Il Mosaicosmo: Un Manifesto per l’Unicità Umana di Tommaso Romano: Considerazioni di Salvatore Vecchio

… di Salvatore Vecchio

In un momento così critico per l’umanità cade a pennello il “Mosaicosmo – Manifesto. Per un Nuovo Umanesimo Cosmico” di Tommaso Romano.

            Premesso che “Mosaicosmo” indica la visione del cosmo di Romano filosofo, intesa come mosaico che assembla l’uomo come «tessera unica, necessaria, insostituibile», questo “manifesto” è da sottoscrivere appieno, perché come finalità ha l’uomo e il suo essere. Non si può restare insensibili dinanzi alla realtà disumana che il mondo sta vivendo. Occorre prendere una posizione netta e dire no alle guerre e alle stragi, anche se i detentori del potere sono insensibili al bene comune. Occorre che si dia vita ad un nuovo umanesimo, dove l’uomo riconsideri sé stesso e faccia valere la sua umanità che vuol dire rispetto dell’Altro e dell’ambiente circostante.

 Il richiamo di Tommaso Romano è una presa di posizione forte contro il prevalere di alterità che sminuiscono l’uomo, rendendolo non pensante e cosa tra le cose. Ciò mi fa pensare a Rhinocéros di Ionesco ed è molto triste, se consideriamo che è la creatura eletta da Dio, fatta a sua immagine e suo vicario. Per potenziarlo, Dio stesso mandò Gesù sulla terra, facendolo uomo, e lo sacrificò. Ma, immemore di questo, lontano dalla sacralità e dalla spiritualità, l’uomo si fa potente della sua impotenza e va contro sé stesso e la natura.

            La domanda che Romano pone è chi è l’uomo e quale destino lo chiama, a cui dà una risposta: «L’uomo è libertà incarnata in materia cosmica, spirito che abita il tempo, coscienza capace di trascendenza». È una risposta che riprende, da una parte, la concezione filosofica di Romano, secondo cui l’uomo è un tassello del grande mosaico del cosmo (mosaicosmo, suo neologismo) e, dall’altra, il senso religioso della vita nel nome di un cristianesimo integrale che non perde di vista la tradizione, quella religiosità delle origini che niente ha a che fare con l’odierna, molto spesso ridotta a folclore.

Queste di Tommaso Romano sono domande a cui la filosofia ha cercato di rispondere fin dalla sua nascita. Considerato un mistero da Sofocle (Antigone, coro), Socrate con il “conosci te stesso” riconosce all’uomo tante qualità che da Platone sono riportate nell’Apologia e ridotte in libertà, consapevolezza e responsabilità, che sono il suo modo di essere e la sua filosofia. Rivolto all’uomo, dice: «… non ti vergogni di rivolgere le tue cure alle ricchezze per accumularne il più possibile, e alla fama e al prestigio, anziché curarti e darti pensiero di saggezza e verità e della perfezione dell’anima?» (Platone, Apologia di Socrate, Rizzoli, BUR, Milano 1994, p. 135).

            Il mosaicosmo di Tommaso Romano fa proprio questo bisogno, da parte dell’uomo, di riprendersi ciò che effettivamente gli appartiene e contribuire insieme agli altri alla costruzione di un mondo a sua misura, senza degradare nelle cose, e in rapporto con gli altri, tasselli che operano e costruiscono il bene, come api che, libere nei prati, si ritrovano nel comune alveare. Eppure il mondo d’oggi va al contrario, come il titolo di un libro di Vannacci (Il mondo al contrario), tutto preso dalla materialità e dai bisogni che oggi più che mai condizionano l’uomo e lo riducono a vivere alla giornata, a scapito dell’umano che è il lui.

