… di Antonio Saccà
Ciascuno di noi, in quanto appartiene alla società ha diritti e doveri sociali. L’uomo politico è addetto in qualche modo alla visione, alla valutazione dei problemi sociali. Del presente e ovviamente del futuro. Ho l’impressione che si dia una strabiliante rilevanza al presente, occupandosi meno, coscientemente o non coscientemente del futuro, che è assai più drammatico, se non tragico, del presente. L’Intelligenza Artificiale, volta a fini delittuosi, può distruggere l’umanità. Anzi, preciso: in alcuni laboratori è studiato il modo per suscitare ‘qualcosa’ che possa, anzi può, rovinare l’umanità. Esempio, un prodotto che distrugge la salute senza lasciare tracce e, quindi, senza lasciare denominazione riconoscibile del colpevole. Ma , incredibile, l’Intelligenza Artificiale potrebbe, può agire spontaneamente; una volta resa operativa, può compiere azioni inaudite ed errori pessimi. Alla sostanza, stiamo delegando all’iItelligenza Artificiale la nostra intelligenza, le nostre decisioni . Fidandoci dell’Intelligenza Artificiale, ci affidiamo all’ Intelligenza Artificiale, errori ed orrori possono avvenire. Per esemplificare in maniera attuale, la morte di centinaia di studenti nella capitale iraniana causata dai nordamericani pare sia avvenuta per un errore dell’intelligenza artificiale. Io credo sia una giustificazione, ma peggio ancora se è accaduto davvero. Inoltre, l’Intelligenza Artificiale potrebbe conoscere tutto di tutti.Quello che non si dichiara è lo scopo ultimo dell’Intelligenza Artificiale, terribile: scovare un modo per annullare gli avversari, perfino annientarli, paralizzando la risposta degli avversari. Insomma, se qualche Stato intende dominare il mondo, si rivolge all’Intelligenza Artificiale per inventare un’arma che distrugge le armi altrui e rendere milioni, miliardi di persone sottomesse. Impedire questa finalità dovrebbe essere lo scopo comune di tutta l’umanità, diversamente rischiamo non la guerra, ma l’annientamento, venga da parte degli Stati Uniti, da parte della Cina o di chicchessia. Questo si sta cercando nei laboratori: creare un’epidemia diffusissima senza rintracciabilità; un’arma che impedisce alle altre armi di agire. Sono scopi disumani, che dovrebbero essere negati da tutta l’umanità.
Negli Stati Uniti sta accadendo un evento poco, poco, pochissimo rilevato. Un ente che opera nell’intelligenza Artificiale, Antrhopic, è in conflitto con lo Stato americano in quanto si è rifiutato di coIlaborare a strumenti del genere, che considera nefasti. Altri enti lo hanno sostituito e collaborano. C’è da sospettare che la Cina faccia altrettanto.
C’è un aspetto di un futuro già presente, che sbalordisce non sia considerato, anche se è comprensibile data la gravità senza rimedio: i licenziamenti da robot intelligenti. E i lavoratori che si sono appellati per licenziamento ingiustificato non hanno prevalso. Quindi noi ci troveremo quantitativi di licenziamenti legittimati.
Immaginare pochi ricchi, pochissimi ricchissimi, moltissimi poverissimi, i “padroni” che vengono serviti da robot non è una raffiguraziine degna. Sciaguratamente taluni vogliono questa società. OCCORRE UN CAPITALISMO SOCIALIZZATO.
In passato l’affarismo aveva un riscatto nella civiltà, non si limitava all’ economia, necessaria, grandiosa, inventiva, ardimentosa ed utile, soddisfattiva, con durezza, anche, ma soddisfattiva, in forme variate. E permaneva la coniugazione con l’arte, la cultura. Oggi vi è un cambiamento, l’economia si presenta a nudo, spietata, indurita, incattivita dalla difficoltà di vincere . Il che è accaduto sempre, un combattente, un pugile, un atleta che scoprendo gli avversari in condizioni di supereriorità o antagonisti ferini diventano scorretti e ricorrono ad ogni mezzo per vincere. Addirittura tentano una vittoria disonesta ,degradata . Pur di vincere, appunto. È accaduto. Ma oggi accade senza riscatto culturale, artistico. Spoglio affarismo. Proclamato, vantatato, esaltato. Questa è decadenza, decadimento. Una civiltà non dovrebbe condursi nell’affarismo e risiedervi come fondamento orgoglioso della propria esaltazione. L’Occidente europeo ha sempre convissuto economia, arte, cultura.E la stessa libertà si svaluta se perde qualità. Un Occidente affaristico, libero ma depresso di qualità , è nemico di se stesso anche se vince i nemici esterni. Il nemico interno, affarismo e libertà priva di qualità,ci roderebbe , corroderebbe, disperdendoci nelle vaste plaghe delle società scarse di civiltà e vantare esageratamente i trofei affaristici infiacchisce maggiormente. L’economia inassociata alla cultura, all’arte, ad una libertà qualificata offre spettacoli clamorosamente esibiti ma cadaverici. Niente che resti nella secolarità dell’espressione. L’effimero per un pubblico effimero ammiratore del niente eclatante sostanziato dai mezzi di comunicazione che ingigantiscono il moto delle foglie al venticello. Occorre difenderci anche con le armi dell’arte, della cultura! Altrimenti, che difendiamo? Una immensa comunicazione ,minima espressione, la nostra malattia cancrenosa.
