Il Mosaicosmo: Un Manifesto per l’Unicità Umana di Tommaso Romano: Considerazioni di Mario Bozzi Sentieri

… di Mario Bozzi Sentieri

Avere scelto, da parte di Tommaso Romano,  il “Mosaico” come immagine simbolica di una riflessione “per un Nuovo Umanesimo Cosmico” apre squarci significativi anche per una riflessione socialmente dinamica della realtà contemporanea. Una realtà segnata – come viene specificato in premessa –  dalla consapevolezza che l’umanità attraversa un crocevia epocale.

La tecnica avanza con velocità vertiginosa; le ideologie si sfaldano; il senso del sacro viene ridotto a folklore o a superstizione. In questo contesto avanza la “precarietà di massa” ed insieme  l’esasperato individualismo, la scomparsa dell’idea stessa di bene comune, i particolarismi, l’anonimia urbana.  Cala insomma il “tasso di spiritualità” ed aumenta lo spaesamento, con tutto ciò che comporta proprio in ragione della tenuta sociale, mentre avanza il “relativismo urbano”, corollario di quello etico.

A forza di dire che la Religione era una sovrastruttura soffocante,  i partiti erano inutili, i sindacati burocratici e retrivi, i luoghi fisici della partecipazione (dalle parrocchie alle sezioni di partito, dalle cellule di fabbrica ai consorzi territoriali) orpelli di un mondo da archiviare, si è venuta a creare –una sorta di periferia generalizzata, una “folla solitaria” – per usare l’immagine del sociologo David Riesman – in grado di fare smottare un “sistema” che pareva solido ed inattaccabile.

Dietro l’idea di annullare/depotenziare  i corpi intermedi, c’è la visione borghese tesa a “liberare” l’uomo dai “vincoli” tradizionali  (religiosi, sociali, territoriali, familiari), rendendolo formalisticamente uguale al suo simile (gli stessi diritti/gli stessi doveri), ma sostanzialmente più debole. C’è l’idea del laisser fairelaisser passer, con la precarietà di massa, su cui si sono innescati gli antagonismi di classe.  All’impoverimento materiale dei primi anni (con l’abolizione giacobina delle corporazioni, delle società benefiche ed educative, delle organizzazioni di lavoratori, delle società artigiane) poi riequilibrato dalle lotte sociali dell’Ottocento e del Novecento e dalle radicalizzazioni ideologiche da esse provocate , corrisponde oggi uno “smarrimento” spirituale e sociale dai costi esistenziali e materiali altissimi. Ecco una buona battaglia da combattere a livello culturale e ben oltre le vecchie appartenenze, per provare a ricucire gli strappi di una società lacerata che chiede di “ricomporsi” e che ha perciò bisogno di ritrovare i luoghi spirituali e fisici  della sua identità.

Riportare al centro della riflessione ricostruttiva il “Mosaico” significa ritrovare il valore dell’Ordine organico, della Bellezza, del Talento.

L’idea simbolica del mosaico, composto da tante “parti”, organicamente ordinate è un segno per eccellenza di una socialità rinnovata. La visione organicistica si contrappone alla visione individualistica che considera la società come il risultato combinato, ma non coordinato e diretto, delle azioni dell’insieme di individui indipendenti.

Organicistica è la visione di Platone, per il quale l’intero universo, e non solo la società, costituisce un grande organismo vivente.  In  Timeo, Platone teorizza la  collaborazione tra tre gruppi sociali, ognuno dei quali ha presentato uno sviluppo maggiore delle parti dell’animo umano: i lavoratori (espressione di temperanza); i guerrieri (forti e coraggiosi); i governanti (portatori di saggezza).

L’organicità del corpo sociale, secondo la visione classica, è fissata, il 493 a.c.,  nell’apologo pronunciato ai plebei, secessionisti contro i patrizi romani, da  Menenio Agrippa, che assimila le membra dell’uomo alla società, la cui coesione ne tutela la vita: “Così senato e popolo, come fossero un unico corpo, con la discordia periscono, con la concordia rimangono in salute”.