Il Manifesto del mosaicosmo ha lo scopo di ridare dignità all’uomo come persona, individuo pensante e, come tale, unico, capace di contribuire e cooperare al bene collettivo (imago dei e  persona, definito dai padri della Chiesa (ultimamente dal Concilio Vaticano ii, 1965) e, per Kant, da considerare «sempre come fine e mai come mezzo», cioè, che ha un valore inesprimibile). Uno scopo non facile, se pensiamo alla criticità del tempo in cui stiamo vivendo, dove ha la preminenza l’avere, la materialità, il possesso di beni che danno sollievo ai bisogni, ma certamente sminuiscono e riducono l’uomo a pensare all’effimero e al passeggero, che non ha niente a che vedere con l’«homo viator» di San Tommaso, con un occhio rivolto al terreno e con l’altro non perde di vista il divino. Sono considerazioni che danno merito e spingono a fare proprio questo Manifesto che, al pari di quanto afferma Aristotele, concilia l’umano e il divino e fa l’uomo partecipe del creato (mosaicosmo), dove la diversità «non è un problema da gestire, ma la ricchezza strutturale del  cosmo da custodire e celebrare». Tutto ciò comporta il fatto che l’uomo non è riducibile a niente, se non all’umanità che gli è propria. Di qui il richiamo e il bisogno di un nuovo umanesimo contemplato in ogni attività che non subordini l’uomo, ma lo faccia crescere nel suo Io e nell’Altro, considerato non antagonista ma amico e collaboratore di una casa comune che dia prosperità e pace, crescita umana e spirituale, a prescindere del credo politico e religioso. Romano è in linea con quanti nel tempo si sono espressi per quest’umanesimo che esalta la dignità, la capacità dell’uomo e

la sua singolarità, su cui tanto si sono spesi Pascal, Vico, Kierkegaard, Rosmini, Bergson ed altri  filosofi dell’età moderna. Il tutto nel segno della libertà.

            La libertà è un termine tanto invocato, quanto abusato e bistrattato, se pensiamo ai tanti casi in cui, a parole, viene invocata, mentre nei fatti non è tenuta in alcuna considerazione e si agisce per arbitrio e forza di potere. È un punto (“La libertà come valore cosmico”) su cui Tommaso Romano dedica tanta attenzione, come per dire che è di vitale importanza e non è da trascurare, se si vuole dare dignità all’uomo e alla sua persona; è la difesa a spada tratta dell’autonomia dovuta, perché gli è stata data da Dio e gli è insita per la sua capacità di fare in ogni campo, da quello puramente personale a quello creativo, sia nell’attività pratica che in quella artistica. Il fare potenzia l’uomo, apporta migliorie per tutti e lo rende fattivo per sé e per gli altri.   

La libertà – si legge nel Manifesto – è «vocazione cosmica dell’uomo». Non è da mettere in dubbio; è un’affermazione che chiunque dovrebbe fare propria. Più sopra facevo l’esempio dell’ape che in piena libertà e autonomia è parte integrante dell’alveare. Lo stesso è per l’uomo, anche se oggi più che mai un dubbio si insinua in noi e lascia amaramente pensare e porre delle domande: siamo veramente liberi o manipolati da occulti detentori del potere? Lascio al lettore rispondere. Non resta che prenderne atto e fare di tutto per renderci veramente liberi da quanti ci vorrebbero succubi e pecore. L’uomo, come parte di un tutto, deve tenere caro e custodire questo «bene irriducibile». Tale lo considera Aristotele, quando nell’Etica Nicomachea riconosce che di questo bene siamo noi i responsabili e non il fato, come i tragici suoi conterranei ritenevano; noi lo giostriamo a piacere e in base ad esso formiamo la nostra individualità. Scrive:

               «O forse bisogna dubitare delle cose dette, e non ammettere che l’uomo sia principio e generatore delle azioni come lo è dei figli. Se però ci appare evidente che l’uomo è principio delle sue azioni, e non possiamo ricondurre l’azione ad altri principi oltre quelli che sono in noi, le cose i cui principi sono in noi, dipenderanno da noi e saranno volontarie» (ivi, in Vita, pensiero e opere scelte, Ed. Il Sole 24 ORE, Milano 2006, pp. 327-328).

