Il Mosaicosmo: Un Manifesto per l’Unicità Umana di Tommaso Romano: Considerazioni di Marsilio Muscato

… di Marsilio Muscato

Dicono i sapienti, o Callicle, che cielo e terra,
dei e uomini, sono tenuti insieme dalla
comunanza, dall'amicizia, dall'ordine, dalla
temperanza e dalla giustizia; e proprio per
questa ragione essi chiamano questo intero
"cosmo" [ordine] e non "disordine" né
"dissolutezza".

Platone, Gorgia

Introduzione: solo qualche tessera

Non è un compito semplice scrivere delle riflessioni sul Mosaicosmo di Tommaso Romano senza correre il rischio di parlare tanto per poi scalfire appena la superficie dell’argomento. Anche per questo invito caldamente chi legge queste parole a dedicare la propria attenzione al Manifesto del Mosaicosmo. Abbeveratevi di questa teoria filosofica direttamente alla sua fonte, dove l’acqua è più pura, affinché lo spirito del Mosaicosmo possa toccare il cuore della vostra “tessera”.

Viviamo strani giorni, direbbe Franco Battiato: oggi più che mai sappiamo di essere tutti abitanti dello stesso globo e, al contempo, vediamo le sorti del pianeta concentrate nelle mani di pochi potenti; il dibattito politico è ridotto al pettegolezzo, alla frecciatina velenosa, alla ricerca ossessiva di un nemico; come società e come individui abbiamo deciso di vivere senza il sacro, il trascendente, l’assoluto, per poi riscoprirci fanatici, pronti ad affermare il nostro punto di vista con dogmatica ferocia. L’ultima frontiera di questo fanatismo è l’imperativo di “stare dalla parte giusta della Storia”. È il grande colpo di scena del nostro secolo: sepolto il relativismo assoluto, abbiamo resuscitato uno storicismo metafisico che pretende di decidere, oggi, il giudizio dei posteri.

In questi giorni confusi, in questa epoca oscura e nebbiosa, Tommaso Romano ci fornisce una lanterna: il Manifesto del Mosaicosmo. Gli argomenti affrontati toccano a 360 gradi l’intera esperienza umana, interiore ed esteriore, spirituale e pratica, artistica ed economica. Vista la vastità della materia, mi soffermerò sui temi della libertà e della tecnologia.

Cos’è la libertà?

Alla domanda “Cos’è l’uomo?” il Mosaicosmo risponde: “l’uomo è libertà incarnata in materia cosmica”. C’è però un problema: l’uomo spesso non sa di essere libero. Ne possiede una conoscenza puramente mentale, ne scolpisce un simulacro con lo scalpello del pensiero e il martello del linguaggio, ma non conosce profondamente la sua libertà, ovvero se stesso. Niente di nuovo rispetto a quanto affermato dal monito delfico secoli or sono: l’uomo deve conoscere se stesso. Questo dettaglio, però, non è di poco conto; al contrario, comporta una sfida ardua e un paradosso impossibile da sciogliere con la mente analitica, ma accessibile solo per mezzo dell’intuizione. Da una parte l’uomo, nella sua vera essenza, è pura libertà; dall’altra, la libertà è un traguardo al quale deve ancora approdare.

Per illustrare questo paradosso possiamo chiedere soccorso alla celebre immagine del primo canto dell’ Inferno, in cui Dante ha a portata di mano il “dilettoso monte” – la cima della vita virtuosa – ma non riesce a scalarlo. Il suo stesso corpo è come un metallo pesante che lo trascina verso il basso – «il pie’ fermo sempre era il più basso» – e la salita si rivela un’impresa faticosa, ostacolata e interrotta dall’intervento delle tre fiere. Nessuno dei tre animali assale Dante fisicamente: restano lì, fermi, a sbarrare la strada, e tanto basta per sconvolgere l’interiorità del poeta. Con questa immagine onirica e vividissima, Dante ci dice che finché l’uomo sarà schiavo delle passioni, dell’orgoglio e del desiderio appropriativo, non potrà ascendere al suo vero Sé, che è libertà, amore e beatitudine (“principio e cagion di tutta gioia”).

