Storie – Natale a Trieste: l’idealizzazione di un amore [VIDEO]

Natale a Trieste – Breve racconto di Antonino Schiera

Mare_mare_mareA mio zio Giacomo

La nave della Marina Italiana, lasciò il porto di Trieste per una nuova esercitazione in mare aperto. La Seconda guerra mondiale, era terminata da venti anni, ma la memoria dell’uomo spesso è rancorosa nella sua pervicacia. Cosicché le armi avevano smesso di tuonare, ma non per sempre. La mano era sempre pronta ad azionare nuovamente il grilletto. La minaccia di una nuova guerra era sempre presente e gli Stati che fino a qualche anno prima avevano combattuto tra di loro, continuavano a mostrare i muscoli attraverso il dispiegamento di forze militari. Milioni di morti, sofferenza, distruzione, disperazione non erano bastati a placare definitivamente gli animi.

Mancavano pochi giorni al Natale del 1964. Francesco era imbarcato su una nave da guerra italiana, che in quel tempo di precaria tregua, serviva da deterrente e da monito contro nuovi potenziali conflitti. Francesco stava svolgendo il servizio militare nella città della bora, diciotto mesi lontano da casa. La sua famiglia viveva in Sicilia nel capo opposto, verso sud, dello stivale.

Pola_(incrociatore)_-_foto_ufficialeNell’animo di Francesco, albergavano due sentimenti contrastanti: da un lato provava nostalgia per la sua mamma, per il suo papà e per i suoi fratelli rimasti nella terra natia. Dall’altro lato, invece, viveva con gioia la possibilità di esplorare, di conoscere nuovi mari, nuove terre e nuove genti, ma anche le usanze e le tradizioni di altri popoli. Insomma poteva vedere il mondo attraverso gli occhi non solo suoi, ma anche di tutte le nuove persone che aveva modo di conoscere.

Aveva un animo sensibile Francesco. Spesso vergava poesie, non le scriveva nemmeno, ma rimanevano nella sua mente: gli facevano compagnia nei momenti di solitudine, quando le ripeteva come una nenia. Per la prima volta nella sua vita osservava le luminarie, le stelle ed i riverberi di luce dei presepi da una prospettiva diversa, dal mare. Una grande novità per lui, dato che non era abituato a navigare in mare, che aveva reso originale e che percepiva come fosse le braccia di una mamma, che culla il suo bambino.

Quel giorno la sua nave con i motori avanti tutta, era in piena navigazione verso sud, nel Mare Adriatico. Alla sua destra Francesco coglieva con lo sguardo nitida la costa italiana, con il campanile di San Marco a Venezia che si stagliava alto. Alla sua sinistra la costa della Jugoslavia era meno netta, ma ben visibile. Il compito di Francesco era quello di vegliare sulla sicurezza dell’equipaggio, controllando tutte le comunicazioni radio che potevano presagire un incombente pericolo. Il Natale imminente non addolciva i cuori di uomini al potere in piena guerra fredda e quindi bisognava stare sempre sul chi va là.

Francesco amava leggere e quella sera, nei momenti di pausa, era immerso nella lettura di un romanzo d’amore. Nella sua mente si era fatto un’idea di come poteva apparire la ragazza protagonista della storia condita di baci, sospiri, carezze e lettere. La radio gracchiava messaggi in chiaro ed il telegrafo di bordo continuava a ad emettere suoni, che solo lui e pochi altri potevano interpretare. Una serie interminabile di punti e di linee da far venire un mal di testa memorabile.

Il mare forza sei, con onde alte e maestose faceva beccheggiare la nave, in una sorta di danza innaturale piena di cigolii, che faceva sussultare tutto l’equipaggio e spostare da un punto all’altro tutto ciò che non era saldamente fissato alla nave stessa.

Francesco era nato in una località di mare. Lo osservava, sin da piccolo, dalla terrazza della sua casa a Palermo, a volte agitato, altre volte calmo, altre volte ancora semplicemente romantico, come il suo animo. Ma non immaginava che potesse esprimere una forza tale, da dominare un ammasso ferroso di diverse tonnellate di stazza.

piazza-dell-unita-d-italiaIntanto era calato il buio in quella notte che annunciava l’arrivo del Natale. La notte successiva sarebbe stata la vigilia della ricorrenza più importante della comunità cristiano cattolica. Francesco contava ormai i minuti che lo separavano dal turno di riposo. I suoi occhi, azzurri come il cielo, cercavano di intravedere ogni segno di vita nel buio della notte, ma il nero pece del mare aveva il sopravvento su tutto ciò che appariva sfavillante soltanto qualche ora prima.

