Poesie – Rami di pesco di Ada Negri [Ribloggato da Cantiere Poesia]

Rami di pesco della poetessa Ada Negri. Buona lettura.

Cantiere poesia

Ferma al quadrivio, mentre piove e spiove
sotto l’aspro alternar delle ventate
schioccanti come fruste sulle facce
di chi va, di chi viene, una vecchietta
vende rami di pesco.
O primavera
per pochi soldi! O riso, o tremolio
di stelle rosee su bagnate pietre!
Scompare agli occhi miei la strada urbana
con fango e folla e strider di convogli
sulle rotaie, e saettar nemico
d’automobili in corsa. Ecco, e in un campo
mi trovo: è verde, di frumento a pena
sorto dal suolo: pioppi e gelsi intorno
con la promessa delle fronde al sommo
dei rami avvolti in una nebbia d’oro:
e peschi: oh, lievi, oh, gracili, d’un rosa
che non è della terra: ch’è di tuniche
d’angeli scesi a benedire i primi
germogli, e pronti, a un alito di brezza,
a rivolar da nube a nube in cielo.

ADA NEGRI

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Poesie – Il canto della fanciulla di Giacomo Leopardi [Ribloggato da Cantiere Poesia]

In questa poesia di Giacomo Leopardi viene evidenziato l’approccio romantico all’amore del poeta, che può generare dolore. Soprattutto quando la donna desiderata diventa irraggiungibile e l’incontro amoroso, che si spera si possa perpetuare nel tempo, non si realizza.

Cantiere poesia

Canto di verginella, assiduo canto,
Che da chiuso ricetto errando vieni
Per le quiete vie; come sì tristo
Suoni agli orecchi miei? perché mi stringi
Sì forte il cor, che a lagrimar m’induci?
E pur lieto sei tu; voce festiva
De la speranza: ogni tua nota il tempo
Aspettato risuona. Or, così lieto,
Al pensier mio sembri un lamento, e l’alma
Mi pungi di pietà. Cagion d’affanno
Torna il pensier de la speranza istessa
A chi per prova la conobbe.

GIACOMO LEOPARDI

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Poesie – Noi non sappiamo quale sortiremo di Eugenio Montale [Ribloggato da Cantiere Poesia]

In compagnia di Eugenio Montale. Buona lettura:

Cantiere poesia

Noi non sappiamo quale sortiremo
domani, oscuro o lieto;
forse il nostro cammino
a non tòcche radure ci addurrà
dove mormori eterna l’acqua di giovinezza;
o sarà forse un discendere
fino al vallo estremo,
nel buio, perso il ricordo del mattino.
Ancora terre straniere
forse ci accoglieranno; smarriremo
la memoria del sole, dalla mente
ci cadrà il tintinnare delle rime.
Oh la favola onde s’esprime
la nostra vita, repente
si cangerà nella cupa storia che non si racconta!
Pur di una cosa ci affidi,
padre, e questa è: che un poco del tuo dono
sia passato per sempre nelle sillabe
che rechiamo con noi, api ronzanti.
Lontani andremo e serberemo un’eco
della tua voce, come si ricorda
del sole l’erba grigia
nelle corti scurite, tra le case.
E un giorno queste parole senza rumore
che teco educammo nutrite
di stanchezze e di silenzi,
parranno a un fraterno cuore
sapide di…

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Pensieri – Il dolore di Khalil Gibran [Ribloggato da Cantiere Poesia]

Un pensiero molto profondo e pieno di significato di Khalil Gibran.

Cantiere poesia

Quando nacque il mio Dolore lo nutrii con amore e lo curai teneramente. Come tutte le creature viventi esso crebbe, forte, bello e traboccante di mirabili delizie. Ci amavamo reciprocamente e amavamo il mondo che ci circondava; poiché il Dolore aveva il cuore tenero, e il mio dal Dolore veniva conquistato. Quando il mio Dolore ed io discorrevamo insieme, i giorni erano alati e le notti ornate di sogni; poiché il linguaggio del Dolore era eloquente, e il mio con lui lo diventava. Quando camminavamo insieme, la gente ci rivolgeva sguardi delicati e sussurrava parole di dolcezza estrema. Ma c’era anche chi osservava invidioso, perché il Dolore è nobile ed io ne ero orgoglioso. Ma come tutte le creature viventi il mio Dolore morì ed io sono rimasto solo a pensare ed a soppesare. Ora, quando parlo, le mie parole ricadono con un suono grave. Quando canto i miei amici…

