Magazine – “La forza purificatrice del dolore nella poetica di Giovanni Pascoli” lettura ed analisi di Giovanni Teresi

La vita è male: la terra su cui viviamo è definita in “Dieci agosto”“quest’atomo opaco del male”

Da che cosa deriva il male? Anzitutto deriva dalla paura, la quale a sua volta deriva dalla tenebra del mistero che ci avvolge tutti.

Nella poesia “La vertigine” il poeta immagina il globo terrestre lanciato a velocità spaventosa nello spazio cosmico con  gli uomini attaccati al suolo con i piedi, pendenti in giù con la testa: una posizione delle più infelici, in moto verso mete che nessuno conosce.

Il “dubbio” strazia l’animo del poeta (il Carducci in “Idillio maremmano” parla del tarlo del pensiero che gli trafora il cervello): nella “Preghiera dell’eremita” egli fa dire al suo eremita: “A me dispensa (risparmia) il reo dolor che pensa” cioè il dolore del pensiero, ossia il dubbio.

Altra causa del dolore umano è la cattiveria degli uomini.

Il Pascoli subì un grave shock a causa della uccisione del padre e di altre numerose sciagure, che investirono la sua famiglia, in conseguenza di quel fatto. Visse la sua adolescenza e giovinezza nel periodo in cui il capitalismo opprimeva gli operai, e gli anarchici, in nome degli operai, compivano imprese terroristiche.

[CONTINUA] sulla pagina di Culturelite il social magazine dedicato alla buona cultura in tutte le sue forme del Professore Tommaso Romano.

(nella fotografia in evidenza il poeta Giovanni Pascoli)

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