Riflessioni – Alluvioni, sottopassi e tombini italici.

In Italia, nel periodo invernale quando le pertubazioni e le piogge si fanno frequenti, non passa giorno,  nel quale non si parli di allagamenti, frane e dissesti idrogeologici, con conseguenze gravi sulle vite umane e sui beni materiali.
 
E’ una situazione che si ripete da qualche anno a questa parte ed in questo primo scorcio di inverno 2014, già sono state numerose le emergenze documentate dai mass media. In particolare sono state state colpite la Liguria, la Lombardia e l’Emilia Romagna.
 
E’ stato coniato un neologismo “bombe d’acqua” per spiegare la gravità della situazione ogni volta che si presenta. Questo neologismo la dice lunga sull’atteggiamento di chi tiene le fila delle comunicazioni e della politica in Italia.
 
Si vuole e si tenta di dare la responsabilità di tanti morti e di tanti danni materiali esclusivamente a madre natura.
 
Non sono d’accordo su questa tesi in quanto, se è vero che abbiamo assistito ad eventi talvolta eccezionali, in molti altri casi la colpa è della errata gestione del territorio che necessita si di essere antropoformizzato e plasmato per dare spazio alle esigenze dell’uomo, ma non deve essere violentato e degradato ad un puro contenitore di case, strade, fabbriche, discariche e tutto ciò che comporta una colata di cemento. Senza un minimo di logica e di rispetto per l’ambiente e per la natura.
 
Per una semplicissima quanto banale legge fisica l’acqua, essendo un fluido incomprimibile, quando cade da qualche parte deve andare e per la legge di gravità tende ad andare verso il basso. Se osservate un temporale in una zona dove insistono alberi, terreni, piante, anche se scoscesa, vedrete l’acqua defluire in maniera copiosa solo dopo che tutto il terreno l’avrà assorbita. Quindi difficilmente potrà causare danni, perché dovrebbe piovere per molti giorni di seguito.
 
Lo stesso quantitativo di acqua che cade in una città o in un paese invece causa danni ingenti, in quanto i vari piani edilizi, salvo rari casi, hanno previsto questa banale necessità dell’acqua di defluire pacatamente verso valle. Per non parlare poi dell’abusivismo edilizio.
 
Quindi cominciamo a responsabilizzare le figure professionali, istituzioni e politici compresi, che hanno il compito da dare un senso al nostro territorio ed alle nostre città.
 
L’esempio eclatante è Genova che sorge ai piedi di una catena montuosa che prima riusciva ad assorbire e ad inglobare la massa d’acqua che cadeva dal cielo e adesso non più: troppe strade, troppe case, troppe costruzioni in genere anche a monte. A valle poi nemmeno a parlarne. I torrenti ed i fiumi, come il Bisagno, sono stati ristretti per far posto alle necessità della città e quindi quando si ingrossano fanno danni.
 
Parliamo dei sottopassi che sono diventati un caso nazionale. Costruiti per migliorare la viabilità sono diventati oggi un problema ogni volta che piove. Chi li ha progettati non ha pensato di creare un efficace sistema di smaltimento delle acque, per esempio utilizzando delle idrovore o innestando delle pompe negli scoli dell’acqua per farla risalire verso l’alto! 
 
Troppo difficile da realizzare?
 
Ci sono tante persone che sono morte a causa di improvvisi allagamenti dei sottopassi. A Palermo per esempio ogni volta che piove squadre di Vigili Urbani presiedono i sottopassaggi per avvertire gli automobilisti del pericolo e successivamente per chiuderli quando vengono invasi dall’acqua. Almeno si tenta di prevenire e questo va bene.
 
I tombini sono stati messi lì nel titolo così quasi per gioco. Immaginando di vederli volare, leggeri ed inutili ogni volta che la pressione delle acque va fuori controllo.
 
Quanti morti e quanti danni dovremo ancora contare prima che si intervenga in maniera strutturale? Oppure come sempre dobbiamo affidarci allo “stellone italico” per superare questa ennesima crisi?
 



 
 
 
 
 

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