L’arte di raccontarsi nella nuova silloge poetica di Antonino Schiera del Professore Antonio Martorana
La scelta di Antonino Schiera di calarsi sulla superficie cartacea della pagina, alla ricerca di un canale espressivo che gli consenta di cristallizzare le epifanie personali in archetipi universali, in cui ciascuno può riconoscersi, è la dimostrazione che la poesia, restituendo l’intensità del vissuto, può diventare spazio privilegiato di riflessione sulla memoria, sull’identità e sul senso dell’esistenza. Ciò comporta una certa maestria nell’arte di raccontarsi, ossia in quello che, con termini tecnico, viene chiamato personal storytelling.
Nella silloge “Universo sole”, che recentemente ha visto la luce con una bella prefazione di Antonio Spagnuolo (Napoli, La valle del tempo, 2026), si può leggere un nuovo capitolo del racconto autobiografico in versi iniziato nel 2013 con “Percorsi dell’anima” (Europa Edizioni).Ancora una volta il vissuto, trasformandosi in significato, diventa un prisma attraverso cui chi legge riconosce l’esperienza umana nella sua totalità.
Si verifica insomma che la dimensione soggettiva di Schiera, che, per la sua riservatezza potrebbe essere il signore anonimo della porta accanto, viene a intrecciarsi con interrogativi universali. La poesia si configura allora come anello di congiunzione tra la memoria personale (“Verdi ricordi”) e la memoria condivisa (“Inverno”, dedicata e in ricordo di David Sassoli), avvalendosi di strumenti raffinati di comunicazione, che arpeggiano sulle corde della nostra sfera emotiva.
Nella sua veste di storyteller di se stesso, Antonino Schiera racconta il proprio universo affettivo (“A mio padre”, “A te mamma”, “M’inebrio di te”), come pure i momenti d’estasi nella contemplazione della natura (“L’aurora”). In ogni lacerto di vissuto, quale pezzo superstite di una memoria che rimane attaccata alla pelle dell’Autore come un brandello di carne, il lettore può ritrovare se stesso, visto che il racconto diventa tessuto condiviso, in virtù della sua forza empatica, emozionale, multidimensionale e trasformativa.
Qualcuno ha detto che lo storytelling ha il fascino del canto delle sirene e può scatenare emozioni che inducono il corpo umano a produrre ossitocina, l’ormone della felicità. Di contro c’è chi fa notare che lo storytelling è lo strumento più potente per elaborare ed esprimere il dolore, la solitudine, la crisi. La poesia del Nostro oscilla tra queste opposte dimensioni: la felicità e la paura esistenziale. È come se volesse ricordarci che le ombre possono irrompere improvvisamente nella nostra quotidianità, quanto meno che lo aspettiamo. Un esempio è l’aurea di profonda tristezza che pervade “Lettera d’amore”, dove viene ripreso un tema universale della tradizione poetica, quello della distanza fisica della donna amata: il concetto di amor de lonh (amore di lontano) inaugurato nel Medioevo dal trovatore provenzale Jaufré Rudel. La distanza costringe l’uomo a fare i conti con un’assenza che significa inaccessibilità, alimentando il tormento del desiderio inappagato:
“Vorrei essere abbracciato a te
e amarti e farti sentire amata
carezzo i miei sogni e i miei desideri
di aromatizzati refoli,
che rivitalizzano i miei pensieri.”
Come si vede, la paura ancestrale della perdita della donna amata non riesce a disperdere gli “aromatizzati refoli” che rivitalizzano i suoi pensieri, ossia la tenace speranza di ritrovarla. Le due citate dimensioni (la felicità e la paura esistenziale) rappresentano le strutture portanti di un narrare capace di coinvolgere il lettore in un’esperienza immersiva, grazie alla sincerità del messaggio, che, nel nostro caso fa rientrare la silloge di Antonino Schiera nel filone definito da Umberto Saba come poesia onesta” (nel saggio Quello che resta da fare ai poeti del 1911).
Per chi volesse acquistare il libro questa è la pagina ufficiale di vendita della mia ultima raccolta di poesie: https://www.lavalledeltempo.com/universo-sole/?

Se desideri acquistare il mio racconto Berenice in formato digitale, che ha ricevuto già ben 4 premi letterari nazionali e numerose recensioni positive, a un prezzo scontato su Amazon clicca qua: https://www.amazon.it/Berenice-Antonino…/dp/B0CTTDS6G4
Il racconto inizia nel 1938 durante la Notte dei Cristalli in una località, Lochhausen, che sorge a nord di Monaco di Baviera, è caratterizzato da alcuni salti temporali e si svolge in diverse località. Berenice, la protagonista principale è una donna ebrea nata in Germania e costretta a trasferirsi con i genitori nel 1938 a Tel Aviv. Nella città israeliana, divenuta adulta, conosce David con il quale convola a nozze. Qualche anno dopo la coppia, insieme all’unico figlio Amos, si trasferisce a Kaiserslautern in Germania. Il trasferimento è dovuto al fatto che David fa parte dell’Aeronautica Militare Israeliana che ha come riferimento operativo, per delicate operazioni segrete, il vicino aeroporto NATO di Ramstein. Diversi sono i temi che emergono dalla lettura del racconto: il nazismo, l’olocausto, la caccia ai criminali di guerra tedeschi sullo sfondo di una storia d’amore che ha un epilogo imprevisto.
Nel mese di giugno 2021 ho pubblicato con la casa editrice Libero Marzetto il mio primo racconto autobiografico dal titolo La valigia gialla. Se vuoi acquistarne una o più copie clicca qua per accedere nella pagina di vendita della casa editrice.

Scopri di più da Antonino Schiera - Riflessioni d'Autore
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
