Magazine – Tommaso Romano, Lucio Zinna, Pierfranco Bruni, Umberto Balistreri, Alessandro Tomasino, “Vittorio Vettori cento anni di umanesimo”, Spiritualità & Letteratura, n. 106.

VITTORIO VETTORI CENTO ANNI

di Tommaso Romano

Sembrano passati solo pochi anni da quando a Palermo, nel 1981, al Circolo della Stampa, ospitato allora nel Teatro Massimo, festeggiavo il X° anniversario dalla fondazione delle mie Edizioni Thule, con un grande Convegno nazionale dedicato a Giovanni Papini, proprio nel centenario della sua nascita. A quel Convegno straordinario partecipò idealmente e con una lettera a me indirizzata che aprì il Convegno, Giuseppe Prezzolini, sodale e protagonista del Novecento letterario italiano.
Fra i relatori principali ricorderò almeno: Francesco Grisi, Lino Di Stefano, Giacomo Giardina, Giulio Bonafede, Nino Muccioli, Maria Emma Alaimo, Francesco Mercadante e, non certo ultimo, Vittorio Vettori, che incantò il pubblico con la sua magistrale orazione papiniana.
Oggi, ricorre il 100° anniversario della nascita di Vittorio, e mio desiderio sarebbe stato rendergli omaggio con un Convegno in memoria, così come facemmo alla Fondazione Lauro Chiazzese, con lui ancora vivo e vitale, per i suoi ottant’anni…

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(nella fotografia in evidenza la copertina dell’opera)

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Magazine – Il barone Bebbuzzo Sgadari di Lo Monaco di Tommaso Romano (Edizioni Thule), introduzione di Aldo Gerbino.

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Il ‘salotto’ sembra congeniale all’intelletto palermitano. E non è certo un caso che il barone Pietro Sgadari di Lo Monaco, amabilmente chiamato Bebbuzzo, viva la dimensione salottiera sottraendola ad ogni forma di vacuità. Piuttosto essa indica il luogo, dove si agita criticamente una condizione storico-sociale nella maniera in cui, meno di un secolo prima, in un altro salotto, quello del marchese Corradino D’Albergo, prendevano corpo le accese battaglie tra classicisti e romantici; ciò all’ombra delle pagine della rivista antiromantica «La Ruota» diretta da Benedetto Castiglia, sagace allievo di Domenico Scinà e profondo ammiratore del Romagnosi. E Bebbuzzo, scomparso dal podio culturale il 9 marzo del 1957, si rivela figura necessaria in quello scontro di culture e aspirazioni che andavano maturando dai contrasti presenti nella prima metà del 1900. Egli ha esercitato, toto corde, da illuminato influencer, la dimensione percettiva dei saperi critici in movimento e contro ogni ristagno. Egli stesso – critico musicale del principale quotidiano panormita – accogliendo giovani promettenti nel perimetro della sua casa colmata da libri, da dischi in gommalacca ai moderni vinili, da registrazioni operistiche, accende con entusiasmo i marchi dell’arte secentesca in Sicilia, disquisendo di strumenti musicali e orchestrazione, di poesia, letteratura inglese e francese o di Martin Farquhar Tupper, lo scrittore e poeta inglese che firmò i Proverbial Philosophy. Venne anche concessa accoglienza al volto segnato e malinconico di un ‘esordiente’ d’eccezione alle soglie dell’inevitabile declino biologico e della sua vorticosa ascesa postuma: Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Lo scrittore di Palermo sarebbe morto di lì a poco, quasi a tracciare la fine di un’epoca, – appena quattro mesi dopo la scomparsa del vivace critico, – quel 26 luglio del 1957… 

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(nella fotografia in evidenza la copertina del libro del Professore Tommaso Romano)

Magazine – “La forza purificatrice del dolore nella poetica di Giovanni Pascoli” lettura ed analisi di Giovanni Teresi

La vita è male: la terra su cui viviamo è definita in “Dieci agosto”“quest’atomo opaco del male”

Da che cosa deriva il male? Anzitutto deriva dalla paura, la quale a sua volta deriva dalla tenebra del mistero che ci avvolge tutti.

Nella poesia “La vertigine” il poeta immagina il globo terrestre lanciato a velocità spaventosa nello spazio cosmico con  gli uomini attaccati al suolo con i piedi, pendenti in giù con la testa: una posizione delle più infelici, in moto verso mete che nessuno conosce.

Il “dubbio” strazia l’animo del poeta (il Carducci in “Idillio maremmano” parla del tarlo del pensiero che gli trafora il cervello): nella “Preghiera dell’eremita” egli fa dire al suo eremita: “A me dispensa (risparmia) il reo dolor che pensa” cioè il dolore del pensiero, ossia il dubbio.

Altra causa del dolore umano è la cattiveria degli uomini.

Il Pascoli subì un grave shock a causa della uccisione del padre e di altre numerose sciagure, che investirono la sua famiglia, in conseguenza di quel fatto. Visse la sua adolescenza e giovinezza nel periodo in cui il capitalismo opprimeva gli operai, e gli anarchici, in nome degli operai, compivano imprese terroristiche.

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(nella fotografia in evidenza il poeta Giovanni Pascoli)

Ti consiglio un libro – L’abominevole diadema di Serena Lao (Edizione Thule), nota introduttiva al volume di Tommaso Romano

La lettura di questo Diario intimo e drammatico di Serena Lao sulla stagione del Covid-19, mi ha coinvolto fin dall’inizio essendo stato il suscitatore delle pagine che seguono dell’artista palermitana. Ho seguito, quindi, con partecipazione emotiva e con considerazioni di tipo psicologico-sociali tutte le ansie, le paure, le attese che si andavano snodando durante la scrittura pulsante di Serena, che mi appariva sempre più un documento di un’anima in tormento, che trovava nella scrittura un antidoto potente al tedio e alla sua volontaria “reclusione” rispetto ad un mondo che si era improvvisamente fermato…

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(nella fotografia in evidenza la copertina del libro L’abominevole diadema di Serena Lao)