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Poesie – Sopra di me le Alpi di George Gordon Byron [Ribloggato da Cantiere Poesia]

Le Alpi che si stagliano su uno dei tanti paesini dell’Alto Adige, fanno da apripista alla poesia di George Gordon Byron dal titolo Sopra di me le Alpi, ribloggata dal blog Cantiere Poesie. Buona lettura e condivisione…:

Cantiere poesia

ABOVE ME THE ALPS

Above me are the Alps,
⁠The Palaces of Nature, whose vast walls
⁠Have pinnacled in clouds their snowy scalps,
⁠And throned Eternity in icy halls
⁠Of cold Sublimity, where forms and falls
⁠The Avalanche—the thunderbolt of snow!
⁠All that expands the spirit, yet appals,
⁠Gather around these summits, as to show
How Earth may pierce to Heaven, yet leave vain man below.

§

Sopra di me stanno le Alpi,
i palazzi della Natura, le cui immense pareti
lanciano tra le nubi pinnacoli coperti di neve,
e l’Eternità troneggia nelle caverne gelate
di fredda sublimità, dove si forma e cade
la valanga – la saetta di neve!
E tutto ciò che lo spirito emana
si raccoglie intorno a queste sommità,
per mostrare come la terra
possa toccare il cielo
lasciando in basso l’uomo
con la sua meschina superbia.

GEORGE GORDON BYRON

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Poesie – La morte di Ermengarda di Alessandro Manzoni [Ribloggato da Cantiere Poesia]

Giuseppe Bezzuoli, Svenimento di Ermengarda, 1837 – Firenze, Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe è la bellissima immagine in evidenza che accompagna l’opera tratta da l’Adelchi di Alessandro Manzoni.

Cantiere poesia

Sparsa le trecce morbide
Sull’affannoso petto,
Lenta le palme, e rorida
Di morte il bianco aspetto,
Giace la pia, col tremolo
Sguardo cercando il ciel.

Cessa il compianto: unanime
S’innalza una preghiera:
Calata in su la gelida
Fronte, una man leggiera
Sulla pupilla cerula
Stende l’estremo vel.

Sgombra, o gentil, dall’ansia
Mente i terrestri ardori;
Leva all’Eterno un candido
Pensier d’offerta, e muori:
Fuor della vita è il termine
Del lungo tuo martir.

Tal della mesta, immobile
Era quaggiuso il fato:
Sempre un obblio di chiedere
Che le saria negato;
E al Dio de’ santi ascendere
Santa del suo patir.

Ahi! nelle insonni tenebre,
Pei claustri solitari,
Tra il canto delle vergini,
Ai supplicati altari,
Sempre al pensier tornavano
Gl’irrevocati dì;

Quando ancor cara, improvida
D’un avvenir mal fido,
Ebbra spirò le vivide
Aure del Franco lido,
E tra le nuore Saliche
Invidiata uscì:

Quando da un poggio aereo,
Il…

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Poesie – All’Italia di Giacomo Leopardi [Ribloggato da Cantiere Poesia]

All’Italia è una lirica di Giacomo Leopardi, composta a Recanati nel settembre 1818 all’età di vent’anni. Ritengo che in questo momento particolare, con il coronavirus che ci sta mettendo a dura prova, che questa poesia vada riletta attentamente.

Cantiere poesia

O patria mia, vedo le mura e gli archi

E le colonne e i simulacri e l’erme

Torri degli avi nostri,

Ma la gloria non vedo,

Non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi

I nostri padri antichi. Or fatta inerme,

Nuda la fronte e nudo il petto mostri.

Oimè quante ferite,

Che lividor, che sangue! oh qual ti veggio,

Formosissima donna! Io chiedo al cielo

E al mondo: dite dite;

Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,

Che di catene ha carche ambe le braccia;

Sì che sparte le chiome e senza velo

Siede in terra negletta e sconsolata,

Nascondendo la faccia

Tra le ginocchia, e piange.

Piangi, che ben hai donde, Italia mia,

Le genti a vincer nata

E nella fausta sorte e nella ria.