Nel pensiero cristiano delle origini gli spunti organicistici del Vangelo che descrivono il legame dei credenti con Cristo come quello dei tralci con la vite, vengono amplificati da San Paolo, secondo il quale la  Chiesa è un unico corpo di cui Cristo è la testa ed i cristiani sono le membra:  “Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri.” (Lettera ai Corinzi)

Nel corso del Medioevo, Giovanni di Salisbury e Marsilio da Padova descrivono  la comunità politica come un “corpo” che, analogamente al corpo fisico, si compone di parti e strutture diverse tra loro, gerarchicamente e funzionalmente in rapporto di reciprocità.

Auguste Comte (Cours de philosophie positive, 1839) concepisce   la società come un organismo composto da altri organismi (la famiglia, le associazioni, le imprese economiche, le istituzioni politiche, ecc.) ognuno dei quali assolve una funzione specifica che contribuisce al funzionamento del tutto. Anche per Herbert Spencer (Principles of Sociology, 1876) la società è un organismo le cui parti sono connesse tra loro da una rete di relazioni di interdipendenza.

Durante gli Anni Trenta del ‘900,  Othmar Spann, esponente della scuola universale organica di Vienna,  sulla rivista “Lo Stato”  (L’importanza dell’ordinamento corporativo per l’epoca presente,  luglio 1933)  sottolinea come nello Stato organico non prevalga l’idea di libertà, ma quella di giustizia, intesa come naturale inserimento del singolo all’interno del ceto o della corporazione più confacente alle sue inclinazioni. In questi termini, lo Stato non è più una semplice costruzione utilitaria a cui offrire un’obbedienza esteriore, e solo nella misura in cui esso garantisca la pace, ma diventa l’espressione delle potenzialità di una nazione.

Le analogie riscontrabili tra la società e l’organismo non devono però fare sottovalutare possibili differenze. Innanzitutto la mobilità interna alla società, le cui parti non occupano un posto fisso, come accade nell’organismo, ma sono caratterizzate da una certa autonomia ed indipendenza. Su un piano d’ordine spirituale, mentre l’organismo esiste in ragione di un fine unico (la vita del tutto) la società serve al bene degli individui e a quello dei corpi intermedi, i quali non sono soltanto mezzo ma anche valore ed azione in sé.

All’interno della società i vincoli sono  peraltro diversi, riguardando il livello biologico-parentale, il territoriale-nazionale, lo spirituale-religioso, il sociale-economico (con particolare riguardo all’azienda e alla categoria professionale), il vincolo giuridico, legato allo Stato. In ragione della  complessità sociale e dei vincoli di comunanza a cui è legato ogni individuo, nei vari aspetti della propria esistenza ed attività,  la risposta partecipativa articola e rappresenta  la valorizzazione delle capacità individuali, negli specifici ambiti, al servizio della comunità.

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La   filosofia del bello, incarnata dal Mosaico,  è l’unico reale ottimismo. La Bellezza non è fuga estetizzante  dal reale, al contrario. Essa è volontà di ritorno all’ordine cosmico. E’ presa di coscienza, al di là del macchinismo industriale, dell’urbanesimo indifferenziato, dell’omologazione di massa. E’ rottura contro tutte le banalizzazioni. Ponendosi come discrimine senza tempo, la Bellezza può trovare nella tecnica la sua sublimazione contemporanea, segno di una nuova chiarezza  narrativa, di ottimismo, di energia positiva, di forza evocativa, di sperimentazione e partecipazione.

“L’umanità’ – ha scritto  Fëdor Dostoevskij in  I fratelli Karamazov  –  può vivere senza la scienza, può vivere senza pane, ma soltanto senza la bellezza non potrebbe più vivere, perché non ci sarebbe più nulla da fare al mondo. Tutto il segreto è  qui, tutta la storia è  qui”.
Siamo degli illusi a fare certi richiami e ad invocare il diritto alla  “via pulchritudinis”, una via della bellezza che costituisca al tempo stesso un percorso artistico, estetico, un itinerario di fede, di ricerca teologica, ma anche un valore civile al quale “informare” (nel senso di dare forma) la società?  Può darsi … Ma pensate/pensiamo – per un attimo – che cosa questo vorrebbe dire per le nostre città, per il decoro urbano, per l’estetica dei quartieri, per l’organizzazione della vita civile, per l’armonia dei rapporti sociali, per l’educazione delle giovani generazioni.