Infatti, se l’uomo fosse profondamente consapevole della sua libertà, perché mai sceglierebbe di vivere nel conflitto? Non serve alcun esempio per confermare questa condizione; basta, ahimè, guardarsi intorno. Direbbe il Virgilio dantesco: perché l’uomo non accoglie in sé il principio della gioia? Trattandosi di un’impresa tutt’altro che semplice, è stato possibile per Dante raccontarla in più di 14mila endecasillabi: ci valgano come consolazione. Delineato questo quadro, comprendiamo le ragioni della parola-chiave che Romano accosta alla libertà: “vocazione cosmica”. L’uomo deve ricordare – cioè “riportare al cuore”, concetto ben diverso dal semplice rammentare – di essere libero, e deve tendere con tutte le sue forze a tale stato. In questo senso credo che Romano parli della libertà come di un “bene irriducibile da custodire” e di una “chiamata da onorare”. Se l’uomo scorda di onorare la sua libertà, commette un’ ἁμαρτία (hamartía), ovvero “manca il bersaglio”, si aliena da se stesso e incorre in un errore metafisico. Ecco perché il Manifesto del Mosaicosmo non può mai essere ridotto a un innocuo vademecum: esso ci ricorda cos’è una vera donna, cos’è un vero uomo, e che l’essere umano non può esimersi dall’essere libero, altrimenti getta alle ortiche la propria dignità. È un ruggito di fuoco profetico che risuona nel deserto della civiltà e che vibra nelle orecchie dei pochi attenti.

Infine, libertà d’impresa e libertà artistica sono le manifestazioni sociali di questa purezza originaria: due forme di libertà che si danno la mano e si rafforzano a vicenda, purché sorrette da una vigile attenzione. Oggi più che mai, il racconto mainstream descrive l’impresa e l’arte come pratiche il cui fine ultimo è l’accumulo di denaro: Quanto fattura quell’azienda? Quanto ha incassato quel film? Quanti “mi piace” ha quella pagina? eccetera. Se così fosse, a guidare queste attività sarebbe un “auriga addormentato” – per usare un’immagine platonica – che abbandona il proprio carro in balia di cavalli tesi al solo soddisfacimento di desideri personali. Questo accade spesso, ma si tratta di una spiacevole eccezione che, per quanto dilagante, non può essere la norma. Per contrastare tale addormentamento, serve una forza uguale e contraria: una vigilanza che guidi l’imprenditore e l’artista verso il bene e la bellezza. Con questa disposizione interiore può essere un artista anche un lavoratore dipendente o un impiegato: l’autenticità dell’attenzione trasfigura l’adempimento del dovere in un atto di libertà.

È iniziato tutto con l’IA?

Affrontando il tema del rapporto – inscindibile, per il Mosaicosmo – tra scienza e umanesimo, il Manifesto non passa ovviamente sotto silenzio l’evento che ha ormai prepotentemente attirato su di sé le luci della ribalta nella vita di ogni persona. Sto parlando dell’Intelligenza Artificiale.

Anche in questo caso, le parole del Manifesto sono più che condivisibili: l’IA deve essere progettata e utilizzata con saggezza, deve essere inserita nel quadro di una visione complessiva dell’uomo e non può sostituire le relazioni tra umani. Tutto ciò è auspicabile sul piano morale, ma su quello teorico sorgono alcuni interrogativi.

Tanto per cominciare: se una visione antropologica autentica fosse stata davvero tenuta in considerazione su scala globale, sarebbe mai nata l’IA? Essa nasce per fare tutto più rapidamente, per eliminare la fatica e accorciare i tempi del processo creativo. Questa logica accomuna l’IA a invenzioni precedenti, dalla calcolatrice a Google. A queste invenzioni sottende una visione secondo cui l’uomo è un consumatore, che usa questi strumenti per fare più velocemente il suo lavoro, accumulare più soldi. Se avessimo seguito una visione secondo cui la fatica, la concentrazione e lo studio sono fondamentali per la trasformazione interiore, probabilmente simili strumenti non avrebbero avuto ragione d’esistere. Non è una lotta contro i mulini a vento: l’IA c’è, ed è una tigre che possiamo, al massimo, tentare di cavalcare. Sto dicendo, però, che non si può sempre “salvare capre e cavoli”: o si persegue una visione dell’uomo come quella del Mosaicosmo, o si incentiva uno sviluppo tecnologico che è fine a se stesso. Lo sviluppo tecnologico, infatti, è spesso sviluppo della tecnologia, non elevazione dell’uomo tramite essa.

