, Claudio Falletti, Giovanna Fileccia, Piergiorgio Francia, Teresa Gammauta, Sandra Guddo, Sergio Infuso, Marianna La Barbera, Salvatore Lo Bue, Gabriella Maggio, Gioele Pennino, Maria Elena Mignosi Picone, Guglielmo Peralta, Francesco Pira, Fulvia Reyes, Emilia Ricotti, Lucia Rizzo, Tommaso Romano, Roberta Strano, Anna Vincitorio. Ho organizzato un numero consistente di presentazioni e incontri con i lettori per promuovere i miei libri, partecipato a numerosi reading poetici e ricevuto alcune menzioni d’onore per tali partecipazioni. Inoltre ho recensito e promosso alcune opere di scrittori contemporanei. Esperto di marketing e comunicazione, coniugo l’amore per la poesia e la curiosità per ciò che mi circonda, utilizzando la parola come un ponte che può unire mondi che ancora non si conoscono..

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