Mi sono aggirato e coinvolto nella sentita problematica dell’amico Tommaso Romano. Il quale centra nettamente la questione:valore del singolo, uno, irripetibile, di pregio assoluto nella sua induplicità;la libertà, senza di che l’individuo non si manifesta;la creatività, espressiva, imprenditoriale; la coesistenza dell’espressività estetica con la scienza e la tecnica… Aggiunge aspetti metafisici, etici nella sfera cristiano-cattolica che potrebbero limitare l’universalismo che Tommaso esalta, il singolo unico e però “tessera” nella umanitàeffettivamente umana. Ma Tommaso Romano reputa il cristianesimo cattolico costitutivo dell’umanesimo, quindi universale, il cristiano/cattolico individualizza l’universale umano. Dico, per Tommaso Romano. Non so quanto convicerebbe un induista, un buddista, un mussulmano ma Tommaso Romano scrive per tutti ma segnatamente almeno per dare riconoscimento all’Occidente.
Purtroppo l’unicità individuale e la libertà come espressione e cognizione sono a livello ghiacciato. Trionfa il vincolo dei mezzi di comunicazione per le masse e masse avvinte agli strumenti di comunicazione, libertà e unicità perdono qualità. Senza qualità, tutto perduto.
Ma noi siamo ossequienti all’elitismo cognitivo/espressivo, caro Tommaso. Apprezziamo l’uomo e diamo il meglio di noi stessi. Libertà, unicità, qualità!
Sul rapporto che Romano stabilisce, l’uomo che sorveglia la tecnica, faccenda che obbliga ad ulteriiori notazioni.
Mosaicosmo: Manifesto per un Nuovo Umanesimo Cosmico di Tommaso Romano
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PROEMIO
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Il Mosaicosmo non è una dottrina, né un sistema chiuso. È una visione: il cosmo intero come mosaico vivente, in cui ogni essere umano costituisce una tessera unica, necessaria, insostituibile. Togliere una sola tessera è mutilare l’opera; sostituirla è tradirne il disegno originale.
Questo Manifesto nasce dalla consapevolezza che l’umanità attraversa un crocevia epocale. La tecnica avanza con velocità vertiginosa; le ideologie si sfaldano; il senso del sacro viene ridotto a folklore o a superstizione. Eppure — proprio in questa crisi — riemerge con urgenza la domanda fondamentale: che cos’è l’uomo? Quale destino lo chiama?
Il Mosaicosmo risponde: l’uomo è libertà incarnata in materia cosmica, spirito che abita il tempo, coscienza capace di trascendenza. Ogni risposta collettiva che dimentichi questa singolarità è destinata all’errore — politico, culturale, scientifico, spirituale.
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I · L’UNICITÀ IRRIPETIBILE DELL’UOMO
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Il fondamento primo del Mosaicosmo è ontologico: ogni essere umano è, nella propria singolarità, un evento irripetibile nell’universo. Non una variante di un tipo, non un’istanza di una classe: una persona. L’unicità non è un accidente biologico — è la struttura stessa dell’essere umano, la sua dignità costitutiva.
La tessera che non si duplica. Nel grande mosaico del cosmo, ogni individuo porta una luce propria, un angolo di visione che nessun altro può avere. Questa unicità non è isolamento: è contributo. È precisamente perché ciascuno è irripetibile che l’incontro tra persone è sempre un evento, sempre una novità, sempre una rivelazione reciproca.
La cultura contemporanea tende a dissolvere questa singolarità in flussi — di dati, di tendenze, di identità fluttuanti. Il Mosaicosmo vi oppone una resistenza radicale: la persona non è un nodo di rete, non è un profilo, non è una funzione sociale. È un centro di coscienza e libertà, insostituibile e non riducibile.
I.1 — Ogni essere umano è un evento cosmico unico: la sua esistenza non è ripetibile né sostituibile in alcun luogo e in nessun tempo.
I.2 — La dignità della persona precede ogni sistema, ogni ideologia, ogni algoritmo. Nessuna utilità collettiva giustifica la sua soppressione o la sua riduzione a mezzo.
I.3 — La diversità delle persone non è un problema da gestire, ma la ricchezza strutturale del cosmo da custodire e celebrare.
