Eventi – Quel genio di Caravaggio: il mistero di un capolavoro pittorico

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Copia della Natività del Caravaggio all’interno dell’Oratorio di S. Lorenzo

Il mondo non è stato creato una volta, ma tutte le volte che è sopravvenuto un artista originale, scriveva lo scrittore francese Marcel Proust in un suo aforisma. Di artistica dissacrante originalità non era scevro il grande Michelangelo Merisi in arte Caravaggio, che, pertanto, possiamo ringraziare per avere ridato vita al mondo per l’ennesima volta, secondo l’aforisma di Proust, attraverso le sue grandiose opere conosciute ed apprezzate in tutto il mondo. Un’originalità che spesso cozzava con la visione conservatrice frutto della secolarizzazione della chiesa, che già nel 1600 prevaleva sull’iconografia dell’epoca.

Una delle più importanti opere del Caravaggio, la Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi, è stata trafugata nell’ottobre del 1969 dall’Oratorio di San Lorenzo a Palermo. L’oratorio sorge nel centro storico della città ed è impreziosito dagli stucchi di Giacomo Serpotta che a partire dal 1700, periodo in cui l’artista palermitano vi lavorò, lo avvolgono in un abbraccio di grande pregio artistico.

Questi sono i pregiati ingredienti che, ben miscelati dagli organizzatori e dai protagonisti, hanno regalato un pomeriggio culturale di alto livello nella nostra città: un simposio dal titolo Quel Genio di Caravaggio a cura dello scrittore Maurizio Lucchese e della critica d’arte Valentina Gueci.

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Il giornalista e scrittore Riccardo Lo Verso

Il numeroso pubblico presente ha assistito ad un interessante dibattito grazie ai qualificati interventi dei curatori del simposio; dello scrittore e giornalista Riccardo Lo Verso, autore del libro La tela dei boss; della giornalista Marianna La Barbera, attenta promotrice di eventi culturali; di Vincenzo Perricone (leggi mio post) presidente dell’associazione di promozione culturale Siciliando e di Ninni Terminelli, noto opinionista palermitano.

L’organizzazione criminale mafiosa siciliana è stata più volte nominata durante il simposio in quanto, sembra certo, che il furto sia stato commissionato da un non meglio identificato esponente mafioso, com’è nella natura della mafia, per fare soldi. Uomini appartenenti alla mafia con la patente di pentito in tasca, così come metaforicamente specificato da Riccardo Lo Verso, hanno ripetutamente parlato dello strano furto senza che vi sia stata la possibilità di ritrovare l’opera del Caravaggio, che ricordiamo è stata realizzata con olio su tela misurata in 268 x 197 cm. Va ricordato che anche il giudice Giovanni Falcone cercò di arrivare alla verità.

Non è escluso che i mandanti e gli esecutori del furto si siano resi conto successivamente del valore inestimabile della Natività del Caravaggio e che oggi possa essere nelle mani di qualche insospettabile. L’opera attualmente tra le più ricercate al mondo, non può essere esposta da chi la detiene e ci si domanda come mai non venga fatta ritrovare.

Si perché prevale l’ottimismo da parte di chi si occupa del caso, ma anche di chi ama l’arte in generale rispetto ad una visione pessimistica del caso, che non può tenere conto della possibilità che l’opera sia andata definitivamente distrutta.

Un gravissimo danno è stato perpetrato alla comunità italiana, siciliana e palermitana nello specifico, se si immagina quanti visitatori avrebbero fatto la coda nei 50 anni che ci separano dalla grave sottrazione della tela del Caravaggio. Un piccolo oratorio incastonato nel meraviglioso centro storico di Palermo impreziosito da due grandi artisti italiani: Caravaggio e Giacomo Serpotta.

Per chi volesse conoscere meglio i risvolti di questo giallo internazionale, consiglio la lettura del libro di Riccardo Lo Verso La tela dei boss Gruppo Editoriale Novantacento.

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