Se fosser gli occhi tuoi due fonti vive,

Mai non potrebbe il pianto

Adeguarsi al tuo danno ed allo scorno;

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Ribloggato – Mario Tamburello quando la poesia diventa arte del ricordare [VIDEO]

Il poeta Mario Tamburello protagonista del post in oggetto, ha ricevuto questo commento da parte del professor Ciro Spataro. Colgo l’occasione, per valorizzarne il significato, per ribloggare la mia intervista. Buona lettura e grazie

Caro Mario scusami se soltanto ora riesco a scriverti alcune mie considerazioni sulla tua interessante intervista e sul tuo discorso poetico che parte dal 2007. Intanto devo confessare che hai saputo condensare tutto quello che concerne la tua produzione. L’obiettivo era quello di porre in evidenza un poeta emergente quale sei tu raccontando l’origine e la bellezza della tua poesia. Il linguaggio in vernacolo è sostanzialmente complesso perché affonda le radici nell’humus della nostra terra e nel patrimonio di diverse generazioni fino ad arrivare a quanto ci hanno trasmesso i nostri padri e le nostre madri. E tu hai fatto tesoro di questo patrimonio rendendo comprensibile ciò che appare di prima impressione difficile da capire. Perché la poesia sia davvero patrimonio di tutti i suoi risultati lirici devono poter essere compresi da chiunque. E nel tuo piccolo ci sei riuscito dando pregnanza al valore comunicativo delle tue composizioni soprattutto quelle in vernacolo.

Un abbraccio Ciro Spataro.

Ho conosciuto il poeta Mario Tamburello (nella fotografia in evidenza realizzata da Enzo Merlotti) grazie all’eco del successo ottenuto dalle sue numerose opere, che si sono affermate in diversi premi di livello nazionale, attraverso tutto lo stivale da nord a sud e viceversa. Si perché nell’animo e nei versi di Mario Tamburello trovano dolce accoglienza e terreno fertile tradizioni e tratti appartenenti al nord Italia, ma anche all’estremo sud nelle terre assolate dell’agrigentino che hanno dato i natali a grandi uomini letterati quali Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Antonio Russello.

A Cuggiono, cittadina della città metropolitana di Milano, vive il nostro poeta ed è qui che è nato nel 1950 Angelo Branduardi, poesia e musica insieme in un virtuoso abbraccio mi vien da dire e poi come non andare con la mente su per le acque del Ticino, con i suoi antichi ponti, che attraversa quei luoghi meravigliosi, pingui terre di pianura irte di storia.

In questo contesto, pregno di ispirazioni e di ricordi, nascono le poesie di Mario Tamburello che,  come anticipato nel titolo, hanno il pregio di fare rivivere antiche atmosfere, nostalgie e ricordi plasmate e arricchite dall’essere uomo contemporaneo lavoratore, marito, padre. E poi tante premurose parole che tradiscono un animo sensibile e generoso. Per conoscere meglio il poeta consiglio di leggere la sua biografia (clicca qui) e di continuare la lettura del post con le domande che gli ho posto e le sue risposte a seguire.

Descrivi per i nostri lettori quale ruolo e soprattutto quale funzione ha la poesia nella tua vita? 

Premio_Internazionale_di_Poesia_Città_Marineo
Premio Internazionale di Poesia Città Marineo

Mario Tamburello – “Ho incominciato a scrivere piuttosto recentemente, correva l’anno 2007. Una riflessione mi interpellava allora di continuo. Questa: è necessario scrivere quel che alla mente si presenta, quel che proviamo visitando lo spazio dell’Amore o salendo al luogo della sofferenza e dell’Anima, dove tutto è raccolto interamente, dove il dolore profondo è difficilmente condivisibile ed esperienza solitaria? Per me era divenuto inevitabile, indispensabile, direi vitale, da quando almeno decisi di smarcarmi, anche per poco, dalla realtà dolorosa che mordeva gelosa. “Gruppu ntra l’arma/ mpidia di parlari./ Quannu un juornu,/ disìu di scriviri/ si fici focu…/ ni ss’agnuni, /friddu senza luci/ scuru senza vuci/ nputa di pinna/lu mè sentiri/ lestu si misi.”. (da Accussì fu). Poesia laddove sfiorata, comunque scrittura come opportunità di rinascita attraverso la raccolta di pensieri sciolti che emergevano dalla distonia rigida del corpo, espressione dell’angoscia, altre volte della speranza, e di più, della consapevolezza che ancora, a dispetto di tutto, vi erano cose da fare, da dire, da sentire. La scrittura cominciava a vestirsi del piacere di comunicare, di testimoniare un’esistenza e diventava mezzo terapeutico, via creativa che permetteva di uscire liberi dall’immobilismo e dall’isolamento che una condizione di malattia cronica degenerativa stava inducendo”.