Un altro nodo centrale è la relazione umana. La disumanizzazione dei rapporti a causa della tecnologia è un processo già in atto. Già nel 2011, in uno dei suoi sketch comici Pete Holmes affermava che la ricerca di informazioni online sta rovinando le nostre vite: “Non c’è tempo per il mistero, per l’immaginazione”. Il tempo tra il “non sapere” e il “sapere” è diventato talmente breve che la conoscenza ha perso il suo sapore, rendendo la vita insensata. Holmes ricordava il tempo in cui non sapere qualcosa generava un desiderio, una mancanza interiore che ci spingeva a cercare le risposte interagendo con “persone vere” (sottinteso: piuttosto che con uno schermo)[1].

Coerentemente con questa deriva, avrei potuto far leggere questo scritto a un amico per chiedergli un parere. Invece, l’ho inviato a un chatbot chiedendo di evidenziare eventuali errori. Il mio amico sarebbe stato più o meno efficiente dell’IA? Be’, non lo sapremo.

Conclusione: un’invenzione, niente di nuovo

Come previsto all’inizio di questo scritto, la percezione è quella di aver scritto tanto pur avendo appena sfiorato la superficie del profondo oceano del    Mosaicosmo.         Concludiamo      questo           quadro,      che    rimarrà consapevolmente incompleto, dicendo che Tommaso Romano è un inventore e che il Mosaicosmo è un’invenzione. E cioè, non è niente di nuovo. Può sembrare l’ennesimo paradosso, ma a ben guardare il significato etimologico del verbo inventare è “venire all’interno” (invenio), quindi scoprire. Non a caso, in greco antico il erbo euriskho veniva usato tanto come “scopro” quanto come “invento” (l’inventore era il protos euretes, il primo scopritore).

Tommaso Romano ci ha regalato un’invenzione che non è nuova proprio perché egli è un uomo della Tradizione e riconosce la profondità delle radici della sua teoria, in contrapposizione a una modernità che recide ogni legame con il passato. Come diceva San Paolo di Tarso, “Lo Spirito rende nuove le cose”.


Mosaicosmo: Manifesto per un Nuovo Umanesimo Cosmico di Tommaso Romano

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PROEMIO
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Un uomo anziano in giacca grigia parla al microfono durante un evento, mentre una donna con giacca gialla lo ascolta sullo sfondo di uno schermo con il titolo 'Prima Edizione'.
Prof. Tommaso Romano

Il Mosaicosmo non è una dottrina, né un sistema chiuso. È una visione: il cosmo intero come mosaico vivente, in cui ogni essere umano costituisce una tessera unica, necessaria, insostituibile. Togliere una sola tessera è mutilare l’opera; sostituirla è tradirne il disegno originale.

Questo Manifesto nasce dalla consapevolezza che l’umanità attraversa un crocevia epocale. La tecnica avanza con velocità vertiginosa; le ideologie si sfaldano; il senso del sacro viene ridotto a folklore o a superstizione. Eppure — proprio in questa crisi — riemerge con urgenza la domanda fondamentale: che cos’è l’uomo? Quale destino lo chiama?

Il Mosaicosmo risponde: l’uomo è libertà incarnata in materia cosmica, spirito che abita il tempo, coscienza capace di trascendenza. Ogni risposta collettiva che dimentichi questa singolarità è destinata all’errore — politico, culturale, scientifico, spirituale.

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I · L’UNICITÀ IRRIPETIBILE DELL’UOMO
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Il fondamento primo del Mosaicosmo è ontologico: ogni essere umano è, nella propria singolarità, un evento irripetibile nell’universo. Non una variante di un tipo, non un’istanza di una classe: una persona. L’unicità non è un accidente biologico — è la struttura stessa dell’essere umano, la sua dignità costitutiva.