Pensate/pensiamo se la ricostruzione di quello che, un tempo, era definito come “l’ordine civile”, tornasse al centro dell’impegno della politica e della buona amministrazione contro tutti gli speculatori, contro tutte le partigianerie, contro le vecchie e nuove lobbies del relativismo.

Non è evidentemente un problema “estetico”. Significa svelare – per dirla con Dostoevskij – il segreto della vita.

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A differenza di quanto non credano gli apostoli dell’egualitarismo, il Talento non è un limite alla creatività. Nella crisi del bello, la sterilità creativa ha trovato nella negazione delle competenze il proprio alibi. Portare al centro della produzione artistica i fattori formali e sostanziali che stanno alla base di compiuti percorsi formativi, significa dare nuova dignità e nuova consapevolezza a quanti in essa e per essa di trovano ad operare. E significa, nel contempo, ricollegare contemporaneità e tradizione, ricucire antistorici strappi, ritrovare la grandiosità di una Storia, la sua complessità, la sua capacità stupefacente.

Presente e passato così azzerano le distanze. E sola resta la forza evocativa della creatività, che sa ritornare all’essenza della forma e all’orgoglio e alle responsabilità che provengono dall’appartenenza.

L’artista non può infatti rispondere solo a se stesso. Né l’architetto progettare per il suo piacere estetico. Né l’urbanista inventare dissociandosi dalla realtà. Il talento non può non coniugarsi con l’identità. Anche qui non si tratta di ricapitolare, magari elencando stancamente scelte valoriali. I discrimini debbono nascere da un confronto dialettico con la realtà contemporanea: radicamento vs. spaesamento, pathos vs. disincanto, partecipazione vs. egoismo, comunità vs. burocrazia, sacro vs. materialismo, merito vs. egualitarismo, bellezza vs. degrado e così via.

Questo processo di distinzione/integrazione non può non passare da una ripresa d’identità rispetto ad un percorso trimillenario, che ci porta al cuore dell’essenza civile e spirituale del nostro essere.

C’è una vocazione “solare” nella tensione estetica dell’Uomo, che, per quanto oscurata, rimane a ricomprendere luoghi, esperienze, idee, realtà diverse e lontane tra loro. Essa abbraccia le abbacinanti distese del Nord e le avvolgenti atmosfere mediterranee, parla il linguaggio dei megaliti e delle raffinate architetture dell’antichità, ci guarda dalle Cattedrali gotiche e tra le linee pure delle architetture razionaliste. 

Il compito di chi crede a questa “vocazione”, come bene ha fissato Tommaso Romano nel Mosaicosmo,    è riassumere, nel senso di assumere a sé, questo enorme lascito, dando ad esso una nuova consapevolezza e  nuove forme, rendendo finalmente visibile l’invisibile, reale lo spirituale, plastico l’indistinto, per parlare finalmente un linguaggio che, nel mutare dei tempi,  non è né di oggi, né di ieri, ma di sempre.


Mosaicosmo: Manifesto per un Nuovo Umanesimo Cosmico di Tommaso Romano

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PROEMIO
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Un uomo anziano in giacca grigia parla al microfono durante un evento, mentre una donna con giacca gialla lo ascolta sullo sfondo di uno schermo con il titolo 'Prima Edizione'.
Prof. Tommaso Romano

Il Mosaicosmo non è una dottrina, né un sistema chiuso. È una visione: il cosmo intero come mosaico vivente, in cui ogni essere umano costituisce una tessera unica, necessaria, insostituibile. Togliere una sola tessera è mutilare l’opera; sostituirla è tradirne il disegno originale.

Questo Manifesto nasce dalla consapevolezza che l’umanità attraversa un crocevia epocale. La tecnica avanza con velocità vertiginosa; le ideologie si sfaldano; il senso del sacro viene ridotto a folklore o a superstizione. Eppure — proprio in questa crisi — riemerge con urgenza la domanda fondamentale: che cos’è l’uomo? Quale destino lo chiama?

Il Mosaicosmo risponde: l’uomo è libertà incarnata in materia cosmica, spirito che abita il tempo, coscienza capace di trascendenza. Ogni risposta collettiva che dimentichi questa singolarità è destinata all’errore — politico, culturale, scientifico, spirituale.