Dalla tua biografia si evince che hai ricevuto un discreto numero di premi per le tue pubblicazioni. Che importanza ha per un autore il riconoscimento pubblico della validità delle proprie opere?

Mario Tamburello – “I riconoscimenti letterari, quelli seri, sono appuntamenti di “notorietà”, chiaramente di gratificazione per un autore, specialmente per chi come me, autopublisher, non ha alle spalle una casa editrice che promuove e distribuisce il libro. Non sono certo, almeno personale giudizio, corse ansiose al medagliere più ricco o alla coccarda dello scrittore più “bravo”, ma occasioni di incontro e confronto con critici e autori, senza nessuna velleità altezzosa e diffidente verso alcuno. Talora dallo scambio di qualche libro nascono amicizie che si sviluppano nel tempo. Il riconoscimento più alto è comunque la riuscita trasmissione e condivisione delle emozioni in un rapporto privilegiato con i lettori, nelle situazioni spesso meno rituali e più imprevedibili”.

(La scrittrice Germana Peritore interpreta una poesia di Mario Tamburello)

Interessante questo connubio di uomo cresciuto al nord, ma di chiare origini siciliane che, attraverso la poesia, si esprime prevalentemente in lingua siciliana. Raccontaci di questo connubio, come avviene e come si sviluppa?

Mario Tamburello – “Soprattutto autore in lingua siciliana. Un dato di fatto. Motivo? Penso che tutto nasca dalla formazione e dalla curiosità. Dalla formazione in primis: mia madre mi parlava del suo mondo, della storia familiare, dei racconti ironici e irriverenti di Giufà, ora stolto ora briccone. Cantava le sue emozioni in sicilianu strittu, mi educava agli usi di Sicilia.  Da lei tanto e molto più: la vita e il bene. Da lei la lingua delle mie “poesie”. Ho trovato quindi naturale, dal principio, raccontare del mio sentire usando suoni e immagini che fin da piccolo ho collezionato nello scrigno della memoria. Nei momenti di maggiore concitazione emotiva, di riflessione più calda, intima, la lingua originaria risale e torna alle labbra per istinto.

-La parola è come acqua di rivo che riunisce in sé i sapori della roccia dalla quale sgorga e dei terreni per i quali è passata” (G. Pasquali) -. I terreni sono quelli dell’amore e del dolore, del dubbio e della speranza. La roccia la pietra lavica dei miei Padri.

Il vernacolo usato è quello ereditato quindi, parlato nell’area sicana di Cammarata e San Giovanni Gemini, entroterra agrigentino. Idioma musicato con le note del sentire e del fare, insieme alle pause dell’approfondimento linguistico, della tensione conoscitiva che rufulìa e cuogli nella storia di quei luoghi continuamente visitati e ritrovati, Accussì Il linguaggio del mondo antico e sobrio, fasciato con gli aromi e le tradizioni che si sono succedute tra pini e ulivi di collina, mandorli e spighe di frumento, nei secoli, dà parola alle personali emozioni di oggi.  E scrivendo in ssa manera “Pari xhiumi/ca curriennu/s’assìrina sulu/ vasannu lu so mari.” (da ACQUI)”

In una nostra conversazione ti sei definito un comunicatore asciutto ed essenziale dei sentimenti veri, senza ricorso a vezzi estetici e compiaciuti rimati versi stucchevoli. Vuoi ampliare il ragionamento e la descrizione di Mario Tamburello poeta e uomo per i nostri lettori?

Mario Tamburello – “Le definizioni sono gabbie, vicoli stretti e ciechi dove la personalità come l’ispirazione poetica è spinta in un angolo, messa a muro. Più che definirmi e catalogare il mio modo di scrivere, ho cercato di parlare dello stile al quale tendo. Semplicità ed essenzialità, questi i modelli, quando non di rado invece si è presi dal’enfasi e dalla esuberanza. Le emozioni vere e sentite non hanno bisogno dell’eccesso, che imprigiona la forza del messaggio. Dire molto con poco: il Multa paucis dei Romani. Peraltro Francesco De Sanctis diceva: ”La semplicità è la forma della vera grandezza”.

Più in dettaglio riguardo l’uomo e il poeta, che dire? Lasciamo ai lettori di cogliere i tratti. Il profilo è lì, tra le parole intimamente intrecciato delle mie “poesie”.

