Riflessioni – Stefania Petyx aggredita a Palermo durante un servizio per Striscia la Notizia

Stefania_Petyx_dal_suo_profilo_Facebook
Stefania Petyx insieme al suo amato bassotto in una fotografia tratta dal suo profilo Facebook

La nota giornalista inviata del Tg satirico Striscia la Notizia, Stefania Petyx, è stata oggetto nei giorni scorsi a Palermo, di un’aggressione durante un servizio televisivo, all’interno di una palazzina occupata abusivamente.

Talmente gli animi erano agitati, che è dovuta intervenire la Polizia per evitare che la situazione degenerasse, dopo che l’inviata di Antonio Ricci, ideatore del programma, era stata scaraventata giù per una rampa di scala da due uomini presenti all’interno dello stabile occupato.

Naturalmente a Stefania Petyx va tutta la mia solidarietà e l’augurio di pronta guarigione, in relazione a questa notizia ampiamente riportata dagli organi di comunicazione e oggetto di riprese televisive rilanciate dagli stessi e naturalmente da Striscia la Notizia.

L’episodio mi porta a scrivere una riflessione, in via generale, riguardo il grave e cronico problema dell’occupazione abusiva delle case. Intanto va detto che non dovrebbe mai succedere che una famiglia si debba ridurre, per necessità, ad occupare una casa di proprietà altrui sia esso un privato sia essa la pubblica amministrazione. Va aggiunto che non sempre vi è lo stato di necessità e l’occupazione può essere frutto di altre motivazioni: prepotenza, violenza, prevaricazione. Pertanto le forze dell’ordine e la magistratura devono esercitare e se necessario rafforzare, un’azione di controllo riguardo le situazioni che si presentano di volta in volta e servirebbe maggiore celerità nel raggiungimento di un giudizio da rendere esecutivo nel rispetto delle leggi vigenti.

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Ghiaccio e baci al bassotto ecco la mia cura. Tanti dolori ma lo spirito resta alto! Vi ringrazio tutti per l’affetto ..a volte pensi di esser sola poi ti giri e scopri che dietro c’è tanta gente fantastica che ti sostiene. Questo da la carica, credetemi. Grazie anche ai poliziotti che ci hanno aiutati con affetto sincero. Grazie di cuore a nome mio, del bassotto e del mio coraggioso e bravissimo cameraman (così scrive Stefania sul suo profilo Facebook all’indomani dell’aggressione subita a Palermo)

Inoltre lo Stato Italiano dovrebbe farsi carico del problema con un’adeguata politica sociale per l’assegnazione delle case popolari, che vanno costruite e gestite e con l’assegnazione, a chi ne ha bisogno, dei beni sequestrati in via definitiva alle organizzazioni criminali.

L’azione sinergica del giornalismo d’inchiesta,  del necessario controllo del territorio da parte dello Stato, ma anche delle denunce dei cittadini dovrebbe fare da deterrente ad occupazioni illegittime ed illecite di questo tipo. Ricordando che gli immobili occupati abusivamente non possono rientrare in possesso dei legittimi proprietari se non esercitando e percorrendo le strade indicate dalla legge. Strade che diventano ancora più tortuose  quando gli occupanti possono dimostrare uno stato di necessità o di pericolo perché in questo caso la denuncia dei legittimi proprietari diventa di tipo civile e non penale.

Per altre informazioni consiglio la lettura di questa pagina web (LEGGI)

Come già specificato la mia riflessione non entra nel merito del servizio con relativa aggressione di Stefania Petyx, in quanto non conosco i dettagli e le motivazioni di chi ha spinto queste persone ad occupare abusivamente lo stabile. Le aggressione e le intimidazione contro chi svolge il lavoro di giornalista, che sappiamo essere di fondamentale importanza in qualsiasi nazione che voglia definirsi democratica, vanno condannate e stigmatizzate senza se e senza ma.

Antonino Schiera

Riflessioni – Alluvioni, sottopassi e tombini italici.

In Italia, nel periodo invernale quando le pertubazioni e le piogge si fanno frequenti, non passa giorno,  nel quale non si parli di allagamenti, frane e dissesti idrogeologici, con conseguenze gravi sulle vite umane e sui beni materiali.
 
E’ una situazione che si ripete da qualche anno a questa parte ed in questo primo scorcio di inverno 2014, già sono state numerose le emergenze documentate dai mass media. In particolare sono state state colpite la Liguria, la Lombardia e l’Emilia Romagna.
 
E’ stato coniato un neologismo “bombe d’acqua” per spiegare la gravità della situazione ogni volta che si presenta. Questo neologismo la dice lunga sull’atteggiamento di chi tiene le fila delle comunicazioni e della politica in Italia.
 