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II · LA LIBERTÀ COME VOCAZIONE COSMICA
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La libertà non è un privilegio da concedere o da revocare: è la forma stessa dell’essere umano nel cosmo. L’uomo è l’essere che può dire sì e no, che può scegliere, che può creare. Togliere la libertà non è riformare l’uomo: è mutilarlo ontologicamente.
Libertà personale e libertà d’impresa. Il Mosaicosmo afferma con chiarezza che la libertà economica e imprenditoriale è una dimensione autentica della libertà umana. L’imprenditore che crea, che rischia, che trasforma risorse in valore è un agente cosmico: porta ordine nel caos, realizza possibilità dove c’era solo potenzialità. Una società che soffoca l’iniziativa economica soffoca una parte essenziale della creatività umana.
Libertà artistica come atto ontologico. L’arte non è ornamento della civiltà: ne è la testimonianza più alta. L’artista — pittore, poeta, musicista, architetto, cineasta — è colui che rivela la struttura nascosta del reale, che dà forma all’invisibile, che costruisce linguaggi per dire ciò che il linguaggio ordinario non raggiunge. La libertà artistica è inviolabile non perché l’arte sia separata dalla morale, ma perché la sua verità abita un registro che nessuna censura ideologica può misurare.
II.1 — La libertà è la vocazione cosmica dell’uomo: non un dato da amministrare, ma una chiamata da onorare e custodire come bene irriducibile.
II.2 — La libertà d’impresa è forma autentica della libertà umana: deve essere protetta dallo Stato e orientata dalla responsabilità verso il bene comune.
II.3 — La libertà artistica è sacra: l’arte è il linguaggio con cui l’uomo partecipa alla creazione del mondo e dialoga con il Mistero.
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III · SCIENZA, TECNICA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE
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Il Mosaicosmo non teme la scienza né la tecnica: le accoglie come espressioni del genio umano. Rifiuta invece lo scientismo — l’ideologia che riduce il reale a ciò che è misurabile — e il tecnicismo — la credenza che ogni problema abbia una soluzione tecnica e che ogni soluzione tecnica sia per ciò stesso un progresso.
Il raccordo necessario. Scienza e umanesimo non sono avversari: sono le due mani con cui l’uomo conosce il reale. La scienza senza umanesimo diventa potere senza saggezza; l’umanesimo senza scienza diventa nostalgia senza capacità di agire. Il Mosaicosmo chiede la loro alleanza profonda: rigore empirico e riflessione sul senso, inscindibili.
L’Intelligenza Artificiale nel quadro cosmico. L’IA è la sfida tecno-antropologica più radicale della nostra epoca. Il Mosaicosmo pone su di essa tre esigenze irrinunciabili:
Prima: l’IA deve essere al servizio della persona, non il contrario. Nessun algoritmo — per quanto potente — può decidere della vita e della dignità delle persone senza un controllo umano consapevole e responsabile.
Seconda: l’IA deve essere progettata e governata con una visione dell’uomo. Non basta che sia efficiente: deve sapere per quale uomo lavora e verso quale bene orienta i suoi processi. La tecnica senza antropologia è cieca.
Terza: l’IA non può sostituire la relazione, la cura, la creatività, la responsabilità morale. Può amplificare le capacità umane; non può essere il sostituto dell’umanità dell’uomo.
III.1 — La scienza è vocazione autentica dell’uomo: conoscere il reale è partecipare, a modo proprio, alla razionalità del cosmo.
III.2 — La tecnica è potere: come ogni potere, richiede saggezza, responsabilità e una chiara visione del bene verso cui è orientata.
III.3 — L’intelligenza artificiale deve essere governata da criteri antropologici profondi: non solo che cosa può fare, ma per quale uomo e verso quale bene.
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IV · PER UN NUOVO UMANESIMO — POLITICO E COSMICO
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L’umanesimo classico deve essere rinnovato. Non basta ripetere le sue conquiste: occorre integrarle con la consapevolezza nuova che ci viene dalla cosmologia contemporanea, dalla crisi ecologica, dalla rivoluzione digitale, dall’incontro tra culture.
Oltre il planetarismo astratto. Viviamo nell’epoca della coscienza planetaria: siamo interconnessi come mai prima. Ma questa consapevolezza rischia di restare astratta. Il Mosaicosmo chiede un passo ulteriore: non il pianeta come orizzonte, ma il cosmo come dimora. Non l’umanità come concetto, ma le persone come tessere irripetibili di un mosaico che ha senso.
La dimensione politica. Il Nuovo Umanesimo chiede una politica che riconosca la persona come fondamento e fine di ogni istituzione; che tuteli le libertà fondamentali come beni non negoziabili; che favorisca la sussidiarietà; che orienti l’economia verso il bene comune senza soffocarne la vitalità creativa; che governi la tecnica con saggezza, senza subirne la logica come destino ineluttabile.