La tessera che non si duplica. Nel grande mosaico del cosmo, ogni individuo porta una luce propria, un angolo di visione che nessun altro può avere. Questa unicità non è isolamento: è contributo. È precisamente perché ciascuno è irripetibile che l’incontro tra persone è sempre un evento, sempre una novità, sempre una rivelazione reciproca.

La cultura contemporanea tende a dissolvere questa singolarità in flussi — di dati, di tendenze, di identità fluttuanti. Il Mosaicosmo vi oppone una resistenza radicale: la persona non è un nodo di rete, non è un profilo, non è una funzione sociale. È un centro di coscienza e libertà, insostituibile e non riducibile.

I.1 — Ogni essere umano è un evento cosmico unico: la sua esistenza non è ripetibile né sostituibile in alcun luogo e in nessun tempo.
I.2 — La dignità della persona precede ogni sistema, ogni ideologia, ogni algoritmo. Nessuna utilità collettiva giustifica la sua soppressione o la sua riduzione a mezzo.
I.3 — La diversità delle persone non è un problema da gestire, ma la ricchezza strutturale del cosmo da custodire e celebrare.

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II · LA LIBERTÀ COME VOCAZIONE COSMICA
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La libertà non è un privilegio da concedere o da revocare: è la forma stessa dell’essere umano nel cosmo. L’uomo è l’essere che può dire sì e no, che può scegliere, che può creare. Togliere la libertà non è riformare l’uomo: è mutilarlo ontologicamente.

Libertà personale e libertà d’impresa. Il Mosaicosmo afferma con chiarezza che la libertà economica e imprenditoriale è una dimensione autentica della libertà umana. L’imprenditore che crea, che rischia, che trasforma risorse in valore è un agente cosmico: porta ordine nel caos, realizza possibilità dove c’era solo potenzialità. Una società che soffoca l’iniziativa economica soffoca una parte essenziale della creatività umana.

Libertà artistica come atto ontologico. L’arte non è ornamento della civiltà: ne è la testimonianza più alta. L’artista — pittore, poeta, musicista, architetto, cineasta — è colui che rivela la struttura nascosta del reale, che dà forma all’invisibile, che costruisce linguaggi per dire ciò che il linguaggio ordinario non raggiunge. La libertà artistica è inviolabile non perché l’arte sia separata dalla morale, ma perché la sua verità abita un registro che nessuna censura ideologica può misurare.

II.1 — La libertà è la vocazione cosmica dell’uomo: non un dato da amministrare, ma una chiamata da onorare e custodire come bene irriducibile.
II.2 — La libertà d’impresa è forma autentica della libertà umana: deve essere protetta dallo Stato e orientata dalla responsabilità verso il bene comune.
II.3 — La libertà artistica è sacra: l’arte è il linguaggio con cui l’uomo partecipa alla creazione del mondo e dialoga con il Mistero.

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III · SCIENZA, TECNICA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE
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Il Mosaicosmo non teme la scienza né la tecnica: le accoglie come espressioni del genio umano. Rifiuta invece lo scientismo — l’ideologia che riduce il reale a ciò che è misurabile — e il tecnicismo — la credenza che ogni problema abbia una soluzione tecnica e che ogni soluzione tecnica sia per ciò stesso un progresso.

Il raccordo necessario. Scienza e umanesimo non sono avversari: sono le due mani con cui l’uomo conosce il reale. La scienza senza umanesimo diventa potere senza saggezza; l’umanesimo senza scienza diventa nostalgia senza capacità di agire. Il Mosaicosmo chiede la loro alleanza profonda: rigore empirico e riflessione sul senso, inscindibili.

L’Intelligenza Artificiale nel quadro cosmico. L’IA è la sfida tecno-antropologica più radicale della nostra epoca. Il Mosaicosmo pone su di essa tre esigenze irrinunciabili:

Prima: l’IA deve essere al servizio della persona, non il contrario. Nessun algoritmo — per quanto potente — può decidere della vita e della dignità delle persone senza un controllo umano consapevole e responsabile.

Seconda: l’IA deve essere progettata e governata con una visione dell’uomo. Non basta che sia efficiente: deve sapere per quale uomo lavora e verso quale bene orienta i suoi processi. La tecnica senza antropologia è cieca.