Francesco voltando l’ennesima pagina del romanzo che stava leggendo vide l’immagine di una giovane donna impressa in una fotografia, che era celata tra le pagine di quel libro preso dalla biblioteca di bordo. Il tomo era enorme, ormai logorato da tante mani avide e bramose di sentimenti. Nella pagina successiva trovò una lettera che la donna aveva scritto ad un uomo. Lesse la lettera. Arrivato il suo turno di riposo, si calò nella brandina e chiuse gli occhi. “Mia cara non trovo le parole per dirti quanto sono felice in questo momento, ogni tua lettera rinnova ed intensifica il legame che ci unisce, qualsiasi dubbio che prima affiorava nella mia mente ora è solo un lontano ricordo. Devo dirti grazie, mille volte, per la gioia che mi dai: a volte mi sembra che la vita mi abbia dato troppo concedendomi la gioia di essere amato da te…”.

L’indomani mattina con i motori a tutta forza la nave puntava la prua verso la base, il porto di Trieste che in quel 24 dicembre del 1964 era sfavillante di luci natalizie, mercatini, giostre e teatrini posti nelle strade della città.

∞∞∞∞∞∞∞∞∞∞∞∞∞∞∞∞∞

Katarina aveva appena 16 anni e viveva a Fiume insieme ai suoi genitori ed ai suoi fratelli. Era una studentessa modello, ligia ai doveri scolastici e familiari. Spesso si recava a Trieste dai suoi zii per dare loro compagnia. Con il suo sorriso radioso e la sua proverbiale allegria era capace di risollevare gli umori più cupi. Per questo gli zii, Goran e Dragana, che non avevano figli erano felici di ospitarla in casa durante le vacanze scolastiche o nei fine settimana.

In una delle sue passeggiate domenicali Katarina, che aveva gli occhi profondi e neri, incrociò quelli di Francesco altrettanto profondi e blu. Lei stava ordinando un gelato al bar, sotto la stretta sorveglianza degli zii, lui era seduto al tavolo tra sbuffi di aria fredda e cristallina con lo sguardo malinconico e sognante. Era bellissimo nella sua divisa da marinaio in libera uscita e lei lo era altrettanto, agli occhi di Francesco, nel suo bel vestitino con i svolazzi di tessuto colorato ed i riporti in pelle; le calze lunghe; le scarpe da collegiale e quel leggero spruzzo di lentiggini nel viso, che la rendevano ancora più intrigante. Fu un amore a prima vista. Un amore adolescenziale una sorta di romantica idealizzazione, che si concretizzava nelle parole, nei gesti, nelle carezze, spesso immaginate e negli sguardi di Francesco e Katarina. Con una scusa Katarina si allontanò dagli zii e si intrattenne a parlare con Francesco nella città vecchia, il fragore del mare contro la riva come sottofondo. Si scambiarono gli indirizzi con la promessa di scriversi durante i lunghi periodi di navigazione.

Riuscirono a vedersi altre volte, ma di rado, quelle poche volte in cui la nave di Francesco rimaneva attraccata al porto e Katarina riusciva a raggiungerlo nel molo principale. La corrispondenza era fitta e piena di sentimenti, immortalati, nero su bianco, nelle tante lettere che si scrivevano: “Forse non resisterò a tanta felicità. Ti ringrazio per la tua completa dedizione, del tuo amore così impaziente, certo ti assicuro che sarai felice con me, farò tutto quello che è nelle mie forze ed oltre…” Passarono dodici lunghi mesi dal loro primo incontro.

Quella mattina del 24 dicembre Katarina era sul molo ad aspettare il suo Francesco. Poterlo abbracciare e stringere forte a se rappresentava ancora una volta il coronamento di una lunga e trepidante attesa, fatta di notti insonni e desideri d’amore.

Francesco tornato nel frattempo nella sua postazione di telegrafista contava i minuti ed osservava le onde che l’affilata prua della sua nave fendeva nel suo moto ondivago. Mancavano ormai poche miglia all’approdo ed il suo cuore batteva sempre più forte. Sapeva, però, che una volta arrivati in porto doveva sottoporsi allo snervante rituale tipico della marineria, prima dello sbarco definitivo a terra. La certezza di potersi perdere negli occhi di Katarina lo tranquillizzava e nello stesso tempo lo rendeva impaziente.