Si vuole e si tenta di dare la responsabilità di tanti morti e di tanti danni materiali esclusivamente a madre natura.
 
Non sono d’accordo su questa tesi in quanto, se è vero che abbiamo assistito ad eventi talvolta eccezionali, in molti altri casi la colpa è della errata gestione del territorio che necessita si di essere antropoformizzato e plasmato per dare spazio alle esigenze dell’uomo, ma non deve essere violentato e degradato ad un puro contenitore di case, strade, fabbriche, discariche e tutto ciò che comporta una colata di cemento. Senza un minimo di logica e di rispetto per l’ambiente e per la natura.
 
Per una semplicissima quanto banale legge fisica l’acqua, essendo un fluido incomprimibile, quando cade da qualche parte deve andare e per la legge di gravità tende ad andare verso il basso. Se osservate un temporale in una zona dove insistono alberi, terreni, piante, anche se scoscesa, vedrete l’acqua defluire in maniera copiosa solo dopo che tutto il terreno l’avrà assorbita. Quindi difficilmente potrà causare danni, perché dovrebbe piovere per molti giorni di seguito.
 
Lo stesso quantitativo di acqua che cade in una città o in un paese invece causa danni ingenti, in quanto i vari piani edilizi, salvo rari casi, hanno previsto questa banale necessità dell’acqua di defluire pacatamente verso valle. Per non parlare poi dell’abusivismo edilizio.
 
Quindi cominciamo a responsabilizzare le figure professionali, istituzioni e politici compresi, che hanno il compito da dare un senso al nostro territorio ed alle nostre città.
 
L’esempio eclatante è Genova che sorge ai piedi di una catena montuosa che prima riusciva ad assorbire e ad inglobare la massa d’acqua che cadeva dal cielo e adesso non più: troppe strade, troppe case, troppe costruzioni in genere anche a monte. A valle poi nemmeno a parlarne. I torrenti ed i fiumi, come il Bisagno, sono stati ristretti per far posto alle necessità della città e quindi quando si ingrossano fanno danni.
 
Parliamo dei sottopassi che sono diventati un caso nazionale. Costruiti per migliorare la viabilità sono diventati oggi un problema ogni volta che piove. Chi li ha progettati non ha pensato di creare un efficace sistema di smaltimento delle acque, per esempio utilizzando delle idrovore o innestando delle pompe negli scoli dell’acqua per farla risalire verso l’alto! 
 
Troppo difficile da realizzare?
 
Ci sono tante persone che sono morte a causa di improvvisi allagamenti dei sottopassi. A Palermo per esempio ogni volta che piove squadre di Vigili Urbani presiedono i sottopassaggi per avvertire gli automobilisti del pericolo e successivamente per chiuderli quando vengono invasi dall’acqua. Almeno si tenta di prevenire e questo va bene.
 
I tombini sono stati messi lì nel titolo così quasi per gioco. Immaginando di vederli volare, leggeri ed inutili ogni volta che la pressione delle acque va fuori controllo.
 
Quanti morti e quanti danni dovremo ancora contare prima che si intervenga in maniera strutturale? Oppure come sempre dobbiamo affidarci allo “stellone italico” per superare questa ennesima crisi?
 



 
 
 
 
 

Riflessioni – Il degrado delle città: cartina di tornasole di una grave crisi in atto.

Girando per le città italiane si nota la tendenza ad un degrado generalizzato, naturalmente non omogeneo, ma generalizzato.
 
Per degrado intendo dire per esempio il livello di efficienza dei trasporti pubblici, lo smaltimento dei rifiuti, asili nido e mense scolastiche, assistenza agli anziani, strade e marciapiedi. Insomma la gestione della cosa pubblica che ultimamente lascia molto a desiderare.
 
Di contro osserviamo che il livello di soddisfazione del cittadino medio riguardo la gestione della cosa pubblica e della politica in generale è sempre più basso.
 
Ma cosa sta succedendo? Possiamo dare tutta la colpa alla crisi economica in quanto tale, oppure come spesso ci capita di pensare, agli immigrati sempre più presenti nel nostro territorio?
 
A mio parere siamo di fronte all’azione sinergica della spending rewiew e della delocalizzazione delle tasse, termine nuovo appena coniato.
 
La spending rewiew non è altro che il tentativo virtuoso di migliorare l’efficienza e l’efficacia della macchina statale nella gestione della spesa pubblica, che spesso si tramuta meramente nel taglio delle risorse finanziarie, per l’incapacità dei nostri amministratori di gestire nel migliore dei modi questa trasformazione.
 