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I · L’UNICITÀ IRRIPETIBILE DELL’UOMO
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Il fondamento primo del Mosaicosmo è ontologico: ogni essere umano è, nella propria singolarità, un evento irripetibile nell’universo. Non una variante di un tipo, non un’istanza di una classe: una persona. L’unicità non è un accidente biologico — è la struttura stessa dell’essere umano, la sua dignità costitutiva.

La tessera che non si duplica. Nel grande mosaico del cosmo, ogni individuo porta una luce propria, un angolo di visione che nessun altro può avere. Questa unicità non è isolamento: è contributo. È precisamente perché ciascuno è irripetibile che l’incontro tra persone è sempre un evento, sempre una novità, sempre una rivelazione reciproca.

La cultura contemporanea tende a dissolvere questa singolarità in flussi — di dati, di tendenze, di identità fluttuanti. Il Mosaicosmo vi oppone una resistenza radicale: la persona non è un nodo di rete, non è un profilo, non è una funzione sociale. È un centro di coscienza e libertà, insostituibile e non riducibile.

I.1 — Ogni essere umano è un evento cosmico unico: la sua esistenza non è ripetibile né sostituibile in alcun luogo e in nessun tempo.
I.2 — La dignità della persona precede ogni sistema, ogni ideologia, ogni algoritmo. Nessuna utilità collettiva giustifica la sua soppressione o la sua riduzione a mezzo.
I.3 — La diversità delle persone non è un problema da gestire, ma la ricchezza strutturale del cosmo da custodire e celebrare.

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II · LA LIBERTÀ COME VOCAZIONE COSMICA
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La libertà non è un privilegio da concedere o da revocare: è la forma stessa dell’essere umano nel cosmo. L’uomo è l’essere che può dire sì e no, che può scegliere, che può creare. Togliere la libertà non è riformare l’uomo: è mutilarlo ontologicamente.

Libertà personale e libertà d’impresa. Il Mosaicosmo afferma con chiarezza che la libertà economica e imprenditoriale è una dimensione autentica della libertà umana. L’imprenditore che crea, che rischia, che trasforma risorse in valore è un agente cosmico: porta ordine nel caos, realizza possibilità dove c’era solo potenzialità. Una società che soffoca l’iniziativa economica soffoca una parte essenziale della creatività umana.

Libertà artistica come atto ontologico. L’arte non è ornamento della civiltà: ne è la testimonianza più alta. L’artista — pittore, poeta, musicista, architetto, cineasta — è colui che rivela la struttura nascosta del reale, che dà forma all’invisibile, che costruisce linguaggi per dire ciò che il linguaggio ordinario non raggiunge. La libertà artistica è inviolabile non perché l’arte sia separata dalla morale, ma perché la sua verità abita un registro che nessuna censura ideologica può misurare.

II.1 — La libertà è la vocazione cosmica dell’uomo: non un dato da amministrare, ma una chiamata da onorare e custodire come bene irriducibile.
II.2 — La libertà d’impresa è forma autentica della libertà umana: deve essere protetta dallo Stato e orientata dalla responsabilità verso il bene comune.
II.3 — La libertà artistica è sacra: l’arte è il linguaggio con cui l’uomo partecipa alla creazione del mondo e dialoga con il Mistero.

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III · SCIENZA, TECNICA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE
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Il Mosaicosmo non teme la scienza né la tecnica: le accoglie come espressioni del genio umano. Rifiuta invece lo scientismo — l’ideologia che riduce il reale a ciò che è misurabile — e il tecnicismo — la credenza che ogni problema abbia una soluzione tecnica e che ogni soluzione tecnica sia per ciò stesso un progresso.

Il raccordo necessario. Scienza e umanesimo non sono avversari: sono le due mani con cui l’uomo conosce il reale. La scienza senza umanesimo diventa potere senza saggezza; l’umanesimo senza scienza diventa nostalgia senza capacità di agire. Il Mosaicosmo chiede la loro alleanza profonda: rigore empirico e riflessione sul senso, inscindibili.

L’Intelligenza Artificiale nel quadro cosmico. L’IA è la sfida tecno-antropologica più radicale della nostra epoca. Il Mosaicosmo pone su di essa tre esigenze irrinunciabili:

Prima: l’IA deve essere al servizio della persona, non il contrario. Nessun algoritmo — per quanto potente — può decidere della vita e della dignità delle persone senza un controllo umano consapevole e responsabile.