               Anche filosofi a noi più vicini ne sono pienamente convinti e ritengono la libertà come qualcosa di spaventoso e di condanna (Sartre), perché una volta gettati nel mondo, essendo liberi, siamo responsabili di ciò che facciamo nel bene o nel male. Ne deriva che la libertà, nata con l’uomo, non può essere condizionata, se non quando lede gli interessi altrui. Nell’ambito di questa libertà l’uomo realizza sé stesso nelle sue attività, manuali o intellettuali che siano, e si apre al bello con le sue creazioni artistiche. Lo Stato – come scrive Romano – deve essere il garante delle attività umane, e dice bene, dato che contribuiscono a renderlo grande e invidiato.

 Un altro aspetto che il Manifesto considera per la realizzazione di un umanesimo integrale è quello della scienza («Scienza, tecnica e intelligenza artificiale»), un aspetto che affascina e al tempo stesso lascia molto pensare e delude, se esso tende ad andare contro natura che invece di ammirare si tenta di dominare. A buona ragione, Romano nel suo mosaicosmo accoglie sia la scienza che la tecnica come cooperatrici per la realizzazione al meglio dell’umanesimo, a cui si tende, e rifiuta sia lo scientismo che il tecnicismo, come tanti altri filosofi antichi e contemporanei contemplati nella visione mosaicosmica. La scienza e la tecnica, come per Aristotele, aprono alla conoscenza e ci fanno meglio conoscere il mondo in cui viviamo, da ospiti e non da padroni, come pensava Bacone. A sostegno del pensiero di Tommaso Romano e di quanti sono contro lo scientismo, c’è anche quello di Heidegger, secondo cui si rischia di non porsi più domande sul senso dell’essere e sull’esistenza e che tutto si perda nella “chiacchiera”. Per questo motivo, la scienza e la tecnica, compresa l’intelligenza artificiale, devono cooperare e contribuire per una migliore conoscenza, senza che l’uomo si faccia accantonare e sostituire, essendo vocato a godere dei beni del creato, che va tutelato e vissuto. 

            Questo nuovo umanesimo, a cui spesso si è fatto cenno, dovrebbe contribuire a dare all’uomo quella consapevolezza di sé, rimanere tale e non soccombere alle continue sfide della tecnica e della scienza, ed essere tessera del mosaicosmo, di cui fa parte e in cui «dimora». Di qui l’appello di Romano alla «dimensione cosmica», dove sono incluse e valorizzate le varie attività umane, compresa la politica, intesa come un servizio all’uomo come persona.

            Altri filosofi, così come Romano, hanno avanzato l’appello per una maggiore consapevolezza (E. Morin, Pensare la complessità per un umanesimo planetario, 2012; U. Galimberti, L’uomo nell’età della tecnica, 2011) ed hanno fatto bene, perché c’è il rischio di rimanere schiacciati ed emarginati dalla tecnologia, dalle crisi dei valori che hanno sostenuto nel tempo l’uomo in ogni campo. Quello che conta e interessa è rimanere con l’umanità che ci ha distinti e tali occorre restare, uomini in mezzo agli uomini, anche se coadiuvati dalla scienza e dalla tecnica. Coadiuvati, non sottomessi e sviliti. È un impegno che va sostenuto e portato avanti, se vogliamo che i nostri cervelli continuino a produrre e non essere succubi.

            L’appello di un umanesimo cosmico di Tommaso Romano nasce dal presupposto che non c’è altra alternativa, «l’ordine autentico nasce dalla valorizzazione del particolare, non dalla sua dissoluzione nell’universale astratto», vale a dire che l’uomo deve tenersi caro ciò che gli appartiene e condividerlo con gli altri, tessera insieme con le altre tessere, per consolidare il macrocosmo, di cui fa parte; vuol dire che deve dare in ogni campo, artistico, politico o sociale che sia, il suo apporto e collaborare per rendere migliore e fattiva la casa comune che ci appartiene. Così facendo, la scienza, la tecnica, l’intelligenza artificiale non potranno mai avere un sopravvento, saranno a servizio e contribuiranno a migliorare l’umanità che è nostra.