In lontananza riusciva ormai a udire il suono delle campane a festa di Trieste per l’imminente festività. La nave rallentò sfruttando l’abbrivio per entrare in porto. Ormai i motori erano al minimo e finalmente avvenne lo sbarco. La vide lì, con il fazzoletto bianco in mano e l’ombrello per ripararsi dalla pioggia. Katarina tentava di distinguersi tra la folla. I parenti, gli amici, le mogli, le fidanzate dei marinai formavano un gruppo consistente e indistinto di persone. Francesco corse a perdifiato giù dalla scaletta, si fece largo tra le persone. Ad un certo punto non la vide più. Sembrava di fosse smaterializzata, ma sapeva che lei era lì ad attenderlo. D’improvviso si dovette fermare. Non era più certo di andare nella giusta direzione. Tutto intorno era un brulicare di persone, di pianti, di abbracci scomposti dalla felicità. I secondi, i minuti passavano e la folla cominciò a dilatarsi. Francesco era disperato, non la vedeva ancora e non sentiva la sua voce. La bora scura particolarmente intensa in quel giorno, rendeva quel momento ancora più drammatico, pensò che forse non era lei la ragazza che aveva intravisto con il fazzoletto in mano. Temette che Katarina non aveva trovato il modo di venire a Trieste da Fiume, la città dove viveva con la sua famiglia. I colori divennero sbiaditi, la vista cominciava ad offuscarsi. Un colpo di tosse, un altro ancora, il vento che gli trafiggeva la gola. Il suono della campana era sempre più lontano come l’odore dei dolcetti natalizi e del vin caldo.

∞∞∞∞∞∞∞∞∞∞∞∞∞∞∞∞∞∞

Francesco sentì una fitta nel polpaccio destro, pensava di avere urtato qualcosa di duro nella sua spasmodica ricerca di Katarina. Invece sentì sulla pelle la pungente ruvidità di una coperta ed il lenzuolo bianco di una brandina. Il vento era, come per magia, sparito. Non capiva più nulla e nel tentativo di dare una risposta alle sue domande si sollevò di scatto urtando la testa contro qualcosa di duro. Si svegliò definitivamente dal sonno profondo in cui era caduto per via della stanchezza. Guardò l’orologio e capì che era giunto di nuovo il suo turno al telegrafo. La nave beccheggiava ancora in alto mare ed il boato dei flutti che si infrangevano sullo scafo, lo riportò alla realtà. Si rese conto che aveva sognato. Un bellissimo sogno che, una volta svanito, aveva il sapore del fiele. Francesco aveva sognato di potere avere accanto una donna da amare e con la quale creare una famiglia, come quella annunciata dalla stella cometa nella grotta di Betlemme, in quel preciso istante secondo la tradizione.

Sul viso di Francesco si materializzò un sorriso amaro in quanto aveva realizzato che al suo ritorno a Trieste nessuno lo avrebbe atteso e che la nave era ancora in alto mare. Katarina era soltanto un’immagine onirica, uscita dalle pagine di uno sbiadito e logoro libro d’amore.

Antonino Schiera (dedicata al mio amato zio Giacomo – Tutti i Diritti Riservati)


Scopri di più da Antonino Schiera - Riflessioni d'Autore

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Pubblicato da Antonino Schiera