Seconda: l’IA deve essere progettata e governata con una visione dell’uomo. Non basta che sia efficiente: deve sapere per quale uomo lavora e verso quale bene orienta i suoi processi. La tecnica senza antropologia è cieca.

Terza: l’IA non può sostituire la relazione, la cura, la creatività, la responsabilità morale. Può amplificare le capacità umane; non può essere il sostituto dell’umanità dell’uomo.

III.1 — La scienza è vocazione autentica dell’uomo: conoscere il reale è partecipare, a modo proprio, alla razionalità del cosmo.
III.2 — La tecnica è potere: come ogni potere, richiede saggezza, responsabilità e una chiara visione del bene verso cui è orientata.
III.3 — L’intelligenza artificiale deve essere governata da criteri antropologici profondi: non solo che cosa può fare, ma per quale uomo e verso quale bene.

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IV · PER UN NUOVO UMANESIMO — POLITICO E COSMICO
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L’umanesimo classico deve essere rinnovato. Non basta ripetere le sue conquiste: occorre integrarle con la consapevolezza nuova che ci viene dalla cosmologia contemporanea, dalla crisi ecologica, dalla rivoluzione digitale, dall’incontro tra culture.

Oltre il planetarismo astratto. Viviamo nell’epoca della coscienza planetaria: siamo interconnessi come mai prima. Ma questa consapevolezza rischia di restare astratta. Il Mosaicosmo chiede un passo ulteriore: non il pianeta come orizzonte, ma il cosmo come dimora. Non l’umanità come concetto, ma le persone come tessere irripetibili di un mosaico che ha senso.

La dimensione politica. Il Nuovo Umanesimo chiede una politica che riconosca la persona come fondamento e fine di ogni istituzione; che tuteli le libertà fondamentali come beni non negoziabili; che favorisca la sussidiarietà; che orienti l’economia verso il bene comune senza soffocarne la vitalità creativa; che governi la tecnica con saggezza, senza subirne la logica come destino ineluttabile.

La dimensione cosmica. L’uomo non è semplicemente un animale sociale o un cittadino del mondo: è un essere cosmico. La sua coscienza abbraccia il tempo e lo spazio in modo che nessun altro essere vivente conosciuto è capace di fare. Questa capacità non è un caso evolutivo: è la traccia di una vocazione.

IV.1 — La politica deve essere fondata sull’antropologia: senza una visione dell’uomo, ogni sistema politico è destinato a tradire la persona.
IV.2 — Il Nuovo Umanesimo è cosmico, non solo planetario: vede nell’uomo un essere la cui dignità e il cui destino eccedono ogni confine geografico e temporale.
IV.3 — La sussidiarietà è un principio cosmico: l’ordine autentico nasce dalla valorizzazione del particolare, non dalla sua dissoluzione nell’universale astratto.

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V · SPIRITUALITÀ, TRASCENDENZA E RADICAMENTO CRISTIANO
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Il Mosaicosmo non è un sistema laico che tollera la religione come fenomeno culturale: è una visione che riconosce nella dimensione spirituale — e specificamente nella tradizione cristiana — una sorgente essenziale di senso, di antropologia profonda e di energia morale per il rinnovamento dell’umanità.

La spiritualità come dimensione costitutiva. L’uomo è un essere spirituale: non nel senso vago di chi cerca esperienze o benessere interiore, ma nel senso preciso di un essere che si interroga sull’origine e sul destino, che avverte la sproporzione tra sé e il reale, che desidera qualcosa che nessuna realtà finita può pienamente soddisfare. Negare questa dimensione è mutilare l’antropologia.

La trascendenza cristiana. Il Mosaicosmo si radica nella tradizione cristiana non per escludere altre tradizioni, ma per riconoscere in essa — nella sua rivelazione del Dio personale, nell’Incarnazione del Verbo, nella Resurrezione — le risorse più alte per pensare la persona, la libertà, l’amore, la storia e il cosmo. Il Dio cristiano non è un principio astratto né una forza cosmica impersonale: è il Padre che conosce ogni figlio per nome, che cerca la pecora perduta lasciando le novantanove.

«Siete stati acquistati a caro prezzo» (1Cor 6,20): ogni persona ha un valore infinito, perché è stata amata con amore infinito.

Spiritualità e impegno nel mondo. La fede cristiana non separa il cielo dalla terra: l’Incarnazione è la smentita definitiva di ogni dualismo. Il cristiano è chiamato a trasformare il mondo — le istituzioni, le culture, le tecniche, le economie — non come teocrazia, ma come lievito: presenza discreta e potente che trasforma dall’interno.

V.1 — L’uomo è costitutivamente spirituale: la dimensione trascendente non è aggiunta alla natura umana, ma sua struttura interiore.
V.2 — La tradizione cristiana offre le risorse antropologiche più alte per comprendere la persona, la libertà, l’amore e il destino cosmico dell’umanità.
V.3 — Fede e impegno nel mondo non si escludono: la spiritualità autentica genera la più intensa responsabilità storica e civile.
V.4 — Il Dio che si rivela nel Cristo è il fondamento ultimo della dignità di ogni persona: amato da un amore infinito e personale, ogni uomo è sacro.

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EPILOGO — LA SCOMMESSA DEL MOSAICOSMO
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Il Mosaicosmo è una scommessa: la scommessa che il senso esiste, che la persona conta, che la libertà è vocazione e non illusione, che la bellezza rivela il reale, che la trascendenza non è un’evasione ma l’orizzonte più vero dell’esistenza umana.

È la scommessa che la storia non è un processo cieco ma un dramma in cui ogni protagonista — ogni persona, con la sua unicità irripetibile — ha un ruolo che nessun altro può svolgere. Che il cosmo non è uno sfondo indifferente ma la scena di un’avventura che ha senso.

È la scommessa che la tecnica può essere governata, che l’economia può essere orientata al bene, che la politica può essere saggezza e non solo potere, che la scienza può camminare con la fede senza tradire né l’una né l’altra.

È, in fondo, la scommessa sull’uomo: che valga la pena difenderlo, amarlo, costruire per lui istituzioni degne della sua grandezza e capaci di sostenerne la fragilità.

«Non abbiate paura» — questa è la voce che attraversa il cosmo e raggiunge ogni singola tessera del mosaico. Non abbiate paura della vostra unicità. Non abbiate paura della vostra libertà. Non abbiate paura del vostro destino.

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MOSAICOSMO
Per la dignità di ogni tessera — per la gloria dell’intero. 

Il manifesto può essere firmato e condiviso l’autore accetta via mail info@tommasoromano.it eventuali suggerimenti 


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Pubblicato da Antonino Schiera

Sono nato a Palermo dove attualmente risiedo. Ho collaborato con il quotidiano “Giornale di Sicilia”, e “L’Ora” e con il “Giornale Cittadino Press”. Attualmente collaboro con il sito d’informazione “Il Salto della Quaglia” e con il Social Magazine “Culturelite”. Nel 1992 ho vinto il premio creatività della rivista “Millionaire” (Milano). Nel 2013 pubblico a Roma la mia prima raccolta di poesie Percorsi dell’Anima (Europa Edizioni). Nel 2015 ho pubblicato due brevi storie, Moderno emigrante e Natale a Trieste all’interno della raccolta di autori vari Natale 2015 (Società Editrice Montecovello, Roma). Nel 2016 ho pubblicato la seconda raccolta di poesie Frammenti di colore (Edizioni La Gru), prefazione di Carmine Papa finalista del II Premio Giornalistico Letterario “Piersanti Mattarella”. Nel 2017 ho creato e curo attualmente il presente Blog letterario “Riflessioni d’Autore”. Nel 2019 ho pubblicato con Il Convivio Editore la raccolta di poesie Meditare e sentire con prefazione di Francesca Luzzio, successivamente la raccolta di poesie Sciabordio vitale sotto il cielo plumbeo (terzo posto al IX Premio Nazionale di Persia “Himera”). Nel 2021 ho pubblicato il racconto autobiografico La valigia gialla, edito da Libero Marzetto, secondo posto al II Premio Letterario “Antonio Veneziano”. La stessa opera è stata finalista al Premio Letterario Giornalistico “Nadia Toffa”, 2023. Nello stesso anno ho firmato la prefazione generale e quella dei singoli tomi, cinque in totale, dei volumi dal titolo Le pietanze” (Edizioni Museo Mirabile, Marsala) dedicati alla cucina siciliana curati da Salvatore Mirabile. Nel 2023 ho pubblicato il racconto Berenice con la Fondazione Thule Cultura di Palermo prefazione di Maria Patrizia Allotta, postfazione di Ciro Spataro, II classificato al Premio “Piersanti Mattarella”, edizione 2024; finalista al XV Premio Internazionale Navarro di Sambuca di Sicilia. Nel 2025 ho pubblicato “Il tutto e il niente” – Aforismi e divagazioni sull’amore, prefazione di Daniele Fazio (La Gru Edizioni). Per la mia opera letteraria complessiva ho ricevuto nel 2023 a Bisacquino (Palermo) il “Premio Letterario Mons. Giuseppe Petralia”, vescovo e poeta. Nel 2025 nel Premio Letterario “Castello e Parco di Maredolce – Sant’Erasmo Nautilus” la poesia Sei il mare dentro la mia isola si è classificata al primo posto e il racconto Arancine a Cefalù, pesce fresco a Castel di Tusa si è classificato terzo. Nel mese di maggio 2025 ho ricevuto la Croce al Merito per la Riconquista della Real Compagnia Beata Maria Cristina di Savoia Regina delle Due Sicilie. Per “La Settimana delle Culture” 2025 nella Piazzetta Bagnasco di Palermo ho presentato il testo teatrale “Dialogo sull’amore”, con la partecipazione dell’attrice Giovanna Cammarata e della giornalista Gilda Sciortino. Ho ideato e organizzato il ciclo d’Autori contemporanei “Calici di Poesie a Isnello” (due stagioni), un reading poetico a Collesano “Il mondo visto con gli occhi della poesia” (tre stagioni) e un ciclo di quattro incontri con accademici della cultura e scrittori a Piazzetta Bagnasco, Palermo. Nel mese di settembre 2025 ho ricevuto il Premio “Athena CulturElite”, per avere pubblicato miei articoli nel Magazine CulturElite e per avere pubblicato il mio racconto “Berenice” con la Fondazione Thule Cultura del Professore Tommaso Romano. Nel mese di ottobre 2025 ho ricevuto il Premio Speciale “Spiritualità e Letteratura” all’interno della IX edizione del Premio Nazionale di Poesia “Giulio Palumbo” a Ficarazzi, il cui presidente è il Professore Tommaso Romano. Nel mese di ottobre 2025 sono stato insignito da parte del professore Tommaso Romano della carica di accademico ordinario A.S.C.U. Accademia Siciliana Cultura Umanistica con la nomina di cancelliere. Ho anche ricevuto il Premio Speciale “Spiritualità e Letteratura” nell’ambito del concorso poetico “Giulio Palumbo” con la seguente motivazione: “poeta e narratore, con sette pubblicazioni, interpreta la scrittura come epifania sacra e come primato della libertà”. Nello stesso mese ho portato felicemente a compimento l’incarico di curatore della sezione poesie nel I Concorso Letterario L’Approdo Narrativo Mondello. Si sono tra gli altri occupati della mia opera: Franca Alaimo, Lavinia Alberti, Angela Balistreri, Biagio Balistreri, Angelo Barraco, Myriam De Luca, Teresa Di Fresco, Emanuele Drago, Claudio Falletti, Giovanna Fileccia, Piergiorgio Francia, Teresa Gammauta, Sandra Guddo, Sergio Infuso, Marianna La Barbera, Salvatore Lo Bue, Gabriella Maggio, Gioele Pennino, Maria Elena Mignosi Picone, Guglielmo Peralta, Francesco Pira, Fulvia Reyes, Emilia Ricotti, Lucia Rizzo, Tommaso Romano, Roberta Strano, Anna Vincitorio. Ho organizzato un numero consistente di presentazioni e incontri con i lettori per promuovere i miei libri, partecipato a numerosi reading poetici e ricevuto alcune menzioni d’onore per tali partecipazioni. Inoltre ho recensito e promosso alcune opere di scrittori contemporanei. Esperto di marketing e comunicazione, coniugo l’amore per la poesia e la curiosità per ciò che mi circonda, utilizzando la parola come un ponte che può unire mondi che ancora non si conoscono..

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