Terza: l’IA non può sostituire la relazione, la cura, la creatività, la responsabilità morale. Può amplificare le capacità umane; non può essere il sostituto dell’umanità dell’uomo.

III.1 — La scienza è vocazione autentica dell’uomo: conoscere il reale è partecipare, a modo proprio, alla razionalità del cosmo.
III.2 — La tecnica è potere: come ogni potere, richiede saggezza, responsabilità e una chiara visione del bene verso cui è orientata.
III.3 — L’intelligenza artificiale deve essere governata da criteri antropologici profondi: non solo che cosa può fare, ma per quale uomo e verso quale bene.

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IV · PER UN NUOVO UMANESIMO — POLITICO E COSMICO
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L’umanesimo classico deve essere rinnovato. Non basta ripetere le sue conquiste: occorre integrarle con la consapevolezza nuova che ci viene dalla cosmologia contemporanea, dalla crisi ecologica, dalla rivoluzione digitale, dall’incontro tra culture.

Oltre il planetarismo astratto. Viviamo nell’epoca della coscienza planetaria: siamo interconnessi come mai prima. Ma questa consapevolezza rischia di restare astratta. Il Mosaicosmo chiede un passo ulteriore: non il pianeta come orizzonte, ma il cosmo come dimora. Non l’umanità come concetto, ma le persone come tessere irripetibili di un mosaico che ha senso.

La dimensione politica. Il Nuovo Umanesimo chiede una politica che riconosca la persona come fondamento e fine di ogni istituzione; che tuteli le libertà fondamentali come beni non negoziabili; che favorisca la sussidiarietà; che orienti l’economia verso il bene comune senza soffocarne la vitalità creativa; che governi la tecnica con saggezza, senza subirne la logica come destino ineluttabile.

La dimensione cosmica. L’uomo non è semplicemente un animale sociale o un cittadino del mondo: è un essere cosmico. La sua coscienza abbraccia il tempo e lo spazio in modo che nessun altro essere vivente conosciuto è capace di fare. Questa capacità non è un caso evolutivo: è la traccia di una vocazione.

IV.1 — La politica deve essere fondata sull’antropologia: senza una visione dell’uomo, ogni sistema politico è destinato a tradire la persona.
IV.2 — Il Nuovo Umanesimo è cosmico, non solo planetario: vede nell’uomo un essere la cui dignità e il cui destino eccedono ogni confine geografico e temporale.
IV.3 — La sussidiarietà è un principio cosmico: l’ordine autentico nasce dalla valorizzazione del particolare, non dalla sua dissoluzione nell’universale astratto.

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V · SPIRITUALITÀ, TRASCENDENZA E RADICAMENTO CRISTIANO
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Il Mosaicosmo non è un sistema laico che tollera la religione come fenomeno culturale: è una visione che riconosce nella dimensione spirituale — e specificamente nella tradizione cristiana — una sorgente essenziale di senso, di antropologia profonda e di energia morale per il rinnovamento dell’umanità.

La spiritualità come dimensione costitutiva. L’uomo è un essere spirituale: non nel senso vago di chi cerca esperienze o benessere interiore, ma nel senso preciso di un essere che si interroga sull’origine e sul destino, che avverte la sproporzione tra sé e il reale, che desidera qualcosa che nessuna realtà finita può pienamente soddisfare. Negare questa dimensione è mutilare l’antropologia.

La trascendenza cristiana. Il Mosaicosmo si radica nella tradizione cristiana non per escludere altre tradizioni, ma per riconoscere in essa — nella sua rivelazione del Dio personale, nell’Incarnazione del Verbo, nella Resurrezione — le risorse più alte per pensare la persona, la libertà, l’amore, la storia e il cosmo. Il Dio cristiano non è un principio astratto né una forza cosmica impersonale: è il Padre che conosce ogni figlio per nome, che cerca la pecora perduta lasciando le novantanove.

«Siete stati acquistati a caro prezzo» (1Cor 6,20): ogni persona ha un valore infinito, perché è stata amata con amore infinito.