La delocalizzazione delle tasse non è altro, invece, che il tentativo, da parte dello stato centrale, di fare quadrare i conti, riversando le spese agli enti locali quali le Regioni ed i Comuni. Questo significa che le Regioni ed i Comuni ricevono sempre meno soldi da Roma e quindi si devono armare per riscuotere sempre più tasse dai poveri cittadini. Inventandone spesso di nuove e con nomi fantasiosi ed assurdi.
 
Questi ultimi quindi si trovano a dovere fronteggiare l’erosione dei propri risparmi e del proprio stipendio su due fronti: Stato Centrale ed Enti Locali.
 
Questo processo in assoluto non è sbagliato in quanto bisogna trovare un equilibrio tra i vari protagonisti e laddove persistono ancora sprechi, eliminarli.
 
Nel frattempo, però, la percezione dell’italiano riguardo questa trasformazione è negativa e sta portando ad una situazione del tutti contro tutti.
 
 
 

 

Riflessioni – Siamo o no in guerra?

Papa Francesco recentemente di fronte alla platea di giornalisti che lo seguiva nel suo volo di ritorno dalla Corea del Sud, ha dichiarato, riferendosi ai subbugli che coinvolgono il Medio Oriente, “che siamo nella Terza Guerra Mondiale, ma a pezzi”.
 
E’ una frase forte che ci impone di fare una seria riflessione su quanto sta accadendo da quelle parti.
 
Il focolaio di tensione più acceso rimane il conflitto atavico tra israeliani e palestinesi, che ha conosciuto negli ultimi mesi una ulteriore escalation. Foraggiando e nutrendo così, ulteriormente, le idee estreme di chi vuole una guerra totale tra i due popoli e non una pacifica convivenza. E’ un conflitto quello israelo-palestinese che trova le sue motivazioni in una doppia contrapposizione: materialista la prima, religiosa la seconda. Una situazione esplosiva che si autoalimenta, dove i dogmi del benessere economico (controllo delle vie di comunicazione, controllo dei territori, espansione urbana) alimentano quelli di tipo religioso e viceversa.
 
Naturalmente questo tipo di contrapposizioni facilmente si espande e prende origine, come un cancro mortale, in altre zone dell’area in questione: Siria e Iraq in primo luogo regioni dove le ferite dell’ultima guerra tecnologica portata avanti dagli americani a caccia dei terroristi di Al Qaeda, sono ancora ampiamente aperte.
Talmente aperte da permettere all’ISIS, Stato Islamico dell’Iraq e della Siria, di mettere nel carniere una serie di vittorie militari sul campo, tali da paventare una espansione pericolosa. Naturalmente quelli dell’ISIS vogliono dettare le proprie ideologie religiose per potere imporre anche il proprio potere politico ed economico a scapito dei moderati, che non tralasciano la possibilità di avere contatti ed alleanze con l’Occidente.

Non sottovalutiamo naturalmente quanto sta accadendo in Ucraina, dove un forte movimento politico e militare vorrebbe riportare la stessa Ucraina sotto il controllo di Mosca ed anche da quelle zone arrivano notizie drammatiche di violenti scontri.
 
Quindi stiamo assistendo al proliferare di una serie di aree di crisi militari, politiche, religiose a macchia di leopardo in una vasta zona del globo, che coinvolge in maniera trasversale tutto il mondo: la vicina Europa, ma anche e naturalmente gli Stati Uniti per le ovvie ragioni che conosciamo. Per questo Papa Francesco ha parlato di strisciante terza guerra mondiale.
 
Occidente contro Islam questo il vessillo, volendo generalizzare al massimo, sotto il quale si muove questa enorme contrapposizione mondiale che, per l’Europa ed in particolare per l’Italia, si materializza attraverso l’incubo di continui sbarchi di profughi disperati. Nello stesso tempo l’Europa per ora è presa dal tentativo di risolvere i propri problemi economici e non si occupa dell’evoluzione della crisi. Obama e gli Stati Uniti finora sono rimasti sostanzialmente a guardare, pur non gradendo l’affermarsi dell’ Islam più estremista nei territori ricchi di petrolio.
 
Purtroppo i finanziatori di questo progetto, che a mio parere fa da contraltare all’appoggio degli Stati Uniti ad Israele, sono paesi di fede e tradizione islamica moderata, economicamente molto forti per via del petrolio.

Ai posteri l’ardua sentenza su come si evolverà una situazione che, per l’ennesima volta, dimostra come sia difficile per l’umanità intera vivere in pace!