            La religione, in tutto questo, gioca un ruolo di fondamentale importanza. L’uomo non è materialità, è sopratutto spiritualità, fatto da Dio a sua immagine e somiglianza. L’umanesimo che si propugna, senza la religione, sarebbe sterile. Sicché, a ragione, nel Manifesto il Romano così recita:

               «La spiritualità come dimensione costitutiva [del Mosaicosmo]. L’uomo è un essere spirituale: non nel senso vago di chi cerca esperienze o benessere interiore, ma nel senso preciso di un essere che si interroga sull’origine e sul destino, che avverte la sproporzione tra sé e il reale, che desidera qualcosa che nessuna realtà finita può pienamente soddisfare. Negare questa dimensione è modulare l’antropologia».

               L’uomo differisce dall’animale; come esistente è un essere spirituale e non può fare a meno di esserlo. Perciò non solo deve aspirare al bene, ma deve coniugare questo suo senso religioso con la realtà di tutti i giorni nel senso cristiano della vita. Non ha importanza quale sia il suo credo religioso, è importante professarlo nelle sue attività e viverlo. Romano è incline a fare proprio il cristianesimo («Il Dio cristiano non è un principio astratto») e, in effetti, è più vicino all’uomo; di più, Dio ha fatto incarnare il proprio figlio per redimerlo e farlo proprio per vivere in lui, perché possa plasmare in senso umano e cristiano la vita e le sue risorse culturali e pratiche.

            In un mondo così travagliato da guerre e crisi in ogni sua parte, questo Manifesto è una dichiarazione di buona volontà di quanti vorrebbero il bene e la cooperazione di tutti per una convivenza pacifica e umana contro il dilagare del materialismo di massa. Il nostro auspicio è che sia accolto da quanti operano nel campo delle varie attività culturali e pratiche per un voltare pagina nel nome di un umanesimo che metta veramente al centro l’uomo e la sua essenza.


Mosaicosmo: Manifesto per un Nuovo Umanesimo Cosmico di Tommaso Romano

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PROEMIO
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Un uomo anziano in giacca grigia parla al microfono durante un evento, mentre una donna con giacca gialla lo ascolta sullo sfondo di uno schermo con il titolo 'Prima Edizione'.
Prof. Tommaso Romano

Il Mosaicosmo non è una dottrina, né un sistema chiuso. È una visione: il cosmo intero come mosaico vivente, in cui ogni essere umano costituisce una tessera unica, necessaria, insostituibile. Togliere una sola tessera è mutilare l’opera; sostituirla è tradirne il disegno originale.

Questo Manifesto nasce dalla consapevolezza che l’umanità attraversa un crocevia epocale. La tecnica avanza con velocità vertiginosa; le ideologie si sfaldano; il senso del sacro viene ridotto a folklore o a superstizione. Eppure — proprio in questa crisi — riemerge con urgenza la domanda fondamentale: che cos’è l’uomo? Quale destino lo chiama?

Il Mosaicosmo risponde: l’uomo è libertà incarnata in materia cosmica, spirito che abita il tempo, coscienza capace di trascendenza. Ogni risposta collettiva che dimentichi questa singolarità è destinata all’errore — politico, culturale, scientifico, spirituale.

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I · L’UNICITÀ IRRIPETIBILE DELL’UOMO
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Il fondamento primo del Mosaicosmo è ontologico: ogni essere umano è, nella propria singolarità, un evento irripetibile nell’universo. Non una variante di un tipo, non un’istanza di una classe: una persona. L’unicità non è un accidente biologico — è la struttura stessa dell’essere umano, la sua dignità costitutiva.

La tessera che non si duplica. Nel grande mosaico del cosmo, ogni individuo porta una luce propria, un angolo di visione che nessun altro può avere. Questa unicità non è isolamento: è contributo. È precisamente perché ciascuno è irripetibile che l’incontro tra persone è sempre un evento, sempre una novità, sempre una rivelazione reciproca.

La cultura contemporanea tende a dissolvere questa singolarità in flussi — di dati, di tendenze, di identità fluttuanti. Il Mosaicosmo vi oppone una resistenza radicale: la persona non è un nodo di rete, non è un profilo, non è una funzione sociale. È un centro di coscienza e libertà, insostituibile e non riducibile.