INCOMPRESO CANTIMBANCO
Non sempre
puoi essere capito,
apprezzato,
amato.
Da dogmatici critici,
aristocratici sapienti del rimato vezzo,
sempre
rifuggo.
Parole sciolte
valigie di pensieri
legano.
Non altero
né geloso,
non posatore di ricercati versi svenevoli,
semplice pellegrino cantimbanco,
in solitudine,
errante,
i sandali
logoro
nel mio vissuto.

A quale raccolta di poesie sei particolarmente affezionato e perché?

Mario Tamburello – “Le sillogi edite ad oggi sono 7. Ciascuna ha un significato, un richiamo emozionale diverso. Tutte mi sono care, difficile quindi dire. Salomonicamente citerei come favorita PINSERA SCUTULIATI, perché questa è la silloge che tutte le altre scritte in lingua siciliana comprende: opera omnia delle poesie scritte dal 2007 al 2019, setacciate, rivedute e curate con certosino piglio. E un cenno all’ultima dal titolo ARROCCO, raccolta di liriche in italiano, componimenti dal 2015 al 2019, tranne due “acquerelli” più una dedicata ad Andrea Camilleri scritte in siciliano.

Progetti futuri?

Mario Tamburello – “E domani? La produzione continua, l’ispirazione sempre alta non conosce pause prolungate, quasi volesse a tappe “forzate” procedere per uno stato di agitazione comunicativa che non si placa, perché muove sempre dalle stesse motivazioni originarie: nonostante tutto c’è sempre qualcosa da sentire, da dire, da fare. E questo è appagato sempre più dal piacere di comunicare scrivendo. Aggiungo solo che un altro progetto, si affiancherà alla raccolta di poesie già in divenire. Un libro di aforismi, di pensieri sciolti e ripresi, scritti in polilinguismo ovvero facendo uso contemporaneo di più idiomi: dal siciliano all’inglese, dal siculish al latino, dall’italiano al meneghino.

Antonino Schiera

Galleria Fotografica

Monologhi – Guerra intestina di Antonino Schiera ©

Leggere in questi tempi in cui il tempo sembra essersi dilatato serve ad arricchirci, spero che il mio breve monologo possa attaccarvi allo schermo del vostro computer o telefonino. Grazie per la lettura e per le condivisioni…:

Antonino Schiera Riflessioni d'Autore

Pubblico un mio breve monologo scritto e battuto a macchina con una Olivetti Lettera 22 nel mese di luglio dell’anno 1995 a Cefalù. Descrivo cosa avviene all’interno del nostro corpo quando siamo influenzati con piglio creativo, teatrale, ironico. Un argomento oggi divenuto molto attuale a causa del coronavirus. Infatti ho reso attuale il monologo nelle ultime pagine dello stesso. Buona lettura…:

Dattiloscritto luglio 1995 Dattiloscritto luglio 1995 con Olivetti Lettera 22

Luglio 1995 – Dimenticandomi cosa significa stare bene, così come mi capita ogni volta che succede, oggi mi sento uno straccio per via di un attacco di quei piccoli mostriciattoli invisibili chiamati virus. Chissà cosa sta succedendo dentro di me? Armate di globuli bianchi con la lancia in resta si muovono a ondate lungo gli infiniti canali arteriosi e venosi, oggi come fogne buie tempestate e punteggiate da mille cadaveri caduti in battaglia. Ohè chi va là, grida il comandante di…

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Poesie – La Risurrezione di Alessandro Manzoni [Ribloggato da Cantiere Poesia]

Alessandro Manzoni può ricordarci un episodio triste e doloroso de I Promessi Sposi, la peste, ma anche la Risurrezione. Così voglio proporvelo oggi…:

Cantiere poesia

van-dyck-resurrezione

È risorto: or come a morte
La sua preda fu ritolta?
Come ha vinto l’atre porte,
Come è salvo un’altra volta
Quei che giacque in forza altrui?
Io lo giuro per Colui
Che da’ morti il suscitò.

È risorto: il capo santo
Più non posa nel sudario;
È risorto: dall’un canto
Dell’avello solitario
Sta il coperchio rovesciato:
Come un forte inebbriato
Il Signor si risvegliò.

Come a mezzo del cammino,
Riposato alla foresta,
Si risente il pellegrino,
E si scote dalla testa
Una foglia inaridita,
Che, dal ramo dipartita,
Lenta lenta vi ristè:

Tale il marmo inoperoso,
Che premea l’arca scavata
Gittò via quel Vigoroso,
Quando l’anima tornata
Dalla squallida vallea,
Al Divino che tacea:
Sorgi, disse, io son con Te.