Spiritualità e impegno nel mondo. La fede cristiana non separa il cielo dalla terra: l’Incarnazione è la smentita definitiva di ogni dualismo. Il cristiano è chiamato a trasformare il mondo — le istituzioni, le culture, le tecniche, le economie — non come teocrazia, ma come lievito: presenza discreta e potente che trasforma dall’interno.

V.1 — L’uomo è costitutivamente spirituale: la dimensione trascendente non è aggiunta alla natura umana, ma sua struttura interiore.
V.2 — La tradizione cristiana offre le risorse antropologiche più alte per comprendere la persona, la libertà, l’amore e il destino cosmico dell’umanità.
V.3 — Fede e impegno nel mondo non si escludono: la spiritualità autentica genera la più intensa responsabilità storica e civile.
V.4 — Il Dio che si rivela nel Cristo è il fondamento ultimo della dignità di ogni persona: amato da un amore infinito e personale, ogni uomo è sacro.

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EPILOGO — LA SCOMMESSA DEL MOSAICOSMO
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Il Mosaicosmo è una scommessa: la scommessa che il senso esiste, che la persona conta, che la libertà è vocazione e non illusione, che la bellezza rivela il reale, che la trascendenza non è un’evasione ma l’orizzonte più vero dell’esistenza umana.

È la scommessa che la storia non è un processo cieco ma un dramma in cui ogni protagonista — ogni persona, con la sua unicità irripetibile — ha un ruolo che nessun altro può svolgere. Che il cosmo non è uno sfondo indifferente ma la scena di un’avventura che ha senso.

È la scommessa che la tecnica può essere governata, che l’economia può essere orientata al bene, che la politica può essere saggezza e non solo potere, che la scienza può camminare con la fede senza tradire né l’una né l’altra.

È, in fondo, la scommessa sull’uomo: che valga la pena difenderlo, amarlo, costruire per lui istituzioni degne della sua grandezza e capaci di sostenerne la fragilità.

«Non abbiate paura» — questa è la voce che attraversa il cosmo e raggiunge ogni singola tessera del mosaico. Non abbiate paura della vostra unicità. Non abbiate paura della vostra libertà. Non abbiate paura del vostro destino.

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MOSAICOSMO
Per la dignità di ogni tessera — per la gloria dell’intero. 

Il manifesto può essere firmato e condiviso l’autore accetta via mail info@tommasoromano.it eventuali suggerimenti 


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Pubblicato da Antonino Schiera