I.1 — Ogni essere umano è un evento cosmico unico: la sua esistenza non è ripetibile né sostituibile in alcun luogo e in nessun tempo.
I.2 — La dignità della persona precede ogni sistema, ogni ideologia, ogni algoritmo. Nessuna utilità collettiva giustifica la sua soppressione o la sua riduzione a mezzo.
I.3 — La diversità delle persone non è un problema da gestire, ma la ricchezza strutturale del cosmo da custodire e celebrare.

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II · LA LIBERTÀ COME VOCAZIONE COSMICA
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La libertà non è un privilegio da concedere o da revocare: è la forma stessa dell’essere umano nel cosmo. L’uomo è l’essere che può dire sì e no, che può scegliere, che può creare. Togliere la libertà non è riformare l’uomo: è mutilarlo ontologicamente.

Libertà personale e libertà d’impresa. Il Mosaicosmo afferma con chiarezza che la libertà economica e imprenditoriale è una dimensione autentica della libertà umana. L’imprenditore che crea, che rischia, che trasforma risorse in valore è un agente cosmico: porta ordine nel caos, realizza possibilità dove c’era solo potenzialità. Una società che soffoca l’iniziativa economica soffoca una parte essenziale della creatività umana.

Libertà artistica come atto ontologico. L’arte non è ornamento della civiltà: ne è la testimonianza più alta. L’artista — pittore, poeta, musicista, architetto, cineasta — è colui che rivela la struttura nascosta del reale, che dà forma all’invisibile, che costruisce linguaggi per dire ciò che il linguaggio ordinario non raggiunge. La libertà artistica è inviolabile non perché l’arte sia separata dalla morale, ma perché la sua verità abita un registro che nessuna censura ideologica può misurare.

II.1 — La libertà è la vocazione cosmica dell’uomo: non un dato da amministrare, ma una chiamata da onorare e custodire come bene irriducibile.
II.2 — La libertà d’impresa è forma autentica della libertà umana: deve essere protetta dallo Stato e orientata dalla responsabilità verso il bene comune.
II.3 — La libertà artistica è sacra: l’arte è il linguaggio con cui l’uomo partecipa alla creazione del mondo e dialoga con il Mistero.

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III · SCIENZA, TECNICA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE
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Il Mosaicosmo non teme la scienza né la tecnica: le accoglie come espressioni del genio umano. Rifiuta invece lo scientismo — l’ideologia che riduce il reale a ciò che è misurabile — e il tecnicismo — la credenza che ogni problema abbia una soluzione tecnica e che ogni soluzione tecnica sia per ciò stesso un progresso.

Il raccordo necessario. Scienza e umanesimo non sono avversari: sono le due mani con cui l’uomo conosce il reale. La scienza senza umanesimo diventa potere senza saggezza; l’umanesimo senza scienza diventa nostalgia senza capacità di agire. Il Mosaicosmo chiede la loro alleanza profonda: rigore empirico e riflessione sul senso, inscindibili.

L’Intelligenza Artificiale nel quadro cosmico. L’IA è la sfida tecno-antropologica più radicale della nostra epoca. Il Mosaicosmo pone su di essa tre esigenze irrinunciabili:

Prima: l’IA deve essere al servizio della persona, non il contrario. Nessun algoritmo — per quanto potente — può decidere della vita e della dignità delle persone senza un controllo umano consapevole e responsabile.

Seconda: l’IA deve essere progettata e governata con una visione dell’uomo. Non basta che sia efficiente: deve sapere per quale uomo lavora e verso quale bene orienta i suoi processi. La tecnica senza antropologia è cieca.

Terza: l’IA non può sostituire la relazione, la cura, la creatività, la responsabilità morale. Può amplificare le capacità umane; non può essere il sostituto dell’umanità dell’uomo.

III.1 — La scienza è vocazione autentica dell’uomo: conoscere il reale è partecipare, a modo proprio, alla razionalità del cosmo.
III.2 — La tecnica è potere: come ogni potere, richiede saggezza, responsabilità e una chiara visione del bene verso cui è orientata.
III.3 — L’intelligenza artificiale deve essere governata da criteri antropologici profondi: non solo che cosa può fare, ma per quale uomo e verso quale bene.

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IV · PER UN NUOVO UMANESIMO — POLITICO E COSMICO
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L’umanesimo classico deve essere rinnovato. Non basta ripetere le sue conquiste: occorre integrarle con la consapevolezza nuova che ci viene dalla cosmologia contemporanea, dalla crisi ecologica, dalla rivoluzione digitale, dall’incontro tra culture.

Oltre il planetarismo astratto. Viviamo nell’epoca della coscienza planetaria: siamo interconnessi come mai prima. Ma questa consapevolezza rischia di restare astratta. Il Mosaicosmo chiede un passo ulteriore: non il pianeta come orizzonte, ma il cosmo come dimora. Non l’umanità come concetto, ma le persone come tessere irripetibili di un mosaico che ha senso.

La dimensione politica. Il Nuovo Umanesimo chiede una politica che riconosca la persona come fondamento e fine di ogni istituzione; che tuteli le libertà fondamentali come beni non negoziabili; che favorisca la sussidiarietà; che orienti l’economia verso il bene comune senza soffocarne la vitalità creativa; che governi la tecnica con saggezza, senza subirne la logica come destino ineluttabile.

La dimensione cosmica. L’uomo non è semplicemente un animale sociale o un cittadino del mondo: è un essere cosmico. La sua coscienza abbraccia il tempo e lo spazio in modo che nessun altro essere vivente conosciuto è capace di fare. Questa capacità non è un caso evolutivo: è la traccia di una vocazione.

IV.1 — La politica deve essere fondata sull’antropologia: senza una visione dell’uomo, ogni sistema politico è destinato a tradire la persona.
IV.2 — Il Nuovo Umanesimo è cosmico, non solo planetario: vede nell’uomo un essere la cui dignità e il cui destino eccedono ogni confine geografico e temporale.
IV.3 — La sussidiarietà è un principio cosmico: l’ordine autentico nasce dalla valorizzazione del particolare, non dalla sua dissoluzione nell’universale astratto.

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V · SPIRITUALITÀ, TRASCENDENZA E RADICAMENTO CRISTIANO
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Il Mosaicosmo non è un sistema laico che tollera la religione come fenomeno culturale: è una visione che riconosce nella dimensione spirituale — e specificamente nella tradizione cristiana — una sorgente essenziale di senso, di antropologia profonda e di energia morale per il rinnovamento dell’umanità.

La spiritualità come dimensione costitutiva. L’uomo è un essere spirituale: non nel senso vago di chi cerca esperienze o benessere interiore, ma nel senso preciso di un essere che si interroga sull’origine e sul destino, che avverte la sproporzione tra sé e il reale, che desidera qualcosa che nessuna realtà finita può pienamente soddisfare. Negare questa dimensione è mutilare l’antropologia.

La trascendenza cristiana. Il Mosaicosmo si radica nella tradizione cristiana non per escludere altre tradizioni, ma per riconoscere in essa — nella sua rivelazione del Dio personale, nell’Incarnazione del Verbo, nella Resurrezione — le risorse più alte per pensare la persona, la libertà, l’amore, la storia e il cosmo. Il Dio cristiano non è un principio astratto né una forza cosmica impersonale: è il Padre che conosce ogni figlio per nome, che cerca la pecora perduta lasciando le novantanove.

«Siete stati acquistati a caro prezzo» (1Cor 6,20): ogni persona ha un valore infinito, perché è stata amata con amore infinito.

Spiritualità e impegno nel mondo. La fede cristiana non separa il cielo dalla terra: l’Incarnazione è la smentita definitiva di ogni dualismo. Il cristiano è chiamato a trasformare il mondo — le istituzioni, le culture, le tecniche, le economie — non come teocrazia, ma come lievito: presenza discreta e potente che trasforma dall’interno.

V.1 — L’uomo è costitutivamente spirituale: la dimensione trascendente non è aggiunta alla natura umana, ma sua struttura interiore.
V.2 — La tradizione cristiana offre le risorse antropologiche più alte per comprendere la persona, la libertà, l’amore e il destino cosmico dell’umanità.
V.3 — Fede e impegno nel mondo non si escludono: la spiritualità autentica genera la più intensa responsabilità storica e civile.
V.4 — Il Dio che si rivela nel Cristo è il fondamento ultimo della dignità di ogni persona: amato da un amore infinito e personale, ogni uomo è sacro.

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EPILOGO — LA SCOMMESSA DEL MOSAICOSMO
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Il Mosaicosmo è una scommessa: la scommessa che il senso esiste, che la persona conta, che la libertà è vocazione e non illusione, che la bellezza rivela il reale, che la trascendenza non è un’evasione ma l’orizzonte più vero dell’esistenza umana.

È la scommessa che la storia non è un processo cieco ma un dramma in cui ogni protagonista — ogni persona, con la sua unicità irripetibile — ha un ruolo che nessun altro può svolgere. Che il cosmo non è uno sfondo indifferente ma la scena di un’avventura che ha senso.

È la scommessa che la tecnica può essere governata, che l’economia può essere orientata al bene, che la politica può essere saggezza e non solo potere, che la scienza può camminare con la fede senza tradire né l’una né l’altra.

È, in fondo, la scommessa sull’uomo: che valga la pena difenderlo, amarlo, costruire per lui istituzioni degne della sua grandezza e capaci di sostenerne la fragilità.

«Non abbiate paura» — questa è la voce che attraversa il cosmo e raggiunge ogni singola tessera del mosaico. Non abbiate paura della vostra unicità. Non abbiate paura della vostra libertà. Non abbiate paura del vostro destino.

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MOSAICOSMO
Per la dignità di ogni tessera — per la gloria dell’intero. 

Il manifesto può essere firmato e condiviso l’autore accetta via mail info@tommasoromano.it eventuali suggerimenti 


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Pubblicato da Antonino Schiera