La dimensione cosmica. L’uomo non è semplicemente un animale sociale o un cittadino del mondo: è un essere cosmico. La sua coscienza abbraccia il tempo e lo spazio in modo che nessun altro essere vivente conosciuto è capace di fare. Questa capacità non è un caso evolutivo: è la traccia di una vocazione.
IV.1 — La politica deve essere fondata sull’antropologia: senza una visione dell’uomo, ogni sistema politico è destinato a tradire la persona.
IV.2 — Il Nuovo Umanesimo è cosmico, non solo planetario: vede nell’uomo un essere la cui dignità e il cui destino eccedono ogni confine geografico e temporale.
IV.3 — La sussidiarietà è un principio cosmico: l’ordine autentico nasce dalla valorizzazione del particolare, non dalla sua dissoluzione nell’universale astratto.
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V · SPIRITUALITÀ, TRASCENDENZA E RADICAMENTO CRISTIANO
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Il Mosaicosmo non è un sistema laico che tollera la religione come fenomeno culturale: è una visione che riconosce nella dimensione spirituale — e specificamente nella tradizione cristiana — una sorgente essenziale di senso, di antropologia profonda e di energia morale per il rinnovamento dell’umanità.
La spiritualità come dimensione costitutiva. L’uomo è un essere spirituale: non nel senso vago di chi cerca esperienze o benessere interiore, ma nel senso preciso di un essere che si interroga sull’origine e sul destino, che avverte la sproporzione tra sé e il reale, che desidera qualcosa che nessuna realtà finita può pienamente soddisfare. Negare questa dimensione è mutilare l’antropologia.
La trascendenza cristiana. Il Mosaicosmo si radica nella tradizione cristiana non per escludere altre tradizioni, ma per riconoscere in essa — nella sua rivelazione del Dio personale, nell’Incarnazione del Verbo, nella Resurrezione — le risorse più alte per pensare la persona, la libertà, l’amore, la storia e il cosmo. Il Dio cristiano non è un principio astratto né una forza cosmica impersonale: è il Padre che conosce ogni figlio per nome, che cerca la pecora perduta lasciando le novantanove.
«Siete stati acquistati a caro prezzo» (1Cor 6,20): ogni persona ha un valore infinito, perché è stata amata con amore infinito.
Spiritualità e impegno nel mondo. La fede cristiana non separa il cielo dalla terra: l’Incarnazione è la smentita definitiva di ogni dualismo. Il cristiano è chiamato a trasformare il mondo — le istituzioni, le culture, le tecniche, le economie — non come teocrazia, ma come lievito: presenza discreta e potente che trasforma dall’interno.
V.1 — L’uomo è costitutivamente spirituale: la dimensione trascendente non è aggiunta alla natura umana, ma sua struttura interiore.
V.2 — La tradizione cristiana offre le risorse antropologiche più alte per comprendere la persona, la libertà, l’amore e il destino cosmico dell’umanità.
V.3 — Fede e impegno nel mondo non si escludono: la spiritualità autentica genera la più intensa responsabilità storica e civile.
V.4 — Il Dio che si rivela nel Cristo è il fondamento ultimo della dignità di ogni persona: amato da un amore infinito e personale, ogni uomo è sacro.
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EPILOGO — LA SCOMMESSA DEL MOSAICOSMO
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Il Mosaicosmo è una scommessa: la scommessa che il senso esiste, che la persona conta, che la libertà è vocazione e non illusione, che la bellezza rivela il reale, che la trascendenza non è un’evasione ma l’orizzonte più vero dell’esistenza umana.
È la scommessa che la storia non è un processo cieco ma un dramma in cui ogni protagonista — ogni persona, con la sua unicità irripetibile — ha un ruolo che nessun altro può svolgere. Che il cosmo non è uno sfondo indifferente ma la scena di un’avventura che ha senso.
È la scommessa che la tecnica può essere governata, che l’economia può essere orientata al bene, che la politica può essere saggezza e non solo potere, che la scienza può camminare con la fede senza tradire né l’una né l’altra.
È, in fondo, la scommessa sull’uomo: che valga la pena difenderlo, amarlo, costruire per lui istituzioni degne della sua grandezza e capaci di sostenerne la fragilità.
«Non abbiate paura» — questa è la voce che attraversa il cosmo e raggiunge ogni singola tessera del mosaico. Non abbiate paura della vostra unicità. Non abbiate paura della vostra libertà. Non abbiate paura del vostro destino.
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MOSAICOSMO
Per la dignità di ogni tessera — per la gloria dell’intero.
Il manifesto può essere firmato e condiviso l’autore accetta via mail info@tommasoromano.it eventuali suggerimenti
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