Che parola si diffuse
Tra i sopiti d’Israele!
Il Signor le porte ha schiuse!
Il Signor, l’Emmanuele!
O sopiti in aspettando,
È finito il vostro bando:
Egli è desso…

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Poesie – Coronavirus di Giovanni De Simone [Ribloggato da Cantiere Poesia]

Un attuale acrostico del poeta contemporaneo Giovanni De Simone…:

Cantiere poesia

Confini avidi di paura
Opprimono la mente e spengono i pensieri
Rubando giorni ai deboli
Ombre di vuoto urlano domande
Nel silenzio di verdi parole frantumate
Atte a portare i profumi e i colori della speranza
Vitale per la luce e
Idonea per accecare il male
Rumoroso della pandemia
Uniamoci contro lo sconosciuto
Senza paura

Giovanni De Simone

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Ribloggato – Sillabe nel Vento di Giovanna Fileccia Edizioni Simposium 2012

Invito alla lettura. “Sillabe nel Vento” di Giovanna Fileccia. Ed. Simposium 2012

Giovanna Fileccia "Io e il Tutto che mi attornia"

Nota dell’autrice

Caro lettore, cara lettrice,
voglio ringraziarti, innanzitutto, per l’attenzione che mi stai dedicando.
Le poesie che ti appresti a leggere sono nate dal caos della mia mente. Probabilmente quest’affermazione potrà sembrarti strana: come può esserci confusione in una persona che scrive? Credo che, in generale, la poesia sia impregnata di quel particolare “caos”, che deriva da una perfetta sinergia di pensieri e parole. Mi piace pensare che il caos sia necessario, perché è da esso che nasce la fiamma del giusto percorso da seguire.
Scrivere equivale ad appagare un bisogno interiore perché attraverso le parole, si riescono ad esprimere emozioni, sensazioni e sentimenti, stati d’animo che la vita regala; inoltre le poesie sono un modo per esporre un personale punto di vista.
Il libro che adesso tieni tra le mani è, per me, prezioso perché rappresenta spicchi del mio vissuto; al suo interno, oltre le poesie, comprende anche…

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Poesie – Che il mio cuore lacrimi di Marcel Proust [Ribloggato da Cantiere Poesia]

Cantiere poesia

Pleurant

LAISSEZ PLEURER MON COEUR

Laissez pleurer mon cœur entre vos mains fermées
Le ciel décoloré se fane lentement
La fleur de vos yeux clairs comme un apaisement
Abaisse sur mon cœur ses corolles charmées.

Que vos genoux me soient la couche pacifique,
Vêtu de vos regards, j’aurai chaud pour la nuit
Et votre souffle écartera veilleur magique
Tout ce qui souille et ce qui raille et ce qui nuit.

Le port, les champs sont noirs; après le jour moqueur
La consolante nuit vient de larmes trempée
Et fondant de douceur la brume dissipée
Les feux de ton désir s’allument dans mon cœur.

§

Che fra le vostre palme chiuse il mio cuore lacrimi;
il cielo scolorito lentamente appassisce.
Il fiore dei vostri occhi, chiari come una quiete,
sul mio cuore reclina incantate corolle.

Mi siano le vostre ginocchia giaciglio di pace.
Mi vesta il vostro sguardo: e avrò caldo, la…

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Poesie – Diotima di Friedrich Hölderlin [Ribloggato da Cantiere Poesia]

Cantiere poesia

Komm und besänftige mir, die du einst Elemente versöhntest,
Wonne der himmlischen Muse, das Chaos der Zeit,
Ordne den tobenden Kampf mit Friedenstönen des Himmels,
Bis in der sterblichen Brust sich das Entzweite vereint,
Bis der Menschen alte Natur, die ruhige, große,
Aus der gärenden Zeit mächtig und heiter sich hebt.
Kehr in die dürftigen Herzen des Volks, lebendige Schönheit!
Kehr an den gastlichen Tisch, kehr in den Tempel zurück!
Denn Diotima lebt, wie die zarten Blüten im Winter,
Reich an eigenem Geist, sucht sie die Sonne doch auch.
Aber die Sonne des Geists, die schönere Welt, ist hinunter
Und in frostiger Nacht zanken Orkane sich nur.

§

Vieni e placami questo Caos del tempo, come una volta,
Delizia della celeste musa, gli elementi hai conciliato!
Ordina la convulsa lotta coi tranquilli accordi del cielo,

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