Sono nato a Palermo dove attualmente risiedo. Ho collaborato con il quotidiano “Giornale di Sicilia”, e “L’Ora” e con il “Giornale Cittadino Press”. Attualmente collaboro con il sito d’informazione “Il Salto della Quaglia” e con il Social Magazine “Culturelite”. Nel 1992 ho vinto il premio creatività della rivista “Millionaire” (Milano). Nel 2013 pubblico a Roma la mia prima raccolta di poesie Percorsi dell’Anima (Europa Edizioni). Nel 2015 ho pubblicato due brevi storie, Moderno emigrante e Natale a Trieste all’interno della raccolta di autori vari Natale 2015 (Società Editrice Montecovello, Roma). Nel 2016 ho pubblicato la seconda raccolta di poesie Frammenti di colore (Edizioni La Gru), prefazione di Carmine Papa finalista del II Premio Giornalistico Letterario “Piersanti Mattarella”. Nel 2017 ho creato e curo attualmente il presente Blog letterario “Riflessioni d’Autore”. Nel 2019 ho pubblicato con Il Convivio Editore la raccolta di poesie Meditare e sentire con prefazione di Francesca Luzzio, successivamente la raccolta di poesie Sciabordio vitale sotto il cielo plumbeo (terzo posto al IX Premio Nazionale di Persia “Himera”). Nel 2021 ho pubblicato il racconto autobiografico La valigia gialla, edito da Libero Marzetto, secondo posto al II Premio Letterario “Antonio Veneziano”. La stessa opera è stata finalista al Premio Letterario Giornalistico “Nadia Toffa”, 2023. Nello stesso anno ho firmato la prefazione generale e quella dei singoli tomi, cinque in totale, dei volumi dal titolo Le pietanze” (Edizioni Museo Mirabile, Marsala) dedicati alla cucina siciliana curati da Salvatore Mirabile. Nel 2023 ho pubblicato il racconto Berenice con la Fondazione Thule Cultura di Palermo prefazione di Maria Patrizia Allotta, postfazione di Ciro Spataro, II classificato al Premio “Piersanti Mattarella”, edizione 2024; finalista al XV Premio Internazionale Navarro di Sambuca di Sicilia. Nel 2025 ho pubblicato “Il tutto e il niente” – Aforismi e divagazioni sull’amore, prefazione di Daniele Fazio (La Gru Edizioni). Per la mia opera letteraria complessiva ho ricevuto nel 2023 a Bisacquino (Palermo) il “Premio Letterario Mons. Giuseppe Petralia”, vescovo e poeta. Nel 2025 nel Premio Letterario “Castello e Parco di Maredolce – Sant’Erasmo Nautilus” la poesia Sei il mare dentro la mia isola si è classificata al primo posto e il racconto Arancine a Cefalù, pesce fresco a Castel di Tusa si è classificato terzo. Nel mese di maggio 2025 ho ricevuto la Croce al Merito per la Riconquista della Real Compagnia Beata Maria Cristina di Savoia Regina delle Due Sicilie. Per “La Settimana delle Culture” 2025 nella Piazzetta Bagnasco di Palermo ho presentato il testo teatrale “Dialogo sull’amore”, con la partecipazione dell’attrice Giovanna Cammarata e della giornalista Gilda Sciortino. Ho ideato e organizzato il ciclo d’Autori contemporanei “Calici di Poesie a Isnello” (due stagioni), un reading poetico a Collesano “Il mondo visto con gli occhi della poesia” (tre stagioni) e un ciclo di quattro incontri con accademici della cultura e scrittori a Piazzetta Bagnasco, Palermo. Nel mese di settembre 2025 ho ricevuto il Premio “Athena CulturElite”, per avere pubblicato miei articoli nel Magazine CulturElite e per avere pubblicato il mio racconto “Berenice” con la Fondazione Thule Cultura del Professore Tommaso Romano. Nel mese di ottobre 2025 ho ricevuto il Premio Speciale “Spiritualità e Letteratura” all’interno della IX edizione del Premio Nazionale di Poesia “Giulio Palumbo” a Ficarazzi, il cui presidente è il Professore Tommaso Romano. Nel mese di ottobre 2025 sono stato insignito da parte del professore Tommaso Romano della carica di accademico ordinario A.S.C.U. Accademia Siciliana Cultura Umanistica con la nomina di cancelliere. Ho anche ricevuto il Premio Speciale “Spiritualità e Letteratura” nell’ambito del concorso poetico “Giulio Palumbo” con la seguente motivazione: “poeta e narratore, con sette pubblicazioni, interpreta la scrittura come epifania sacra e come primato della libertà”. Nello stesso mese ho portato felicemente a compimento l’incarico di curatore della sezione poesie nel I Concorso Letterario L’Approdo Narrativo Mondello. Si sono tra gli altri occupati della mia opera: Franca Alaimo, Lavinia Alberti, Angela Balistreri, Biagio Balistreri, Angelo Barraco, Myriam De Luca, Teresa Di Fresco, Emanuele Drago, Claudio Falletti, Giovanna Fileccia, Piergiorgio Francia, Teresa Gammauta, Sandra Guddo, Sergio Infuso, Marianna La Barbera, Salvatore Lo Bue, Gabriella Maggio, Gioele Pennino, Maria Elena Mignosi Picone, Guglielmo Peralta, Francesco Pira, Fulvia Reyes, Emilia Ricotti, Lucia Rizzo, Tommaso Romano, Roberta Strano, Anna Vincitorio. Ho organizzato un numero consistente di presentazioni e incontri con i lettori per promuovere i miei libri, partecipato a numerosi reading poetici e ricevuto alcune menzioni d’onore per tali partecipazioni. Inoltre ho recensito e promosso alcune opere di scrittori contemporanei. Esperto di marketing e comunicazione, coniugo l’amore per la poesia e la curiosità per ciò che mi circonda, utilizzando la parola come un ponte che può unire mondi che ancora non si conoscono..

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