Sono nato a Palermo dove attualmente risiedo. Ho collaborato con il quotidiano “Giornale di Sicilia”, e “L’Ora” e con il “Giornale Cittadino Press”. Attualmente collaboro con il sito d’informazione “Il Salto della Quaglia” e con il Social Magazine “Culturelite”. Nel 1992 ho vinto il premio creatività della rivista “Millionaire” (Milano). Nel 2013 pubblico a Roma la mia prima raccolta di poesie Percorsi dell’Anima (Europa Edizioni). Nel 2015 ho pubblicato due brevi storie, Moderno emigrante e Natale a Trieste all’interno della raccolta di autori vari Natale 2015 (Società Editrice Montecovello, Roma). Nel 2016 ho pubblicato la seconda raccolta di poesie Frammenti di colore (Edizioni La Gru), prefazione di Carmine Papa finalista del II Premio Giornalistico Letterario “Piersanti Mattarella”. Nel 2017 ho creato e curo attualmente il presente Blog letterario “Riflessioni d’Autore”. Nel 2019 ho pubblicato con Il Convivio Editore la raccolta di poesie Meditare e sentire con prefazione di Francesca Luzzio, successivamente la raccolta di poesie Sciabordio vitale sotto il cielo plumbeo (terzo posto al IX Premio Nazionale di Persia “Himera”). Nel 2021 ho pubblicato il racconto autobiografico La valigia gialla, edito da Libero Marzetto, secondo posto al II Premio Letterario “Antonio Veneziano”. La stessa opera è stata finalista al Premio Letterario Giornalistico “Nadia Toffa”, 2023. Nello stesso anno ho firmato la prefazione generale e quella dei singoli tomi, cinque in totale, dei volumi dal titolo Le pietanze” (Edizioni Museo Mirabile, Marsala) dedicati alla cucina siciliana curati da Salvatore Mirabile. Nel 2023 ho pubblicato il racconto Berenice con la Fondazione Thule Cultura di Palermo prefazione di Maria Patrizia Allotta, postfazione di Ciro Spataro, II classificato al Premio “Piersanti Mattarella”, edizione 2024; finalista al XV Premio Internazionale Navarro di Sambuca di Sicilia. Nel 2025 ho pubblicato “Il tutto e il niente” – Aforismi e divagazioni sull’amore, prefazione di Daniele Fazio (La Gru Edizioni). Per la mia opera letteraria complessiva ho ricevuto nel 2023 a Bisacquino (Palermo) il “Premio Letterario Mons. Giuseppe Petralia”, vescovo e poeta. Nel 2025 nel Premio Letterario “Castello e Parco di Maredolce – Sant’Erasmo Nautilus” la poesia Sei il mare dentro la mia isola si è classificata al primo posto e il racconto Arancine a Cefalù, pesce fresco a Castel di Tusa si è classificato terzo. Nel mese di maggio 2025 ho ricevuto la Croce al Merito per la Riconquista della Real Compagnia Beata Maria Cristina di Savoia Regina delle Due Sicilie. Per “La Settimana delle Culture” 2025 nella Piazzetta Bagnasco di Palermo ho presentato il testo teatrale “Dialogo sull’amore”, con la partecipazione dell’attrice Giovanna Cammarata e della giornalista Gilda Sciortino. Ho ideato e organizzato il ciclo d’Autori contemporanei “Calici di Poesie a Isnello” (due stagioni), un reading poetico a Collesano “Il mondo visto con gli occhi della poesia” (tre stagioni) e un ciclo di quattro incontri con accademici della cultura e scrittori a Piazzetta Bagnasco, Palermo. Nel mese di settembre 2025 ho ricevuto il Premio “Athena CulturElite”, per avere pubblicato miei articoli nel Magazine CulturElite e per avere pubblicato il mio racconto “Berenice” con la Fondazione Thule Cultura del Professore Tommaso Romano. Nel mese di ottobre 2025 ho ricevuto il Premio Speciale “Spiritualità e Letteratura” all’interno della IX edizione del Premio Nazionale di Poesia “Giulio Palumbo” a Ficarazzi, il cui presidente è il Professore Tommaso Romano. Nel mese di ottobre 2025 sono stato insignito da parte del professore Tommaso Romano della carica di accademico ordinario A.S.C.U. Accademia Siciliana Cultura Umanistica con la nomina di cancelliere. Ho anche ricevuto il Premio Speciale “Spiritualità e Letteratura” nell’ambito del concorso poetico “Giulio Palumbo” con la seguente motivazione: “poeta e narratore, con sette pubblicazioni, interpreta la scrittura come epifania sacra e come primato della libertà”. Nello stesso mese ho portato felicemente a compimento l’incarico di curatore della sezione poesie nel I Concorso Letterario L’Approdo Narrativo Mondello. Si sono tra gli altri occupati della mia opera: Franca Alaimo, Lavinia Alberti, Angela Balistreri, Biagio Balistreri, Angelo Barraco, Myriam De Luca, Teresa Di Fresco, Emanuele Drago, Claudio Falletti, Giovanna Fileccia, Piergiorgio Francia, Teresa Gammauta, Sandra Guddo, Sergio Infuso, Marianna La Barbera, Salvatore Lo Bue, Gabriella Maggio, Gioele Pennino, Maria Elena Mignosi Picone, Guglielmo Peralta, Francesco Pira, Fulvia Reyes, Emilia Ricotti, Lucia Rizzo, Tommaso Romano, Roberta Strano, Anna Vincitorio. Ho organizzato un numero consistente di presentazioni e incontri con i lettori per promuovere i miei libri, partecipato a numerosi reading poetici e ricevuto alcune menzioni d’onore per tali partecipazioni. Inoltre ho recensito e promosso alcune opere di scrittori contemporanei. Esperto di marketing e comunicazione, coniugo l’amore per la poesia e la curiosità per ciò che mi circonda, utilizzando la parola come un ponte che può unire mondi che ancora non si conoscono..

6 pensieri riguardo “Storie – Natale a Trieste: l’idealizzazione di un amore [VIDEO]

    1. Una storia interessante. Complimenti. Antonino Schiera
      In blog ricco, intenso di bellezza. Emozioni. Grazie per avermene data opportunità a leggerlo.

      1. Non sono in anominato. Adelina Mauro. Non riesco a iscrivermi in questo spazio. Proverò appena gingerò a Napoli.

Rispondi

Scopri di più da Antonino Schiera - Riflessioni d'Autore

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere

Scopri di più da Antonino Schiera - Riflessioni d'Autore

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere