di Antonella Lupo
Il nuovo racconto fotografico palermitano di Tommaso Romano si impone come un’opera di rara intensità, capace di trasformare la memoria visiva in un atto di cultura viva. Romano, figura centrale dell’umanesimo siciliano contemporaneo e fondatore della storica realtà editoriale Thule, conferma ancora una volta la sua capacità di custodire e rinnovare l’identità profonda della città. Le sue immagini non si limitano a documentare: diventano simboli, epifanie, frammenti di un tempo che continua a parlare.
È un’opera che non si limita a celebrare Palermo: la interroga, la attraversa, la ascolta.
Il risultato è un libro che emoziona e che educa, che invita alla contemplazione ma anche alla responsabilità. Un racconto fotografico che diventa, pagina dopo pagina, un atto d’amore verso la città e verso la cultura, nella sua forma più alta e più necessaria.
Il volume Le sale di posa a Palermo e provincia tra ’800 e prima metà del ’900 nella Collezione di Casa Museo Thule rappresenta uno dei contributi più significativi alla storia della fotografia siciliana degli ultimi decenni.
Non è soltanto un libro: è un archivio dell’anima, un atlante sentimentale che restituisce voce, luce e dignità a un patrimonio visivo che rischiava di dissolversi nel silenzio degli anni.
La sua forza non risiede solo nella qualità delle immagini, ma nella capacità di trasformarle in racconto, in memoria condivisa, in identità.
La fotografia come rito e come specchio sociale. Le sale di posa che il volume documenta non erano semplici luoghi tecnici: erano teatri dell’esistenza.
Tra Ottocento e primo Novecento, la fotografia era un atto solenne, un rito di passaggio, un gesto che univa aspirazione e consapevolezza.
Ci si metteva in posa per essere ricordati, per lasciare un segno, per affermare un’appartenenza.
Le famiglie palermitane, i professionisti, gli artigiani, i bambini, gli emigranti in partenza: tutti attraversavano quegli atelier per consegnare al futuro un frammento della propria storia.
La Casa Museo Thule emerge come un presidio culturale di straordinaria importanza.
La sua collezione fotografica, frutto di decenni di ricerca e cura, è un patrimonio unico nel suo genere.
Non si tratta di un semplice archivio: è un organismo vivo, un luogo in cui la memoria non viene conservata come un reperto, ma come una presenza attiva, capace di generare conoscenza e consapevolezza.
Il volume valorizza questa ricchezza con un equilibrio perfetto tra rigore documentario e sensibilità narrativa.
Le immagini sono presentate con attenzione filologica, ma anche con un’intenzione poetica che permette al lettore di entrare in relazione con esse, di ascoltarle, di riconoscersi.
Tommaso Romano: un intellettuale che trasforma la memoria in visione
Il lavoro di Tommaso Romano è il cuore pulsante dell’opera. Romano non è solo un curatore: è un interprete, un mediatore tra passato e presente.
La sua capacità di leggere la fotografia come documento e come simbolo, come testimonianza e come gesto estetico, conferisce al volume una profondità rara.
La sua scrittura accompagna il lettore con eleganza, senza mai sovrastare le immagini, ma illuminandole dall’interno.
La sua visione umanistica, radicata nella tradizione culturale siciliana e al tempo stesso aperta alla modernità, permette di comprendere quanto la fotografia sia stata,e continui a essere, uno strumento fondamentale per raccontare la storia di una comunità.
Un’opera che unisce storia, arte e antropologia.
La pubblicazione, sostenuta dalla Fondazione Thule Cultura e dall’Accademia Siciliana Umanistica, si inserisce in un percorso culturale che da cinquant’anni difende e valorizza la memoria siciliana. Questo libro non è solo un omaggio al passato: è un invito a riconoscere la continuità tra ciò che siamo stati e ciò che siamo oggi.
In un’epoca in cui l’immagine è diventata consumo rapido, questo volume restituisce alla fotografia la sua sacralità originaria. Invita a rallentare, a guardare, a comprendere.
È un’opera che educa lo sguardo e che ricorda quanto sia importante la memoria visiva per costruire identità e futuro.
Le sale di posa a Palermo e provincia tra ’800 e prima metà del ’900 nella Collezione di Casa Museo Thule è un libro che si sfoglia con rispetto, che si contempla, che si ascolta. È un’opera che non si limita a mostrare il passato, ma lo rende vivo, necessario, nostro.
È un dono alla città di Palermo, alla Sicilia, alla cultura italiana.
Il volume e’ arricchito da un ampia bibliografia che censisce e cita tutti i fotografi attivi a Palermo e nella sua Provincia , tra Ottocento e primo Novecento restituendo un quadro completo e finalmente sistematico di un ‘ intera stagione della fotografia siciliana .
E’ un opera che illumina , che educa, che commuove.
Un libro necessario destinato a rimanere .

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IL LIBRO | Il tutto e il niente è una sinfonia delicata di parole che scivolano tra le dita come sabbia calda. Un viaggio tra aforismi, monologhi e liriche, che mette a nudo le passioni, le ferite e la meraviglia dell’amore umano, senza mai rinunciare alla profondità del pensiero. Antonino Schiera costruisce un’opera che è al tempo stesso specchio dell’anima e carezza per lo spirito, un incontro tra filosofia, emozione e poesia, capace di parlare sia al cuore che alla mente. Le sue parole, mai banali, affondano nelle esperienze vissute, ma tendono all’universale, come onde che si infrangono su ogni lettore. Non è solo un libro da leggere: è un libro da sentire, da sottolineare, da tenere sul comodino. Un libro che consola, interroga, ispira.
L’AUTORE | Antonino Schiera (Palermo, 1966) poeta, narratore e collaboratore giornalistico. Ho vissuto tra Germania e Austria, Esperto di marketing e comunicazione, utilizzo la parola come un ponte che può unire mondi che ancora non si conoscono. Ho pubblicato: Percorsi dell’anima (Europa, 2013), Frammenti di colore (La Gru, 2016), Meditare e sentire (Il Convivio, 2019), Sciabordio vitale sotto il cielo plumbeo (Il Convivio, 2021), La valigia gialla (Libero Marzetto, 2021) e Berenice (Cultura Thule Edizioni, 2023).

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