Sono nato a Palermo dove attualmente risiedo. Ho collaborato con il quotidiano “Giornale di Sicilia”, e “L’Ora” e con il “Giornale Cittadino Press”. Attualmente collaboro con il sito d’informazione “Il Salto della Quaglia” e con il Social Magazine “Culturelite”. Nel 1992 ho vinto il premio creatività della rivista “Millionaire” (Milano). Nel 2013 pubblico a Roma la mia prima raccolta di poesie Percorsi dell’Anima (Europa Edizioni). Nel 2015 ho pubblicato due brevi storie, Moderno emigrante e Natale a Trieste all’interno della raccolta di autori vari Natale 2015 (Società Editrice Montecovello, Roma). Nel 2016 ho pubblicato la seconda raccolta di poesie Frammenti di colore (Edizioni La Gru), prefazione di Carmine Papa finalista del II Premio Giornalistico Letterario “Piersanti Mattarella”. Nel 2017 ho creato e curo attualmente il presente Blog letterario “Riflessioni d’Autore”. Nel 2019 ho pubblicato con Il Convivio Editore la raccolta di poesie Meditare e sentire con prefazione di Francesca Luzzio, successivamente la raccolta di poesie Sciabordio vitale sotto il cielo plumbeo (terzo posto al IX Premio Nazionale di Persia “Himera”). Nel 2021 ho pubblicato il racconto autobiografico La valigia gialla, edito da Libero Marzetto, secondo posto al II Premio Letterario “Antonio Veneziano”. La stessa opera è stata finalista al Premio Letterario Giornalistico “Nadia Toffa”, 2023. Nello stesso anno ho firmato la prefazione generale e quella dei singoli tomi, cinque in totale, dei volumi dal titolo Le pietanze” (Edizioni Museo Mirabile, Marsala) dedicati alla cucina siciliana curati da Salvatore Mirabile. Nel 2023 ho pubblicato il racconto Berenice con la Fondazione Thule Cultura di Palermo prefazione di Maria Patrizia Allotta, postfazione di Ciro Spataro, II classificato al Premio “Piersanti Mattarella”, edizione 2024; finalista al XV Premio Internazionale Navarro di Sambuca di Sicilia. Nel 2025 ho pubblicato “Il tutto e il niente” – Aforismi e divagazioni sull’amore, prefazione di Daniele Fazio (La Gru Edizioni). Per la mia opera letteraria complessiva ho ricevuto nel 2023 a Bisacquino (Palermo) il “Premio Letterario Mons. Giuseppe Petralia”, vescovo e poeta. Nel 2025 nel Premio Letterario “Castello e Parco di Maredolce – Sant’Erasmo Nautilus” la poesia Sei il mare dentro la mia isola si è classificata al primo posto e il racconto Arancine a Cefalù, pesce fresco a Castel di Tusa si è classificato terzo. Nel mese di maggio 2025 ho ricevuto la Croce al Merito per la Riconquista della Real Compagnia Beata Maria Cristina di Savoia Regina delle Due Sicilie. Per “La Settimana delle Culture” 2025 nella Piazzetta Bagnasco di Palermo ho presentato il testo teatrale “Dialogo sull’amore”, con la partecipazione dell’attrice Giovanna Cammarata e della giornalista Gilda Sciortino. Ho ideato e organizzato il ciclo d’Autori contemporanei “Calici di Poesie a Isnello” (due stagioni), un reading poetico a Collesano “Il mondo visto con gli occhi della poesia” (tre stagioni) e un ciclo di quattro incontri con accademici della cultura e scrittori a Piazzetta Bagnasco, Palermo. Nel mese di settembre 2025 ho ricevuto il Premio “Athena CulturElite”, per avere pubblicato miei articoli nel Magazine CulturElite e per avere pubblicato il mio racconto “Berenice” con la Fondazione Thule Cultura del Professore Tommaso Romano. Nel mese di ottobre 2025 ho ricevuto il Premio Speciale “Spiritualità e Letteratura” all’interno della IX edizione del Premio Nazionale di Poesia “Giulio Palumbo” a Ficarazzi, il cui presidente è il Professore Tommaso Romano. Nel mese di ottobre 2025 sono stato insignito da parte del professore Tommaso Romano della carica di accademico ordinario A.S.C.U. Accademia Siciliana Cultura Umanistica con la nomina di cancelliere. Ho anche ricevuto il Premio Speciale “Spiritualità e Letteratura” nell’ambito del concorso poetico “Giulio Palumbo” con la seguente motivazione: “poeta e narratore, con sette pubblicazioni, interpreta la scrittura come epifania sacra e come primato della libertà”. Nello stesso mese ho portato felicemente a compimento l’incarico di curatore della sezione poesie nel I Concorso Letterario L’Approdo Narrativo Mondello. Si sono tra gli altri occupati della mia opera: Franca Alaimo, Lavinia Alberti, Angela Balistreri, Biagio Balistreri, Angelo Barraco, Myriam De Luca, Teresa Di Fresco, Emanuele Drago, Claudio Falletti, Giovanna Fileccia, Piergiorgio Francia, Teresa Gammauta, Sandra Guddo, Sergio Infuso, Marianna La Barbera, Salvatore Lo Bue, Gabriella Maggio, Gioele Pennino, Maria Elena Mignosi Picone, Guglielmo Peralta, Francesco Pira, Fulvia Reyes, Emilia Ricotti, Lucia Rizzo, Tommaso Romano, Roberta Strano, Anna Vincitorio. Ho organizzato un numero consistente di presentazioni e incontri con i lettori per promuovere i miei libri, partecipato a numerosi reading poetici e ricevuto alcune menzioni d’onore per tali partecipazioni. Inoltre ho recensito e promosso alcune opere di scrittori contemporanei. Esperto di marketing e comunicazione, coniugo l’amore per la poesia e la curiosità per ciò che mi circonda, utilizzando la parola come un ponte che può unire mondi che ancora non si conoscono..

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